lunedì 5 marzo 2012

Gas cancerogeno contro i No Tav: il gas CS

.
Il gas CS, cancerogeno, è lo sfolla gente usato dalle forze dell'ordine contro i manifestanti. Usato per la prima volta in Italia durante il G8 a Genova, è diventato un must da quando è nata la protesta No Tav in Val di Susa sin dall'anno scorso. Questo gas è vietato dalle convenzioni internazionali sulle armi chimiche sin dalla metà degli anni 90', persino in guerra. Ma in Italia (e in altri pesi "civili" e non) viene utilizzato nelle situazioni di ordine pubblico.

Per capire cosa fa questo gas citiamo Wikipedia: è un gas con 15 varianti chimiche, una esposizione breve oltre a far lacrimare gli occhi, irrita le vie respiratorie, è urticante per la pelle, e fa vomitare sangue; un'esposizione più lunga invece uccide le cellule dei polmoni, causando il cancro se c'è un'assimilazione prolungata col respiro e produce modifiche genetiche nei cromosomi (immaginate se lo respira una donna incinta cosa succede al nascituro). Ovviamente questo non vale solo per i manifestanti, ma anche per le forze dell'ordine quando non hanno le mascherine e infine per i cittadini che abitano nelle zone in cui viene lanciato, i quali lo respirano senza aver fatto niente.

Leggete nella pagina linkata sopra dove è stato utilizzato di più e quante morti ha provocato in tutto il mondo.

Impressionanti le raccomandazioni farmaceutiche relative ai due componenti principali del “Cs”, la clorobenzaldeide e il malononitrile. Quest’ultimo è “tossico per inalazione, a contatto con la pelle o per ingestione”. E’ “altamente tossico per gli organismi” e, a lungo termine, può provocare effetti negativi anche se diffuso nell’ambiente. Si raccomanda di “non respirare gas, fumi, vapori, aerosol”. E poi: “Togliersi di dosso immediatamente gli indumenti contaminati e, in caso di incidente, consultare subito il medico”. Non solo: il composto “deve essere smaltito come rifiuto pericoloso, da non disperdere nell’ambiente”. Poi la clorobenzaldeide, usata come diluente. Un idrocarburo che per la Carlo Erba di Milano rappresenta un pericolo: “Provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari: non respirarne la polvere, i fumi, i gas, la nebbia, i vapori, gli aerosol”. In caso di contatto con la pelle e gli occhi, l’azienda manifestanti No Tav sommersi dai lacrimogeni farmaceutica raccomanda addirittura un ricovero al più vicino centro antiveleni.

Tutto molto bello, vero?

.

Monti intende ridurre i controlli sulla sicurezza nel lavoro

.
di Isidoro Aiello
05.03.2012

La sicurezza nei posti di lavoro è un diritto inalienabile. La soppressione del medesimo è pienamente coerente con l'imbarbarimento della società prodotto da neoliberismo economico-finanziario, per il quale ciascun uomo vale in tanto in quanto produce, possibilmente a costo zero o quasi, e consuma.
Tutti coloro che escono da questo circuito o per vecchiaia o per malattia o per invalidità fisiche congenite od acquisite sono considerate un peso per la società.
Ai diversamente abili si tagliano quasi la totalità delle risorse per le politiche sociali, nei posti di lavoro si tagliano in controlli sulla sicurezza perché aumentano i costi di produzione, e se poi qualche operaio muore o rimane gravemente handicappato, peggio per lui, la società moderna della finanza e del profitto esasperato per pochi, non può tenere conto di queste quisquiglie in nome del Dio Mercato, che chiede sacrifici umani al pari degli Incas.

Se almeno il Sig. Monti ed i suoi padrini sostenitori praticassero l'onestà intellettuale affermerebbero senza sotterfugi l'etica Spartana: gli handicappati dalla nascita ed i deboli non in grado si servire efficacemente la società venivano eliminati gettandoli dalla rupe Tarpeia.
Come si vede l'umanità in oltre 2000 anni non è cambiata per niente, se non nell'accentuazione della propria ipocrisia.

