giovedì 30 aprile 2009

La Chiesa e il Terremoto: questione di soldi

Dal blog più seguito d'Italia (dopo quello di Beppe Grillo) una riflessione acuta sulle trame della Chiesa e i soldi che essa gestisce.

Il testo:

La Chiesa cattolica ha stanziato per i terremotati d’Abruzzo 5 milioni di euro. E’ la medesima Chiesa che ogni anno ne incassa 4 mila dagli italiani, tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali. Inizialmente i vescovi di milioni ne avevano stanziati 3. Un bel gesto per un terremoto che si è esteso su 650 chilometri quadrati, ha ucciso 300 persone, ne ha ferite il triplo, ha sbriciolato migliaia di case e altrettante le ha rese inagibili, ha creato 20 mila sfollati distribuiti in campi di fortuna assediati dalla pioggia, dal freddo e dal fango.

Poi deve essere stata la vergogna. Oppure la notizia che varie associazioni laiche erano pronte a proporre di devolvere quest’anno l’8 per mille ai terremotati. Non sia mai. L’8 per mille equivale a un miliardo di euro che finisce interamente nelle casse di papa Ratzinger. Serve a pagare gli stipendi dei preti, finanziare la propaganda della fede, la cura delle chiese, delle scuole, dei santuari, del patrimonio immobiliare. Fino agli ultimi spiccioli destinati ai poveri, agli umili, agli afflitti, ai bisognosi e persino ai terremotati. Che bisogno c’è darli direttamente a loro quando sarà la Chiesa a preoccuparsene?

E infatti il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, profittando della sua visita in Abruzzo per testimoniare “preghiere e vicinanza” al gregge dei senza casa, ne ha aggiunti subito altri 2 di milioni: “Come ulteriore segno concreto della Chiesa per la ricostruzione”. Un gesto generoso. Annunciato subito in diretta tv, mentre passeggiava tra i feriti, e anziane sfollate si inchinavano a baciargli l’anello.

Pino Corrias

Luigi de Magistris prosciolto

Dal blog di Di Pietro una buona notizia, che ovviamente stampa e TV del Regime hanno tenuto ben nascosta, dopo la mondezza tirata in faccia a questo onesto signore che lavorava per la Giustizia: Luigi De magistris.

Il Testo:

Oggi l'ex pm di Catanzaro Luigi de Magistris, candidato alle Europee con l'Italia dei Valori, e' stato prosciolto dall'inchiesta "toghe lucane". Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte scrive "e' stata provata l'assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell'ex pm Luigi de Magistris" e specifica "le indagini hanno dimostrato le gravi interferenze subite nel condurre le sue inchieste". Su questo risultato non avevo dubbi.

Lascio spazio ad un'intervista di Luigi de Magistris e ad un mio intervento sulla vicenda.

Luigi de Magistris: Questo è il decreto di archiviazione del gip del Tribunale di Salerno, che accoglie una richiesta della Procura della Repubblica di Salerno, per fatti che tra l’altro sono costati il trasferimento a tre coraggiosi magistrati, di investigare sulla nuova P2 che io stavo ricostruendo a Catanzaro.
Questo provvedimento non mi meraviglia ovviamente, io ero molto fiducioso, e sono ancora fiducioso, perché avendo operato sempre nella massima trasparenza non ho nulla da temere. E’ un provvedimento molto importante perché sancisce l’assoluta correttezza del mio operato, nonostante strategie mediatico istituzionali che hanno teso, e continuano a tendere, ad infangare il mio onore e la mia professionalità, ed il lavoro che io ho svolto. Tentano di delegittimarlo ma non ci riusciranno, perché la verità è sancita nella storia di questi anni trascorsi a Catanzaro. Quello che è grave, piuttosto, è che io, per accuse strumentali, sia stato costretto a lasciare la magistratura, e di questo, il Csm, ha una responsabilità molto importante visto che io sognavo di fare il magistrato, e l’ho fatto per 15 anni con grande, anzi grandissima, abnegazione e sacrificio. Probabilmente sacrificando i migliori anni della mia vita.
Però detto questo, e lo dico con estrema serenità, poiché di fronte a provvedimenti ingiusti del Csm che non mi hanno più consentito di fare il pubblico ministero si apre uno scenario entusiasmante che è quello di portare gli stessi ideali, la stessa passione, la stessa forza in un progetto politico che passa attraverso l’attuazione e la difesa della Costituzione. L’attuazione dei diritti, diritto all’ambiente, al lavoro, all’occupazione, alla tutela delle fasce sociali più deboli. E penso che in questo momento sia fondamentale frenare il disegno voluto dalla P2, quello di annientare tutti gli organi di garanzia e controllo, dalla magistratura al pluralismo dell’informazione. Bisogna vigilare da un punto di vista democratico affinché non passi un disegno illiberale. Oggi è un giorno importante, ma non tanto per me, perché io non temevo nulla, ma per quei cittadini calabresi onesti che hanno manifestato per un magistrato, che nulla faceva, se non difendere la loro terra.

Antonio Di Pietro: De Magistris è stato prosciolto, ma questa non è una notizia. E’ ovvio che chi fa il proprio dovere non dovrebbe pagarne poi le conseguenze penalmente.
Il problema è un altro, perché è stato eliminato?
Perché non gli è stato consentito di svolgere il suo lavoro?
Perché in tutti questi mesi ed in questi anni gli è stato tolto il fascicolo?
E' stato criminalizzato come se fosse lui il criminale, come è successo a me e a tanti altri che fanno questo mestiere.
Perché chi fa il proprio dovere deve pagarne sempre le conseguenze?
Oggi certamente è una non notizia il suo proscioglimento, ma deve essere una notizia il fatto che quando si toccano i poteri forti allora scatta subito la chiusura del cerchio da parte della casta per impedire a qualcuno di fare il proprio dovere.
Ecco perché abbiamo candidato de Magistris, ecco perché l’Italia dei Valori sta insistendo molto per mandare in Europa persone di qualità, perché vogliamo che dall’Europa siano emanate direttive che facciano si che chi fa il proprio dovere possa andare avanti e non gli vengano tagliate mani e piedi.

martedì 28 aprile 2009

Candidature per le Europee: tanti pagliacci

Marco Travaglio ieri:



Testo:
Buongiorno a tutti, stavo consultando i siti dei giornali, ci sono notizie che sono perfettamente coerenti l’una con l’altra, la prima è la febbre suina che naturalmente possiamo applicare a qualunque cosa vediamo in Italia, dice “non c’è pericolo di contagio”: perché siamo già contagiati, ovviamente, e non ce ne siamo accorti!
Bologna: “Cofferati condannato per comportamento antisindacale”. Sembra una barzelletta e invece è vero, come Presidente del Teatro comunale è stato ritenuto colpevole, in primo grado, di aver decurtato la paga non solo ai dipendenti che aderiscono agli scioperi di marzo ma anche ai lavoratori che si presentarono. Il giudice dà ragione ai sindacati.
La terza e ultima notizia che mi ha destato una certa attenzione è “Onna, l’irritazione degli sfollati del sisma vengono qui tutti e la ricostruzione?” Vedrete quando ci saranno pure quelli del G8 a passeggiarli sulla testa che allegria.
Ma la notizia del giorno è “Bagaglino flop: Canale 5 lo ha cancellato”. Anche qui le interpretazioni si sprecano ma insomma è evidente che il Bagaglino è stato degnamente e autorevolmente sostituito dalle più alte istituzioni e quindi ha esaurito la sua spinta propulsiva.
Oggi vorrei parlare di candidature, vorrei parlare di candidature perché il “Bagaglino” sta per trasferirsi al Parlamento europeo, come sempre non è la prima volta ma questa volta devo dire c’è un quid di più rispetto alle altre volte che appassiona particolarmente, anche perché tutti i partiti ci avevano garantito massima serietà e massima autorevolezza, infatti ho qui dei ritagli. Franceschini “A Strasburgo manderemo solo persone autorevoli, che ci resteranno per tutto il mandato”.
Berlusconi, ricorderete che un anno fa voleva abolire le preferenze anche alle elezioni europee perché poi c’era il rischio che qualche candidato, magari non voluto da lui, passasse davanti a quelli voluti da lui, che spesso sono in grado di essere eletti soltanto quando non c’è nessun altro intorno. Infatti lui disse “voglio che in Europa ci vada gente altamente qualificata e che in tutte le commissioni ci siano professionisti di ciascuna materia. Solo scegliendo noi chi va in lista saremmo sicuri di una rappresentanza capace di difendere i nostri interessi” qua si è tradito, ovviamente per lui il Parlamento europeo serve a difendere i suoi interessi ma “gente capace, gente autorevole, altamente qualificata, professionisti di ciascuna materia”. 29 ottobre 2008.
Un mese prima il Papa aveva detto che ci voleva una nuova generazione di politici “con maggiore rigore morale e competenze” e allora Berlusconi disse “ma basta che ci indichi le persone da mettere in lista e noi siamo pronti a metterli tutti in lista e a valorizzarli nell’azione di governo” e infatti è stato subito di parola, sapete che sono in corso i provini e anche degli stage per preparare questi nuovi candidati giovani e soprattutto giovani candidate donne. I giornali fanno alcuni nomi di candidate che hanno grande rigore morale, grande competenza e soprattutto, lo ripeto perché è fondamentale, “gente altamente qualificata che vada in tutte le commissioni come professionisti di ciascuna materia, rappresentanza capace di difendere i nostri interessi”.
Vediamo alcune selezioni, le punte di diamante di cui parlano i giornali, sono le gemelle De Vivo reduci da L’isola dei famosi già ricevute a Palazzo Grazioli o Palazzo Chigi, non ricordo più tanto i due palazzi sono la stessa cosa, Barbara Matera, già letteronza a Mai dire domenica e comparsa nella serie Carabinieri. Letteronza proprio alla lettera vuole dire “letterina stronza”, era una invenzione della Gialappas, non pensavano quelli della Gialappas di essere diventati i selezionatori delle candidature europee, Barbara segnatevela perché questa va sicuramente a presiedere una qualche commissione che decide del nostro futuro, stiamo dicendo sempre “gente altamente qualificata, professionisti della materia” anzi in questo caso della Matera!
Angela Sozio, capelli rossi folti ricci, queste sono le uniche note caratteristiche di cui parlano i giornali, oltre al fatto che la ragazza nel curriculum può vantare alcune giornate trascorse a Il grande fratello e alcune ore trascorse nella villa Certosa sulle ginocchia o nei paraggi del Presidente del Consiglio. Quindi quando chiedono curriculum lei è una “altamente qualificata professionista” di quali materie, dice “permanenza a Il grande fratello per alcuni giorni e dalle parti delle ginocchia del Premier per alcune ore”.
Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo ma anche, questo è importante perché c’è un suo perché, sorella di un Consigliere comunale di Forza Italia a Terni, quindi c’è una competenza specifica familiare, ereditaria potremmo dire, contagiosa da parte del fratello che è un grosso politico a Terni.
Eleonora Gaggioli che ha partecipato alle serie televisive Don Matteo e Elisa di Rivombrosa e quindi anche lei ovviamente ha diritto a un posto, sono proprio candidate di diritto al Parlamento europeo.
Mi pare che la regola sia chiara, non essendo riuscito a piazzarle tutte a RAI Fiction perché gli hanno mandato via Saccà sul più bello ma adesso forse ritorna, non essendo riusciti a piazzarle tutte al Ministero delle pari opportunità perché insomma più di una non si poteva, allora le manda al Parlamento europeo. Però ripeto “tutta gente altamente qualificata, professionisti della materia in ogni commissione”, quindi sbizzarritevi a immaginare in quali commissioni potrebbero infilare queste “professioniste della materia”.

