mercoledì 24 giugno 2009

Il gossip, la politica e le spie nel lettone

Pino Corrias:

Alla fine i meglio sceneggiatori ingaggiati dal Cavaliere hanno tirato fuori questa parola magica del gossip (“è solo gossip”, “non ci sono notizie”, “non mi occupo di gossip”, “questa è spazzatura”) che da sola dovrebbe metterlo al riparo dalle macerie che incombono.
Si da’ i caso che i tre più furenti fautori di questa risibile linea difensiva, Augusto Minzolini, Emilio Fede e Carlo Rossella, di gossip ci hanno allegramente campato l’intera vita. Sul gossip hanno fondato le loro carriere di carta, le loro rubriche, e persino le loro quotidiane conversazioni.
Da questa parola magica discendono altri piccoli sillogismi da trincea: una cosa è il gossip, un’altra sono la politica e l’azione di governo; la sfera privata del premier è affar suo, dentro casa può fare quello che vuole, come ogni cittadino italiano.

Balle. Provate a immaginare, in termini di sicurezza e ricatti, quello che possono combinare trenta sgallettate dentro casa, a ogni week end, armate di macchine fotografiche, registratori, telefonini & tanga. In quelle feste c’erano bimbe ingaggiate solo da Giampaolo Tarantini, esperto in protesi, o anche dall’amico Putin? Sicuri che nessuna di loro venisse dalle collezioni della Gazprom? O dalle signorine ninja del colonnello Gheddafi? E qualche gentile agente Cia c’era?
Quante chiacchiere si possono estrarre da un ometto di 72 anni, pieno di cerone, di farmaci e di capelli finti, impacchettato in un accappatoio bianco, steso su un letto rotondo, carezzato, vezzeggiato da esperte in sogni da rotocalco, eccitato dai suoi stessi video girati a casa dell’amico Bush, e addirittura nelle proprie ville (“guardate che rifiniture!”) mentre racconta i portenti virili dei suoi soldi?

E poi: che razza di affidabilità può mai avere un capo di governo che passa gran parte del suo tempo a giocare sui divani con ragazzette da calendario (ma potrebbero anche essere morbidi ufficiali dei servizi segreti israeliani, per quel che ne sappiamo) disegnando farfalline colorate, mostrando il bicipite, le foto della moglie, il cactus e l’assegno?
Quale credibilità può mai avere un tizio che è contemporaneamente l’uomo più potente d’Italia e anche il più solo, il più disperato, ridotto a ore di conversazioni con una minorenne (“mi chiamava quando era triste, lo ascoltavo per ore”, Noemi dixit), o addirittura con escort pagate per non sbadigliare?
Davvero nessuna interferenza tra vita privata e quella pubblica, a parte la tolleranza alla vergogna e al buon gusto? La scorsa settimana i microfoni di Sky lo hanno pescato al vertice di Bruxelles al telefono con il suo onorevole avvocato, Nicolò Ghedini, a sbrogliare sue matasse emotive. Gli fregava qualcosa di quel summit?

Racconta Patrizia D’Addario che lo scorso 4 novembre, notte elettorale di Obama, lui rimase in camera con lei sebbene atteso alla Fondazione Italia Usa da molti invitati e dall’ambasciatore americano. “Venne informato dell’elezione dai suoi collaboratori”. E’ un’interferenza con la sua vita pubblica? Con i suoi doveri politici? E quante altre ce ne sono stati se neppure l’elezione americana, cioè la Storia, riesce a smuoverlo dal suo lettone di povera cronaca?


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Ancora:

Non sta bene.

L’intervista rilasciata al Sunday Times dalla signora Patrizia D’Addario lede gravemente la dignità del nostro paese e delegittima una figura chiave delle istituzioni: il Presidente del Consiglio.
Non è più possibile andare oltre, e ritengo, pertanto, che la mozione di sfiducia, presentata in occasione della condanna dell’avvocato David Mills, abbia ulteriori motivi per essere ripresa seriamente in considerazione.
Chiedo un atto di orgoglio, e senso delle istituzioni, anche alla maggioranza. Il desiderio di mantenere uno scranno in Parlamento, nel timore di non essere rieletti, è rimasta l’unica spiegazione plausibile nel negare l’evidenza di un Premier impresentabile.
Il Pdl dimostri di essere un partito, e non un gruppo di prezzolati alla corte del Re.

Aveva ragione la signora Lario nell’affermare che suo marito “non sta bene”.

Il paese ha bisogno, in una congiuntura sociale ed economica complessa, di un uomo forte, concentrato sul governo del paese, che sappia ridisegnare equilibri sociali ed internazionali, ed invece si ritrova con un ricattato, un clown e un erotomane nel senso improprio del termine.

Qui non si tratta più di distinguo tra pubblico e privato "alla Minzolini" ma di una colossale, raccapricciante indecenza dei fatti che, anche se forse privi di conseguenze giuridiche, hanno una notevole rilevanza etica.

Arrivare al 2013 con questo Presidente del Consiglio significherebbe raccogliere le macerie del paese ed attendere un ventennio prima di poter tornare sulla via dello sviluppo.

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