mercoledì 25 febbraio 2009

Ancora una volta la Fiducia in Parlamento: reazione di Antonio Di Pietro

Amici,
davvero ho perso il conto delle volte in cui questo Governo (leggi: REGIME) ha posto la Fiducia in Parlamento per far approvare disposizioni senza il "noioiso" dibattito (che è Democrazia) e senza la possibilità di discutere emendamenti.

Ecco la reazione di Antonio Di Pietro (nel silenzio del PD e degli altri partiti della "opposizione").

Acoltate, leggete e DIVULGATE!



Il testo:

Oggi sono intervenuto alla Camera per la dichiarazione di voto sull'ennesima fiducia imposta dal governo. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori per l'ennesima volta. Riporto di seguito il testo del mio intervento.

"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
ma è mai possibile che Lei - ogni volta che viene a chiederci la fiducia - nemmeno si fa vedere?
Lei ha giurato sulla Costituzione e la nostra Carta riconosce al Parlamento una funzione vitale per la democrazia e per il funzionamento delle istituzioni.
Intendo dire, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, - ed è questa la prima critica che noi dell’Italia dei Valori facciamo al decreto Milleproproghe – che Lei non può continuare a propinarci provvedimenti ideati altrove e per interessi diversi da quelli dei cittadini e poi venire qui, ogni volta, ad imporci la fiducia senza nemmeno avere la possibilità non dico di interloquire ma nemmeno di leggere gli atti.
Non è un’esagerazione né una provocazione la mia ma la nuda e cruda verità. Ci avete mandato la sera un decreto legge “omnibus”, ove c’è dentro tutto ed il contrario di tutto e la mattina dopo ci avete imposto la fiducia.
Insomma: prendere o lasciare, e noi dovremmo obbedire come cagnolini obbedienti ed ossequianti.
Il che può andare bene per quei colleghi che si sono rassegnati a vendere a Lei l’anima e la dignità, non certo a noi dell’Italia dei Valori che la conosciamo bene e proprio per questo ci stiamo impegnando per far sapere ai cittadini di che pasta lei è fatto e di come si sta approfittando di loro, grazie al controllo pressoché totale che ha dell’informazione.
Di ben altro tipo di fiducia, Lei oggi doveva venire qui a rendere conto. Allorché venne varato il Lodo Alfano, lei disse che non ne avrebbe usufruito. S’è visto come è andata a finire. Il suo complice Mills è stato condannato in primo grado ad oltre 4 anni di carcere per essere stato da Lei corrotto e lei che è accusato di essere il corruttore ha fatto e fa “spallucce” come se la cosa non la riguardasse.
Provi a dare un’occhiata, allora – Sig. Presidente del Consiglio - ai giornali e alle televisioni internazionali e rifletta sui gravi danni che sta dando all’immagine internazionale del nostro paese.
Rifletta sull’imbarazzo istituzionale che la sua presenza ha provocato alla riunione internazionale dell’altro giorno quando gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno proposto di abolire i paradisi fiscali per contrastare meglio le evasioni fiscali, i falsi in bilancio, i riciclaggi e la dilagante corruzione. Cosa avranno pensato i nostri partners sapendo che il suo complice Mills è stato condannato proprio per aver detto il falso in merito a operazioni offshore su paradisi fiscali effettuati per suo conto, sig. Presidente del Consiglio?

E veniamo al merito di questo decreto su cui oggi ci chiede così spudoratamente la fiducia.
Non è solo un decreto tecnico di “proroga di termini” come dovrebbe essere e come sempre è avvenuto negli anni e nelle legislature precedenti.
Lei, sig. Presidente del Consiglio, come al solito, chiede un dito e si prende il braccio.
Ha infilato dentro al decreto questioni che con la proroga dei termini c’entrano come il cavolo a merenda. C’entrano invece molto con la solita furbizia dei condoni e degli indulti per i furbi e per i potenti, di cui Lei è maestro.

Vuole spiegarci per favore per quale ragione ha inserito in questo decreto legge la norma che prevede la “sanatoria per le affissioni durante la campagna elettorale”?
Non è una proroga ma una volgare impunità!
A chi giova una decisione del genere se non ai furbi, ai prepotenti e a coloro che giocano sporco durante la campagna elettorale? E non è vergognoso farlo proprio a ridosso delle prossime elezioni di giugno? Non una sanatoria ma l’espulsione dalla competizione elettorale andrebbe applicata a chi tenta in questo modo di alterare il risultato delle elezioni!

E che senso ha rinviare l’introduzione anche nel nostro ordinamento della Class Action?
Vi siete giustificati asserendo che volete scriverla meglio ma è una presa per i fondelli!
Tutti vorrebbero mettersi un vestito bello ma se non hanno niente, sarebbero ben contenti intanto di mettersi qualcosa addosso per coprirsi e ripararsi dal freddo.
Allo stesso modo, la Class Action anche così come prevista -se fosse entrata in vigore- avrebbe permesso a molti cittadini e risparmiatori di potersi per intanto tutelare dalle furbizie delle banche e degli speculatori che li avevano presi in giro, facendo credere loro che certi prodotti bancari o certi acquisti erano sicuri e garantiti e invece ora si ritrovano sul lastrico.

Ed ancora: perché obbligare gli enti previdenziali a riprendersi a prezzo di mercato ciò che è stato tolto loro d’imperio a prezzi predefiniti? Mi riferisco alla vicenda delle cartolarizzazioni SCIP, con cui sono stati immessi sul mercato una marea di immobili ed ora tutto ciò che è rimasto invenduto ed è invendibile per mille ragioni viene restituito agli enti che avevano conferito gli immobili alla SCIP (e quindi al Ministero dell’Economia) ma non al prezzo con cui loro l’avevano ceduto ma ad un prezzo maggiorato. Così, tanto per fare cassa, dimenticandosi che i fondi di cui usufruiscono gli Enti previdenziali (come ad esempio l’INAIL) sono dei lavoratori, a cui prima sono state detratte apposite quote dagli stipendi e ora vengono defraudati dei loro risparmi.

Anche i tanti soldi previsti nel decreto (oltre 160 milioni di euro l’anno) e buttati al vento per il sostegno alla “finta editoria” ci lasciano sbigottiti.
Siamo consapevoli e favorevoli al fatto che l’informazione vada sostenuta, ma quella che ha qualcosa da dire e soprattutto che viene poi letta da qualcuno, non quella “finta” quella cioè che viene messa in piedi solo per intascare i contributi pubblici, grazie ai soliti giri ed alle solite raccomandazioni più o meno prezzolate di amici e compari. Un fatto notorio di malcostume e di malversazione di denaro pubblico che però nessuno vuole affrontare e anche di questo ci sarebbe da chiedersi il perché

Avremmo poi voluto conoscere dalla viva voce del Governo – se ci fosse stato permesso di discutere di questo provvedimento in Aula – la ragione per cui vengono prorogati i termini per l’entrata in vigore delle norme sugli infortuni sul lavoro. Non era e non è previsto alcun costo aggiuntivo ma solo un insieme di regole di comportamento da parte dei datori di lavoro per evitare che ogni giorno qualche lavoratore ci lasci la pelle.
Ancora una volta a chi giova tutto ciò? Certamente, nemmeno all’impresa sana e all’imprenditore per bene!

Non è finita.
Ci spiegate per quale ragione – anche in violazione delle regole sulla concorrenza fissate dalla Comunità europea – avete inserito nel decreto Milleproroghe una norma che permette alle società autostradali di assegnare – senza gara - direttamente a se stesse (o meglio a proprie controllate) i lavori di costruzione e di manutenzione autostradale? Stiamo parlando dei maggiori appalti pubblici che ora – grazie a questa norma di favore – le società autostradali possono assegnare direttamente a se stesse, indicando il prezzo che vogliono perché nessuno potrà più verificare se c’è qualche altra impresa che può fare lo stesso lavoro a minore prezzo ed anche con migliore qualità.
Anche tale decisione dimostra che a Lei, sig. Presidente del Consiglio, non sta affatto a cuore la sorte delle migliaia di piccole e medie imprese del settore rappresentate dall’Ance. A Lei interessa solo fare gli interessi delle lobby di alcune specifiche grandi imprese di cui anche Lei e le sue società fate parte, alla faccia del conflitto di interesse!

Voglio segnalare un’ultima chicca, questa proprio di smaccata partigianeria. Qual è la ratio per cui nel decreto è stata introdotta - senza nemmeno sentire le associazioni di categoria - una norma che impone ai noleggiatori di auto con conducente di avere una sede, una rimessa ed un pontile di attracco per esercitare il loro lavoro. Trattasi di un inutile balzello che contrasta con il diritto al lavoro e con il principio della libera concorrenza imposto con l’unico scopo di favorire una categoria a danno dei tanti conducenti in proprio che – non potendo permettersi di investire dalla sera alla mattina fiumi di denaro – rimarranno senza lavoro.

Insomma ed in conclusione: Sig. Presidente del Consiglio Lei nemmeno questa volta avrà dall’Italia dei Valori la fiducia richiesta perché di lei non ci fidiamo proprio e contrasteremo in ogni modo il suo tentativo di ridurre gli spazi di democrazia e di libera economia nel nostro Paese.
E laddove non riusciremo a fare opposizione in questo Parlamento -sempre più sordo ad ogni richiamo di legalità e di corretta informazione (come sta avvenendo per l’altro provvedimento governativo qui in discussione, quello sulle intercettazioni telefoniche) - lo faremo nelle piazze e tra la gente, con i referendum e con la mobilitazione popolare."

L’Italia dei Valori promuoverà un referendum per l’abrogazione della legge truffa sulle intercettazioni che potremmo definire il ‘Lodo Alfano 2’, quando questa verrà approvata dal Parlamento. La legge sulle intercettazioni rappresenta un attentato alla Costituzione per tre ordini di ragioni: primo, perché permette all’imputato di scegliersi il suo giudice, ovvero di arrivare alla prescrizione sicura; secondo, perché impedisce alla stampa di informare e ai cittadini di conoscere, per tempo, i guai giudiziari nei quali potrebbero incorrere i potenti di Stato; terzo, perché mette a rischio la sicurezza dei cittadini impedendo ai magistrati e alle forze dell’ordine di disporre le intercettazioni e di collocare una telecamera davanti a una banca o un supermercato. Insomma, signor Presidente del Consiglio che non c’è, lei troverà sempre nell’Italia dei Valori un valido avversario che ricorderà ai cittadini che c’è un’Italia migliore alla quale possiamo aspirare.

POVERA ITALIA

martedì 24 febbraio 2009

Antonio Di Pietro: discorso alla Camera dei Deputati

Illuminante, dopo il testo di Marco Travaglio della settimana scorsa, questo intervento dell'onorevole Antonio Di Pietro alla Camera dei Deputati.
Prendo dal suo blog il testo e lo metto qui: leggetelo bene, e fate girare la voce!

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23 Febbraio 2009

Scempio intercettazioni



Oggi sono intervenuto in aula contro la legge scempio sulle intercettazioni. Questa legge avrà effetti devastanti sulla giustizia, moltiplicherà il numero di delinquenti nel nostro Paese, da quelli pistola alla mano a quelli in giacca e cravatta che siedono anche nelle istituzioni. Questa legge sortirà lo stesso devastante effetto che ebbe la legge sull'indulto, votata durante il governo Prodi, e alla quale l'Italia dei Valori si oppose con fermezza. Al peggio non c'è mai fine, ma questa volta abbiamo varcato un confine inesplorato.