Le candidature del PD

Prima di passare invece alle candidature impresentabili perché questo era avanspettacolo berlusconiano, vorrei partire dal PD, il PD ha un Segretario che si chiama Franceschini che a differenza di Veltroni è, se non altro, vivo, mentre l’altro era un caso, politicamente parlando, di coma profondo. Aveva iniziato bene anche con qualche ideuzza, non che fossero idee geniali, non è un genio ma delle idee diceva delle cose sensate tipo accorpare il referendum nell’election day, è andato avanti per alcune settimane, ha guadagnato punti con questa idea perché comunque la gente è sensibile al risparmio. Bene, quando si trattava di passare all’attacco perché Berlusconi l’election day, causa Lega Nord, non lo vuole e quindi è disposto a buttare nel cesso, poi vedremo i calcoli quali saranno quelli giusti ma sicuramente alcune centinaia di milioni di Euro, Franceschini si è arreso, Berlusconi ha detto che si farà l’ election day nel giorno del ballottaggio e Franceschini ha detto “va bene, purché siano d’accordo i referendari” ma chi se ne frega dei referendari? Tieni la posizione, ne avevi detta una giusta, per una giusta che hai detto ti sei spaventato, da allora non ha capito più niente e infatti l’altro giorno ha fatto la mossa del cavallo, proprio ha sfidato Berlusconi a partecipare al 25 Aprile. Purtroppo per lui Berlusconi ha raccolto la sfida e quindi si è impossessato del 25 Aprile, se c’era almeno un giorno dell’anno in cui fino all’altro ieri Berlusconi non lo vedevamo e non lo sentivamo, se ne stava rintanato in qualcuna delle sue ville aspettando che passasse la giornate e anche la nuttata, adesso ce l’abbiamo pure il 25 aprile e qualunque stronzata dica (vedi quelle che ha detto a Onna con il fazzoletto partigiano al collo) è in grado di oscurare i discorsi di chiunque altro, se tornassero anche Peppini, Duccio Galimberti etc. comunque il discorso di Berlusconi sarebbe l’unico citato dalle televisioni e dai giornali, che poi naturalmente si sperticano in elogi per questa meravigliosa conversione all’antifascismo che lo ha colto all’alba dei 73 anni.
Quindi temo purtroppo che stiamo perdendo anche Franceschini e questa non ci voleva perché si sperava che riuscisse a durare almeno fino al giorno delle elezioni, non so che altro sarà capace a fare per fare guadagnare punti al Cavaliere che già ne guadagna per conto suo.
Vediamo le candidature del Pd che Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, ha efficacemente descritto come “una sfilata di pensionati di lusso”, certe candidature del PD ricordano il carrello dei bolliti misti che viene servito in alcune trattorie piemontesi, soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato.
Intanto abbiamo dei superpensionati come Luigi Berlinguer che è stato ex parlamentare, ex docente universitario, ex Ministro dell’istruzione, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, lui è della famiglia Berlinguer e quindi è sardo di origine. Bene, lo mettono capolista nel nordest, sapete che nel nordest il centro-sinistra non è che abbia una grossa popolarità, forse dovevano cercare qualcuno del luogo o qualcuno che almeno per l’accento che ha ricordasse qualcosa di familiare agli eventuali elettori. Niente. Gli hanno mandato un sardo capolista nel nordest. Dopo avere parlato per mesi del Partito Democratico federale, del Partito Democratico del nord: un sardo capolista nel nordest. Geniale!
Cofferati invece capolista nel nordovest, Cofferati ex sindaco di Bologna che aveva giurato che non si sarebbe candidato né per rifare il sindaco di Bologna, visto che tra l’altro non ce lo volevano più e non ce lo voleva neanche lui perché purtroppo ha fatto per cinque anni un mestiere che non è il suo, che non amava in una città che non gli piaceva, non vedendo l’ora di andarsene ma aveva detto che c’era questo bambino che gli era appena nato e quindi massimo rispetto per i bambini e per i papà, senonché poi Strasburgo e Bruxelles sono un po’ più lontani da Genova dove risiedono la signora e il bambino che non Bologna. La Genova – Bologna, per quanto mal funzionanti siano le ferrovie italiane, è un po’ più rapida della Genova – Bruxelles o della Genova – Strasburgo, Resta da capire per quale motivo questo signore, ma anche per lui visto che è una persona di valore, vada a ibernarsi e a mummificarsi al Parlamento europeo.
Nordovest, anche lì polemiche etc..
Nel sud invece, qui si parla sempre di liste provvisorie, stiamo facendo come i giornali sul calcio mercato, stiamo parlando di intenzioni di, poi le liste non sono ancora complete e definitive e quindi sono ancora suscettibili di qualche miglioramento o di qualche peggioramento, visto che siamo in Italia. È sicuro al numero 1 o al numero 2 del sud, da quello che si legge, Sergio D’Antoni, Sergio D’Antoni è una vecchia lenza, prima del sindacato C.I.S.L. e poi della politica, quello che nello scandalo di Affittopoli fu beccato perché aveva un attico credo ai Parioli se non ricordo male non con una Jacuzzi, che è poco, due Iacuzzi idromassaggio per avvicinarsi all’operaio della catena di montaggio. D’Antoni è riuscito a essere di centro-destra, di centro, cioè fondò un partito insieme a Andreotti “L’Italia di centro” e quindi è una compagnia anche di un certo prestigio Andreotti, dopodiché passò al centro-sinistra dove fece il sottosegretario e adesso per entusiasmare proprio le folle del sud sarà numero 1 o numero 2 della lista. Bisogna vedere dove sistemeranno Rita Borsellino che anche lei sorprendentemente si è candidata nel Partito Democratico che un anno fa l’aveva fatta fuori da candidata naturale alle regionali, dopo che tre anni fa aveva stravinto un sacco di voti riuscendo a arrivare addirittura al 40 per cento contro Toto Cuffaro, che è la macchina portavoti più poderosa d’Europa. Dato che aveva avuto questo buon risultato hanno pensato bene di farla fuori e di mettere al suo posto la Finocchiaro che è stata doppiata da uno che ha molti meno voti di Cuffaro e cioè Lombardo, il quale fece 60 a 30, la Finocchiaro poi fu portata immediatamente a Roma per sottrarla probabilmente agli elettori superstiti. E adesso insieme a Franceschini spiega a Di Pietro, a Vendola, a Bossi e a Berlusconi che non si devono candidare perché non ci si candida per una carica che poi non si va a occupare, è esattamente quello che ha fatto lei l’anno scorso quando si è candidata alle regionali in Sicilia, già sapendo che non avrebbe messo mai piede in Assemblea regionale siciliana ma dimenticandosi di dirlo agli elettori e tenete presente non era nemmeno la candidatura del leader che è abbastanza naturale in una elezione dove si va alla conta. Era la candidata di una sottoleader, perdente per giunta.
Ci sono poi altri pensionati di lusso come Paolo Costa, ex sindaco di Venezia, Patrizia Toia che è una persona anche gradevole, piuttosto usata dal punto di vista politico, anche lei viene dal mercatino dell’usato, viene anche da una vicenda piuttosto spiacevole: fu beccata, insieme a altri assessori regionali, nel 95 a spartirsi le A.S.L. della Lombardia, finirono tutti sotto processo e poi si salvarono tutti perché fu abolito il reato, il reato di abuso d’ufficio e non patrimoniale. Adesso la mandano in Europa e insieme a altri superpensionati di lusso, come Leonardo Domenici, il sindaco uscente di Firenze, quello che tre mesi fa si era ritirato dalla politica e si era andato a incatenare alla sede di Repubblica perché Repubblica aveva osato scrivere un pezzo sui suoi rapporti, i suoi incontri con Ligresti etc. e aveva detto “basta sono disgustato lascio la politica” ci ha ripensato. Parte anche lui con il primo treno, con il primo aereo per l’Europa insieme a Andrea Losco, che già parlamentare europeo viene ricandidato. Andrea Losco è uno degli ex Presidenti della Regione Campania che hanno la responsabilità politica dello scandalo della mondezza in Campania, quando fu nominato Presidente della regione e commissario ai rifiuti era nell’Udeur , stava con Mastella, poi è passato con Rutelli, segno che si può anche peggiorare le proprie frequentazioni. Ed è probabile che lo riportino al Parlamento europeo, poi sai con quel nome “Losco”, è proprio il posto giusto!
C’è anche un ex assessore regionale della Campania, Montemarano, che da quello che scrivono i giornali è stato appena indagato per corruzione, era finito nelle liste e vedremo se l’hanno tolto o se ce l’hanno lasciato.

Le candidature di Di Pietro

Di Pietro. Di Pietro ha fatto delle liste che hanno dei candidati piuttosto interessanti, alcuni dei quali decisamente di rottura come Demagistris, come Vulpio, come il sindacalista ex C.G.I.L. Zipponi, come Sonia Alfano, come Gianni Vattimo, come Tranfaglia e ne ho dimenticati sicuramente tantissimi, ci sono anche intellettuali importanti che si sono avvicinati a quel movimento. Personalmente penso che potesse evitarsi la candidatura di Maruska Piredda che è una bravissima ragazza che fa la hostess all’Alitalia , capisco l’intenzione di portare avanti la battaglia contro la truffa dell’Alitalia però mi pare che quella sia una candidatura spot che si poteva evitare, a mio gusto personale.