Decreto Semplificazioni: a rischio controlli su sicurezza lavoro
Il decreto semplificazioni rischia di ridurre o abolire i controlli sulle imprese in termini di sicurezza sul lavoro e ambiente; pronti gli emendamenti per correggere la misura del Governo.
Francesca Vinciarelli - 2 marzo 2012

Il decreto semplificazioni, o meglio il DL 9 febbraio 2012, n. 5 “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” rischia di depotenziare se non addirittura annullare i controlli nelle imprese, cruciali per garantire la tutela delle norme in ambito ambientale e della sicurezza sul lavoro.

In particolare si fa riferimento all’articolo 14 del Decreto Legge n.5/2012 che sembra contenere alcuni punti critici per la sicurezza sui luoghi di lavoro, sui quali le Commissioni riunite I e X della Camera si sono dimostrate favorevoli per apportare modifiche di impostazione al concetto di “Semplificazione dei controlli sulle imprese“.

Articolo 14 DL semplificazioni

Nell’articolo 14 del decreto semplificazioni, entrato in vigore lo scorso 10 febbraio 2012, che disciplina i controlli sulle imprese, si legge al comma 4 punto f) che è prevista una soppressione o riduzione dei controlli sulle imprese in possesso della certificazione del sistema di gestione per la qualità (UNI EN ISO-9001), o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate, da un organismo di certificazione accreditato da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell’Unione europea ai sensi del Regolamento 2008/765/CE, o firmatario degli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento (IAF MLA).

La certificazione di qualità ISO 9001.

Si tratta di una misura curiosa poiché in realtà la UNI EN ISO 9001:2008 delinea i principi relativi alla qualità di processo per la produzione di beni o servizi, con l’obiettivo principale di garantire la maggiore soddisfazione del cliente. Obblighi che non hanno relazioni evidenti con gli aspetti legati alla salute, all’ambiente e alla sicurezza.

In altre parole, osservando il decreto con occhi maligni, potrebbe configurarsi una riduzione o addirittura una soppressione dei controlli della Pubblica Amministrazione, con tanto di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati”, come indicato dallo stesso comma 4, lettera d).

Anche tale collaborazione potrebbe essere interpretata come un controllo concordato, magari con preavviso, sminuendo ulteriormente l’attuale normativa.

In attesa del dibattito, alcuni esponenti politici hanno già provveduto a presentare diversi emendamenti in merito, che tentano di abolire questa iniziativa cercando di evitare possibili danni alla salute, all’ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e possibili contrasti con l’utilità sociale, con l’ordine pubblico e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica.

.

Libertà di Stampa / NO TAV

.
di Isidoro Aiello
04.03.2012

I giornalisti di La7 e di Rai News strillano contro il movimento NO TAV per essere stati allontanati dalle manifestazioni nonostante le loro irritanti insistenze. Lamentano comportamenti autoritari, antidemocratici e violenti, e su questo inzuppano la brioche tutti i mass media asserviti al regime, vale a dire oltre il 90%, per screditare il movimento NO TAV di fronte all'opinione pubblica.
Tutte le parti politiche di maggioranza fanno eco e da cassa di risonanza per dimostrare la necessità di costruire questa opera faraonica, che comporterà costi enormi in vite umane, danneggiamento irreversibile per l'ambiente, nessun vantaggio all'Italia, ma grandi guadagni alle imprese coinvolte nella realizzazione dell'opera, cooperative e grandi imprese nazionali con infiltrazioni malavitose certe.

E questi campioni dell'informazione, che hanno relegato l'Italia oltre l'80° posto nella classifica dei paesi relativamente alla libertà di informazione, starnazzano e non si chiedono perché un movimento, che ha necessità di visibilità e dell'appoggio dell'opinione pubblica per avere possibilità di successo, assuma comportamenti ostili nei confronti dei giornalisti!
A questi eccelsi personaggi non viene neppure in mente che è il loro asservimento al potere, la loro scorrettezza e mancanza di professionalità nell'informare correttamente, che fa perdere loro dignità e credibilità ed inevitabilmente scatenano reazioni ostili?