Pubblico il video e il testo del mio intervento, che ho diviso in capitoli per facilitarne la lettura:

- L'imputato sceglie il proprio giudice
- Bavaglio all'informazione
- Bavaglio assoluto: la prova del dolo
- La beffa della durata dell'intercettazione
- Le opposizioni di facciata: dalla padella alla brace
- Distonia del Gip
- Perché vogliono eliminare le intercettazioni



Testo dell'intervento:

"Signor Presidente, discutiamo oggi della necessità di modificare il sistema delle intercettazioni in Italia per combattere meglio la criminalità (immagino che sia questa la ragione per cui si interviene sul sistema delle intercettazioni).
Le intercettazioni - ci hanno insegnato a scuola - sono uno strumento di indagine che serve per scoprire i criminali e per individuare le loro responsabilità quando commettono i reati. Quindi un Governo, un Parlamento e istituzioni che vogliano combattere la criminalità devono ricorrere ad ogni strumento utile e necessario per combatterla. A questo servono le intercettazioni. Altra cosa sono le pubblicazioni, specie quelle arbitrarie, delle intercettazioni.
Il bisturi serve al chirurgo per intervenire in sala operatoria e salvare il malato; altra cosa è se il chirurgo utilizza il bisturi per ammazzare la moglie. Ma a nessuno viene in mente di eliminare il bisturi dalla sala operatoria, solo perché vi è qualche chirurgo matto! Pertanto, non dobbiamo intervenire sull'eliminazione delle intercettazioni, ma è necessario fare in modo che, nel sistema delle pubblicazioni, si tenga in considerazione il diritto alla privacy dei singoli, specialmente di coloro che non c'entrano nulla.
Se questo è lo scopo delle intercettazioni, a cosa serve questa proposta che ci viene fatta in Aula? Serve a combattere la criminalità? Serve ad evitare la violazione della privacy? Ma proprio per niente! Già ora, infatti, è prevista, per legge, la necessità di non violare la privacy, di rispettare il segreto istruttorio e, nel caso in cui vi sia una violazione del segreto istruttorio, di punire. Il problema è che qualcuno non fa il suo dovere. Che sia sempre il magistrato è tutto da vedere, perché (lo si vedrà in seguito), nella maggior parte dei casi, ciò avviene quando gli atti subiscono una discovery, cioè quando gli atti vengono posti all'attenzione di tante altre parti processuali, a cominciare dagli avvocati.
Vediamo, in concreto, cosa prevede la proposta sulle intercettazioni telefoniche. In essa, in realtà, si professa una ratio, ma se ne insegue un'altra: si dice all'opinione pubblica e ai cittadini che con questo provvedimento si vuole restituire credibilità allo strumento delle intercettazioni. Invece, il vero scopo è quello di evitare le intercettazioni, per evitare che si possano scoprire dei reati (cosa che, magari, a qualcuno, anche qui dentro, anche a casa del Governo, non fa comodo).
Noi dell'Italia dei Valori sappiamo che, in questo Parlamento, tale provvedimento sarà approvato, perché sappiamo che, anche qui in Aula, accadrà quel che è accaduto in Commissione. Privatamente, tutti ci dicono che il provvedimento in discussione contiene molti aspetti che non vanno e che vi sono molte questioni non accettabili. Lo si dice privatamente, magari, anche in qualche intervista, ma, poi, come soldatini fedeli ad alzare la mano, faranno passare questo provvedimento. Noi dell'Italia dei Valori, ancora una volta, ricorreremo ai cittadini attraverso il referendum: questa estate, infatti, presenteremo, in blocco, un «grappolo» di referendum, affinché l'anno prossimo i cittadini possano essere chiamati a giudicare i comportamenti di questa maggioranza e di questo Governo."

L'imputato sceglie il proprio giudice

Ebbene, le ragioni tecniche per cui non condividiamo il provvedimento in discussione (che abbiamo cercato in tutti i modi di contrastare in sede di Commissione) sono, quanto meno, le seguenti. In primo luogo, si prevede l'astensione obbligatoria, o altrimenti la sostituzione del pubblico ministero, ogni volta che egli risulti iscritto nel registro degli indagati per violazione del segreto istruttorio. Tradotto: qualsiasi imputato, quando sa che un pubblico ministero può arrivare a lui, lo denuncia e, obbligatoriamente, il pubblico ministero dovrà essere iscritto nel «modello 21», cioè nel registro delle notizie di reato. Vero o falso che sia, dovrà essere iscritto. L'imputato, quindi, avrà sempre la possibilità di scegliersi il suo pubblico ministero, fino a quando ne trova uno che gli conviene; e se non ne trova uno che gli conviene, fino a quando non arriverà la prescrizione. Tutti quanti dovremo correre dietro alla volontà dell'imputato! In questo modo, lo Stato abdica alla sua funzione di giudice naturale per rimetterla al suo imputato. Egli potrà scegliere il suo giudice e si sceglierà sempre e solo il giudice che gli darà ragione. Questa è anche una questione di costituzionalità, che intendiamo proporre in questa sede, come in tutte le sedi.

Bavaglio all'informazione

Riteniamo, altresì, del tutto irrazionale, illogico ed anche immorale, prevedere l'esclusione di qualsiasi pubblicazione di atti di indagine fino a quando le indagini non sono compiute. Riteniamo che anche questo sia incostituzionale ma, soprattutto, inopportuno ed immorale. Il cittadino ha il diritto di sapere se e perché accadono determinati fatti gravissimi che lo riguardano direttamente. Se intere giunte comunali, regionali e provinciali, uomini di Governo, parlamentari, sono sottoposti a processi delicatissimi, il cittadino ha il diritto di saperlo!
Se anche sono innocenti, egli ha diritto di saperlo, altrimenti non verrebbe mai informato, non potrebbe mai saperlo se non a cose fatte, quando non avrebbe più alcuna possibilità di scoprire come stanno le cose, di farsi un'idea di chi lo governa e di chi lo rappresenta nelle istituzioni. Lo stesso si può dire anche quando si prevede che i giornalisti pubblichino anche per riassunto e per estratto notizie di un processo, non coperte da segreto, perché il segreto istruttorio interno non c'è più, dal momento che gli atti sono depositati; non far sapere tutto questo al cittadino è irrazionale, illogico e immorale. Il cittadino non deve neanche più sapere chi viene arrestato e per quale motivo. Nemmeno in uno Stato di polizia questo è possibile: di nascosto dall'opinione pubblica si può arrestare chi si vuole e nessuno deve sapere, né perché e né chi.

Bavaglio assoluto: la prova del dolo

La terza ragione per cui non condividiamo questo provvedimento è riferita alle modalità con cui vengono ammesse le operazioni di intercettazione. Ricordiamo che, secondo questo disegno di legge, non esiste più la sola intercettazione telefonica, ma ne esistono ben quattro tipi: l'intercettazione telefonica classica, l'intercettazione ambientale, i tabulati telefonici e l'intercettazione mediante ripresa visiva. Proprio su questa mi vorrei soffermare: che ci azzeccano le riprese visive con le intercettazioni telefoniche? Mi dovete spiegare per quale ragione un poliziotto può stare di fronte ad una banca per vedere se arriva un delinquente e non ci può stare una telecamera. Fino ad oggi le telecamere erano né più né meno delle prove documentali atipiche; oggi la telecamera riprende un rapinatore che entra in banca e, siccome non è stata prevista l'intercettazione preventiva, questa telecamera non serve a niente. A che cavolo serve tutto questo? Così si combatte la criminalità? Chi aiuta, a chi giova tutto questo? A che serve, cosa c'entra la riservatezza, la privacy, la tutela? Una persona che va in banca sa che ci si reca soltanto per ritirare dei soldi e non ha nulla da temere, ma, se ci va con il pistolone, è meglio che ci sia una telecamera che lo guarda. Che ci azzecca tutto questo con la necessità di disporre di intercettazioni telefoniche che servano?
E le intercettazioni ambientali? Le intercettazioni ambientali, secondo questo documento, servono - o dovrebbero servire - solo se vengono utilizzate nel momento in cui si compie l'atto illecito, cioè nel momento in cui si compie la rapina o lo stupro. Ma, se so che in quel momento sta avvenendo un reato, faccio l'intercettazione o metto le manette a chi lo sta compiendo? Ho bisogno di disporre un'intercettazione se so che in quel momento sta avvenendo il reato? Arresto quella persona, la blocco, la porto in caserma. Le intercettazioni servono per scoprire i reati, non quando li ho scoperti. Le intercettazioni ambientali devono servire solo nella flagranza del reato.
E i tabulati telefonici, come li accordiamo con l'articolo 132 del codice della privacy? Ve lo ha ricordato anche il Consiglio superiore della magistratura. Pochi mesi fa, in questa legislatura, avete modificato quella norma e adesso la modificate ancora: si applicano entrambe le disposizioni o una esclude l'altra? In questo caso, qual è quella che esclude l'altra?
Se i tabulati telefonici devono servire, devono essere acquisiti solo quando vi sono gravi indizi di colpevolezza. Come fa la parte offesa a difendersi se ad essa serve un tabulato telefonico per dimostrare che un certo giorno stava in un posto piuttosto che in un altro e che, quindi, per la stessa non vi sono indizi di colpevolezza: ha bisogno di poter disporre del tabulato (non del suo, di quello di altri).

La beffa della durata dell'intercettazione

Che dire poi della durata delle intercettazioni telefoniche, il sesto punto per cui noi non condividiamo questo provvedimento? Le intercettazioni telefoniche sono state previste per un tempo massimo di 60 giorni, ma - si dice - «salvo che per le associazione a delinquere e le associazioni terroristiche». Sfido qui dentro se vi è una sola persona che abbia un po' di cognizione di investigazione - un minimo di cognizione - che può dimostrarmi che si scopre prima l'associazione a delinquere e poi il reato presupposto.
È chiaro che l'associazione a delinquere è l'atto finale di un'indagine, attraverso la quale si trovano prima un numero di persone, poi un numero di reati ed infine un'identità di disegno criminoso. L'associazione a delinquere è l'atto finale con cui il magistrato riesce ad individuare l'organizzazione, l'impresa criminale all'esito di un insieme di attività sui singoli reati e sulle singole persone.
Dire che bastano i sufficienti indizi di reità quando abbiamo l'associazione a delinquere è come dire che non scoprirò mai l'associazione a delinquere perché non posso scoprire gli altri reati, pertanto si tratta di una doppia presa in giro.

Le opposizioni di facciata: dalla padella alla brace

Questa riforma, così come modificata dagli emendamenti del Governo dopo che l'opposizione si è fatta sentire, è peggiore di quella di prima, perché più sofisticata e più criminogena.
Che dire dei procedimenti contro ignoti dove è necessaria l'autorizzazione della persona offesa? Immaginate la persona sottoposta ad usura o ad estorsione che deve dare l'autorizzazione ad essere intercettato per scoprire chi fa l'usuraio o ha sequestrato la persona e vuole un riscatto? È chiaro che avrà interesse a liberare sua figlia, ha un interesse totalmente diverso!
Che dire di altre due «perle»: l'utilizzazione delle intercettazioni in altri procedimenti è prevista solo per i reati di criminalità organizzata, solo per quelli per i quali è previsto l'arresto obbligatorio di cui all'articolo 51 del codice di procedura penale. Perché? Abbiamo fatto tanto! Se mentre ascolto legittimamente una persona, che di mestiere fa il rapinatore, scopro che ha violentato la figlia cosa faccio? Faccio finta che non ho sentito! Ma che senso ha tutto questo? Come si combatte la criminalità? Ho fatto un'intercettazione telefonica lecita, legittima e scopro che uno, che di mestiere fa il delinquente, ha commesso un reato al posto di un altro e dico «no»: volevo intercettarti per rapina e invece hai commesso solo un'estorsione! Scusa, non lo faccio più! Naturalmente di tutti gli altri nessuno deve sapere nulla, neanche la moglie deve sapere se ha violentato la figlia! Ma fatemi il piacere!
Ancora, che dire del divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni quando cambia il titolo del reato? Il mutamento del titolo del reato, per definizione è una valutazione ex post: quando procedo, lo faccio per un titolo di reato, all'esito del quale, a seguito di valutazioni, scopro che, piuttosto che sotto quel titolo, il reato rientra sotto un altro, ma gli elementi di fatto sono sempre gli stessi, il reato è stato commesso e l'acquisizione dell'intercettazione è lecita!
«No»: io volevo incriminarti per rapina e invece si tratta di un furto! E se poi è un furto invece che una rapina? Perché il furto «no»? Che senso ha tutto questo? Qual è la ratio rispetto a quella che andate a dire in giro? Voi dite in giro che volete le intercettazioni per combattere la criminalità organizzata. Ma questa è! Voi dite: «noi vogliamo che non ci siano incidenti stradali e togliamo i semafori». Ah ecco! È un modo: li fate fuori tutti così non ce ne sono più!
Inoltre, c'è la storia della proroga: posso prorogare le intercettazioni solo se esistono ulteriori elementi diversi da quelli che si scoprono attraverso le intercettazioni stesse. Che senso ha tutto questo? Quindi, attraverso le intercettazioni scopro che qualcuno sta per commettere un sequestro di persona e non posso chiedere la proroga perché non ho scoperto alcun elemento in più!
E ancora, il tempo delle intercettazioni è prefissato in massimo 60 giorni, sempre che si trovino ulteriori elementi e via dicendo. Non ho capito: ma se ho a che fare con un sequestro di persona o con reati gravissimi, come possono essere anche gli stupri e quant'altro, mi dovete spiegare, se ho a che fare con reati ad effetto permanente seppure immediati, per quale ragione, dopo un certo periodo di tempo, mi devo fermare, se non nel tempo prefissato dalle indagini preliminari.
Noi abbiamo un tempo che è indicato nel codice. Esso è il tempo delle indagini preliminari, che può essere di 6 mesi oppure anche di più. Durante questi 6 mesi il pubblico ministero deve poter svolgere tutte le indagini che gli sono consentite. Ma proprio sugli aspetti più importanti e delicati gli si dice che può occuparsene solo per 15 giorni. Non ho capito: se devo fare una cura per 6 mesi, perché devo limitarla a 15 giorni? È come se si andasse dal medico e quest'ultimo dicesse: «hai bisogno di 6 mesi di convalescenza ma non puoi fare più di 15 giorni». Che senso ha tutto questo?
E ancora, si prevede il tribunale distrettuale in funzione collegiale per decidere non solo sulle intercettazioni, ma anche sulle proroghe. Ma di tribunali distrettuali ve ne sono pochi, non sono tanti. La maggior parte dei tribunali sono quei piccoli tribunali sparsi per il territorio. Accentrare tutto a livello di tribunale distrettuale, in funzione collegiale, sapete cosa vuol dire? Significa ingolfare totalmente il lavoro dei magistrati. Vi è venuto in mente cosa comporterà tutto ciò sulla disciplina delle incompatibilità? Non avremo più magistrati in grado di poter giudicare o di poter fare intercettazioni, perché in pochissimo tempo, se solo vi è un'associazione a delinquere ben organizzata, ogni giudice è impedito a fare altre cose.