Fabrizio Corona, Storace e l'UDC

Forse se tutto va bene nella Fiamma avremo Fabrizio Corona, reduce dai trionfi processuali e caraibici, avremo anche una nuova alleanza meravigliosa tra Raffaele Lombardo, uno di quelli che hanno contribuito a mandare in vacca il comune di Catania, che si alleerà con Storace, Storace è indagato, anzi imputato ormai per lo spionaggio ai danni di Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, quindi una festosa alleanza che si spera non superi il 4 per cento ma il meglio devo dire questa volta lo dà l’UDC. L’UDC è una cosa, se verranno confermate le candidature di cui parlano i giornali ci sarà da sbudellarsi dalle risate, pensate che nell’UDC ci sono Vittorio Sgarbi, tenetevi forte ho voluto creare un po’ di suspense, Vittorio Sgarbi la battuta è già piuttosto usurata, l’ha fatta Sebastiano Messina, l’ha ricopiata la Littizzetto l’altra sera, se lo slogan del partito è “non litigate” e poi ci si mette Sgarbi fa un po’ ridere lo slogan del partito, fa un po’ ridere anche l’uso dei bambini di Casini che nei suoi manifesti esibisce la sua famiglia. Però comunque capisco l’intento, è il partito della difesa della famiglia tradizionale, della famiglia di Santa Romana Chiesa, lasciamo poi perdere se uno ne ha una o ne ha due di famiglie, come nel caso di Casini e di gran parte dei dirigenti del suo partito, ma insomma più uno ama la famiglia più ha delle famiglie, quindi è anche coerente.
Cosa interessante è che vogliono candidare Sgarbi che invece è, legittimamente, un libertino dichiarato contrario alla famiglia tant’è che ha avuto tre figli da tre signore diverse, nessuna delle quali erano sua moglie, c’è stata anche una certa difficoltà nel riconoscerli e nel pagare gli alimenti, ci sono state delle cause ma d’altra parte Sgarbi senza cause sarebbe come la bagna cauda senza l’aglio e quindi lui ci sguazza proprio in queste cause.
Che cosa c’entri con la difesa della famiglia tradizionale Sgarbi, che è solito accompagnarsi non so chiunque vada su Internet lo trova in compagnia di tutto il meglio della squadra di Schicchi per esempio, la scuderia delle pornostar, beato lui eh intendiamoci, ma cosa c’entri con l’Udc tutto questo, che cosa c’entri con la vicinanza al Vaticano, al Cardinal Ruini, chissà che il Cardinal Ruini non riscopra una giovinezza ulteriore nella frequentazione con Sgarbi!
Ma si parla, anzi è sicuro che sarà presente come capolista al sud l’ottimo avvocato Taormina, no Taormina non è sicuro scusate, Taormina è una voce che corre che non si sa se abbia messo in giro lui o cosa e anche Taormina non c’è nessuna controindicazione, lui tra l’altro a differenza di Sgarbi pare che invece dal punto di vista della famiglia tradizionale abbia le carte in regola. C’è un piccolo problema, che fu cacciato dal governo Berlusconi 2001 dalla sua stessa maggioranza proprio perché lo chiese l’Udc e quindi è un po’ strano un partito che caccia uno dal governo e poi se lo prende e se lo porta alle europee. Ma può darsi che la sua candidatura sia soltanto una voce.
Invece la candidatura certa è quella di Ciriaco De Mita, questo giovane virgulto che si sta affacciando da pochi mesi alla politica, ha 81 anni, sta in Parlamento, lo trovo veramente encomiabile lo spirito di sacrificio con cui quest’uomo alla sua età ancora si mette al servizio della collettività, lui è consecutivamente in Parlamento da 45 anni, ne ha 81 e minaccia che “il mio ultimo comizio lo farò in punto di morte”. Quindi auguriamogli lunga vita, adesso andrà al Parlamento europeo perché i migliori vanno esibiti all’estero, naturalmente.
C’è anche nell’Udc Magdi Allam che è quell’ex giornalista di Repubblica e del Corriere che a un certo punto ha scoperto la vocazione del crociato proprio e che si sta proponendo come leader di un partito tutto suo. Fino a qualche mese fa voleva addirittura presentarsi da solo alle europee, poi gli hanno spiegato che forse non solo non prendeva voti ma forse non riusciva nemmeno a raccogliere le firme per presentare la lista, allora si è imbarcato nell’Udc ma proprio in veste di crociato, è quello che scriveva sempre lo stesso articolo sulle moschee dove si predica l’odio e la ribellione, il terrorismo, chiedeva l’espulsione di questo e di quell’altro imam.
Devo dire che da quando l’allarme terrorismo si è un po’ placato non è che si sentisse granché la mancanza di questo Magdi Allam, però si è pure convertito nel giorno di Pasqua a favore di Telecamere l’anno scorso, quindi un posto bisognava trovarglielo e credo che il più contento sia stato Paolo Mieli che se l’è levato dai piedi de Il Corriere della Sera, visto che era costretto a pubblicare sempre lo stesso articolo sull’imam non so se di Gallarate o di Carmagnola, pericolosissimi avamposti di Al Quaida.
Infine per completare l’opera dell’Udc c’è un certo Domenico Zinzi di cui parlano i giornali, lui è un casertano, è stato condannato in primo grado a Avellino a tre anni per omicidio colposo insieme a altri amministratori ritenuti colpevoli, ritenuti responsabili delle omesse misure di sicurezza che provocarono la frana nel comune di Quindici nel 1988. 11 persone morte. Uno così è ovvio, non può che essere premiato soprattutto in tempi di catastrofi e di terremoti, del resto sapete che De Mita è protagonista della grande e meravigliosa ricostruzione in Irpinia, che ci costò insieme al resto della Campania 62 mila miliardi e che non ha portato a nessun tipo di ricostruzione, tant’è che ci sono ancora persone nelle baracche.
Ma segnalo anche la presenza nelle file dell’Udc di Saverio Romano, Saverio Romano è sotto indagine a Palermo per i suoi rapporti con Cuffaro e dunque con alcuni mafiosi, pare che il suo nome emerga di nuovo in nuove vicende di cui si parlerà molto nei prossimi mesi.
Poi c’è Ugo Bergamo, Ugo Bergamo è famoso perché è quello che ha praticamente ordinato la fucilazione in effige dei magistrati di Salerno che avevano osato occuparsi dello scandalo di Catanzaro, quindi anche lui è talmente indipendente come il Consiglio Superiore che pare sia in lista con l’Udc . E poi Pierluigi Mantini, Pierluigi Mantini è meraviglioso, è un Avvocato milanese, fino a qualche anno fa era un dipietrista sfegatato, poi progressivamente, via Margherita, è recentemente passato all’Udc . Era un nemico acerrimo dell’immunità parlamentare e adesso è diventato un sostenitore accanito dell’immunità parlamentare e quindi il suo posto è l’Udc.

Le vallette dello psiconano

Popolo delle Libertà. Bisognerà ritornarci perché ovviamente le liste del Popolo delle Libertà sono un serbatoio di impresentabili che non si può certo esaurire in pochi minuti, vi anticipo solo le chicche migliori, le punte più avanzate oltre alle professioniste di cui abbiamo parlato all’inizio.
Mastella, Mastella che fece cadere il governo Prodi e fu fregato poi da Berlusconi che gli aveva promesso venti deputati e dieci senatori sicuri, poi non ha candidato manco lui, adesso viene risarcito con un bel posto al Parlamento europeo, che insomma sono soldi, sono immunità, serve soprattutto quando si è imputati o quasi, Mastella ha ricevuto l’avviso di chiusura indagini per concussione insieme alla moglie a mezzo del suo partito, quindi insomma può servire un seggio al Parlamento europeo e poi non gli era mai capitato, era dal 76 che aveva sempre sotto il sedere una poltrona, adesso questo anno di astinenza lo ha consumato, chi l’ha visto di recente l’ha trovato smunto e emaciato, adesso bisognerà in qualche modo rivitalizzarlo!
Pomicino, Pomicino è un altro che in tempi di terremoto è proprio il caso di candidare, perché Pomicino oltre alle due condanne definitive aveva pure il processo per le ruberie sugli appalti della ricostruzione del dopo-terremoto, si salvò grazie alla prescrizione e quindi naturalmente uno che era imputato per avere rubato nella ricostruzione del dopo-terremoto bisogna proprio esporlo in vetrina al Parlamento europeo, come del resto era già fino a pochi anni fa.
Credo, se non ci sono novità, che sarà ricandidato anche Aldo Patriciello, Aldo Patriciello è sotto processo in Molise per la famosa variante di Venafro, costruita su piloni di cemento disarmato che rischiava di venire giù, che ha costretto l’Anas a spendere una barcata di soldi per rifare quei piloni o per metterli in sicurezza. Quindi è un altro, ha il fratello costruttore, infatti sono imputati tutti e due, il fratello fu pure arrestato, lui era Vicepresidente della giunta e quindi naturalmente visto che è imputato in udienza preliminare per le costruzioni fatte senza le dovute quantità di cemento, è ovvio che in tempi di post-terremoto vada anche lui premiato un’altra volta con un posto al Parlamento europeo. Tra l’altro quando fu eletto non era ancora imputato, adesso invece viene riconfermato da imputato.
Se qualcuno vuole poi un po’ di Bagaglino c’è Capezzone, pare che candidino Capezzone salvo sorprese dell’ultima ora e quindi potrà dividersi tra il Parlamento europeo e quello italiano.
La chicca finale è Sinistra e libertà, il partito di Nichi Vendola, che tra gli altri candidati, alcuni anche molto decorosi , interessanti, importanti esattamente come invece l’altro partito, quello della sinistra di Claudio Fava, di Mussi etc. questi candidano il vignettista Staino. Persona gradevolissima, amabilissima etc., senonché Staino è iscritto al Pd, Staino è iscritto al Pd, si candida con Sinistra e libertà, il Pd lo dovrà espellere perché uno candidato al Pd non può candidarsi con un partito rivale e lui si è incazzato, ha detto beh “ma insomma potevano anche capirmi”. Come potevano capirti? Devi essere iscritto almeno al partito del quale ti candidi, oppure ti candidi come indipendente, ma se sei indipendente di Sinistra e libertà non puoi essere dipendente dal Pd.
Questo è un tocco di Bagaglino finale alle nostre candidature, intanto aspettiamo che completino le formazioni e così in una delle prossime settimane daremo informazioni più definitive, ma insomma era perché aveste un antipasto.

Vi segnalo in chiusura, è uscito sempre per l’autofinanziamento di questo nostro spazio che costa qualcosa e che noi riusciamo a mantenere grazie a questi Dvd, è uscito il quarto volume intitolato Io so contraddistinto dal colore verde e contiene i passaparola dell’inizio di quest’anno, quindi dall’inizio di quest’anno “Bettino nostro che sei nei cieli, Dieci piccoli indiani, Borsellino: omicidio di Stato, Io so, Intercettazioni impossibili e crimine libero, La terza repubblica di Berlusconi, La legge della Cosca, I girorondini, La macchina del complotto perpetuo e c’è una introduzione di Beppe Grillo che lascio a chi vorrà prendere questo Dvd. Ci vediamo lunedì prossimo: passate parola.

sabato 25 aprile 2009

Terremoto: confermati dalla Nasa i rilevamenti sul radon di Giuliani

Chi ha offeso Giulani CHIEDA SCUSA

Leggete qua:

L'aumento di concentrazione di radon, evidenziato dai rivelatori gamma del tecnico aquilano Giampaolo Giuliani nell'imminenza del sisma del 6 aprile, coincide con il picco di radiazioni infrarosse registrato nello stesso periodo da uno scienziato della Nasa, Dimitar Ouzounov.

Quest'ultimo da anni studia, con un team internazionale di colleghi, la possibilità di prevedere terremoti grazie all'osservazione dal satellite di segnali elettromagnetici nell'atmosfera. Proprio una settimana prima dell'evento sismico che ha devastato L'Aquila il gruppo di scienziati, avvalendosi di tecnologie Gps e ionosonde, ha rilevato anomalie termiche e variazioni della ionosfera nell'area vicina all'epicentro.

A raccontarlo è lo stesso Giuliani, contattato il 7 aprile da Sergey Pulinets, vicedirettore del centro di monitoraggio spaziale di Mosca, che da dieci anni lavora con Ouzounov, docente alla Chapman University in California e attivo presso il Goddard Space Flight della Nasa.

Ai due studiosi che gli chiedevano un confronto, Giuliani ha trasmesso ieri i grafici del flusso di radon rilevato, nel corso della settimana precedente il sisma, dalla sua rete installata nell'Aquilano. L'incremento di radon, gas nobile la cui concentrazione negli strati superficiali della crosta terrestre può essere percepita dagli strumenti costruiti da Giuliani, è stato incrociato dai due scienziati russi con i risultati della loro osservazione. Il tutto è stato illustrato a Vienna al congresso della European Geosciences Union.

La complessa ricerca di Ouzounov e Pulinets, racconta Giuliani «tiene conto del radon come precursore sismico, integrato con altri fenomeni osservati prima di un sisma, come la variazione dei parametri dell'atmosfera, l'elettricità nell'atmosfera e nella ionosfera» e secondo i due scienziati russi «dovrebbe dare una risposta a chi dice che i terremoti non si possono prevedere».

Nel 2007, su 25 allarmi generati dallo studio di Pulinets e Ouzounov, 21 sono risultati esatti; negli ultimi dieci anni, anche Giuliani, monitorando il territorio dell'Aquila e dintorni con la sua rete di 3 e poi di 5 rivelatori, ha riscontrato un'affidabilità del suo sistema superiore all'80%. «A questo punto - conclude Giuliani - spero di potere avviare un proficuo scambio di conoscenze e dati con i due studiosi: il mio unico obiettivo è far sì che non si debba più avere paura dei terremoti».
24 aprile 2009

venerdì 24 aprile 2009

Grazie al Lodo Salvadelinquenti si diffama gratis!

Dal blog di Antonio Di Pietro, l'ennesima testimonianza che un imbecille qualunque, con la fedina penale più ricca di un catalogo di Postal Market, basso di altezza e pieno di proni servitori Vermilingui, può diffamare chi vuole... tanto l'impunità lo salva dalla Legge, che grazie al Ministro Alfano non è uguale per tutti.

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Il testo:

Le quattro più alte cariche dello Stato sono 'fuori legge'. Tutto ciò grazie al criminogeno Lodo Alfano. Silvio Berlusconi ha voluto fortemente questo 'stupro costituzionale' per evitare di essere coinvolto e condannato nel processo Mills. L’avvocato inglese non ha avuto la stessa fortuna. Silvio Berlusconi oggi può mentire, diffamare, e compiere qualsiasi reato. Può farlo su sei televisioni ed altrettanti giornali. Contro di lui non è possibile fare altrettanto, la legge lo tutela. Gode di un’immunità beffarda che è messa nelle sue mani trasforma la legge da garanzia di tutela ad arma offensiva.