Quale giornalista ha riportato con onestà intellettuale gli studi di numerosissimi ingegneri del Politecnico di Torino che dimostrano l'inutilità economica ed il danno che comporterebbe questa opera, o le relazioni dei geologi sugli irreparabili danni ambientali per la Val di Susa?
Quali giornalisti hanno riportato questa semplice tabella che mostra quante cose assai più utili della linea Torino Lione si potrebbero fare con:

4 cm di Tav = 1 anno di pensione,
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna,
500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti letto, 226 ambulatori, 38 sale operatorie
1 km di Tav = 1 anno di tasse universitarie per 250mila studenti, oppure 55 treni pendolari NO TAV.


Cari giornalisti, un vecchio proverbio dice “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Piuttosto sarebbe meglio che l’informazione riguadagni dignità ed autorevolezza svolgendo il ruolo che il sistema democratico impone loro e che finalmente la smettano di fare i pappagalli del Potere!

.

venerdì 2 marzo 2012

Due parole sulla TAV, che ingrassa i criminali

.


A proposito di TAV...

4 cm di Tav = 1 anno di pensione,
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna,
500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti letto, 226 ambulatori, 38 sale operatorie
1 km di Tav = 1 anno di tasse universitarie per 250.000 studenti, oppure 55 treni pendolari NO TAV.

.

giovedì 1 marzo 2012

LIBERATE ROSSELLA!

.

.

Fotovoltaico e incentivi in Germania

.
Un altro articolo estremamente interessante su come la Germania si atteggi di fronte alle energie pulite.

Drastico taglio agli incentivi per il Fotovoltaico in Germania
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

“Un taglio dei sussidi così radicale e brutale priva le imprese del loro motivo di vita” afferma il direttore generale dell’Associazione Federale dell’industria solare tedesca (BSW Bundesverband Solarwirtschaft), Carsten Koernig, a commento dell’annuncio dei tagli al solare voluti concordemente dai due ministri tedeschi dell’Ambiente e dell’Economia, fatto il 23 febbraio scorso a Berlino. Il titolare del dicastero dell’Ambiente Norbert Röttgen sostiene al contrario: “La riduzione del sostegno pubblico è l’espressione del successo nel settore [dell’energia solare]”. Stiamo parlando del Paese che detiene il primato nel 2011 per numero di impianti installati, ben 7.500 MW di potenza, un numero che ha acceso la discussione tra i membri del Governo e che ha portato alla decisione del taglio degli incentivi. Il motivo è molto semplice: bisogna evitare la solita corsa ai finanziamenti statali (una corsa che l’Italia conosce molto bene).

Vediamo cosa è successo nel dettaglio: il 23 febbraio la coalizione nero-gialla al Governo (CDU e FDP, rispettivamente Unione Cristiano Democratica e Partito Liberale Democratico) ha predisposto nuovi tagli ai sussidi per la produzione di pannelli solari. I due ministri dell’Ambiente (Norbert Röttgen della CDU) e dell’Economia (Philip Rösler della FDP) hanno finalmente trovato una posizione comune su un tema che in passato li aveva sempre visti in netta opposizione, le sovvenzioni statali alle imprese attive nel settore del Fotovoltaico; chi ne fa le spese però sono le imprese stesse e in un certo senso anche i consumatori. L’ultimo incontro ufficiale di Bruxelles, del 14 febbraio scorso si era lasciato dietro molta rabbia per l’infelice (per tutte le nazioni ma in questo momento storico ancor di più per quella tedesca) immagine di una politica poco efficace e soprattutto poco coesa; ma in questi ultimi giorni i due ministeri si sono messi all’opera ed alla fine hanno partorito un compromesso che occupa sette schiette pagine in formato A4 del documento presentato giovedì scorso a Berlino. Sembra che Röttgen abbia ceduto alle pressanti richieste del collega che respingeva gli obiettivi di risparmio per le imprese del settore energetico, ritenendoli fautori di una inadatta economia pianificata.