Distonia del Gip

E questa distonia tra il Gip, che può dare l'ergastolo ma che non può fare intercettazioni o una proroga, e tra il tribunale distrettuale non l'avete presa in considerazione? Che senso ha? Il Gip può condannare ma non può disporre un accertamento istruttorio. Ma che senso ha tutto questo?
E poi immaginate tecnicamente questi grandi inchieste, con un milione di fogli di carte. Le carte non passano attraverso Internet. Le carte devono andare con le carte! Immaginatevi un milione di fascicoli processuali, un milione di pagine. Ogni volta questi fogli devono andare dal territorio al tribunale distrettuale. Vanno e tornano, vanno e tornano! Ogni volta che si registra un'aggiunta, una proroga, un qualche atto in più o nel mentre che si decide questi quintali di carta, che vanno e tornano, il segreto istruttorio ve lo mando a dire io a che serve. Passiamo tutto direttamente all'ufficio stampa!
Inoltre, si deve ricordare la questione della misura della motivazione dell'ordine cautelare. Si può motivare ma solo per riassunto. Se un'intercettazione telefonica è utile e necessaria per capire il comportamento di qualcuno non vi è nulla di meglio che sentire esattamente ciò che ha detto. E invece «no»! Non si può scrivere nell'ordine di misura cautelare ma si deve scrivere per riassunto, secondo la propria interpretazione. Si deve fare di 4 righe e non di 40. Ma perché volete limitare anche il numero delle pagine? Ma vi vergognate che possa esservi qualcosa di troppo? Ma che senso ha tutto questo?

Perché vogliono eliminare le intercettazioni

Sono proprio assurde queste motivazioni, sono proprio assurde. Tuttavia, esse evidenziano un elemento di fondo e con ciò mi avvio a concludere il mio intervento. L'elemento di fondo è capire cosa siano le intercettazioni e perché questo Governo e questa maggioranza le teme. Questo è il vero problema. Il vero problema è che, grazie ad un'informazione non sufficiente, anzi ormai non più in grado di poter informare, perché la volete anche mettere a tacere totalmente, voi non volete far sapere ai cittadini quel che accade, non volete far sapere ai cittadini quel che molte persone delle istituzioni sono, non volete far sapere che, con le intercettazioni, si possono scoprire i reati. La verità, allora, è una e una sola. Questa legge sulle intercettazioni non serve a combattere la criminalità né ad assicurare la privacy. Essa serve solo ad assicurare l'impunità a qualche persona che, per assicurarsi la propria impunità, mette a rischio l'incolumità dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni)."

lunedì 23 febbraio 2009

Criminalità e Politici

Ciao a tutti,
oggi è lunedì, consueto appuntamento col Passaparola di Marco Travaglio, che ospito volentieri.



Sommario della puntata:
Grazie Indulto
La violenza telegenica
Italia: la Mecca del crimine
I criminali e i colleghi al governo
Espulsioni impossibili
Meglio ammazzare che stuprare

Testo:
"Buongiorno a tutti.
Ci sarebbe molto da dire su varie cose che sono successe, a cominciare dalle tristi vicende intorno all'obitorio del Partito democratico.
Tenderei a lasciarle perdere per non farvi venire il latte alle ginocchia e non farvi scappare da questo appuntamento; mi pare che la battuta migliore l'abbia fatta Matteo Renzi, il giovane che ha vinto le primarie contro la nomenclatura del partito per le comunali di Firenze, il quale a proposito del povero Franceschini ha detto “hanno eletto il vice disastro”.
Basta, chiudiamola qua.
Parliamo di cose più serie e anche più preoccupanti, cioè della questione dell'immigrazione mescolata a quella della criminalità che ha dato origine a un provvedimento come quello che autorizza le ronde private di cittadini che vanno in giro per le città a pattugliare, a non si sa bene a far cosa, vanno in giro con l'aria di sostituirsi o aiutare le forze dell'ordine a reprimere il crimine e dissuadere i criminali.
Ce ne siamo già occupati diverse volte del problema della criminalità, anzi vi segnalo ancora una volta che è uscito il terzo volume – Mafiocrazia – del nostro Passaparola che riunisce i Passaparola di fine anno scorso – inizio di quest'anno.
Lo riconoscete rispetto ai primi due dal fatto che le tonalità del colore sono rosa, anche se il contenuto è tutt'altro che roseo.
Partirei, a proposito di questi temi, da un articolo molto bello che ha scritto Luca Ricolfi su La Stampa; non sempre sono d'accordo con Ricolfi ma devo dire che questa volta ha colto nel segno.
Dice che sostanzialmente i reati sono in calo tendenzialmente da molti anni, l'unico momento in cui c'è stato un'impennata dei reati, come avevamo noi ampiamente previsto, è stato con l'indulto.
Adesso l'indulto ha perso ogni utilità in quanto il numero dei detenuti è lo stesso di prima dell'indulto con l'aggravio del fatto che abbiamo avuto molti più reati nel periodo post indulto: l'indulto anziché sollevare la condizione dei detenuti nelle carceri sovraffollate ha peggiorato la qualità dei cittadini onesti che stanno fuori e che hanno subito più reati di quelli che avrebbero subito se non fosse stato fatto l'indulto e si fosse provveduto a politiche diverse, tipo nuove carceri o diversa destinazione di alcuni tipi di detenuti, come extracomunitari e tossicodipendenti.
In ogni caso, non è questo il tema.

Grazie Indulto

Scrive Ricolfi che il tasso di criminalità degli stranieri è ovviamente molto più alto di quello degli italiani, anche perché gli stranieri che vengono in Italia non sono un campione rappresentativo delle loro nazioni.
I rumeni che ci sono in Italia non sono una rappresentanza dei rumeni che ci sono in Romania. I marocchini che ci sono in Italia non sono una rappresentanza dei marocchini che ci sono in Marocco.
Esattamente come gli italiani che andavano in America non erano rappresentativi degli italiani che c'erano in Italia: chi scappa dal suo Paese per andare in un altro, se non è costretto da ragioni politiche o religiose o di guerra, di solito appartiene alle fasce più marginali della società, quelle che non riescono a ottenere e a fare fortuna nel proprio Paese la vanno a cercare, disperati, in un altro.
Non confondiamo i rumeni che ci sono in Italia da quelli che ci sono in Romania come non dobbiamo confondere gli italiani che andavano in America e che molto spesso cadevano vittime della criminalità organizzata della mafia italo-americana proprio perché erano dei disperati disposti a tutto.
Quindi, non c'è nulla da meravigliarsi se il tasso di criminalità degli stranieri che sono immigrati in Italia è superiore di quello degli italiani che risiedono in Italia.
Gli stranieri che risiedono in Italia si dividono in due categorie, ma dovremmo abituarci a dividerli in tre categorie: oggi noi siamo abituati a parlare di quelli regolari, che lavorano, e di quelli clandestini, che vengono qua per delinquere.
In realtà i clandestini a loro volta si dividono in due sottocategorie: quelli che sono venuti qua per restare clandestini perché vogliono delinquere – ci sono e sono tanti – e quelli che sono venuti qua per lavorare ma devono rimanere clandestini a causa della legge Bossi-Fini che rende per loro praticamente impossibile la regolarizzazione e per quei pochi che la ottengono la rende lentissima.
Basti pensare che chi trova un lavoro in Italia quando ci è entrato da clandestino, con un visto turistico o con degli altri escamotage, per essere assunto e messo in regola e diventare un immigrato regolare deve di nuovo uscire dal Paese e aspettare di rientrare nelle quote giuste, rientrare in Italia e nel frattempo il suo lavoro l'ha già preso un altro.
Nessuno lo fa, quindi abbiamo centinaia di migliaia di irregolari che lavorano e che per questa ragione non vogliono uscire, perché sanno che poi impiegherebbero molto tempo a rientrare.
Non lo fanno e quindi non ottengono la regolarizzazione.
Ne abbiamo anche molti che avrebbero diritto ai documenti, prevede la legge entro poche settimane, credo due mesi al massimo, e che invece non li ottengono perché i tempi medi sono un anno e mezzo o due anni.
In attesa di quell'anno e mezzo o due anni tu che avresti diritto alla regolarizzazione subito continui a rimanere formalmente irregolare fino a che ti danno finalmente il permesso di soggiorno.
Dovremmo imparare a dividere i clandestini fra clandestini per necessità o incapacità dello Stato per follia della Bossi-Fini e clandestini per scelta, e questi sono quelli che dovremmo colpire.
Fra quelli regolari, comunque, il tasso di criminalità è molto più basso rispetto a quelli clandestini perché quando uno è emerso con nome e cognome, documenti, integrazione non ha più motivi, o ne ha meno, per delinquere e nello stesso tempo ha più paura a delinquere perché è più facile prenderlo, visto che è regolare e risulta alle autorità.
In ogni caso, è chiaro pur essendo pochi i regolari che delinquono questi sono comunque il quadruplo rispetto agli italiani che delinquono; è assolutamente comprensibile per le ragioni che dicevo prima.
Invece, gli irregolari hanno una “propensione” a delinquere ventotto volte superiore rispetto a quella degli italiani: come vede tra un regolare che ha tre, quattro volte più degli italiani la propensione a delinquere e l'irregolare che ce l'ha ventotto volte, conviene fare più regolari possibili per diminuire la percentuale che delinquono.

La violenza telegenica

Scrive Ricolfi, vengono attribuite agli extracomunitari tutte le nefandezze e le nequizie, a cominciare dagli stupri, soltanto perché i giornali sono morbosamente attratti dal delitto – lui lo chiama - “la violenza interetnica”. Sono molto poco attratti dalle violenze intraetniche, quelle che avvengono all'interno della stessa etnia e a volte all'interno della stessa famiglia.
Voi sapete che secondo l'Istat circa i tre quarti delle violenze sessuali avvengono in famiglia a opera di padri, zii, suoceri, fidanzati, partner più o meno ufficiali e spesso non risulta nemmeno negli atti giudiziari perché la propensione a denunciare da parte delle vittime è bassissima.
Soprattutto se la violenza è avvenuta in famiglia, è più difficile denunciare un parente o un amico che non denunciare uno straniero.
Poi, naturalmente, ci sono dei calcoli su quali sono i tipi di reati più frequenti in questa o quella comunità straniera: ci sono quelli che lavorano di più di coltello, quelli che lavorano di kalashnikov, quelli che in base alle organizzazioni criminali che provengono dai loro Paesi si danno al traffico di droga, di armi, alle rapine.
Ci sono effettivamente queste differenze.
Per esempio, scrive Ricolfi, tra i romeni la propensione allo stupro è 17 volte più alta degli italiani ed è molto superiore a quella degli altri stranieri presenti in Italia.
Pare che i romeni abbiano questo “record” tra le comunità straniere presenti in Italia: non significa assolutamente che siano tutti stupratori, sappiamo che ci sono più stupratori fra i rumeni che non fra stranieri di altra provenienza.
Nelle rapine, per esempio, i rumeni hanno il doppio di propensione rispetto agli altri stranieri, nel furto addirittura il quadruplo. Sono invece ritenuti meno pericolosi per quanto riguarda gli omicidi, le lesioni: altre comunità sono considerate più propense al delitto di sangue.
Del resto ogni comunità ha le sue specialità: noi per esempio la corruzione, le bancarotte: la propensione dello straniero immigrato alla bancarotta è abbastanza bassa e anche quella della corruzione del testimone nel processo penale, reati nel quale, come avete saputo, eccelle il nostro Presidente del Consiglio e i nostri banchieri, a proposito della bancarotta.
E' importante quello che dice Ricolfi perché a un certo punto trae le conseguenze: “la qualità dell'immigrazione – ce lo siamo detto più volte al Passaparola – di fatto la decidiamo noi”.
Posto che gli immigrati continueranno ad immigrare e che non ci saranno grandi possibilità di arginare un fenomeno mondiale, di massa, epocale a meno che non si riesca a frenare il peggioramento della situazione dei continenti del terzo e quarto mondo causata anche dagli effetti della globalizzazione.
E' evidente che un fenomeno di massa non lo possiamo arrestare come singoli Paesi, quindi forse dovremmo cominciare a domandarci come disciplinarlo per migliorare la qualità di coloro che vengono e si fermano qua.