Oggi, mercoledì 22 aprile, Silvio Berlusconi ha utilizzato il lodo Alfano. Per voce del suo avvocato ha rifiutato, avvalendosi appunto del lodo, di farsi processare per diffamazione nella causa intentata dal sottoscritto il 10 aprile dello scorso anno. Quel giorno, il presidente del Consiglio, nella puntata di ‘Porta a Porta’, dichiaro' «... non ha nemmeno una laurea valida. Non ha mai presentato un diploma di laurea originale, ma sempre certificati diversi uno dall'altro, sia per data sia per voti assegnati». Per queste menzogne il sottoscritto presentò un'esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo che poi ha aperto un fascicolo. All’udienza preliminare odierna, ecco la porcata poc’anzi descritta, tramite interposta persona di un avvocato. Al Gup non è rimasto che rimandare l'udienza al prossimo novembre in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla costituzionalità o meno del famigerato «lodo Alfano».

E’ curioso notare come su quella puntata di ‘Porta a Porta’ non si siano scagliate allora né le critiche dei politici, né la mannaia della Commissione di Vigilanza Rai e come Bruno Vespa non abbia ricevuto da parte dei dirigenti Rai le stesse ‘attenzioni’ riservate a Santoro e Vauro.

A me non rimane che trarre una conclusione, Silvio Berlusconi, da oggi, oltre a non poter essere processato per corruzione abbiamo la prova che non può esserlo neanche per diffamazione.

Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia

martedì 21 aprile 2009

RAI: la voce del padrone - Porcherie italiane di Regime

Marco Travaglio:



Testo:
"Buongiorno a tutti, oggi dirò pochissime cose di mio: oggi vorrei fare Indro Montanelli, nel centenario della sua nascita. Montanelli è nato a Fucecchio il 22 aprile del 1909, quindi anche se se è morto nel 2001 ha molte cose da dirci. Anzi, molte cose le ha dette quando molte belle addormentate nel bosco, molti di quelli che non vogliono vedere, molte Alici del Paese delle Meraviglie, molti servi, molti killer non vedevano e non volevano vedere quello che, in realtà, era visibile fin dal 1994, quando nella politica italiana irruppe un imprenditore che non sa cosa sia la democrazia, non sa cosa siano le idee e il confronto, ma sa soltanto che cosa siano gli interessi.
Nel 2004 ho scritto un libro che, più che altro, diciamo che è scritto da Montanelli nel senso che era un’amplissima antologia di tutte le cose che lui ha scritto e detto a proposito di Berlusconi e della storia del suo rapporto con Berlusconi, iniziato nella metà degli anni 70 quando il Cavaliere acquistò una quota prima di minoranza e poi, infine, di maggioranza nel giornale che Montanelli aveva fondato come cooperativa tra giornalisti.
Rapporto che fu tormentato, ma resse tra polemiche, pressioni e resistenze, però nella quasi normalità di un rapporto tra un editore, molto già implicato con la politica e un direttore che la politica del suo giornale la voleva fare giustamente lui.
Resse fino a quando dentro la politica direttamente non entrò Berlusconi e, in quel momento, esplose il dissidio che poi culminò nel distacco e nell’andar via di Montanelli, dopo una famosa irruzione del Cavaliere l’8 gennaio del 1994 nella redazione de Il Giornale, di cui tra l’altro non era più neanche l’editore, perché l’aveva dovuto girare a suo fratello per rispettare almeno formalmente la legge Mammì, che stabiliva un’incompatibilità tra il possesso di televisioni e il possesso di giornali. Vorrei parlare, anzi far parlare di Montanelli: l’ho fatto in questo libro, “Montanelli e il Cavaliere” nel 2004, adesso l’ho ripubblicato perché non pensavo, ma da quando è morto, ossia nel 2001, moltissimi hanno continuato a occuparsi di lui; per fortuna moltissimi continuano a comprare i suoi libri, pensate che Montanelli continua a vendere all’anno 100. 000 copie circa dei suoi vari libri pubblicati da Rizzoli o ripubblicati da Rizzoli: vende più lui da morto che quasi tutti i giornalisti da vivi.

Appropriazione indebita di Montanelli

L’ho ripubblicato con un nuovo saggio introduttivo, perché non pensavo, ma in questi anni da quando Montanelli è morto si è continuato a parlare di lui con appropriazioni indebite, tentando di annetterlo a questa o a quella parte e questa è stata una delle operazioni vergognose che ho voluto smontare in questa nuova edizione del libro, che è pubblicato da Garzanti. L’altra operazione vergognosa è lo sputo sulla tomba: persone che non si erano mai azzardate a parlarne male da vivo, quando lui poteva rispondere e sappiamo come rispondeva, hanno cominciato a parlarne male da morto, pur potendolo fare anche quando era vivo e mi riferisco a alcuni sedicenti studiosi, che hanno voluto addirittura mettere in dubbio, in alcuni sedicenti saggi, che Montanelli fosse stato condannato a morte dai nazisti e avesse rischiato la fucilazione, se non fosse fortunosamente riuscito a fuggire. Quindi anche su quello ho fatto un po’ di ricerche storiche per andare a vedere la verità su quello che è successo nel 1944/45 nel carcere di Gallarate e nel cercare di San Vittore, dove Montanelli era recluso con la sua prima moglie colpevole di antifascismo, ossia colpevole di essere sempre contro il fascismo dal momento in cui il fascismo aveva raggiunto l’apice della sua popolarità: non dimentichiamo che Montanelli comincia a abbandonare il fascismo quando tutti corrono sul carro del vincitore, dopo l’impresa di Abissinia durante la Guerra di Spagna, esattamente come sarà poi contro il conformismo democristiano e bigotto degli anni 50 e 60, come sarà contro il conformismo di sinistra filo/PCI, o addirittura filo/gruppi extraparlamentari, post sessantottino, che contagiò quasi tutti i giornali, compreso Il Corriere della Sera negli anni 70 e come fu contro il conformismo veramente da regime, come lui scrisse fin dal 94, berlusconiano negli anni 90 fino al 2001, quando morì.
Naturalmente ripubblicando questo libro mi sono riletto moltissime delle cose che lui ha scritto negli ultimi sette anni della sua vita, quando praticamente il pensiero dominante per lui era quello che tutti i democratici hanno tutt’ora, come pensiero dominante e come incubo, se volete, ovvero non tanto Berlusconi, quanto il berlusconismo. E mi sono reso conto che a fare scandalo e a rendere così insopportabile la vera storia di Montanelli e Berlusconi è un episodio: un episodio che segna l’inizio di un serial che ha visto cadere sotto la censura tutti i migliori giornalisti italiani, tutti i più bravi e i più amati giornalisti italiani e, contemporaneamente, tutti coloro che si sono occupati di satira in Italia in questi 15 anni. L’ultimo caso è quello di Vauro, ma sarebbe sbagliato prenderlo come un fungo che cresce in un luogo privo di funghi: Vauro è l’ultimo satirista che viene colpito come sono stati colpiti grandi giornalisti e grandi satiristi in quei dieci anni e tutto è cominciato esattamente l’8 gennaio del 1994, è quello il giorno in cui avviene una rottura anche in un Paese poco incline alla cultura liberale come l’Italia.

La legge Mammì e Berlusconi

Che cosa succede l’8 gennaio 1994? Succede che il Cavalier Silvio Berlusconi in procinto, ma non ancora ufficialmente - l’aveva dichiarato - di entrare in politica, di “ scendere in campo”, come avrebbe detto lui alla fine del mese, sale le scale della sede de Il Giornale in Via Gaetano Negri a Milano, raggiunge la sala dove si stava per tenere l’assemblea dei redattori e arringa i giornalisti de Il Giornale in assenza e all’insaputa di Montanelli. Antefatto: Berlusconi non aveva mai messo piede nei piani alti de Il Giornale per una ragione molto semplice: che quando ne era diventato l’azionista e poi l’editore Montanelli non gli aveva mai permesso e lui non si era mai azzardato a mescolarsi con Il Giornale, si occupava ovviamente dell’amministrazione come fanno gli editori. Nel 90 aveva poi lasciato il suo ruolo di editore, cedendo le quote al fratello Paolo, come vi ho detto, per aggirare la legge Mammì. Non è una cosa da poco aggirare la legge Mammì, perché la legge Mammì, che pure è una barzelletta per quanto riguarda i criteri antitrust, è la legge che ha consentito a Berlusconi di continuare a possedere l’intero panorama della televisione commerciale in Italia, prevedeva e prevede delle sanzioni, ovvero la perdita immediata della concessione pubblica da parte di chi la violasse: sappiamo che Berlusconi l’ha violata almeno per due profili, da un lato perché continuava a essere il reale proprietario de Il Giornale, come dimostra quello che è accaduto l’8 gennaio del 1994, quindi avrebbe dovuto perdere la concessione per le televisioni e poi perché continuò a controllare ben più del 10% di Telepiù, la pay tv che aveva messo in piedi e che poi la Mammì lo costrinse a cedere nella quota eccedente il 10% e lui, ovviamente, la aggirò passando le quote a dei suoi amici e prestanomi che spesso lui stesso aiutava a comprarle, come poi è venuto fuori dai processi e naturalmente come poi le famose authorities non hanno voluto sanzionare perché fanno sempre finta di niente. Pensate soltanto alle authorities in questi giorni che cosa non stanno facendo rispetto alla violazione palese della legge Gasparri e della legge Frattini: sono due leggi che Berlusconi ha fatto nel 2004 e sono due leggi che Berlusconi viola; non so se avete sentito l’Avvocato Ghedini l’altro giorno a Annozero dire “ beh, ma Berlusconi l’ha fatto lui il Testo Unico dei beni culturali, mica potrà violarlo!”: non so se la regola valga anche per la Gasparri e per la Frattini, fatto sta che le sta violando tutte e due. La Gasparri stabilisce che i dirigenti della RAI li nomina il Consiglio di amministrazione, però il Consiglio di amministrazione, come sapete, non si riunisce a Palazzo Grazioli, ma si riunisce non so se al settimo o all’ottavo piano di Viale Mazzini 14, mentre invece le nomine si stanno facendo a casa di Berlusconi e lui ha anche annunciato “ guardate che vi siete sbagliati, perché i nomi che ho in mente non sono quelli che avete scritto, ma sono altri” e quindi ha confermato pienamente che se ne sta occupando lui, senza averne alcun titolo. In più c’è il fatto che se ne sta occupando un signore che è anche il proprietario della concorrenza e che, naturalmente, ha tutto l’interesse a piazzare dei dirigenti inadeguati alla RAI per guadagnare in ascolti e in pubblicità su Mediaset. E di dirigenti inadeguati nominati da Berlusconi alla RAI ce ne è una lunga tradizione, come evidentemente ricordate, ma i nomi che circolano in questi giorni ci dicono che in futuro avremo dirigenti se possibile ancora più inadeguati di quelli che aveva nominato le altre volte, perché Mediaset è molto in difficoltà e c’è bisogno proprio di una RAI diretta da un gruppo di paracarri e di piante grasse, di Ficus probabilmente. Passeremo dal genere animale al genere vegetale.
Ritornando a bomba, violò la legge Mammì e la violò perché andò a parlare con una redazione che non doveva avere nulla a che fare con lui e con cui lui non doveva avere nulla a che fare: perché ci andò? Perché da mesi aveva avvertito Montanelli della propria intenzione di scendere in campo politicamente, Montanelli gli aveva sconsigliato tutto ciò, Berlusconi se ne era infischiato e aveva ragione Berlusconi, perché nelle condizioni in cui era, come disse giustamente a Montanelli e a Biagi, “ se non entro in politica vado a finire in galera e fallisco per debiti”, quindi non poteva fare altrimenti: o la galera o il governo, scelse il governo e evitò la galera e i debiti. Però Montanelli gli aveva detto che mai e poi mai Il Giornale sarebbe diventato il suo organo di partito: Berlusconi fece un discorso molto chiaro, nelle riunioni che teneva il sabato a Arcore, con tutti i direttori dei giornali e dei telegiornali delle sue reti, Montanelli non ci andava, ci andava il condirettore Federico Orlando e Berlusconi aveva detto chiaramente “ dovremo diventare un’orchestra che suona uno spartito unico: il mio” e l’unico che disse esplicitamente di no fu Montanelli (Federico Orlando, ovviamente). Trovate tutto in un libro che si intitola “ Il Sabato andavamo a Arcore”, pubblicato da Federico Orlando per l’editore Larus, oppure nel libro “ Montanelli e il Cavaliere”.
A quel punto Berlusconi decide di sostituire Montanelli, perché già sa che Montanelli, simbolo dell’Italia liberaldemocratica, conservatrice gli dirà di no e gli dirà di no sul giornale edito da suo fratello, quindi praticamente sarà una critica, quella di Montanelli, che vale il triplo rispetto a quelle che partono da sinistra, perché nessuno potrà accusare Montanelli di essere diventato di sinistra. Avere un nemico dalla propria, dalla parte dei propri elettori, moderati, conservatori etc., sarebbe stato devastante e conseguentemente Berlusconi spera di riuscire a pensionare Montanelli dandogli un ruolo di padre nobile da accantonare e da mettere in un angolo, oppure addirittura da mandare via, non pensando che Montanelli a 85 avrebbe tirato fuori le energie per fondare un nuovo giornale. Quindi aspettava l’occasione per farlo fuori e intanto gli faceva massaggiare i nervi dai suoi sgherri, dai suoi killers, che in televisione sparavano a zero contro Montanelli un giorno sì e l’altro pure: erano i soliti Sgarbi e Fede, non sono cambiati i nomi. Leggerete che cosa sono riusciti a dire Sgarbi e Fede in quei mesi: cose di cui persino loro dovrebbero vergognarsi, il che è tutto dire.