In pratica il governo tedesco propone di ridurre, dal 9 marzo, anziché dal 1° aprile com’era stato previsto in precedenza, gli incentivi per l’energia solare tra il 20 ed il 30%. Per quanto riguarda gli impianti di piccole dimensioni il taglio prevederà sovvenzioni di soli 19,5 centesimi per chilowattora, mentre 16,5 centesimi riceveranno i sistemi su tetto con una capacità inferiore ad 1 MW e 13,5 centesimi gli impianti fino a 10 megawatt; gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 10 megawatt non riceveranno invece alcun sostegno a partire dal 1 luglio 2012. Gli incentivi al solare erano già stati ridotti del 15% in Gennaio, dai 24,43 centesimi per i piccoli impianti fino a 30 KW. Come si diceva poco sopra, la Germania può vantarsi di aver già installato nell’ultimo biennio 7.5 GW di capacità per anno, e il Governo spera che questi nuovi tagli la riducano a 2,5-3,5 GW all’anno nel biennio appena iniziato, 2012-2013. La mossa è stata studiata per mantenere i sussidi in linea con il costo di produzione dell’elettricità solare ora in forte calo in seguito alla grande espansione degli anni passati e alla contrazione del costo dei pannelli fotovoltaici. La notizia com’è ovvio ha causato frustrazione in gran parte del settore, le imprese sostengono che gli inattesi cambiamenti potrebbero danneggiare la fiducia degli investitori e portare a una contrazione del mercato. Il Governo sta mirando a una riduzione annuale di 400 megawatt dal 2014 e tra i 900 e i 1.900 megawatt dal 2017. La manovra è di grande importanza in quanto l’esempio tedesco sarà sicuramente seguito da altri paesi europei come Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, per far fronte al calo dei prezzi dei pannelli solari e frenare il boom di richieste.

Non si è nuovi a questo tipo di decisioni nella Repubblica Federale: già nel 2010 il governo di Berlino aveva annunciato un taglio, a detta di molti draconiano, degli incentivi alla produzione di elettricità dal fotovoltaico per evitare che quello che era il primo mercato mondiale di pannelli solari si “surriscaldasse”, ma già allora la risposta dei produttori fu unanime nella condanna del provvedimento. Un tale “surriscaldamento del mercato”, secondo l’associazione dei consumatori VZBV (Verbraucherzentrale Bundesverband), avrebbe toccato direttamente i portafogli delle famiglie: “i pannelli solari installati hanno un costo di 10 miliardi per i cittadini tedeschi, mentre il fotovoltaico non rappresenta che l’1% della produzione elettrica totale del Paese”; sembra che le loro considerazioni non abbiano tardato ad arrivare alle orecchie del Governo centrale, pesando così sulle decisioni degli ultimi giorni. Gli incentivi in Germania prendono la forma di un prezzo garantito fissato dallo Stato cosicché i proprietari di pannelli fotovoltaici sanno che potranno vendere per vent’anni l’elettricità prodotta a un prezzo estremamente favorevole: ad esempio, un privato che a gennaio installa un pannello sul suo tetto può rivendere all’utility locale l’energia che non consuma a un tot. centesimi/chilowattora, a fronte di un prezzo di mercato molto inferiore; la differenza viene pagata in bolletta dal consumatore.

Le proposte di legge degli ultimi due anni si sono sempre mosse nella direzione di una revisione al ribasso del prezzo incentivato all’inizio di ogni anno e di una riduzione supplementare del prezzo garantito per i pannelli installati sui tetti e agli impianti al suolo. Il prezzo garantito così resta sempre molto alto, ma il costo dei pannelli solari è crollato con l’arrivo sul mercato dei fabbricanti cinesi. La Germania ottiene infatti circa il 20% della sua elettricità da fonti energetiche rinnovabili e quasi il 4% da un milione di produttori fotovoltaici, che di solito generano energia attraverso pannelli solari. L’odierna riduzione si aggiunge a quel 15% del 1 Gennaio scorso ed ha come immediata conseguenza un calo vertiginoso nel prezzo dei pannelli causato dall’aumento della produzione delle imprese cinesi. Lo scorso anno le nuove installazioni di pannelli solari avevano raggiunto i 3.000 megawatt, quattro volte quanto previsto dalla BSW, facendo del paese il primo mercato del mondo. Ma diceva l’allora ministro dell’Economia Rainer Brüderle, quando la Cina cominciava a sottrarre alla Germania lo scettro di primo produttore mondiale di pannelli solari: “I tedeschi finanziano di fatto le fabbriche cinesi”.