Italia: la Mecca del crimine

Infatti Ricolfi spiega quello che abbiamo detto spesso, l'ho sentito dire anche da Piercamillo Davigo l'altra sera a Ballarò: nessun Paese può adottare, rispetto al crimine, misure molto più severe di quelle dei Paesi vicini oppure molto meno severe. Nel primo caso esporterebbe criminalità e i vicini si incazzano, nel secondo caso importa criminalità e dovrebbe incazzarsi lui con se stesso per non essere un Paese considerato serio e severo nei confronti della criminalità.
E' chiaro che l'Italia – dice Ricolfi – con la lentezza dei processi causata da questa classe politica che ha tutto l'interesse a processi sempre più lenti, a prescrizioni sempre più facili e a impunità per le classi dirigenti, va a riverberarsi sulla qualità degli immigrati: se l'immigrato arriva, noi siamo l'avamposto dell'Europa sul mediterraneo, invece di andarsi a cercare un Paese dove sia più conveniente delinquere resta in Italia, perché non c'è un Paese più conveniente per chi vuole delinquere, in tutto il resto d'Europa. Non c'è un Paese dove per farti un processo impiegano quindici anni, dove c'è un indulto ogni tot, dove ci sono alternative infinite al carcere, indulgenze plenarie, sconti, attenuanti e prescrizioni.
Quindi, dice Ricolfi, siamo diventati la Mecca del crimine, “attiriamo ingenti minoranze criminali provenienti da un po' tutti i Paesi” e così facendo creiamo pure l'illusione prospettica dello straniero delinquente perché se gli stranieri sono tutti come quelli che, in una cera proporzione, vengono in Italia uno dice “ma sono proprio brutti!”.
In realtà non sono brutti, sono i peggiori fra gli stranieri quelli che si fermano, molto spesso, in Italia. Poi ci sono anche quelli che vogliono lavorare ma spesso non li vediamo perché sono costretti alla clandestinità: noi siamo l'unico Paese in Europa che fa ponti d'oro agli stranieri che vogliono delinquere, con i processi lenti e le leggi farraginose che non funzionano e le forze dell'ordine con le volanti senza il pieno e a cui non si riparano i guasti perché non ci sono i soldi, e dall'altro lato facciamo un mazzo così a quelli che vogliono venire a lavorare e che devono espiare un trattamento terrificante.
Tant'è che spesso per andare a lavorare si rivolgono a Paese più furbi che invece fanno ponti d'oro agli stranieri lavoratori e un mazzo così agli stranieri delinquenti.
Non è che lo straniero è più pericoloso dell'italiano perché è straniero: è la porzione di stranieri che vengono in Italia che è di qualità ancora peggiore rispetto alla porzione di stranieri che emigrano dai loro Paesi verso l'Europa.
Gli stranieri hanno un tasso di pericolosità x, quelli che emigrano hanno un tasso di pericolosità x per 3, per 4, per 5 perché sono i più poveri e derelitti. Gli stranieri che emigrano e rimangono in Italia hanno un tasso di pericolosità di x per 4, per 5, per 6... per il fattore “I”, il fattore Italia, che fa si che da noi si fermino quelli che percentualmente sono i più pericolosi per le ragioni che abbiamo detto prima.
Ma siccome non si possono distinguere ad occhio nudo quelli buoni da quelli cattivi, ecco il razzismo, la xenofobia, la diffidenza che dal nostro punto di vista li accomuna tutti.
Dice Ricolfi che l'unica cosa da fare sarebbe quella di rendere l'Italia un paradiso per gli stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali stranieri o italiani che siano.

I criminali e i colleghi al governo

Mettetevi nei panni di uno straniero che è entrato in Italia l'altro giorno, ha scoperto che hanno condannato il principale coimputato del Presidente del Consiglio, ha detto: “ah, perché il presidente del Consiglio è imputato? E di quale reato? Di avere corrotto un testimone perché mentisse sotto giuramento nei suoi processi. Ah però! In un Paese dove c'è un collega al governo, anche io che non ho mai pensato di fare fondi neri all'estero, fondi neri, corruzione di testimoni... pensavo di fare qualche scippo, di spacciare qualche canna, ho trovato il Paese giusto: c'è un collega molto più importante e pericoloso di me che mi governa. Potrà mai quel Paese chiedere a me un comportamento più legale di quello che ha tenuto il suo presidente del Consiglio?”
No, quindi si ferma qua e capisce che ha trovato il posto giusto.
Questa è la ragione per cui questo governo, come gli altri che lo hanno preceduto ma questo è l'apoteosi, non potrà mai darci una politica di sicurezza; allora, come ha detto Davigo, invece delle leggi per la sicurezza si fanno le leggi per la rassicurazione.
Cosa vuol dire? La legge per la sicurezza è quella che rende più sicuri i cittadini davvero e rende più sicuro che i criminali saranno puniti e a qualcuno gli fa pure passare la voglia. Le leggi per la rassicurazione convincono i cittadini che stanno diventando più sicuri ma in realtà non è vero, quindi li prende in giro: quando uno si rilassa e dice “siamo tutti più sicuri”, mentre è rilassato è più permeabile, ha meno difese nei confronti della criminalità.
In realtà le leggi sulla rassicurazione finiscono per diventare dei boomerang, cioè diventare criminogene non appena i criminali scoprono che quelle leggi non funzionano e sono finte.
Faccio due esempi.
Per rendere effettive le espulsioni bisognerebbe stipulare accordi con i Paesi di provenienza degli immigrati e poi dotarsi di strumenti purtroppo costosissimi, quindi spendere molti soldi pubblici per questo, che aiutano al più presto possibile a identificarli.
Il problema drammatico è che finché non si sa uno da dove viene davvero e come si chiama davvero, non ci sarà nessun Paese che se lo prende perché bisogna dimostrare che quel tizio viene da quel Paese, altrimenti non lo vogliono.
Bisognerebbe firmare, lo scriveva l'altro giorno mi pare il Prof. Grevi sul Corriere della Sera, quella convenzione internazionale che prevede in tutta Europa non solo le impronte ma le banche dati del DNA.
Se tutti i cittadini, italiani o stranieri, dessero l'impronta e il loro DNA, da quel momento il nome può cambiare finché si vuole ma il marchio genetico consente di identificare ciascuno, di avere una caratteristica che rimarrà per sempre.
Quando hai sul documento quella caratteristica, quello sei tu: la prima volta ti danno quel codice, la seconda se ti riprendono sei recidivo, si sa chi sei, dove ti si può mandare.
Invece no, noi non ratifichiamo queste convenzioni, non investiamo in queste tecnologie anzi stiamo abbandonando le intercettazioni, stiamo tornando all'età della pietra nelle investigazioni, e nello stesso tempo facciamo leggi sulla rassicurazione.
Ronde padane, pacchetto antistupri. Pensate che idea: hanno fatto un decreto per dire che non bisogna stuprare le ragazze, perché prima non si sapeva, era ambiguo. Sono arrivati loro e hanno messo proprio per legge che non si possono stuprare le donne, così vedrete che adesso non stupreranno più nessuno.
Questa è la rassicurazione, la sicurezza è quella roba la che costa.
Oppure per rassicurare la gente si dice: “la polizia li mette dentro e i giudici buonisti li mettono fuori”. Così in realtà si semina il panico nella gente: se la gente comincia a pensare che i magistrati come sport scarcerano gli stupratori, di chi si fiderà? Andremo in giro a spare da soli per le piazze e tutti saranno più insicuri perché bisognerà stare attenti non solo agli spari dei delinquenti ma anche di quelli che vanno a farsi giustizia da soli e che spesso si sparano nei coglioni quando cercano di tirar fuori la pistola dalla tasca e non ci riescono.
La sicurezza deve essere affidata a gente professionale non ai cialtroni.

Espulsioni impossibili

Quando uno sente parlare di espulsioni pensa che un immigrato quando viene sorpreso da clandestino venga preso per un orecchio, accompagnato alla frontiera o messo sull'aereo ed espulso.
In realtà non è così: quando un immigrato viene sorpreso senza i documenti gli si chiedono, lui non li ha, lo si porta all'identificazione che può durare anche dei mesi o in eterno. Se non riesci a individuare da dove arriva come fai ad identificarlo?
E dato che può restare nei CPT giustamente sono due mesi perché non ha commesso nessun reato e non puoi arrestare uno che non ha commesso nessun reato, ritorna nel circuito della clandestinità e spesso della criminalità, fino a quando lo riprendono.
Se invece riescono finalmente a individuarlo o lo scoprono la seconda volta dopo avergli già fatto un provvedimento di espulsione a cui non ha ottemperato, allora lo possono arrestare. Ma non esiste l'espulsione come ce la immaginiamo noi: prendono uno, non ha i documenti, lo accompagnano alla frontiera e via.
Cosa fanno, di solito? Gli fanno il foglio di via dopo averlo identificato, un foglio dove c'è scritto: “vai via”.
Quello non va via, e come fai a scoprire se è andato via o no? E' sparito... ha semplicemente cambiato quartiere o città.
La seconda volta gli dici: “ma ti avevo già detto di andare via, perché non l'hai fatto? E' reato non ottemperare al provvedimento di espulsione senza giustificato motivo”. A quel punto lui dice: “ma io un giustificato motivo ce l'ho: non ho i soldi per prendere l'aereo o il treno”.
Quando si faranno furbi e useranno tutti questo alibi faranno saltare anche la possibilità di condannare a pochi mesi per mancata ottemperanza dell'espulsione perché è uno stragiustificato motivo quello di non avere i soldi per non andare via. E' lo Stato che ti manda via che te li deve dare, è triste dirlo, è seccante ma è così.
In quale prefettura o questura ci sono i soldi sufficienti per pagare il biglietto di ritorno a tutte queste migliaia di persone che dovrebbero andarsene?
Non hanno manco i soldi per la benzina delle volanti, non possono neanche riparare le macchine, figuriamoci se possono pagare il viaggio a questi.
E' assolutamente ridicolo pensare di poter risolvere questo problema prolungando di qualche mese la permanenza nei CPT che sono poi dei lager dove stanno accatastati.
E se li tieni per due mesi è un conto, ma se li tieni per 18 mesi e non costruisci nuovi lager dove li metti quelli che invece di due mesi rimangono 18? Esplodono questi posti, con problemi di ordine pubblico: vedete che già a Lampedusa ne abbiamo un'anticipazione.
Non potendo rendere più seria la giustizia e non avendo soldi per rendere più seria l'azione dell'ordine pubblico, si butta del fumo negli occhi della gente come la stupidaggine delle scarcerazioni facili.