Fede chiede le dimissioni di Montanelli

Ma Montanelli i nervi non se li lascia saltare e continua a non dimettersi: aspetta che qualcuno lo faccia fuori, tenete presente che Montanelli è il giornalista più importante, più famoso, più bravo secondo me d’Europa allora e anche dopo allora, conseguentemente a Berlusconi cominciare la sua avventura politica cacciando il più grande giornalista d’Europa probabilmente creava qualche problema. Allora sperava che se ne andasse Montanelli e Montanelli non si muoveva, finché a un certo punto Emilio Fede, il servo più servile, più zelante, il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio del 94, quando mancano ormai tre settimane alla discesa in campo di Berlusconi, si presenta al Tg4 e chiede le dimissioni di Montanelli, il quale il giorno dopo gli dedica un controcorrente: vedete la differenza di stile che c’è tra Montanelli e questi poveretti che hanno preso il suo posto al giornale, che dedicano decine e decine di pagine a Santoro etc.. Montanelli, quando doveva polemizzare, lo faceva con un controcorrente di dieci righe, cinque righe: “ Giovedì sera annuncio a sorpresa di Emilio Fede nel suo Tg4: adesso - ha detto - voglio parlarvi di informazione: c’è sempre una prima volta!”, questo è come Montanelli ha sistemato Emilio Fede il giorno dopo, mentre tutti i giornali scrivevano “ Fede contro Montanelli: c’è dietro Berlusconi, lo cacceranno” etc. etc., dieci righe. Questo è il detonatore, perché? Perché tutti i giornali - all’epoca esistevano ancora dei giornali con dei direttori che sapevano difendere la libertà di stampa - intervennero dicendo che era una vergogna quello che succedeva, un giornalista - se possiamo chiamare Fede giornalista, diciamo un iscritto all’albo dei giornalisti - che chiede la cacciata del più grande giornalista italiano al suo padrone. Per esempio, su Il Messaggero uscì un editoriale dal titolo “ Va in onda la liberaldemocrazia”, durissimo contro Berlusconi; sentite: “ dal pulpito di rete 4 è stata impartita ieri sera una lezione di intolleranza, proprio mentre infuria la polemica su quanto sia favorito, rispetto ai concorrenti, un candidato alle elezioni che possiede tre reti televisive - all’epoca se ne parlava, pensate! - l’invito di Emilio Fede a cacciare Montanelli perché troppo autonomo è il primo esempio pratico del livello di indipendenza che potrebbe crearsi all’interno dell’impero di Berlusconi”. Questo episodio moltiplica l’inquietudine, perché lascia capire quanto potrebbe essere forzatamente massiccio e compatto il sostegno al Cavaliere degli organi di informazione del suo gruppo: “guai a chi si azzardasse a uscire, anche per un attimo, dal coro, la durezza dell’intervento, preannunciato proprio perché avesse maggiore risonanza, mostra lontane tentazioni da Min. Cul. Pop. (Ministero della Cultura Popolare di Mussolini) e lascia sbigottiti. E’ auspicabile che si tratti soltanto della mossa maldestra di un giornalista bravo ma troppo zelante, convinto di fare la cosa gradita al proprio editore: certo resta da vedere se Berlusconi presterà orecchio a questi consigli, speriamo che non lo faccia e si mostri del tutto estraneo all’iniziativa, anche perché condividerla sarebbe mossa improvvida per chi si presenta come un campione della liberaldemocrazia”.
Sapete chi era questo signore che si stracciava le vesti contro Berlusconi e Emilio Fede? Paolo Bonaiuti: non è un omonimo, è proprio lo stesso che oggi fa da portavoce a Berlusconi e trovate.. è quel signore che compare soprattutto la domenica, quando va in riposo Capezzone, anche Capezzone chiude per riposo settimanale come le pizzerie, in quel caso subentra Bonaiuti. E’ quel signore che vedete vestito in modi variopinti, che fa sempre così con la testa, come quei cagnolini che stanno sul retro delle macchine degli agricoltori, vicino al cappello di paglia. Ecco, quello è Bonaiuti: all’epoca era vicedirettore de Il Messaggero, era di sinistrissima naturalmente e sparava a zero, scrivendo delle cose anche condivisibili, nel senso che anche lui ha avuto un periodo in cui ragionava con la sua testa, poveretto, poi ha smesso!

Berlusconi irrompe in redazione

Per dirvi che questo era il clima nel quale Berlusconi decide di andare in redazione a Il Giornale per smentire questa cattiva stampa che gli sta venendo addosso e non si rende conto, in realtà, che sta semplicemente alimentando proprio l’interpretazione che ha dato persino Bonaiuti, ossia che siamo di fronte a un atto sommamente illiberale. Va alla redazione de Il Giornale, io quel giorno non c’ero, ero a Torino e un collega mi fece sentire al telefono gran parte dell’intervento di Berlusconi, che pure fu abbastanza breve e comunque trovate il testo nel libro; Berlusconi disse sostanzialmente che, se la redazione voleva combattere con armi adeguate - cioè a cannonate - contro i comunisti, non sarebbero mancati i mezzi per farlo: i mezzi erano quelli che da anni i giornalisti de Il Giornale chiedevano, almeno i computers, in quanto Il Giornale era l’unico quotidiano nazionale che aveva ancora le macchine per scrivere, non aveva ancora le tecnologie e poi c’erano stipendi da fame, completamente fuori mercato. Promise tecnologie e soldi, fece capire che sarebbero arrivate le tecnologie e i soldi se si fosse voluta combattere la battaglia sua, ossia quella di un anticomunismo completamente fuori tempo massimo, nel senso che il muro di Berlino era caduto da cinque anni, si combattevano i comunisti quando non c’erano più. Se invece si voleva attardarsi dietro la cosiddetta linea del fioretto, cioè Montanelli, che era considerato ormai un rammollito, uno che combatteva i comunisti con il fioretto anziché con il manganello e con la clava, beh, allora ciccia: questo fu il discorso ricattatorio di uno che non era più l’editore de Il Giornale ai giornalisti de Il Giornale in assenza del direttore. Capite che in sostanza Berlusconi invitava la redazione a sollevarsi contro il suo fondatore e direttore, il quale, ignaro di quello che stava succedendo, stava qualche piano sotto. Questo è lo scandalo, questa è la cosa che i berlusconiani non riescono a accettare: perché? Perché se ne rendono conto anche loro che, se accettassero che le cose sono andate così - e sono andate così! - il loro campione sarebbe semplicemente un dittatorello da quattro soldi che aveva rivelato di essere un dittatorello fin da prima di scendere in campo, quindi neanche che si sia guastato work in progress. Ecco perché in questi anni, approfittando del fatto che Montanelli non c’è più, hanno cominciato un’opera di negazionismo e di revisionismo sul divorzio tra Montanelli e Berlusconi e, proprio di questo, mi sono occupato in questa prefazione, in questa nuova introduzione del libro, citando le cose incredibili che si sono lette in questi anni su Il Giornale: su quel giornale dal quale era stato cacciato Montanelli, quel giornale che hanno accettato di dirigere prima Vittorio Feltri al posto di Montanelli, poi Mario Cervi al posto di Montanelli, poi Maurizio Belpietro, fino al poveretto che avete visto anche voi due settimane fa a Annozero e che non nomino per questioni di decenza.
Tutti questi signori hanno tentato, a poco a poco, una riappropriazione indebita di Montanelli - ripeto - cacciato dal giornale che aveva fondato, nell’indifferenza di tutti costoro che, naturalmente, hanno continuato a scriverci o hanno addirittura ricominciato a scriverci come Cervi, che era passato alla Voce insieme a noi e poi è tornato indietro con il biglietto di andata e ritorno, come se quello non fosse il giornale dal quale Montanelli era stato cacciato e sul quale Montanelli è stato insultato dal 94 al 2001, persino durante la direzione di Cervi. Tant’è che Montanelli, negli ultimi giorni della sua vita, manifestò molta amarezza e un’intervista a Diario, per esempio, a Pietro Cheli disse che da Cervi certe cose non se le sarebbe aspettate.
Comunque dopo morto hanno cominciato a dire che il divorzio non era dovuto a quell’irruzione di Berlusconi e anzi, che quella di Berlusconi non fu un’irruzione, che Berlusconi entrò in redazione con il consenso di Montanelli, che in realtà Montanelli non se ne era andato per dissensi politici sulla discesa in campo di Berlusconi, per il conflitto di interessi etc., se ne era andato così per una bizza umorale, per un’alzata di testa senile, oppure perché era geloso, come ha detto Berlusconi: “ Montanelli era geloso di me e avrebbe voluto diventare come me ma non c’era mai riuscito”, pensate la piccolezza di questo ominide!
Il problema è che Montanelli ha sempre raccontato il contrario, ossia che lui non sapeva che Berlusconi stava arringando la sua redazione e che tutto ciò avvenne a sua insaputa: lo disse in una famosa telefonata a Raggio Verde il 23 marzo 2001, dieci giorno dopo che io ero stato intervistato da Luttazzi al Satyricon, c’erano anche allora polemiche sulla RAI, c’erano già preannunci di epurazioni come ce ne sono oggi e conseguentemente Feltri era venuto a Raggio Verde da Santoro a dire che Montanelli anzi, era un voltagabbana, era uno che aveva tradito il suo benefattore, perché Berlusconi sarebbe un benefattore e allora intervenne telefonicamente Montanelli per dire testualmente “ intanto voglio ringraziare Travaglio, il quale ha detto l’assoluta e pura verità, assolutamente la versione che lui ha dato degli avvenimenti è quella esatta e debbo dire che devo manifestare una certa sorpresa per quello che ha detto Feltri, il quale senza dubbio sa come andarono le cose e queste cose le ripeto in sua presenza. Feltri dice che la mia condotta verso Berlusconi era stata ambigua e gli rispondo che ho conosciuto due Berlusconi, ossia il Berlusconi imprenditore privato che comprò Il Giornale e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti, su questo patto: tu, Berlusconi sei proprietario de Il Giornale e io, direttore, sono il padrone del giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il punto tra noi due e quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, capii subito quello che stava per accadere: cercai di dissuaderlo, d’accordo con Confalonieri e con Gianni Letta, neanche loro volevano che il Cavaliere entrasse in politica, ma tutto fu inutile e dal momento in cui lo decise mi disse “ da oggi Il Giornale deve fare la politica della mia politica”. Io gli dissi “ non ci pensare neanche” e allora lui riunì la redazione a mia insaputa totale, come ha raccontato Travaglio e disse “ d’ora in poi Il Giornale farà la politica della mia politica” e a quel punto me ne andai, cosa dovevo fare? Questo Feltri lo sa, ma non lo può dire perché andò a prendere il posto di Montanelli cacciato in quel modo”, cosa che poi Montanelli scrisse anche due giorni dopo su Il Corriere della Sera il 25 marzo 2001: “ riunita a mia insaputa la redazione egli la avvertì (la redazione) in parole povere che, se volevano più quattrini anche nella busta paga, non avevano che da mettersi al servizio dei suoi interessi politici, ora che aveva deciso di scendere in lizza.” La risposta della redazione furono 35 lettere di dimissioni che poi diventarono 55, infatti furono 55 gli ex giornalisti de Il Giornale che andarono a lavorare alla Voce con Montanelli. Quello è il punto chiave, quello è l’inizio di tutto, quello è l’inizio del regime: l’inizio del regime è addirittura un po’ precedente rispetto al discorso della discesa in campo e alla nascita del primo governo Berlusconi, quando comunque Montanelli immediatamente fin dal 94 - tenete presente che stiamo parlando di quindici anni fa - per primo cominciò a avvertire sui pericoli di regime che l’Italia correva. E allora concludo con alcune cose che diceva Montanelli, a proposito del berlusconismo: “ il regime si realizzerà dopo la vittoria del Polo, la prima cosa che farà Berlusconi sarà spazzare via l’attuale dirigenza RAI per omologarne le tre reti a quelle sue”, sembra scritto oggi perché ogni volta Berlusconi fa le stesse cose, il problema è che c’è qualcuno che lo scrive e che lo vede e c’è qualcuno che fa finta di niente. Oggi quelli che fanno finta di niente sono la stragrande maggioranza, proprio anche perché su Il Corriere non c’è più Montanelli a scrivere, su La Stampa non ci sono più Galante e Garrone, Bobbio, non c’è più Silos Labini, non ci sono più i grandi vecchi che queste cose le dicevano e le sentivano.