L’annuncio di giovedì 23 q.m. ha causato una rivolta delle imprese del settore, che impiegano attualmente oltre 60.000 persone e temono una crisi come quella avvenuta due anni fa in Spagna dopo la decisione di Madrid di chiudere il rubinetto dei sussidi. Passati nel giro di pochi anni dallo status di start-up a quello di piccole multinazionali, i costruttori di celle fotovoltaiche, con sede soprattutto nell’ex Repubblica Democratica, pagano questa crescita tumultuosa e soffrono della concorrenza asiatica. La BSW “mette in guardia contro un’ondata di fallimenti e una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro” proprio lì dove l’economia tedesca è rinata dalle macerie di un paese da terzo mondo, appena uscito dagli anni bui della dittatura comunista.

Facile anche immaginare la reazione del partito dei Verdi che si affida alle parole di Jürgen Trittin: “La colazione della pace del Governo [il tono è chiaramente ironico] sacrifica ad altre logiche la rivoluzione energetica”. I Länder a maggioranza rosso-verde, criticano ferocemente la scelta del Governo federale facendo eco alle parole di Carsten Koernig: “i nuovi piani di governo porterebbero inevitabilmente a una crisi di mercato laddove la sola politica è causa della distruzione di un’ottima, proficua, forte parte dell’industria tedesca, quella del solare”. E ancora: “Migliaia di posti di lavoro del settore solare in Germania sono ora in pericolo […] il settore non è in grado di gestire ulteriori tagli tra il 20 al 30% e questa mossa rischia di rallentare di molto se non di bloccare l’espansione dell’energia solare in Germania. Ulteriori drastici tagli alle sovvenzioni per l’energia solare non sono attuabili. Mettono in pericolo l’accesso futuro della Germania ad uno dei più grandi mercati del mondo orientale e costituiscono un rischio reale per la trasformazione del sistema energetico, nonché l’addio a più di 100.000 posti di lavoro”.

In previsione dei tagli annunciati l’industria solare tedesca ha organizzato manifestazioni a Berlino e molte altre città della confederazione, lo slogan è: “No alla demolizione dei sussidi solari – L’inversione di tendenza richiede una maggiore potenza dell’energia solare!”. Più di 50 aziende stanno partecipando alle attività, tra cui colossi del settore come Bosch, SolarWorld, First Solar e SMA Solar Technology AG. Questa è la vera notizia del giorno: la Germania, il paese che una volta si vantava di essere il campione del mondo del fotovoltaico sta ritrattando. Il governo tedesco taglia i suoi generosi sussidi governativi per l’energia solare (finora più di 130 miliardi $ ovvero sui 96 miliardi di Euro) prima del previsto, nell’ottica di eliminare completamente l’erogazione di sostegni pubblici entro i prossimi cinque anni.

Questo “suona come uno scherzo” scrive il quotidiano dei Verdi Taz.de perché la prevista riduzione di tariffe feed-in è davvero brutale per l’industria solare tedesca: “Secondo la BSW, sono andati persi circa ventimila posti di lavoro solo lo scorso anno. Molte aziende tedesche del fotovoltaico una volta ad alta quota hanno già chiuso le loro porte, e Richard von Hehn della Gehrlicher Solar AG dice che i tagli ai sussidi rischiano di costringere alla stessa manovra anche le altre società di affari attive nel campo delle energie rinnovabili. Dopo più di un decennio di sovvenzioni, note ufficialmente in Germania come tariffe feed-in, il Governo ritiene che l’industria solare sia pronta a camminare sulle proprie gambe”.