Meglio ammazzare che stuprare

Hanno letto sul giornale che un giorno un giudice ha mandato agli arresti domiciliari un ragazzo che si era consegnato e autoaccusato dello stupro di una ragazza alla festa di capodanno e hanno detto: “è una vergogna, li mettono ai domiciliari, non si può, lo stupratore deve stare in galera”e hanno fatto una legge per vietare i domiciliari a chi? Ai condannati per stupro?
No, non stiamo parlando dello stupratore condannato, che ovviamente deve essere giudicato al più presto possibile e portato in carcere e lasciato lì dentro il più a lungo possibile, su questo siamo tutti d'accordo.
Qui stiamo parlando di dove metterli prima del processo: gli arresti domiciliari come misura cautelare sono stati vietati da questo pacchetto sicurezza.
Per i reati di mafia e per lo stupro, non si possono più dare i domiciliari al sospettato. E' obbligatorio tenerlo in galera durante il processo. Tenete presente che è solo un sospettato, anche se ha confessato è solo un sospettato perché sarà uno stupratore solo quando sarà stato condannato in terzo grado. Allora facciamo i gradi di giudizio più in fretta possibile, diamo più mezzi, togliamo un grado di giudizio. No, non lo vogliono fare perché varrebbe per tutti, anche per se stessi.
Cosa fanno? Vietano di dare i domiciliari in custodia cautelare obbligando i giudici ad arrestare la persona anche se non ci sono le esigenze cautelari cioè, se il tizio non rischia di fuggire, ripetere il reato o inquinare le prove, anche se per scongiurare quei tre rischi basterebbe chiuderlo in casa durante il processo.
Tipico caso come quello di Capodanno: il ragazzo era completamente al sicuro, nessuno lo aveva riconosciuto, nessuno lo stava cercando, nessuno lo avrebbe mai accusato di quello stupro. C'è andato lui accompagnato dal padre a confessare, ha fornito ai giudici le prove contro se stesso, si è consegnato, si è dichiarato pentito. Il padre ha dimostrato che questi hanno non solo una casa ma anche una famiglia dove questo tizio può essere tenuto sotto chiave non essendo un maniaco sessuale ma il classico stronzo di buona famiglia che fa il maiale durante una festa per poi farsi bello con gli amici, la “bravata.
Domanda: lo mandi ai domiciliari? Certo, perché prima del processo non minaccia ne di ripetere il reato, né di inquinare le prove – le ha fornite lui – né di scappare – si è consegnato.
Questo dice la legge per tutti i reati, anche per l'omicidio. Classico caso della moglie che ammazza il marito che la picchia da anni: mica è una serial killer, può restare tranquillamente ai domiciliari durante il processo perché un altro marito non ce l'ha da ammazzare, quindi non può reiterare il reato; le prove come fa a inquinarle se l'hanno trovata col pugnale nella pancia del marito, anzi è stata lei ha chiamare i poliziotti? Come può scappare, dove scappa una donna in quelle condizioni?
Sono questi i casi in cui la legge prevede, giustamente, di ricorrere agli arresti domiciliari quando non è assolutamente necessario il carcere prima del processo.
E' chiaro che dopo il processo questa gente andrà in carcere, quando sarà stato condannata.
Invece no, hanno fatto una legge dove lo stupro è equiparato alla mafia, e uno può decidere se è giusta o non è giusta, l'hanno voluta i leghisti: uno fa una lista di reati per i quali è obbligatorio il carcere preventivo, può andare bene.
Domanda: quali reati ci hanno messo? Mafia e stupro. Voi direte: ci sarà anche l'omicidio, la strage. Come fai a mandare ai domiciliari gente che ha fatto una strage o un omicidio in un Paese dove è vietato dare i domiciliari a chi ha fatto uno stupro? Maggiore è la gravità dell'atto e maggiore deve essere la sanzione, anche di tipo preventivo.
No, sono talmente furbi – stiamo parlando della Lega, avete presente le facce di questi giureconsulti – che hanno deciso che per lo stupro arresti domiciliari no, carcere obbligatorio; per gli indagati di omicidio e strage invece si possono dare ancora gli arresti domiciliari. Pensate che astuzia, così d'ora in poi lo stupratore saprà che se si limita a violentare la ragazza finisce in galera dritto e filato obbligatoriamente e lo processano dal carcere, se invece la ragazza oltre a stuprarla la elimina anche fisicamente o fa saltare l'intero quartiere con una bomba per cancellare anche le ultime tracce, in quel caso ha ancora speranza di ottenere gli arresti domiciliari.
E' una legge criminogena perché rende più conveniente per lo stupratore anche l'eliminazione fisica della vittima.
Pensate in che mani è la nostra sicurezza. Passate parola."

_ _ _ _ _

Riflettete, siamo in mano a dei criminali.
Non smettete MAI di parlare, spiegare, informare, ne va del nostro presente e futuro.

giovedì 19 febbraio 2009

La crisi del PD - uno spunto

Anche oggi accolgo le parole di Marco Travaglio: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
Eccole:

Nessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.

Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.

Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.

Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte, in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.

A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

mercoledì 18 febbraio 2009

Tentato Omicidio dei Blog: pure la Carlucci....

Leggete qui: http://italianspot.wordpress.com/

Al momento è un progetto di legge, il nr. 2195, dell’onorevole Gabriella Carlucci (PDL) regolarmente depositato alla Camera dei Deputati l’11 febbraio scorso ed intende “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” delegando al Governo “l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Si vorrebbe che ogni testo postato online potesse venire ricondotto ad un cittadino della rete, vietando di fatto la possibilità di esprimersi in maniera anonima.

Il testo della legge dell’on. Carlucci che ha presentato e che potete leggere cliccando qui, in particolare introdurrebbe il divieto di “effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”. Inoltre la legge estenderebbe la responsabilità di eventuali reati, danni o violazioni amministrative commessi da internauti anonimi anche ai “soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili questi comportamenti (leggasi gli internet service provider e fornitori di accesso e contenuti e social network). Si passa poi ai reati di diffamazione: “si applicano a internet, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa”.

Dopo l’art.50-bis del “pacchetto sicurezza”, dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale, il Governo Berlusconi accelera l’oscuramento di internet in Italia.

La logica è semplice, se non riusciamo a controllare internet che è l’unico strumento informativo ancora libero dove le notizie non possono essere censurate, tanto meglio dotarsi di norme che di fatto impedirebbero ai cittadini di esprimersi e trovare quelle notizie che noi facciamo sparire.

Ragazzi la situazione è davvero drammatica, ci hanno rubato il futuro e adesso vogliono rubarci anche il presente. Se vanno in porto questi provvedimenti nel silenzio generale perché i media sono occupati con le notizie di “distrazione di massa”, ci ritroveremo da un giorno all’altro come in Cina o in Birmania ad usare internet solo per leggere i comunicati del Governo. E per sapere cosa succede nel mondo torneremo ad usare la parabola per la tv via satellite, sempre che Berlusconi non si inventi qualche altra cosa visto che lui la tv satellitare non ce l’ha e non ci può guadagnare sopra. Ditelo a tutti, postate a tutti queste notizie.

La rete si deve ribellare!

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Che dire: le solite scuse per uccidere anche in rete la Libertà di Manifestare il Pensiero, tutelata dalla Costutuzione all'art. 21 [Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.]

Fate girare....

martedì 17 febbraio 2009

Mills condannato, Berlusconi impunito: il Lodo Alfano funziona

Ecco la notizia del momento, vi lascio un link, fra i tanti che la riportano:

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/mills-condannato/mills-condannato.html

Il Tribunale di Milano ha condannato l'avvocato per un bonifico di 600mila dollari
La tesi dei pm, accolta dalla corte, è che servirono a evitare due condanne a Berlusconi, al legale inglese 4 anni e 6 mesi

MILANO - L'avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal Tribunale di Milano. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi.

Successivamente, nel corso del dibattimento, Mills aveva poi parzialmente ritrattato quella versione cercando di discolpare il presidente del Consiglio. Il premier era in un primo momento imputato insieme all'avvocato, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all'approvazione del "Lodo Alfano" sull'impunità delle massime cariche dello Stato da parte del Parlamento, norma attualmente al vaglio della Corte Costituzionale. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato). I giudici hanno inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la testimonianza di Benjamin Marrache, uno dei testimoni nel processo.

Anche se Berlusconi è al momento fuori dal processo, la sentenza di oggi getta comunque un'ombra pesante anche sul suo comportamento. Secondo il Tribunale, i 600mila dollari bonificati a Mills dalla Fininvest del '98 sono serviti infatti a corrompere il legale inglese per testimoniare il falso - così come sostenuto dalla Pubblica accusa - in due processi che vedevano imputato l'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian).

Commentando la condanna, la difesa dell'avvocato Mills ha lamentato che la presenza di Silvio Berlusconi come coimputato nel processo milanese ha impedito al collegio di giudici presieduto da Nicoletta Gandus un'attenta valutazione dei fatti. "E' un processo - ha commentato polemicamente l'avvocato Federico Cecconi - che senza l'ombra dell'altro soggetto coimputato sarebbe stato esaminato in modo più sereno". L'imputato ha limitato invece a definirsi "molto deluso".

_ _ _ _ _

Un'altra toga rossa? Ma credete ancora a questa invenzione delle toghe rosse?

Come vedete il Lodo Alfano funziona bene: il premier rimane impunito.
Del resto lo sappiamo: una delle tre più alte cariche dello Stato può delinquere liberamente, ma rimane impunita.

Sappiamo che il Lodo Alfano è una vergogna, non è più facile non commettere i reati piuttosto che far approvare in fretta e furia disposizioni anticostituzionali da un Parlamento che non esiste più?

lunedì 16 febbraio 2009

Marco Travaglio oggi - La legge della Cosca

Ciao,
ospito anche oggi la rubrica settimanale Passaparola di Marco Travaglio.
FATE GIRARE, ovviamente.



Sommario della puntata:
Le leggi “ad sistemam”
Il rubinetto chiuso delle indagini
Controllarne 100 per educarne 2000
Magistrati nell'ombra
La norma in prestito dalla P2
La censura per magistrati e informazione

Testo:

"Buongiorno a tutti.
Partiamo da qua: dalla relazione della Corte dei Conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa che, se siete interessati, potete trovare sul sito cortedeiconti.it.
E' una relazione agghiacciante per quanto riguarda il sistema della corruzione in Italia e per quanto riguarda gli sperperi del denaro pubblico nei settori delle consulenze, della sanità, dei rifiuti.
Si parla di enormi quantità di denaro pubblico che se ne vanno: noi continuiamo a pompare i soldi delle nostre tasse dentro un acquedotto bucato, pieno di buchi, una specie di groviera e i soldi escono a tutti i livelli senza arrivare quasi mai a destinazione.
Se voi leggete questo rapporto e poi leggete di che parlano i giornali e i politici, vi rendete conto del perché questo acquedotto, se non si cambiano radicalmente le cose, è destinato a perdere sempre più acqua e noi siamo destinati a non vedere più alcun risultato rispetto agli enormi sforzi che siamo chiamati a fare contribuendo alle spese di uno Stato che ormai non esiste più.
Perché i giornali, preso atto di quello che dice la Corte dei Conti, dovrebbero, in un paese normale e serio, registrare dichiarazioni allarmatissime dei politici e del governo ma soprattutto dell'opposizione con delle proposte concrete per tamponare questa enorme emorragia di soldi pubblici che fa dell'Italia il Paese più corrotto dell'Occidente, come ha detto anche l'ambasciatore americano Spogli lasciando l'Italia - “Paese corrotto” -, come dicono tutte le ricerche internazionali, come dice un grande giornale tedesco in questi giorni che ha definito l'Italia “stivale putrido”.
Invece, non c'è traccia anche di un minimo tentativo di rimediare a questa drammatica denuncia della Corte dei Conti, anzi si sta lavorando per praticare altri fori e voragini nell'acquedotto dei soldi nostri.
Soprattutto, si sta lavorando per cercare di impedire in tutti i modi che le forze dell'ordine e la magistratura riescano a scoprire chi pratica questi fori e chi succhia i nostri soldi dalla conduttura.