Il vaccino Berlusconi

“Questa non è la destra, questo è il manganello: gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello; era Mussolini che non sopportava la satira, ma queste parole, “ ripuliremo la stalla” al signor Gianfranco Fini chi gliele ispira? Siamo di nuovo allo stesso: la lotta contro la satira che parte da Fini, che dichiara indecente la trasmissione di Santoro e Berlusconi che gli va dietro e i vertici della RAI che eseguono. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine la dice, ha l’allergia alla verità, ha una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, chiagne e fotte dicono a Napoli dei tipi come lui e si prepara a farlo per cinque anni”. L’abbiamo visto chiagnere in questi giorni copiosamente e intanto, a Palazzo Grazioli, fotte. “ L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, gli italiani devono vedere chi è questo signore: Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole, soltanto dopo saremo immuni!”. Qualcuno dice che il vaccino non ha funzionato: in realtà ha funzionato, tant’è che Berlusconi dal 2001 al 2006 perse tutte le elezioni, dalle regionali alle provinciali, alle comunali, alle circoscrizionali, alle europee, alle politiche del 2006, dopodiché arrivò il centrosinistra che purtroppo è l’antidoto al vaccino, per cui ogni volta il centrosinistra, per cui ogni volta il centrosinistra neutralizza il vaccino e ci ripropina la malattia, nella quale oggi siamo di nuovo pienamente immersi.
“ Spero - diceva Montanelli - che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita”: l’altro giorno l’ha detto Antonio Tabucchi, “ bisogna rivolgersi all’Europa, assediare l’Europa perché faccia con l’Italia quello che sta facendo con i Paesi dell’ex blocco sovietico che sono entrati”. Voi sapete che c’è l’Ocse che li sta educando sui principi della liberaldemocrazia, sui principi della divisione dei poteri e dobbiamo pretendere che l’Europa metta sotto osservazione l’Italia, se non c’è più nessuno che sia in grado di dirlo con le sue parole può prendere quelle di Montanelli e utilizzarle, nessuno gli chiederà il copyright, passate parola!"

martedì 14 aprile 2009

Gli Sciacalli dell'informazione

Marco Travaglio:



Testo:
"Buongiorno a tutti.
Dopo una settimana di terremoto, capita di incontrare sui giornali titoli come questi: “Sisma? Colpa del governo. Deliranti accuse di Santoro, Annozero approfitta della tragedia abruzzese per mettere sotto accusa Protezione Civile e Bertolaso. Non hanno ascoltato le profezie di Giuliani e buttano via i soldi per il G8”.
Questo c'è da aver paura a prenderlo in mano perché ci si sporca: “Il dolore e gli sciacalli. Funerali in Abruzzo, speculazione in TV”. Da una parte le bare, dall'altra Santoro, a proposito di Sciacalli e di speculazioni in TV. E c'è il pezzo di quel soggettino del direttore, che non nomino neanche per non sporcarmi – appunto - il quale ha fatto una figuraccia ad Annozero. Vedete, ad Annozero si invitano le persone a parlare, se poi dicono stronzate fanno brutta figura e allora si incavolano e il giorno dopo scrivono sul giornale per prendersela con la trasmissione che non gli ha consentito di fare la solita messa cantata che, invece, gli viene consentita nelle TV e nei programmi di regime.
Ma abbiamo anche il Corriere della Sera, che in questi giorni ha cambiato direttore e che a fianco di un bellissimo articolo di Gianantonio Stella che, praticamente unico fra gli unici, segnala ogni volta tutte le inadempienze legislative – dopo ne vedremo qualcuna – riporta anche un altro articolo intitolato: “Santoro, in onda l'abuso di libertà”, e dentro c'è un titolo che dice che si getta zizzania in televisione.
E' un bel complimento per i giornalisti, perché i giornalisti devono gettare zizzania altrimenti è inutile che esistano.

Lezione (teorica) di giornalismo

Vi leggo, a questo proposito, l'editoriale che è comparso il giorno prima di questi articoli, cioè venerdì. E' l'editoriale di saluto di Ferruccio De Bortoli che torna dopo cinque anni alla direzione del Corriere, succedendo a Paolo Mieli al quale era già succeduto una dozzina di anni fa:
“Primo: perché un' informazione libera, indipendente e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. Senza un' opinione pubblica consapevole e avvertita un Paese non è soltanto meno libero, ma è più ingiusto e cresce di meno. Il cittadino ha pochi strumenti affidabili per decidere, non solo per chi votare, ma anche nella vita di tutti i giorni. La sua classe dirigente fatica a individuare le priorità, lo stesso governo (come avviene nelle aziende in cui tutti dicono di sì al capo) seleziona più difficilmente le buone misure distinguendole da quelle che non lo sono. Il consumatore è meno protetto, il risparmiatore più insidiato. Lo spazio pubblico è dominato dall'inutile e dall'effimero. Si discute molto, e a ragione, sugli eccessi dell'informazione. Che ci sono, e gravi. Di cui anche noi portiamo le nostre colpe. Si discute poco sui costi della non informazione. - Guardate che è una splendida lezione di giornalismo, purtroppo di teoria come vedremo - Dove c' è opacità il merito non è riconosciuto; quando c' è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta. Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l' informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente. Tutti l' apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano. Molti confondono l' informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi. Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell'informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all'apparenza le meno costose. Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte. Il secondo tema che vorrei trattare riguarda l'utilità dei giornali. - E qui ci sarà dibattito anche fra di voi, c'è chi ritiene che siano morti in forma stampata su carta e chi no. De Bortoli, per ragioni anche ovvie, dirige un giornale di carta, li difende - Vivono una crisi profonda, questo è vero. Ma non sono mai stati così letti. Sulla carta e online. Ci sarà una ragione se un navigatore che vuole un'informazione credibile accede più facilmente al sito di una testata storica. - Bah, questo è tutto da vedere - La Rete è una grande piazza democratica ma il confine fra vero e falso, effimero e sostanziale, lecito e illecito è assai sottile. E poi c' è un' altra ragione. Guardatevi intorno: quali sono i simboli che vi ricordano tradizione, appartenenza, storia della vostra comunità? Sono pochi, pochissimi. Un' alluvione di marchi e format globali. In strada, in tv e nella Rete. Persino la vostra squadra del cuore parla una lingua diversa. A volte capita che solo in edicola e in libreria si abbia la certezza di trovarsi nel proprio Paese. Con il suo giornale un lettore si sente sempre a casa. A suo agio. Con uno strumento (anche di lavoro) affidabile per interpretare realtà complesse.”

Gli sciacalli dell'informazione

Bene, queste cose – condivisibili o meno – dipendono da quello che uno ci mette sopra, alla carta. Il problema non è lo strumento carta, il problema è quello che uno ci mette sopra. Dopo un editoriale del genere ci si attenderebbe che il Corriere della Sera non dico si mettesse a fare le pulci alle inefficienze dei soccorsi in Abruzzo – che pure sono stati meritori. Parlare delle inefficienze non vuol dire criticare quelli che hanno prestato soccorso, vuol dire criticare la macchina organizzativa. Chi ha guardato Annozero con occhi non dico vispi ma quanto meno in coma vigile, diciamo, ha capito benissimo cosa voleva dire quel signore che all'inizio della trasmissione indicava sulla montagna di rovine delle persone con la divisa gialla che stavano con le mani conserte e diceva “questi non fanno un cazzo”. Non voleva dire che quelli erano venuti lì magari dal Veneto, dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Calabria, dalla Sicilia per non fare un cazzo – perché se uno non vuole fare un cazzo se ne sta a casa propria e nessuno se ne accorge. E' evidente che voleva dire che questi signori erano arrivati lì pieni di buona volontà per aiutare ma la macchina organizzativa non era in grado di dargli qualcosa da fare e quindi nelle prime ore, soprattutto, si sono disperse molte energie perché non c'era una pianificazione.
Pianificazione che avrebbe dovuto essere fatta, anzi che dovrebbe già essere pronta con dei piani di evacuazione e soccorso standard, a ogni allarme. L'allarme c'era, c'era da mesi. E qui entriamo nel merito delle critiche che ha fatto Annozero, unica trasmissione in Italia in mezzo a una marea di messe cantate piene di retorica, piene di sciacalli veri, a cominciare dal TG1 dove il grande Johnny Riotta ha dato il suo estremo saluto ai telespettatori per passare a dirigere il Sole 24 Ore. Tra l'altro peccato, perché era diventato un bel giornale con De Bortoli. Bene, Riotta ha dato il suo saluto facendo leggere da una signorina i dati di ascolto crescenti, a mano a mano che cresceva il numero dei morti nella giornata di lunedì scorso.
Ma di questi casi di sciacallaggio abbiamo letto molto in rete e molto poco sui giornali. In ogni caso, il problema della macchina organizzativa è strettamente legato al problema degli allarmi: avete visto che per tutta la settimana hanno massacrato il povero Giuliani. Ancora si legge, da questi grandi esperti di terremoti – Feltri, eccetera – che ad Annozero si sarebbe accusato Bertolaso di non avere ascoltato le profezie di Giuliani. Assolutamente no, nessuno ha detto a Bertolaso che doveva ascoltare le profezie di Giuliani, si diceva che avrebbe dovuto ascoltare 4-5 mesi di sciame sismico, o lui o chi per esso perché poi abbiamo visto che è molto occupato in eventi sportivi, G8... è un esperto di grandi eventi, Bertolaso, non di Protezione Civile. Se Giuliani non è uno scienziato di terremoti, Bertolaso non è un esperto di Protezione Civile. Fa il responsabile di Protezione Civile, ma non è un esperto di Protezione Civile. Chiunque abbia seguito lo scandalo della monnezza a Napoli sa che è stato commissario già tempo fa, della monnezza, e non aveva combinato assolutamente niente e tutto il suo staff, lui compreso, è indagato e in parte addirittura sotto processo a Napoli proprio per quelle scene meravigliose delle discariche che sversavano liquami e percolati perché consapevolmente venivano imbottite di rifiuti che non dovevano essere lì.
Stiamo parlando di una persona che dato che si occupa da molti anni di protezione civile è parte integrante del problema, quindi è difficile che lo possa risolvere.
Da Bertolaso ci si attendeva che ciò che è stato detto ai funzionari della prefettura de L'Aquila che se la sono data a gambe, a mezzanotte, dopo la forte scossa delle 23.30 venisse detto anche al resto della popolazione. Voi sapete che il comandante è l'ultimo a lasciare la nave, nel codice della navigazione: evidentemente nel codice delle Prefetture, del ministero dell'interno e della Protezione Civile così ben gestite il comandante è il primo a darsela a gambe. Il palazzo della Prefettura viene evacuato intorno alla mezzanotte e ai cittadini non viene detto niente, tant'è che alle tre e mezza della notte, quando tutto crolla, ci rimangono sotto (stima di queste ultime ore) circa 300 persone.
Naturalmente nessuno dice che si sarebbe dovuta evacuare L'Aquila quando Giuliani lanciò il suo allarme.