Alle critiche Norbert Röttgen risponde che i tagli non ostacolano bensì riflettono la crescente competitività della produzione di energia con pannelli solari e la valorizzano: gli inaspettati 7,5 GW ottenuti, con l’utilizzo dei pannelli, dal sistema energetico del paese nel solo 2011 sono due volte tanto l’obiettivo che il Governo si era posto, e vanno perciò ridotti. Si potrebbe pensare che quei valori per un paese fortemente impegnato a raggiungere ambiziosi obiettivi nell’impiego delle energie rinnovabili e per la riduzione delle emissioni, siano una buona cosa, un ottimo risultato, ma non è così. Perciò si è arrivati all’accordo di giovedì scorso, per rallentare questa rapida espansione che ha prodotto altresì dei costi elevatissimi nel pagamento dell’energia solare. E così i due ministeri che fino a ieri erano stati ai ferri corti per le loro diverse priorità nell’affrontare il problema, hanno raggiunto ora un compromesso. “Una politica che garantiva un prezzo fisso per i prossimi venti anni ha contribuito a invogliare gli investitori a costruire sempre più stazioni fotovoltaiche”, dice Röttgen, “ora la Germania vuole ridurre le installazioni annuali affinché si raggiunga una produzione di energia solare tra 2,5 GW a 3,5 GW”. L’obiettivo è quello di raggiungere 66 GW entro il 2030 e eliminare completamente e progressivamente la sua dipendenza dall’energia nucleare entro il 2022. Oggi la Germania, coi suoi 25 GW ha la più grande capacità di energia solare del mondo eppure con essa genera solo circa il 3% della sua elettricità. Nel numero di Slate (l’e-magazine lanciato anni fa da Microsoft e ora di proprietà del Washington Post, del 18 febbraio scorso) un articolo di Bjorn Lomborg, recitava “la Germania [ha] sprecato 130 miliardi di dollari con inutili sussidi all’energia solare. La capacità di crescita è stata il doppio del livello ritenuto auspicabile dal Governo, così tanto che la bolletta elettrica che il cittadino tedesco medio sarà portato a pagare aumenterà di 260 Dollari”. La Germania, osserva Lomborg, non è certo uno dei paesi più assolati del mondo, dunque le sovvenzioni sarebbero inefficienti perché eccessive ed ingiustificate.

Ora, il Governo riduce tali sovvenzioni perché confida che “l’industria solare possa camminare sulle sue sole gambe” e così dicendo ha già raddoppiato il ritmo annuale con cui la tariffa diminuisce dal 5 a circa il 10%. Il ministero dell’Ambiente oggi vuole tagliare ancora più rapidamente le tariffe in modo che siano al passo con i costi in diminuzione. La mossa ha il completo sostegno della cancelliera Angela Merkel e rappresenterà il più grande taglio delle sovvenzioni dal 2004, anno in cui il governo tedesco ha iniziato a sostenere fattivamente l’energia solare.

.

domenica 26 febbraio 2012

Salvo in calcio d'angolo grazie a Cirielli-Ghedini-Longo

.
Ennesima vergogna, ennesimo scandalo perpetrato ai danni della Giustizia e dell'onestà. Eravamo pronti a questa fine, ma averla vissuta fa male, perché Berlusconi, sceso in campo per salvare le sue aziende e per evitare il carcere, ha goduto per l'ennesima volta dei frutti del lavoro dei suoi fidi bari. Quelli in questione oggi sono Edmondo Cirielli, l'uomo messo in Parlamento per far accorciare la prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari da 15 a 10 anni, approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza nel 2005; e poi i solerti avvocati Ghedini e Longo, rispettivamente deputato e senatore del PDL, pronti a giocare sporco in udienza con richieste di rinvio e ricusazioni tutte perpetrate a danno della Giustizia a puro e semplice scopo dilatorio.

Cirielli, Ghedini e Longo son nel libro paga di Berlusconi, ma i soldi li mettiamo noi cittadini con le nostre tasse, pagandogli lo stipendio di parlamentari: che beffa, vero? Non dimentichiamoci anche che il lodo Alfano, con l'aver bloccato la posizione di Berlusconi per un po' di tempo in attesa della dichiarazione di incostituzionalità che giustamente venne dalla Suprema Corte, salvò già Berlusconi, la cui posizione nel processo che riguardò in un primo tempo il solo Mills fu stralciata e tenuta nel congelatore in attesa di altre porcherie normative e ostruzionismi in aula di tribunale. Tutti pezzi di un puzzle complesso ma smascherato da più parti, dove gli attori della recita sono marionette prive di buonsenso e dignità. Già: la dignità... cosa possono i soldi, vero?

