sabato 14 febbraio 2009

Di Pietro, Travaglio, l'Informazione castrata e il matrimonio PD-PDL

Anche oggi interessantissimi spunti dalla rete.

Iniziamo dal blog di Antonio Di Pietro (http://www.antoniodipietro.it/), dove si vede come le sue parole su Napolitano siano state pilotate per diffamarlo, giovando così in primis al partituncolo di Sua Emittenza, ma anche al PD, geloso di come Di Pietro sia l'unico ad interpretare le istanze di legalità, onestà (e non solo) portate avanti dall'IDV.
Ecco il testo:

"Il 29 gennaio le prime pagine dei giornali ed i Tg mi processavano per direttissima per vilipendio al Capo dello Stato. L’oggetto della vergogna: le mie parole in Piazza Farnese. Oreste Dominioni, presidente dell’Unione Camere penali e avvocato della famiglia Berlusconi (e Dell’Utri), sanciva formalmente tale gogna mediatica con una denuncia alla Procura della Repubblica.

Ieri, 13 febbraio, il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Giancarlo Amato si pronunciavano sulle mie critiche al Capo dello Stato, inquadrandole “nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che e' consentito anche nei confronti delle piu' alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato” e ancora “da qui la ritenuta impossibilita' di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313 primo comma c.p. nei confronti dell'indagato". Tradotto, le accuse nei miei confronti erano solo un atto di denigrazione.

Nel provvedimento i magistrati riportano i resoconti di alcuni articoli di stampa, da cui si evinceva un riferimento effettivamente offensivo nei confronti del presidente della Repubblica, ma, dalla lettura di altri resoconti apparsi su Internet, il senso delle mie dichiarazioni scrivono "appariva completamente diverso. Impressione che ha trovato sicura conferma attraverso la visione e l'ascolto della registrazione audiovisiva completa dell'intervento”.

Insomma, Internet ha detto la verità, la stampa ha mentito.I politici che mi hanno accusato pure.

Sempre nella giornata di ieri il senatore D’Alia, autore dell’emendamento “oscura informazione in internet”, replicava il mio articolo “Internet in Italia: come Cina e Birmania” concludendo con: ” La nostra - (di chi senatore? La sua e del governo?) - norma, insomma, non fa chiudere nè Facebook, nè YouTube, nè qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro”. D’Alia ed i suoi suggeritori non sanno nemmeno cosa sia internet, è evidente.

Questi due episodi dimostrano una duplice teoria: di informazione libera in Italia è rimasta solo quella della Rete, e l’intento di questa classe politica è metterla sotto controllo insieme alla giustizia per evitare che trovino spazio le sue voci libere.

La prova?

Oggi le prime pagine dei giornali dovrebbero dedicare lo stesso spazio che impegnarono per diffamarmi dopo Piazza Farnese alla notizia dell’archiviazione, piuttosto che contare il numero degli intercettati nell’archivio Genchi a suffragio del bavaglio alle intercettazioni che governo e opposizione compiacente si apprestano a varare. Così non è, ed il teorema è confermato.

Postato da Antonio Di Pietro"
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Proseguiamo poi con una amara riflessione di Marco Travaglio (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/) su come il Diritto di Cronaca sta venendo assassinato per mano del PDL con l'approvazione del PD.
Ecco il testo:

"Il Parlamento sta allegramente abolendo il diritto di cronaca. I giornalisti non potranno più pubblicare, nemmeno in maniera «parziale o per riassunto o nel relativo contenuto, atti di indagine preliminare, nonché quanto acquisito al fascicolo del pm o del difensore, anche se non sussiste più il segreto» fino al processo, che di solito inizia 4-5 anni dopo le indagini. Se lo fanno, rischiano l’arresto fino a 1 anno o una multa fino a 10 mila euro. Con questa porcata, non sapremmo ancora nulla del perché degli arresti di politici napoletani nello scandalo Romeo, del governatore Del Turco, del sindaco D’Alfonso, di Angelucci, ma anche dei giovinastri che hanno stuprato ragazze e incendiato immigrati a Roma e dintorni (per citare gli ultimi fatti). Niente di niente: né le tesi dell’accusa, né quelle della difesa. Così, se ci sono errori giudiziari, la stampa non potrà più svolgere la sua funzione di controllo. E, se ci sono prove schiaccianti di condotte scorrette di personaggi pubblici, non si potrà mandarli subito fuori dai piedi (come si fece con Fazio, Fiorani, Moggi, Saccà). Bruno Vespa esulta: «Ho sempre usato intercettazioni di vicende giunte a dibattimento». Balle: un mese fa dedicò un intero Porta a Porta alle telefonate del caso Romeo. Ma sentite quest’altra, che è strepitosa: «Bisogna evitare di processare le persone in tv prima che lo facciano i giudici». A parte i processi di Cogne, Erba, Rignano Flaminio, Garlasco e Perugia, celebrati e ricelebrati in anteprima a Porta a Porta, l’insetto ha ragione: lui, prima del processo, processa direttamente i giudici."
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Infine un video, questo:



Sono le parole di Marco Travaglio in una delle rare occasioni in cui è ospitato in televisione.
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Ormai PD e PDL sono una cosa unica. Un'unica grande maggioranza divisa in due settori: quello che decide (il PDL) e quello che finge di adirarsi (il PD).

L'Italia è quasi spacciata: l'unico partito che fa opposizione, l'Italia dei Valori, è perennemente sotto attacco diffamatorio da stampa e tv non solo del Regime, ma anche da parte della inesistente opposizione.

Io domani VOTO SORU, e cerco col mio voto a lui e all'Italia dei Valori di salvare almeno la Sardegna dall'ennesimo servo del Regime, che ora si chiama Cappellacci.

FATE GIRARE

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