Bertolaso

Tra l'evacuare un comune capoluogo e non fare nulla. Tra l'evacuare un comune capoluogo e il non fare nemmeno un'esercitazione. Tra l'evacuare un comune capoluogo e il non predisporre almeno un piano di evacuazione alla mala parata, come si dice. Tra il non fare nulla e il mettere all'erta le popolazioni per spiegargli che se dovesse succedere l'irreparabile devono intanto radunare quelle poche cose di pregio che hanno in casa, per essere pronti a portarsele via, per dirgli dove andare, cosa fare o cose di questo genere... ce ne passa!
Infatti, dove non è arrivata la Protezione Civile nazionale e locale, sono arrivati dei privati cittadini, non soltanto quelli che conoscevano Giuliani: ci sono molte persone che dopo la scossa delle 23.30 o anche prima hanno preso e sono andate a dormire in macchina. Quindi, l'iniziativa privata dei singoli, altro che gli esperti, è arrivata molto prima di quello che ha fatto la meravigliosa macchina della Protezione Civile della quale non si è capito bene per quale motivo non possa essere criticata. Cos'è, l'impresa dei Mille? Chi è Bertolaso, Garibaldi? E' la Madonna? E' Gesù Cristo? Non si è capito per quale motivo questo signore debba essere presentato – cito da quel giornale che ci si sporca a prenderlo in mano - “L'Uomo della Provvidenza” “L'eroe della Protezione Civile”. Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di persone che sono umane, che possono sbagliare, che naturalmente possono essere criticate.
L'Uomo della Provvidenza... per fortuna qualche giornale che scrive le cose c'è, intendiamoci, per esempio Italia Oggi. Franco Bechis, che è un infaticabile cronista che va a vedere i numeri: “Bertolaso, tre anni di tagli. Leggine, risparmi, musei, Bersani: via così i fondi anti terremoto”. E dice, Bechis: “Il suo primo sfogo avvenne il 20 luglio del 2006 davanti alla commissione Territorio e Ambiente del Senato. Fu lì che Bertolaso, l'uomo della Protezione Civile che servì due premier, Berlusconi e Prodi, perse la pazienza per i mesi orribili a cui fu costretto. A gennaio disse 'mi hanno tolto 10 milioni di euro per fare un importante museo a Roma, il Maxi. Nel passaggio delle consegne fra i due governi, Berlusconi e Prodi, mi hanno tolto altri 30 milioni per gestire i problemi della Presidenza del Consiglio. Col decreto legge Bersani, via altri 39 milioni di euro. In tutto meno 79 milioni in sei mesi'. Il fondo per la Protezione Civile, che nel 2008 ammontava a 196 milioni, nel 2009 è stato ridotto a 142 milioni”.
E infatti, forse ve lo ricorderete... no, non ve lo ricordate perché non ve l'ha raccontato nessuno tranne quei mascalzoni di Annozero, il 19 dicembre – quanto è passato, quattro mesi? - Bertolaso annuncia le dimissioni da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Protezione Civile e ai grandi eventi, perché il piano della finanziaria triennale portava i fondi della Protezione Civile in tre anni, dal 2009 al 2011, dagli attuali 196 milioni di euro all'anno a 50 milioni di euro all'anno. Gli tagliavano il 74% dei fondi in tre anni, quindi Bertolaso ha detto: “non ho più i soldi, me ne vado, non ha più senso”.
Perché quando Bertolaso minaccia le dimissioni contro i tagli del governo Berlusconi, nessuno lo elogia come l'uomo della provvidenza, l'eroe della ricostruzione e tutti stanno zitti? Perché quando revoca le sue dimissioni, anche se gli sono stati confermati in gran parte quei tagli, nessuno gli chiede come mai abbia cambiato idea, come mai non abbia continuato a denunciare la spoliazione del bilancio della Protezione Civile in un Paese dove ne succede sempre qualcuna? Domande che i giornalisti dovrebbero porre, ma avete visto che se c'è una trasmissione che le pone viene immediatamente individuata come la trasmissione sciacalla, zizzania, eversiva, la trasmissione che parla male di Garibaldi.
Ma andiamo avanti, perché in questi giorni di sciacalli ne abbiamo visti tantissimi all'opera. Abbiamo visto una dozzina di ministri in tre giorni, alternarsi sui luoghi della sciagura. Sempre quel giornale che c'è da sporcarsi a tenerlo in mano titola: “Ministri al lavoro in prima fila. La squadra: Alfano, Zaia, La Russa, Tremonti, Bossi e Calderoli tra la gente per coordinare le operazioni”. Immaginate se c'era bisogno di Calderoli, Bossi, Tremonti, La Russa, Alfano e Zaia per coordinare le operazioni!
Intanto, come ha dimostrato Ruotolo nei suoi bellissimi servizi insieme a Bertazzoni dalle zone terremotate, il centro di coordinamento de L'Aquila a cinque giorni dal terremoto, giovedì sera, non aveva ancora un coordinatore responsabile. Naturalmente, non è che è arrivato qualcuno in quelle tre ore di trasmissione a dire “non è vero, il coordinatore sono io, bugiardi.” Non è arrivato nessuno a smentirlo, ma sui giornali del giorno dopo trovavate “vergogna, hanno detto che non c'è un coordinatore”. Il problema è: vergogna, non c'è un coordinatore!
Il problema è sempre di chi li racconta gli scandali, non di chi li propizia.
Abbiamo visto questi giornalisti che scendevano dall'elicottero, cercavano la prima telecamera e ci si fiondavano davanti, andando a intralciare le opere di ricostruzione e soccorso. Una volta tanto va dato atto a qualche politico come Francheschini e Di Pietro che ci sono andati con molta discrezione, senza nemmeno rilasciare dichiarazioni, proprio per evitare di creare quel grande corteo semovente che disturba anche l'occhio, oltre che il lavoro.

Chi non parla di Impregilo?

Ma andiamo avanti: avete sentito molte trasmissioni fare i nomi e i cognomi delle imprese coinvolte in queste opere che crollano miseramente perché fatte di sabbia? Io ho cercato in tutte le trasmissioni di sentire una volta la parola “Impregilo”. Perché è importante la parola “Impregilo”? L'Impregilo è una grande impresa di costruzioni, una delle più grandi in Italia. Fa l'asso piglia tutto degli appalti per le grandi opere. E' quella che ha vinto, grazie alla giunta di centro destra di Rastrelli e poi di centro sinistra di Bassolino, in regione Campania il famoso appalto per non smaltire i rifiuti. E' quella delle ecoballe, dello scandalo della monnezza, quella sotto processo per truffa alla regione insieme a Bassolino.
Bene, questi giganti della Confindustria hanno nel loro palmarés anche l'ospedale de L'Aquila, quello nuovo inaugurato 12 anni fa; perché quello vecchio è ancora in piedi, mentre quello nuovo, dove ci hanno messo la zampa anche loro, è venuto giù. Naturalmente, c'è un comunicato che è stato sufficiente alla cosiddetta informazione per non nominare l'Impregilo. L'Impregilo dice: “noi non abbiamo fatto la struttura dell'ospedale de L'Aquila, l'abbiamo solo messo in funzione” avete visto come funzionava bene.
Peccato però che fino al giorno del terremoto, nel sito Impregilo alla voce “business units” si legge tra le varie opere di cui l'Impregilo si vanta: “edilizia ospedaliera: in questo settore ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati”. Ce ne sono alcuni e in fondo all'elenco si legge: “ospedali a L'Aquila, Cerignola e Menaggio”. Chissà se c'è ancora sul sito, bisognerebbe controllare.
E ancora, sempre sito Impregilo: comunicati stampa, 12 settembre 2000: “aumentano le acquisizioni, crescono gli investimenti...” tra le acquisizioni effettuate giova ricordare “ospedale San Salvatore, L'Aquila”. Se ne vantavano, all'epoca.
In compenso una chicca: sempre nel sito Impregilo c'è scritto: “Algeria, biblioteca nazionale d'Algeria. Hanno fatto pure la biblioteca nazionale d'Algeria, questa però – scrivono - “l'edificio che si estende su una superficie di 60.000 mq e ripartito su 13 piani è stato realizzato secondo le norme vigenti in materia di stabilità strutturale antisismica”. Ecco, in Algeria gli edifici, l'Impregilo, li costruisce secondo le norme antisismiche.
Bene, non vi sfuggirà che l'Impregilo c'entra molto con questo governo: Berlusconi quando è andato in Campania a inaugurare il termovalorizatore alias inceneritore di Acerra, ha elogiato pubblicamente l'Impregilo dicendo che è stata ingiustamente perseguitata dai giudici, quindi il principale corresponsabile dello scandalo della monnezza è stato elogiato pubblicamente da Berlusconi. Quando è venuto fuori che l'Impregilo, nella lunga catena dei vari costruttori, aveva messo le zampe anche sull'Ospedale de L'Aquila, Berlusconi si è precipitato in televisione a dire: “escludo che le aziende abbiano un dolo”, tra l'altro con un'ignoranza abissale: non sa che nei disastri colposi e negli omicidi colposi basta la colpa, non il dolo! Nessuno costruisce un ospedale apposta per farlo crollare, il dolo è che tu costruisci un ospedale sapendo che potrebbe anche crollare perché sai che ci metti dei materiali scandenti. A nessuno viene in mente di costruire un ospedale apposta per ammazzare la gente! Invece, il reato colposo è proprio quello che, anche senza il dolo, prevede la colpa. Cioè, hanno omesso certe cautele e quindi hanno creato un rischio oggettivo di cui erano a conoscenza, e voi sapete che ci potrebbe addirittura essere il dolo eventuale in quel caso. E' quello che Guariniello contesta alla ThyssenKrupp, cioè quando tu metti in campo dei comportamenti talmente pericolosi che hai già messo in conto l'eventualità che questi possano determinare la morte di qualcuno.