I solerti servetti di Re Silvio lavorano bene, tranne quando non interviene la Corte Costituzionale: a volte con interventi che operano subito, a volte con leggine che faranno effetto dopo anni. Come il caso delle legge Cirielli...

Berlusconi poi ci tira un ceffone oltraggioso, proprio perché si lamenta di non aver ottenuto una assoluzione piena. Rinunci allora alla prescrizione! Ma il fatto che non vi rinunci, che bari coi suoi legali in udienza a puro scopo dilatorio e che usi la politica per cambiare leggi che lo riguardano, beh: tutto questo parla chiaro.

Minzolini si sta mangiando le mani, per lui sarebbe stato automatico mettere in moto la turbo-lingua e titolare in apertura del TG1: "Assoluzione per Silvio Berlusconi", ma per fortuna di Re Silvio ci sono in campo altri servi, subito lanciatisi a propinare la conseuta aletrazione della realtà ad uso e consumo del delinquente di Arcore: mi hanno fatto più schifo le parole di Feltri e Gasparri (vedete voi).

Nel Fatto Quotidiano di oggi, ma solo nel cartaceo (al momento) Marco Travaglio fa un excursus sulle vicende giudiziarie di Sua Emittenza, e mette i corretti puntini sulle I. Vale la pena dargli una lettura.

25 procedimenti aperti a suo carico (non 100), in 10 dei quali Berlusconi è risultato colpevole, ma l'ha fatta franca per prescrizione (6 volte), amnistia (2 volte) e depenalizzazione lampo del reato (altre 2 volte). Ripassiamo assieme.

5 procedimenti sono ancora in corso.
Mediaset (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita). Accusa: fondi neri per centinaia di milioni con l'acquisto a prezzi gonfiati di film USA. Dibattimento in corso a Milano.
Mediatrade/2 (frode fiscale). Accusa: 10 milioni sottratti al fisco con l'acquisto di film USA. Udienza preliminare a Roma.
Ruby Gate (prostituzione minorile e concussione). Accusa: induzione alla prostituzione della minorenne marocchina Karima el Marough e telefonata in Questura per farla rilasciaredopo il fermo per furto. Dibattimento a Milano.
Nastro Fassino/Consorte (rivelazione di segreto d'ufficio). Accusa: aver ricevuto e girato al suo Giornale la bobina rubata di una bobina sul caso Unipol, non ancora trascritta e quindi segreta. Udienza preliminare a Milano.
Stragi di Mafia 1993 (concorso in strage). Accusa: complicità nelle bombe mafiose fatte esplodere a Roma, Firenze e Milano. Nuova indagine a Frenze con richiesta di archiviazione.

5 archiviazioni effettuate.
Caso Saccà (corruzione). Accusa: aiuti finanziari promessi al capo di Raifiction in cambio di scritture a cinque"attrici". Archiviato dal GIP di Roma.
Compravendita di senatori (istigazione alla corruzione). Accusa: favori e soldi promessi a senatori Unione in cambio del NO alla fiducia per Prodi; alcuni di questi senatori ora sono nel PDL. Archiviato dal GIP di Roma.
Voli di Stato (abuso d'ufficio e peculato). Accusa: trasportò amiche sull'aereo presidenziale da Roma a Olbia per festini a Villa Certosa. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.
Caso Sanjust (abuso d'ufficio e maltrattamenti). Accusa: mobbing sull'ex marito di Virginia Sanjust, amante di Berlusconi, fatto trasferire dal SISDE. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.
Agcom/Annozero (abuso d'ufficio). Accusa: pressioni sull'Agcom per far chiudere Annozero in RAI. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.