Le leggi “ad sistemam”

Qualche anno fa si parlava di leggi ad personam, si facevano le leggi ad personam e la definizione era tecnicamente perfetta, perché le leggi fatte nella legislatura 2001-2006 dal secondo governo Berlusconi erano tutte per risparmiare i processi al presidente del Consiglio e ai suoi complici.
In questa legislatura di leggi ad personam abbiamo visto il lodo Alfano – e speriamo che sia presto spazzato via essendo una porcheria incostituzionale – ma quello che stanno preparando in Parlamento con una miriade di provvedimenti, che sembrano scollegati e improvvisati, non ha più niente a che fare con la logica delle leggi ad personam.
Queste sono leggi ad sistemam, se così si può dire: sono leggi molto organiche che non puntano più a salvare Tizio o Caio dai processi ma puntano a salvare l'intero establishment, l'intera Casta... diciamo l'intera cosca, chiamiamola con il suo nome perché ormai risponde a leggi che non sono più quelle che vengono imposte a noi, quindi è una gigantesca cosca politico-finanziaria, con i finanzieri al volante e i politici a rimorchio.
E' un disegno estremamente organico e pericoloso e se voi ci fate caso – io quale esempio lo farò – è un disegno che sistema tutto, proprio nei minimi particolari, anche negli angoli, anche se non c'è un disegno di legge organico: una norma la trovate nella legge sulle intercettazioni, un'altra nel pacchetto sicurezza, un'altra nella legge sulla giustizia, altre sono già passate e non ce ne siamo neanche accorti.
Proviamo a vedere questo disegno organico che, ripeto, soddisfa ogni esigenza dei settori più putribondi della cosca.
Intanto il punto di partenza: quando un'indagine parte, quando uno di questi reati che la Corte dei Conti denuncia: un miliardo e settecento milioni all'anno di citazioni per danni erariali.
Voi capite che stiamo parlando di quasi due miliardi di euro di danni erariali scoperti, quindi immaginate quanti sono quelli da scoprire.
Chi segue il blog di Beppe Grillo sa bene, grazie a giornalisti come Ferruccio Sansa e come Menduni, lo scandalo dei gestori di slot machines che devono allo Stato una barcata di soldi che lo Stato non è riuscito o non ha voluto incassare. Stiamo parlando di quello.
Quando si scoprono questi tipi di reati? Quando le forze di Polizia mettono le mani su uno di questi scandali o, più probabilmente trattandosi di personaggi potenti legati alla politica, quando il magistrato decide di sua iniziativa di aprire l'indagine.

Il rubinetto chiuso delle indagini.

Ora, l'abbiamo già raccontato nelle scorse settimane, il magistrato di sua iniziativa non potrà più avviare nessuna indagine: il disegno del governo prevede che le indagini si possano avviare soltanto quando le forze di Polizia le attivano. Dato che le forze di Polizia dipendono dal governo nessun poliziotto spontaneamente, salvo sia un suicida o kamikaze, si prenderà più la responsabilità e la briga di avviare un'indagine su un suo superiore, collega o politico da cui dipende la sua carriera.
Si inserisce un filtro nel rubinetto per bloccare alla fonte certi tipi di indagine e non farle più arrivare a valle sul tavolo del magistrato e poi del giudice che giudica. Tutto rimane com'è, tutti rimangono indipendenti, sia il PM, sia il GIP, sia il giudice, la Corte d'appello, la Cassazione ma tanto della loro indipendenza non se ne fanno più niente perché a monte il rubinetto ha filtrato fin dalla partenza, in modo che certe indagini sui colletti bianchi non partano più.
Questo è il primo punto.
C'è però il caso che qualche poliziotto, carabiniere, finanziere, vigile urbano, tutti quelli che possono fare l'ufficiale di Polizia giudiziaria, si imbatta in un reato e decida di non nasconderlo, di denunciarlo, di fare delle indagini a suo rischio e pericolo, coraggiosamente.
Siamo un Paese dove bisogna essere coraggiosi per fare il proprio dovere ma ci sono ancora tante persone coraggiose che fanno il proprio dovere. Negli altri Paesi ci vuole coraggio per fare i delinquenti, in Italia ci vuole coraggio per restare persone perbene ma ne abbiamo ancora, per fortuna, spesso anche nelle forze dell'ordine.
Come fare a evitare che questi onesti funzionari e servitori dello Stato portino a termine il loro lavoro? Oggi è difficile, oggi bisogna trasferirli oppure promuoverli in altra sede per mandarli via: promuoveatur ut amoveatur.
E' capitato a De Magistris: aveva un ottimo capitano dei Carabinieri, Zaccheo, e per mandarlo via hanno dovuto prima mandare via De Magistris, perché occorre il visto del magistrato per poter traferire un ufficiale di Polizia giudiziaria. Se il magistrato dice no, l'ufficiale rimane.
Anni fa si era scoperto, ascoltando mafiosi che parlavano tra di loro con le intercettazioni telefoniche a Trapani, che questi prevedevano entro poco tempo il trasferimento del capo della Mobile di Trapani, un grande poliziotto, si chiama Linares.
Contavano i giorni per il trasferimento di questo, che era diventato la loro bestia nera.
I magistrati, ascoltando i mafiosi, scoprono che i politici vogliono trasferire Linares e allora fanno un bel parere negativo in modo che non venga spostato, e Linares non viene spostato.
Stanno provvedendo a questo. Come? C'è uno degli articoli della legge sulla giustizia in discussione in Parlamento che prevede che si possano trasferire gli ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria senza più il visto, il parere vincolante del magistrato.
Il magistrato dice “li voglio qua” e il governo li può trasferire lo stesso.
Risolto il problema, quindi.
Si crea un sistema per cui la Polizia non è più invogliata a portare certe notizie di reato sul potere, se poi qualche poliziotto, carabiniere o finanziere lo fa lo stesso lo si manda via e il magistrato non può più impedirlo.
Terzo: ci possono essere delle indagini nate come si vuole, gestite da un pubblico ministero giovane, uno dei tanti sostituti procuratori che costituiscono l'ossatura della magistratura in Italia.
Sono giovani, entusiasti, hanno studiato la Costituzione da poco, ci hanno creduto nella Costituzione, pensano che la legge sia uguale per tutti, conducono indagini e arrivano magari a risultati importanti.
Bene, per fare qualunque cosa dovranno ottenere il visto del loro procuratore capo: per chiedere un'intercettazione, un arresto, un rinvio a giudizio.

Controllarne 100 per educarne 2000

Una volta, fino a due anni fa prima che ci toccasse la disgrazia di Mastella ministro della giustizia e prima ancora di Castelli ministro della giustizia, l'azione penale era nelle mani di ogni singolo sostituto procuratore.
Sono circa duemila: se uno apre un'indagine il suo capo non gli poteva fare niente. L'indagine non era delega dal capo al sostituto, era il sostituto titolare di quell'indagine e nessuno gliela poteva portare via, a meno che non ci fossero gravi motivi che però il suo capo doveva andare a giustificare davanti al Consiglio Superiore.
Hanno fatto la riforma dell'ordinamento giudiziario, l'ha fatta Castelli, l'ha rimaneggiata Mastella: i responsabili dell'azione penale sono diventati i capi delle procure, che sono pochissimi, circa 150.
Controllare 150 persone o una parte di essi è molto più facile che non controllare 1500-2000 pubblici ministeri.
I capi sono più anziani, stanno stare al mondo, sono gente in carriera e magari prima di chiedere l'arresto di qualcuno o l'intercettazione di qualcuno ci pensano due volte, mentre un sostituto procuratore molto spesso certi calcoli non li fa, bada soltanto al fatto che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Questo è stato il primo filtro, adesso abbiamo l'altro: il visto per qualunque provvedimento. Il sostituto deve continuamente andare dal suo capo e sperare che stia dalla sua parte; quante volte, in questi anni, abbiamo visto che i capi degli uffici stanno contro il magistrato e spesso stanno d'accordo con gli indagati, vedi quello che succedeva a Catanzaro con il povero De Magistris.
Questo segherà alla base un'altra serie innumerevole di possibilità di arrivare a risultati concreti perché voi sapete che, molto spesso, un'indagine va bene, spedita, fa il salto di qualità se si fanno le intercettazioni o se si arresta una persona, che quindi è più invogliata a collaborare con la giustizia che non se la lascia in libertà. Quando uno è in carcere ha tutto l'interesse a far venire meno le ragioni che l'hanno portato in carcere, quindi spesso comincia a collaborare perché così elimina alla radice il pericolo di inquinamento delle prove o il pericolo di ripetizione del reato che stanno alla base della sua carcerazione.

Magistrati nell'ombra

Un'altra norma che stanno predisponendo, questo per dirvi quanto sono precisi e certosini e chirurgici questa volta, proibisce ai giornalisti di nominare il magistrato che fa le indagini.
Voi direte: sono pazzi. Sarà una vendetta nei confronti dei magistrati per evitare che si mettano in mostra, per evitare i malati di protagonismo.
Assolutamente no, è una norma perfetta nel disegno che dicevamo: se il magistrato viene sabotato dai suoi capi o viene perseguitato dai politici – interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali – o viene boicottato dai suoi colleghi, o viene isolato, chiamato o trasferito dal Consiglio Superiore su richiesta magari del ministro come è avvenuto per i tre PM di Salerno che avevano avuto il torto di perquisire il palagiustizia o il malagiustizia di Catanzaro, oggi i cittadini lo vengono a sapere.
C'è ancora qualcuno che le racconta, queste storie: quante volte ne abbiamo parlato nel passaparola, nei blog, nei giornali dove io scrivo.
Bene, non potremo più nominare, quindi voi non potrete più sentir nominare, i magistrati che fanno questa o quella indagine. Perché? Perché se uno non può più fare il nome del magistrato – chi fa il nome del magistrato, cioè il giornalista che dice “l'indagine tal dei tali è seguita da tal magistrato” facendo un'opera di informazione – se il magistrato lavora bene sappiamo come si chiama uno che lavora bene, se il magistrato lavora male, fa degli errori, delle cazzate, sappiamo che lavora male.
E' informazione.
Il magistrato non potrà più essere nominato e se verrà nominato il giornalista che lo nomina rischia la galera fino a tre mesi o la multa fino a 10.000 euro. Per avere detto il nome di un magistrato vero che sta seguendo un'inchiesta vera. Galera per tre mesi e multa fino a 10.000 euro.
Voi capite che siamo alla paranoia o c'è qualcosa. C'è qualcosa.
C'è che se io non posso più dirvi che la tale indagine la sta facendo il magistrato Tizio, quando poi magari gliela levano o quando mandano via Tizio voi non sapete nemmeno chi era Tizio e io non ve lo posso dire, perché non posso mai fare il suo nome collegato alla sua indagine.
I magistrati diventeranno tutti uguali, il che significa che quelli incapaci, venduti, cialtroni, pelandroni, pavidi godranno dell'anonimato e potranno continuare a fare le loro porcherie lontano da occhi e orecchi indiscreti, e quelli bravi che per esse bravi, coraggiosi, efficienti, competenti vengono perseguitati non potranno più essere difesi.
Che ruolo può svolgere la stampa nel controllare i magistrati se per la stampa i magistrati sono tutti uguali? Sono 10.000, come fanno a essere tutti uguali?
Pensate a che cosa ha voluto dire negli anni Ottanta la campagna della stampa perbene contro il giudice Carnevale: diventò “l'ammazza sentenze” nell'immaginario collettivo perché ogni volta che gli arrivava un processo di mafia, soprattutto quelli istruiti a Palermo con tanta fatica da Falcone e Borsellino, annullava le condanne e rimandava indietro e si ricominciava da capo.
Alla fine, a furia di parlarne in articoli, libri, eccetera, prese la vergogna alla Cassazione e istituirono quel criterio di rotazione per cui non fu sempre e soltanto lui a presiedere i collegi dei processi di mafia. E non a caso, quando arrivò il maxiprocesso al gennaio del 1992, un altro presidente guidò quel collegio a posto di Carnevale e guarda caso proprio quella volta le condanne dei mafiosi furono confermate in via definitiva.
Perché non si può dire “la Cassazione ha annullato” ma “il collegio presieduto dal solito Carnevale ha annullato”, così chi di dovere se ne occupa, quando si comincia a vedere che uno si comporta sempre nello stesso modo nei confronti dei processi di mafia.
Allo stesso modo, quante volte i magistrati che rischiavano di essere cacciati non per i loro errori ma per i loro meriti – pensate a tutti i procedimenti disciplinari che hanno subito quelli di Mani Pulite, quelli di Palermo, o che continuano a subire magistrati meno importanti – la stampa interviene, segnala nome e cognome, spiega cosa sta succedendo e la gente capisce e magari ogni tanto qualcuno provvede anche nel senso giusto.
Noi non potremo più raccontare quando un magistrato subisce un torto per i suoi meriti e viene magari scippato della sua inchiesta o trasferito per punire, ripeto, i suoi successi e non i suoi demeriti.