Il piano casa e gli sciocchini delle radio di Confindustria

Concludo, perché è tardi: Gianantonio Stella, sullo stesso giornale che accusa Annozero di fare sciacallaggio, il Corriere della Sera, ricorda il piano casa. Il piano casa, non perché io sia particolarmente acuto ma semplicemente perché l'associazione di idee viene automaticamente nel giorno del terremoto: se viene giù una casa che pesa cento e fa x morti figuratevi se viene giù una casa che pesava 100 fino a qualche mese prima e alla quale è stato aggiunto il 20-30% di cubatura... farà x+1 morti.
Infatti, appena l'ho citato, il piano casa, uno di questi sciocchini che lavorano in radio e che stanno naturalmente facendo carriera, magari scrivendo libri favorevoli al ponte sullo Stretto – perché chi l'ha vinto l'appalto? La solita Impregilo... capite che quando si lavora per i giornali e per le radio della Confindustria la tentazione di compiacere il padrone o i padroni è assolutamente irresistibile per alcuni, per altri fortunatamente ci sono ancora le regole della deontologia – ha cominciato a dire che il piano casa non c'entrava niente con il terremoto, esattamente come il ponte sullo stretto. Certo, un ponte costruito su una delle principali faglie sismiche non è un problema, è naturale. Come cubare le case 20-30% in più non è un problema, in un paese che ha il 70% del suo territorio classificato come zona sismica e solo il 18% delle abitazioni censite è a norma, senza contare i milioni di case che non risultano nemmeno al catasto, e senza contare il fatto che il piano casa potrà essere applicato non solo, come ci hanno detto, alle ville e alle case monofamiliari o bifamiliari in regola, perché da noi sono considerate in regola tutte le abitazioni condonate, quindi abusive all'origine ma che non si possono abbattere perché sanate dal condono. Quelle potranno fare parte del piano casa. Pensate ai rischi di una villa abusiva che non si è potuta abbattere perché condonata e che viene pure ampliata, ville spesso mostruose visto che i gusti estetici dei nostri architetti, ingegneri e soprattutto padroni di casa sono spaventosi.
Ma in ogni caso, Stella – evidentemente sarà uno sciacallo anche lui, non lo so – ricorda che nel piano casa fino alle 3.32 della notte fra domenica e lunedì scorsi non compariva mai la parola terremoto. Nella prima versione, quella del giugno dell'anno scorso, non compariva. Nella prima bozza presentata circa un mese fa alle regioni non compariva. Nell'intesa fra il governo e le regioni, siglato il 31 marzo, non compariva se non in un articolo: il n.6. Nel testo dato alle regioni una settimana prima del terremoto, c'era scritto: “Semplificazioni in materia antisismica”. Cioè citavano i sismi per smantellare le norme, vissute come degli impacci per questo grande furore ricostruttivo o costruttivo. Dopo il terremoto, furtivamente, una manina ha cancellato l'articolo 6 che doveva snellire, cioè abrogare, alcune norme antisismiche e ha aggiunto un pomposo articolo intitolato: “misure urgenti in materia antisismica”, quello che leggeva il sottosegretario alla difesa l'altra sera dicendo “ma noi l'avevamo previsto”. No, voi l'avete previsto dopo che è venuto giù tutto a L'Aquila e nel quale si dice che gli interventi “non possono essere autorizzati ove non sia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa antisismica”. Beh, allora non c'eravamo solo noi, lunedì scorso, a collegare il piano casa col sisma; c'era anche il governo che furtivamente infilava questa cosetta per evitare che qualcuno li prendesse col sorcio in bocca. Ma per fortuna il governo può godere di un vasto esercito di servitori, trombettieri e leccapiedi che naturalmente lo coprono dai disastri che combina.
Ecco questo è un po' quello che mi sento di dire a una settimana, fermo restando che se qualcuno volesse dare un'occhiata a quello che è successo a San Giuliano di Puglia, cioè nell'ultimo terremoto in cui Berlusconi aveva promesso di ospitare i terremotati nelle sue ville, di ricostruire San Giuliano 2 più bella di San Giuliano 1, si aggirava col caschetto, faceva retorica, abbracciava parenti di vittime eccetera, è servito. C'è uno splendido articolo su L'Espresso: “Niente miracoli a San Giuliano, la promessa di Berlusconi, in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2001 dopo il sisma in Molise e non la mantenne”.
Leggerete in questo pezzo di Gianluca Di Feo che cosa ci aspetta nei prossimi mesi se tanto mi da tanto, se la stessa persona a San Giuliano, con la lacrima in tasca, aveva promesso una cosa che non ha mantenuto mi pare che dobbiamo stare ben poco allegri anche per quanto riguarda la ricostruzione dell'Abruzzo.
Da questo punto di vista ribadisco quello che ho detto la settimana scorsa: l'abboffata dei miliardi pubblici per la ricostruzione sarà enorme, la classe politica abruzzese la conosciamo. L'Abruzzo è quello che ha avuto l'intera giunta regionale arrestata nel 1992; il presidente della regione arrestato meno di un anno fa, Del Turco; il sindaco di Pescara arrestato; l'ex presidente della regione, pregiudicato, Rocco Salini, in Parlamento; l'europarlamentare Patriciello, che è molisano, che sta al Parlamento Europeo in Forza Italia essendo sotto processo in udienza preliminare perché insieme al fratello aveva fatto costruire la famosa variante autostradale di Venafro coi piedi d'argilla. Stiamo parlando di questa classe dirigente, è questa classe dirigente, purtroppo, che gestirà la ricostruzione insieme al governo Berlusconi e insieme a questa Protezione Civile che, almeno nel cervello, fa acqua da tutte le parti; quindi sarà fondamentale il controllo sociale dell'informazione e dei cittadini. Il controllo dell'informazione ufficiale l'abbiamo visto questa settimana all'opera: trombe, trombette e trombettieri; quindi speriamo nel controllo sociale della popolazione e della società civile tramite tutti gli strumenti possibili, denunce ai giornali, alla magistratura, sulla rete. Passate Parola."

domenica 12 aprile 2009

Diffamatori e Denigratori non vanno in ferie

Per sostenere un Regime, si sa, occorre sempre creare e mantenere consenso.

Occorre anzitutto rassicurare il popolo che tutto va bene, anche e soprattutto quando non è vero.
Bisogna fare promesse rassicuranti anche quando si sa che non verranno mantenute.
Bisogna sorridere e cercare di apparire angeli demonizzando la controparte politica: facendosi amare, e facendo odiare gli altri, il popolo viene così educato a pensare come vuole il Dittatore di turno.

Quando si ha il controllo dei mass-media il gioco è facile:
i mass-media che si controlla direttamente (e cioè il delinquente di turno è proprietario di quella tv, o di quel giornale) allora ricevono ordini precisi, quelli che si controlla indirettamente (e cioè si è a capo di un esecutivo e c'è una tv di stato, con larga parte della stampa accondiscendente) cercano di non creare dispiaceri al delinquente dittatore.
Poi ci sono gli organi di comunicazione di cui non si ha il controllo: COME INTERNET E I BLOG, e allora bisogna cercare di bloccarli in qualche modo, con finte motivazioni sbandierate con scuse di facciata, il tutto per uccidere il dissenso, soprattutto quando proviene da chi non commette crimini (cosa che i dittatori invece compiono quotidianamente).

Se si sono commessi dei reati bisogna poi bloccare in tutti i modi chi è deputato ad accertarne il compimento e sanzionarli, staccando la magistratura inquirente (i Pubblici Ministeri) dall'ordine cui appartiene, e inviando ispezioni ministeriali che sottraggono atti di indagine agli operatori della Giustizia, infine occorre parlar sempre male della magistratura giudicante: appunto i Giudici, tutti cattivi persecutori del capo e della sua accolita di servi.

Il consenso va creato e mantenuto, quindi, la concorrenza va infangata e diffamata a ripetizione: così che chi legge i giornali o guarda la tv, a furia di sentire le menzogne prima o poi inizia a credere che siano vere.

Se si esautora un Parlamento poi è ancora più facile: un confronto in aula fa perdere tempo, e può creare problemi... un Dittatore e i suoi capricci non amano disenso o perdite di tempo.
I Dittatori odiano la Democrazia.
A colpi di fiducia, decreti legge e tentativi di distruggere i poteri di un Parlamento prima o poi il Regime si consolida e il gioco è fatto.

Se poi il capo, il Dittatore, è un delinquente, è un pluri inquisito, condannato anche con sentenze passate in giudicato, ha contatti e fa affari con le criminalità organizzate, e stringe legami con la più potente confessione religiosa che gli può garantre molti voti se ogni tanto le dà retta... il gioco è davvero fatto.

I vili e viscidi servitori di un Regime del genere allora non possono permettersi di andare mai in ferie, e quindi capita che anche a Pasqua si legga in un pezzo di carta igienica come il Giornale (anzi, peggio della carta igienica: quella almeno serve a pulire, mentre questo sporca se te lo passi lì) di punto in bianco metta in atto l'ennesimo (e pianificato a tavolino) passo verso la diffamazione di chi ancora è scomodo e malvisto dal Regime.

I servi del nostro regime hanno già ucciso la coscienza del paese, hanno azzerato il senso critico di tantissima gente, e dicono alla gente come pensare, cosa dire, chi votare, chi temere e odiare.
Essi parlano allo stomaco della gente, ed essa sorride e gli dà retta, contenta.

Vittima prima quel leviatano che era il Comunismo, oggi ridotto a una frammentazione di partitelli che portano tutti una piccola falce e un piccolo martello, e che, attaccati dai servi del dittatore, bisticciano e si frammentano.
Il centro sinistra, tutto il PD attuale, diventa uno sparring partner che accetta di essere deriso, offeso, diffamato e che quindi avendo paura di non deludere il popolo (ben guidato dai servi del Dittatore) china il capo e si conforma ai piaceri sozzi del Dittatore stesso.
Uguale fine hanno fatto i sindacati: marionette accondiscendenti di quanto il Dittatore vuole, sono diventati come i partiti politici, di cui ormai sono il serbatoio.

Rimane qualcuno da eliminare?

Sì: rimane uno dei pochissimi che ancora usa la testa, il cuore, e si idigna per e combatte contro le porcherie che il Regime fa passare ogni giorno sotto gli occhi della gente vestendole con la minigonna e il sorriso.

Anche oggi Antonio Di Pietro nelle pagine del Giornale è oggetto di calunnie studiate a tavolino, tese a minarne la credibilità come politico e come persona.

Di Pietro non è stato MAI condannato; raramente è stato rimandato a giudizio, ma quando lo è stato ha SEMPRE vinto le cause in cui veniva calunniato dai servi di turno del Regime che poi gli hanno pagato profumatamente i danni (ma questo i mass-media non lo dicono: al capo non fa piacere).

Leggete la prima pagina del Giornale di oggi, Pasqua.


ODIO questa FECCIA, ODIO questo REGIME.

IO uso la testa, il cuore, e combatto per tutti i Valori in cui credo: l'onestà, la legalità, la gente... diciamo in un solo concetto tutte quelle cose cose positive che sono l'antitesi di quanto il Dittatore e il Regime che lo serve fanno passare dappertutto.

Sono sempre più stufo di vedere infangati i pochi uomini validi che vivono in Italia, e stufo di vedermi riprendere quando anche io dico la mia: aprite gli occhi, Italiani!

Siamo in stato di emergenza democratica, teniamo duro: prima o poi tirerà le cuoia, quel BASTARDO.

giovedì 9 aprile 2009

Berlusconi alla stampa estera: Terremotati a Pasqua? Un weekend come in campeggio!

Dopo la notizia che riguarda l'IMPREGILO, cioè la società che ha costruito pochissimi anni fa l'ospedale anti-sismico che è crollato come un castello di carte alla prima scossa di terremoto, e che costruirà le Centrali Nucleari e il Ponte sullo Stretto d Messina (chissà come), una nuova notizia arriva dalla rete e solo dalla rete... ovviamente la (auto)censura italica è sull'attenti e la nazione non va informata delle gaffes che il Premier fa all'estero.
Ma per fortuna c'è internet: qui si trova tutto, e nei blog la notizia gira.

Nel sito del Guardian leggiamo:

Berlusconi told the reporter for the N-TV channel that the homeless quake victims "lacked nothing".
"They have medicaments. They have hot food. They have shelter for the night," he said.
"Of course, their current lodgings are a bit temporary. But they should see it like a weekend of camping."

"C'è tutto, non manca niente. Cibo, medicinali, coperte, assistenza. Bisogna vedere le cose con un po' di ottimismo e fare come se si trattasse di un fine settimana in campeggio".

Poteva risparmiarsela, no?

La stampa italiana tace, quella estera lo critica, come riferisce Andkronos:

Ultimo aggiornamento: 08 aprile, ore 17:23
Roma, 8 apr. - (Adnkronos) - La stampa straniera torna all'attacco di Silvio Berlusconi, parlando di ''gaffe'' dopo le dichiarazioni rilasciate alla televisione tedesca N-tv, cui, in un riferimento agli sfollati sistemati nelle tende, ha detto: "Naturalmente e' una sistemazione provvisoria, dovrebbero considerarlo come un fine settimana in campeggio". Secondo il "Times" di Londra, il presidente del Consiglio si e' reso protagonista di "una grave gaffe".

La mancanza di umanità di questo losco individuo è agghiacciante.