5 assoluzioni ottenute.
Guardia di Finanza (corruzione). Accusa: quattro tangenti Fininvest a ufficiali della GDF per addomesticare verifiche fiscali. Condannato in 1° grado, prescritto in appello dopo ostruzionismo in udienza, assolto in Cassazione per insufficienza di prove (art. 530, comma 2, CPP).
Medusa (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero accantonati dall'acquisto di Medusa Cinema. Condannato in 1° grado, assolto in appello e Cassazione per insufficienza di prove (art. 530, comma 2, CPP).
Mediatrade/1 (frode fiscale e appropriazione indebita). Accusa: fondi neri dall'acquisto di film USA. Prosciolto in udienza preliminare a Milano. Ma c'è il ricorso della Procura in Cassazione.
SME-Ariosto/1 (corruzione). Accusa: aver corrotto magistrati romani per vincere la causa Sme contro De Benedetti; aver tenuto a libro paga il giudice Squillante (capitolo Ariosto). Assolto in 1° grado per insufficienza di prove su "Ariosto" e con formula ampia su "Sme"; per entrambi poi assoluzione piena in appello e Cassazione.
Telecinco (falso in bilancio e violazione antitrust). Accusa: aver controllato tramite prestanome il 100% del TV spagnola in barba al tetto antitrust del 30%. Assolto a Madrid per intervenuto cambiamento della normativa sulla legge antitrust spagnola.

2 amnistie hanno salvato in corner Berlusconi.
Bugie sulla P2 (falsa testimonianza). Accusa: aver mentito al Tribunale di Verona sulla sua iscrizione alla Loggia Massonica P2 di Licio Gelli. Reato accertato, ma amnistiato nel 1990.
Fondi neri Macherio (frode fiscale, appropriazione indebita, 4 falsi in bilancio). Accusa: 4,6 miliardi di lire pagati in nero per acquistare i terreni di Macherio. Prescritti 2 falsi in bilancio, amnistiato al volo il terzo, assolto sul quarto.

2 depenalizzazioni, con gran tempismo del Parlamento.
All Iberian/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sulla offshore per corruzioni e scalate illegali in Italia e all'estero. Assolto "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato", in quanto l'imputato Berlusconi ha depenalizzato il falso in bilancio nel 2001, guarda caso con effetto retroattivo.
SME-Ariosto/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri esteri per corrompere giudici. Assolto "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato": stessa depenalizzazione volante e retroattiva.

Infine 6 prescrizioni.
All Iberian/1 (finanziamento illecito). Accusa: 23 miliardi di lire versati in nero a Bettino Craxi (quello che gli aveva salvato le TV con un decreto apposito). Condannato in 1° grado, prescritto in appello e Cassazione grazie alle attenuanti generiche prevalenti (in quanto incensurato) che grazie a un sua legge che dimezza la prescrizione.
Mondadori (corruzione in atti giudiziari). Accusa: tangente al giudice Metta perché annullasse il lodo Mondadori e consegnasse il gruppo di De Benedetti a Berlusconi. Prosciolto per prescrizione, sempre per le attenuanti generiche che la dimezzano introdotte grazie a una sua legge ad personam.
Lentini/Milan (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero versati al presidente del Torino, Borsano, in cambio della cessione del calciatore Lentini. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e grazie alle attenuanti (sempre ex legge ad personam) che la riducono ancora.
Bilanci Fininvest 1988-92 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sottratti ai bilanci del gruppo. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che la accorciano ancora (vedi sopra).
Consolidato Fininvest (falso in bilancio). Accusa: fondi neri per 1500 milardi di lire su 64 società offshore del "comparto B" della Fininvest. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che abbrevia i termini di prescrizione e alle consuete attenutanti generiche che li accorciano ancora (vedi ancora sopra).
Mills (corruzione in atti giudiziari). Accusa: aver corrotto l'avvocato inglese David Mills con 600.000$ in cambio di due false testimonianze nei processi GDF e All Iberian. Prescrizione in 1° grado, scattata dopo 10 anni anziché 15 grazie alle legge Cirielli, varata nel 2005 dallo stesso governo Berlusconi.

Tutto chiaro? Ma quanto si sbattono i fedeli colletti bianchi e parlamentari di Sua Emittenza! Ostruzionismo in udienza, leggi ad personam, spesso incostituzionali. O si cancella direttamente il Diritto. Tutte porcherie che hanno una sola spiegazione, quella che abbiamo capito da vent'anni circa.

Per chi volesse ripassare le leggi ad personam, ecco QUI:

37 porcate ad personam. 16 anni di storia d'Italia
Un ripasso va sempre fatto, il più frequentemente possibile: "scendo in campo".


.