La norma in prestito dalla P2

Sapete chi aveva inventato questa regola? Licio Gelli. Il Piano di Rinascita Democratica è stato scritto nel 1976, stiamo parlando di un documento di 33 anni fa: già Gelli aveva capito che i suoi giudici amici era bene se poteva lavorare senza volto e senza nome, perché facevano delle tali porcate e insabbiamenti che era bene che nessuno uscisse allo scoperto altrimenti la denuncia avrebbe provocato delle sanzioni e li avrebbero mandati via.
Invece, c'erano quelle teste calde che facevano le indagini sulle stragi, sulle prime tangentopoli, sui poteri occulti: quelli, se la gente li sentiva nominare, diventavano subito molto popolari e quindi avrebbero avuto uno scudo a protezione della loro attività proprio per grazia della loro reputazione, della loro faccia, della loro professionalità.
Senza contare che i delinquenti di grosso calibro collaborano molto più volentieri con magistrati di cui si fidano: Buscetta voleva parlare con Falcone, mica con altri; Mutolo voleva parlare con Borsellino, mica con altri; i tangentari a Milano facevano la fila fuori dell'ufficio di Di Pietro, non di altri. Erano magistrati riconoscibili, celebri per la loro capacità, anche famosi se volete, e quindi il criminale che è un uomo di potere sente che può fidarsi di un qualcuno che dall'altra parte rappresenta il potere buono, ha le spalle larghe, sarà difficile sradicarlo, quindi è persona della quale si può tenere conto e farne un punto di riferimento.
Gelli aveva scritto che “occorreva per decreto una serie di norme urgenti per riformare la giustizia” e la seconda che aveva inserito in ordine di importanza era il “divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari”.
Gelli non era un cialtrone, Gelli e chi per lui – perché il Piano di Rinascita fu scritto da Gelli con i suoi consulenti sempre rimasti nell'ombra – aveva capito esattamente che questo del silenzio sui nomi dei magistrati era fondamentale per garantire un Paese dove formalmente la legge è uguale per tutti ma sotto sotto ci sono gli amici che sistemano le cose per gli amici degli amici.

La censura per magistrati e informazione

Altra norma: qual è una possibilità per un magistrato di difendersi? Quella di parlare, di raccontare non le sue indagini ma di denunciare quello che gli stanno facendo.
Pensate la famosissima intervista di Borsellino a Lodato e Bolzoni, ai tempi Unità e Repubblica, che denunciava lo smantellamento del pool antimafia alla fine degli anni Ottanta con l'arrivo di Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo al posto del favoritissimo Falcone.
Borsellino disse: “stanno smembrando il pool antimafia”, quindi il magistrato ha enormi possibilità, quando è un uomo di prestigio, riconosciuto, di denunciare qualcosa che non va.
Bene, adesso c'è una serie infinita di limiti alle esternazioni dei magistrati: se i magistrati parlano senza parlare delle loro indagini, come è avvenuto per Forleo e De Magistris, li mandano via lo stesso con delle scuse.
Se parlano di una loro indagine, senza rivelare dei segreti ma dando ai cittadini informazioni di cui hanno bisogno, l'indagine gli viene tolta. Questa è una norma che sta nella legge sulle intercettazioni. Pensate, arrestano il branco che ha incendiato quell'immigrato indiano vicino Roma, arrestano gli stupratori, i presunti stupratori o quelli che hanno confessato stupri come quelli degli ultimi giorni: di solito il magistrato e le forze di Polizia fanno una conferenza stampa dove danno ai giornali e alla cittadinanza informazioni. “State tranquilli, li abbiamo presi, le prove sono queste, hanno confessato, abbiamo trovato l'arma del delitto”.
No, non potrà più fare: se il magistrato dice una parola anche per dare due o tre elementi di informazione all'opinione pubblica immediatamente perde l'inchiesta, che finisce ad un altro che deve ricominciare daccapo.
Se poi l'imputato eccepisce su questa cosa nei confronti del suo pubblico ministero non all'inizio ma durante il processo, ovviamente il PM deve andarsene e deve arrivarne un altro che non ha mai seguito quell'inchiesta e che quindi deve ricominciare tutto daccapo.
Così i magistrati avranno paura anche soltanto a dire come si chiamano, declineranno il numero di matricola come i militari prigionieri in certi film.
Infine, abbiamo la legge – ma già la conoscete perché ne parliamo dai tempi della legge Mastella – che dentro alla normativa sulle intercettazioni proibisce ai giornalisti di raccontare le indagini in corso.
Se passa questa legge, non potremo più raccontarvi che hanno arrestato gli stupratori di quel caso e di quell'altro caso, non vi potremo più raccontare che hanno arrestato il branco che ha bruciato quell'immigrato, non vi potremo più raccontare che Tizio, Caio, Sempronio sono stati presi, indagati o perquisiti, o hanno subito dei sequestri.
Non potremo riportare le intercettazioni per spiegare come mai è finito in galera l'imprenditore delle cliniche Angelucci, il governatore Del Turco, i politici arrestati a Napoli insieme a Romeo.
Casi di cronaca normali come anche casi di delitti dei colletti bianchi noi non potremo più dire nulla sulle indagini in corso se non “arrestato un tizio”. Se dico che hanno arrestato un tizio posso dire che l'hanno arrestato per stupro, se dico che hanno arrestato uno per stupro non posso più dire il suo nome. O dico il reato o il nome di chi è accusato di averlo commesso, insomma non avrò più la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede.
Così quando arresteranno un vostro vicino di casa per pedofilia, voi potrete sapere che è stato arrestato per pedofilia soltanto cinque o sei anni dopo, quando inizierà il processo.
Voi capite che cambia la vita di una famiglia sapere che il vicino di casa è sospettato di pedofilia o non saperlo, perché per cinque anni si sta attenti dove vanno i bambini quando si gira lo sguardo dall'altra parte, se lo si sa.
Se non lo si sa non si sta attenti, ma naturalmente quando poi avremo casi di pedofilia, stupro o altro dovuti al fatto che la gente non ha preso le precauzioni perché non è stata adeguatamente informata, allora poi sapremo con chi dovremo prendercela.
Ricordiamocelo e passiamo parola. Buona giornata."

sabato 14 febbraio 2009

Di Pietro, Travaglio, l'Informazione castrata e il matrimonio PD-PDL

Anche oggi interessantissimi spunti dalla rete.

Iniziamo dal blog di Antonio Di Pietro (http://www.antoniodipietro.it/), dove si vede come le sue parole su Napolitano siano state pilotate per diffamarlo, giovando così in primis al partituncolo di Sua Emittenza, ma anche al PD, geloso di come Di Pietro sia l'unico ad interpretare le istanze di legalità, onestà (e non solo) portate avanti dall'IDV.
Ecco il testo:

"Il 29 gennaio le prime pagine dei giornali ed i Tg mi processavano per direttissima per vilipendio al Capo dello Stato. L’oggetto della vergogna: le mie parole in Piazza Farnese. Oreste Dominioni, presidente dell’Unione Camere penali e avvocato della famiglia Berlusconi (e Dell’Utri), sanciva formalmente tale gogna mediatica con una denuncia alla Procura della Repubblica.

Ieri, 13 febbraio, il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Giancarlo Amato si pronunciavano sulle mie critiche al Capo dello Stato, inquadrandole “nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che e' consentito anche nei confronti delle piu' alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato” e ancora “da qui la ritenuta impossibilita' di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313 primo comma c.p. nei confronti dell'indagato". Tradotto, le accuse nei miei confronti erano solo un atto di denigrazione.

Nel provvedimento i magistrati riportano i resoconti di alcuni articoli di stampa, da cui si evinceva un riferimento effettivamente offensivo nei confronti del presidente della Repubblica, ma, dalla lettura di altri resoconti apparsi su Internet, il senso delle mie dichiarazioni scrivono "appariva completamente diverso. Impressione che ha trovato sicura conferma attraverso la visione e l'ascolto della registrazione audiovisiva completa dell'intervento”.

Insomma, Internet ha detto la verità, la stampa ha mentito.I politici che mi hanno accusato pure.

Sempre nella giornata di ieri il senatore D’Alia, autore dell’emendamento “oscura informazione in internet”, replicava il mio articolo “Internet in Italia: come Cina e Birmania” concludendo con: ” La nostra - (di chi senatore? La sua e del governo?) - norma, insomma, non fa chiudere nè Facebook, nè YouTube, nè qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro”. D’Alia ed i suoi suggeritori non sanno nemmeno cosa sia internet, è evidente.

Questi due episodi dimostrano una duplice teoria: di informazione libera in Italia è rimasta solo quella della Rete, e l’intento di questa classe politica è metterla sotto controllo insieme alla giustizia per evitare che trovino spazio le sue voci libere.

La prova?

Oggi le prime pagine dei giornali dovrebbero dedicare lo stesso spazio che impegnarono per diffamarmi dopo Piazza Farnese alla notizia dell’archiviazione, piuttosto che contare il numero degli intercettati nell’archivio Genchi a suffragio del bavaglio alle intercettazioni che governo e opposizione compiacente si apprestano a varare. Così non è, ed il teorema è confermato.

Postato da Antonio Di Pietro"
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Proseguiamo poi con una amara riflessione di Marco Travaglio (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/) su come il Diritto di Cronaca sta venendo assassinato per mano del PDL con l'approvazione del PD.
Ecco il testo:

"Il Parlamento sta allegramente abolendo il diritto di cronaca. I giornalisti non potranno più pubblicare, nemmeno in maniera «parziale o per riassunto o nel relativo contenuto, atti di indagine preliminare, nonché quanto acquisito al fascicolo del pm o del difensore, anche se non sussiste più il segreto» fino al processo, che di solito inizia 4-5 anni dopo le indagini. Se lo fanno, rischiano l’arresto fino a 1 anno o una multa fino a 10 mila euro. Con questa porcata, non sapremmo ancora nulla del perché degli arresti di politici napoletani nello scandalo Romeo, del governatore Del Turco, del sindaco D’Alfonso, di Angelucci, ma anche dei giovinastri che hanno stuprato ragazze e incendiato immigrati a Roma e dintorni (per citare gli ultimi fatti). Niente di niente: né le tesi dell’accusa, né quelle della difesa. Così, se ci sono errori giudiziari, la stampa non potrà più svolgere la sua funzione di controllo. E, se ci sono prove schiaccianti di condotte scorrette di personaggi pubblici, non si potrà mandarli subito fuori dai piedi (come si fece con Fazio, Fiorani, Moggi, Saccà). Bruno Vespa esulta: «Ho sempre usato intercettazioni di vicende giunte a dibattimento». Balle: un mese fa dedicò un intero Porta a Porta alle telefonate del caso Romeo. Ma sentite quest’altra, che è strepitosa: «Bisogna evitare di processare le persone in tv prima che lo facciano i giudici». A parte i processi di Cogne, Erba, Rignano Flaminio, Garlasco e Perugia, celebrati e ricelebrati in anteprima a Porta a Porta, l’insetto ha ragione: lui, prima del processo, processa direttamente i giudici."
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Infine un video, questo:



Sono le parole di Marco Travaglio in una delle rare occasioni in cui è ospitato in televisione.
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Ormai PD e PDL sono una cosa unica. Un'unica grande maggioranza divisa in due settori: quello che decide (il PDL) e quello che finge di adirarsi (il PD).

L'Italia è quasi spacciata: l'unico partito che fa opposizione, l'Italia dei Valori, è perennemente sotto attacco diffamatorio da stampa e tv non solo del Regime, ma anche da parte della inesistente opposizione.

Io domani VOTO SORU, e cerco col mio voto a lui e all'Italia dei Valori di salvare almeno la Sardegna dall'ennesimo servo del Regime, che ora si chiama Cappellacci.

FATE GIRARE

giovedì 12 febbraio 2009

Manovre di Regime

Ancora ciao.
Pubblico due testi, uno di Travaglio e l'altro di Di Pietro.
Nel primo il giornalista mette alla berlina ciò che il Governo sta facendo mentre tutti sono pilotati a versare lacrime sul caso Englaro: approva una disposizione anticostituzionale, che salverà il premier da un processo: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/.
Nel secondo l'Onorevole mette alla berlina davanti alla Comunità Europea a Bruxelles le ripetute violazioni della Costituzione da parte del Governo, che corre rapido verso il Regime dittatoriale che neanche il Comunismo in Cina ha realizzato: http://www.antoniodipietro.it/.

Nel frattempo si sta dando la mazzata alla libera manifestazione del pensiero in rete, con altre disposizioni di stampo antilibertario: corriamo verso la rovina.

Ecco i testi:

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Lui fa sempre così: impone un tema a tutti i giornali e tg per nascondere qualcosa di losco. Stavolta ha usato il corpicino di E.E. mentre si metteva al riparo dal processo Mills. Occhio alle date. Il 6 febbraio la Corte costituzionale stabilisce che le sentenze definitive «valgono» come prova nei processi in corso. Il 7 febbraio il governo infila nel ddl Alfano-Ghedini sulla giustizia un codicillo che dice il contrario: salvo che nei processi di mafia e terrorismo, le sentenze definitive non valgono più. Ciò che ha accertato irrevocabilmente la Cassazione dev’essere ridimostrato ogni volta, richiamando tutti i testi già sentiti nel processo chiuso. Norma incostituzionale (cancella una sentenza della Consulta) che, per giunta, allunga i tempi dei processi. Indovinate un po’ chi si avvantaggerà di questo cavillo da azzeccagarbugli? Ma l’imputato Berlusconi, naturalmente, se e quando tornerà in tribunale per corruzione del testimone Mills. Fra sette giorni il processo a carico di Mills arriverà a sentenza. Supponiamo che sia di condanna e che venga confermata in appello e in Cassazione: i giudici avrebbero in mano un giudicato definitivo su Mills corrotto da Berlusconi. Giudicare Berlusconi per aver corrotto Mills sarebbe un gioco da ragazzi, senza richiamare decine di testi. Di qui il provvidenziale salva-Silvio. Lui chiedeva di rimettere il sondino a E.E. e intanto lo staccava ai giudici. L’altro giorno, a Torino, due tizi hanno rapinato una banca mascherati da Berlusconi e Dell’Utri. Sulle prime il cassiere era terrorizzato. Poi ha capito che erano solo maschere.
Marco Travaglio

Oggi a Bruxelles ho partecipato ad un seminario sulla giustizia organizzato dal gruppo liberaldemocratico ed ho illustrato in una conferenza stampa le linee guida dell’Italia dei Valori per le prossime elezioni europee. Pubblico il video ed il testo del mio intervento.
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"Credo che le istituzioni europee, a cominciare dalla Corte di Giustizia, la Commissione ed il Parlamento europeo, possono fare ciò che non riesce a fare il Parlamento italiano: fermare le leggi ad personam del Presidente del Consiglio, fermare il bavaglio all'informazione e fermare la denigrazione dei magistrati. Sono tutte attività che in Italia il Presidente del Consiglio ed il suo governo stanno portando avanti per un progetto dittatoriale. In Europa vogliamo far presente che c'è una giustizia e un’uguaglianza dei cittadini che questo governo non può distruggere.
L'Italia dei Valori, che partecipa oggi alla manifestazione per la difesa della Costituzione, sin dal primo giorno del governo Berlusconi ha fatto presente che con un Parlamento che viene nominato da alcuni leader, con un Parlamento che non può fare leggi se non approvare i decreti legge del governo, con un Capo dello Stato a cui viene impedito di portare avanti le proprie decisioni, con una magistratura denigrata, offesa, con la possibilità ad ogni imputato di rifiutare il proprio giudice se non gli piace, e con un organo d'informazione, soprattutto pubblica, totalmente imbavagliata anch'essa, tanto che in queste ore si sta nominando un Consiglio d'amministrazione come lottizzazione e spartizione tra i partiti, se questa non è dittatura ne è l'anticamera.
Noi stiamo cercando di mettere un argine, una diga, prima che sia troppo tardi."
Antonio Di Pietro

mercoledì 11 febbraio 2009

Di Pietro sulle "riforme" oggi

Ciao a tutti,
segnalo anche oggi un interessantissimo spunto dal sito http://www.antoniodipietro.it/, dove l'ex PM analizza bene quanto i mass-media nascondono, un po' per ignoranza della materia, un po' per servilismo.
Aggiungo qui in testa un commento breve: chi ancora aveva dubbi sul fatto che quella che stiamo vivendo sia la peggiore era della Repubblica, è servito.
AGGHIACCIANTE

Il Testo:
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Stato di diritto, addio

La goccia dello Stato di diritto sta per far traboccare il vaso. Ieri è cominciata, in commissione Giustizia alla Camera, la discussione sul nuovo disegno di legge del governo in materia di intercettazioni telefoniche. Dovete sapere che è un attacco allo Stato di diritto, e mi meraviglio che nemmeno i giornali "indipendenti" ne parlino.

Lascio detto oggi, quello che accadrà dello Stato di diritto quando sarà approvato questo provvedimento.

Sarà approvato cosi com’è, perché ieri ho avuto modo di riscontrare in commissione, dove ho cercato di battermi per far capire l'assurdità di certe decisioni, la certezza che non c'è peggior sordo di chi non ti vuole sentire: la maggioranza parlamentare non ti ascoltava nemmeno, non gliene fregava niente a nessuno.

Sono ben sei gli elementi che distruggono lo Stato di diritto in questo disegno di legge:
1) I criminali si scelgono il giudice
2) La beffa dell'intercettazione
3) L'inganno dell'eccezione "criminalità organizzata"
4) Eliminazione delle intercettazioni ambientali
5) La gabbia della burocrazia
6) Bavaglio ai giornalisti e Stato di polizia

1) I criminali si scelgono il giudice

Sapete cosa prevede questo disegno di legge? Il dovere di astensione e il conseguente obbligo di sostituzione del magistrato che riceve l'iscrizione nel registro di reato a seguito della denuncia da parte di una delle persone che sta indagando. Mi spiego: ogni persona che non vuole essere messa sotto indagine da un certo magistrato, può scegliersi il suo giudice, il suo Pubblico ministero. Che cosa fa l’imputato? Quando vede che c'è un Pubblico ministero che sa dove trovare le carte e le prove nei suoi confronti, basta che lo denunci. Infatti, se il magistrato risulta iscritto al registro di reato è costretto a bloccare le indagini che sta portando avanti. Ogni imputato può scegliersi il suo giudice. D'ora in poi, la criminalità organizzata, i terroristi, i mafiosi se vedono un magistrato come De Magistris, Forleo, insomma un magistrato che fa il proprio dovere, lo denunciano. In quel momento, senza guardare in alcun modo la bontà della denuncia, il magistrato si deve dimettere e non può più portare avanti l'indagine. Mi pare che questo sia di una gravità inaudita.

2) La beffa dell'intercettazione

Per poter intercettare una persona ci vogliono “gravi indizi di colpevolezza”. Significa: non puoi più intercettare se hai degli indizi di un reato che si è commesso, non puoi più intercettare se hai degli elementi da chiarire, ma puoi intercettare solo se sai che la persona è colpevole. Ma se sai che la persona è colpevole, perché la devi intercettare? La verità è che se non la intercetti non sai che è colpevole, quindi, non la puoi intercettare e non puoi scoprire il reato. Ancora una volta, sposti il magistrato e intercetti quando è inutile.

3) L'inganno dell'eccezione "criminalità organizzata"

Dicono che si può intercettare anche se non ci sono indizi di colpevolezza nei casi di criminalità organizzata. E’ un'altra truffa, perché la criminalità organizzata è composta da un gruppo di persone che commettono un numero indefinito di reati in un periodo di tempo che può essere anche lungo. Infatti sappiamo che solo alla fine delle indagini, una volta scoperta l’esistenza dell'associazione a delinquere, dell'associazione terroristica, si può scoprire che invece di una, sono coinvolte più persone, invece di uno, sono stati commessi più reati, e si scopre che questi sono legati da un unico filo criminoso. Insomma, non lo puoi scoprire prima, ma alla fine. Ma se puoi indagare solo quando hai la prova dell'esistenza dell'associazione criminale, non riuscirai mai a scoprirlo, perché lo potrai sapere solo alla fine. E’ chiaro: questo disegno di legge è scientifico, luciferino e mefistofelico.

4) Eliminazione delle intercettazioni ambientali

Per poter intercettare in via ambientale, c'è bisogno della contestualità del reato. Mi spiego: che cosa sono le intercettazioni? Sono la captazione di voci, di immagini che possono avvenire sia attraverso il telefono, sia attraverso una microspia che viene messa nel luogo in cui le persone parlano. Possono parlare a casa, al bar, ai giardinetti, ai parlatori delle carceri e in altri posti. L'intercettazione ambientale è la più importante perché al telefono non parla più nessuno, perché si sa che si può essere intercettati. Con questo sistema, con questo disegno di legge si può effettuare l'intercettazione ambientale solo nel momento del fatto, cioè questa è valida solo nel momento in cui viene commesso il reato. Quindi se vuoi intercettare una persona per sapere se farà una rapina, non la puoi intercettare il giorno prima. Insomma, lo puoi fare solo nel momento in cui fa la rapina, dove si fa tutto meno che parlare. Né puoi intercettare il giorno dopo la rapina, dove dicono "cento a me, cento a te, cinquanta alla figlia del Re". Insomma, non puoi intercettare la persone che hanno commesso il reato perché non stanno facendo più la rapina, ma si stanno spartendo il bottino.. Capite che è un'altra presa in giro!

5) La gabbia della burocrazia

Per poter fare un'intercettazione telefonica non bastano più il Pubblico ministero e il giudice, ma bisogna andare al Tribunale presso il distretto della Corte d'Appello. Immaginate quanti atti bisogna spostare. Se si trattasse di un fascicolo composto da dieci carte lo potrei capire, ma immaginate un fascicolo, come quello che avevo fatto io per Mani Pulite, un milione e mezzo di carte, o quello di De Magistris, di duemila pagine. E dove ogni volta che bisogna fare richiesta per un’intercettazione, bisogna portare questi fascicoli dalla procura, dove si sta indagando, fino al tribunale distrettuale con un camioncino, per poi aspettare che un collegio di tre giudici l'approvi.
Inoltre, un giudice basta per condannare all'ergastolo, mentre per intercettare e per acquisire i tabulati delle telefonate, ci vorranno tre giudici. Immaginate che farraginosità. Soprattutto, ogni volta che uno di questi giudici ha deciso sulle intercettazioni, non potrà più decidere sugli altri provvedimenti da prendere, e quanti giudici ci vorranno in tutti i tribunali? Ogni giudice dovrà astenersi dal procedere ogni volta che ha già proceduto una volta nei confronti di qualcuno. Resta il fatto che se c'è un'indagine di una trentina di persone nel giro di un mese, nessun giudice potrà poi giudicarli e bisognerà aspettare che arrivi un nuovo concorso tra qualche anno, o fra qualche prescrizione.

6) Bavaglio ai giornalisti e Stato di polizia

Questa è la gravità con cui si sta procedendo per impedire che si scoprano i reati. Allontanamento dei magistrati che indagano, impossibilità di indagare, ed infine l'ultima perla: l'impossibilità per voi di venire a sapere come stanno i fatti. Questa norma, infatti, non dice solo che non si può intercettare e che il magistrato può essere mandato via dal suo imputato se non gli piace, ma dice anche che i giornalisti e l'informazione non devono dire più niente. Tutto verrà fatto al buio, in uno Stato di polizia, nessuno deve sapere niente: che cosa è successo alla Clinica Santa Rita, perché a Napoli sono successe tutte quelle cose con Romeo, perché in Abruzzo è successo lo scandalo Del Turco. Nessuno deve sapere niente fino a quando non si concludono le indagini, e soltanto con riferimento alle persone direttamente interessate. Ma una cosa è il segreto istruttorio, altra cosa è il diritto dell'opinione pubblica di sapere che un sindaco, un presidente della Provincia, un presidente della Regione, un grande imprenditore italiano, a cui hai affidato i tuoi soldi, è scappato con il malloppo. Una cosa è il segreto istruttorio per non rovinare le indagini mentre si fanno, altra cosa è il venire a conoscenza delle ragioni per cui una persona viene arrestata. Perché un domani può arrivare uno Stato di polizia, uno che ti arresta e non puoi sapere il perché, non devi sapere nulla, e se chiedi qualcosa o se informi di qualcosa qualcuno, vai in galera pure tu, come si usava ai tempi del fascismo.
Conclusioni: Stato di diritto addio ed economia a rotoli

Capite che tutto questo sta prefigurando da una parte uno Stato di polizia, dall'altra uno Stato dell'impunità. Di questo si sta occupando il governo Berlusconi, invece di venire incontro alle istanze dei cittadini con disegni di legge e provvedimenti che riguardano l'economia, il lavoro, la disoccupazione, gli ammortizzatori sociali, i giovani senza futuro. Perché si occupa di questo? Per spostare l'attenzione verso quello che non sa risolvere, cioè l'economia a rotoli del nostro Paese. Riflettete amici, riflettete.

Postato da Antonio Di Pietro