venerdì 28 agosto 2009

Come uccidere il Dissenso

Lo schema è semplice: quando la Magistratura indaga su di lui e trovate le prove lo condanna, lui urla al Complotto; pronto però a usare i Giudici stessi per sterminare le voci di Dissenso che lo avvolgono con pesante imbarazzo anche a livello Internazionale.

Ecco la storia delle 10 domande al Presidente del Consiglio silvio berlusconi:


Berlusconi fa causa alle 10 domande / Chiesto un milione di risarcimento
di LUCIANO NIGRO

ROMA - Nuovo attacco di Silvio Berlusconi a Repubblica. Il premier va dai giudici e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L'Espresso. A suo giudizio le domande formulate il 26 giugno da Giuseppe D'Avanzo sono "diffamatorie". Per la prima volta nella storia dell'informazione italiana gli interrogativi di un giornale finiscono davanti a un tribunale civile.

La citazione in giudizio del presidente del Consiglio, firmata il 24 agosto, riguarda, oltre alle "dieci nuove domande" anche un articolo del 6 agosto dal titolo ""Berlusconi ormai ricattabile" media stranieri all'attacco: Nouvel Observateur teme infiltrazioni della mafia russa", un servizio che riportava i giudizi della stampa di tutto il mondo sul caso italiano. Invitati a comparire al Tribunale di Roma Giampiero Martinotti, autore del pezzo contestato, il direttore responsabile di Repubblica Ezio Mauro e il gruppo L'Espresso.

Al centro dell'iniziativa legale del presidente del Consiglio sono però le domande rivolte a Silvio Berlusconi, "ripetutamente pubblicate sul quotidiano La Repubblica" e "per più di sessanta giorni", come sottolineano i suoi avvocati. Si tratta, per il premier, di "domande retoriche" che "non mirano ad ottenere una risposta del destinatario, ma sono volte a insinuare nel lettore l'idea che la persona "interrogata" si rifiuti di rispondere". Domande alle quali il capo del governo non ha mai risposto, come noto. Per Berlusconi sono "palesemente diffamatorie" perché "il lettore è indotto a pensare che la proposizione formulata non sia interrogativa, bensì affermativa ed è spinto a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti".

L'esposizione del "Dr. Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936", inizia dall'articolo di Martinotti che da Parigi riporta i servizi della stampa estera dedicati al caso Berlusconi. Servizi quel giorno numerosi e scandalizzati, come sottolinea l'attacco del pezzo: ""Sesso, potere e menzogne": il titolo del Nouvel Observateur, in edicola oggi riassume alla perfezione la valanga di commenti della stampa estera sul nostro presidente del Consiglio. I giornali di tutto il mondo, di destra e di sinistra, moderati o progressisti, non sanno più come qualificare le gesta berlusconiane: si passa dalla "libidine geriatrica" (The Independent) a un capo del governo "graffiato dalla figlia" (Le Figaro), che "gli dà lezioni" (The Daily Telegraph), "gli fa la morale" (Elle) e che lo biasima con un "vergogna, papà!" (l'australiano News)".

Di quella cronaca, basata solo su citazioni testuali, è in particolare un articolo del settimanale francese Nouvel Observateur quello che ha fatto scattare la reazione di Berlusconi. L'autore Serge Raffy scrive sull'Observateur che "con lo scorrere delle rivelazioni, l'ipotesi di un'infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano prende consistenza". E parla poi "di una registrazione che rischia di alimentare ancor più lo scandalo" che coinvolgerebbe Mara Carfagna e Mariastella Gelmini.

Secondo Berlusconi, Repubblica, "con l'espediente di riportare il contenuto del settimanale francese ha pubblicato ancora una volta - nel quadro della ben nota polemica di questi ultimi mesi - notizie non veritiere, riportando circostanze che in alcun modo corrispondono alla situazione di fatto e di diritto realmente esistente". Conclusione: "Il danno arrecato al Dr. Berlusconi è pertanto enorme" sia per il "ruolo del protagonista", sia perché la notizia è stata diffusa da "un quotidiano con ampia tiratura e diffusione e destinato ad un elevato numero di lettori". Da qui la richiesta di danni per un milione di euro oltre a una somma, da stabilire, "a titolo di riparazione".

(28 agosto 2009)

Ed ecco le 10 domande che TUTTA ITALIA sta rivolgendo al Presidente, direttamente alla sua email segreteria.presidente@governo.it (l'ho fatto anche io):

Vogliamo che il presidente del Consiglio risponda alle nuove dieci domande di Repubblica:


1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d'incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l'ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?

3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano "papi"?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le "squillo" che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l'abbiano reso vulnerabile, cioè ricattabile - come le registrazioni di Patrizia D'Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?

5. E' capitato che "voli di Stato", senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l'opinione comune considera inadatto al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?

9. Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

mercoledì 26 agosto 2009

Berlusconi e la Clinica del Sesso

Altra notizia dalla Rete:


Il Times: "A Berlusconi consigliano
una clinica per dipendenze sessuali"
dal nostro inviato CRISTINA NADOTTI

LONDRA - La nuova edizione del libro "Tendenza Veronica" di Maria Latella, ritratto della ex moglie di Berlusconi e cronaca della loro relazione tormentata, non è sfuggita alla stampa inglese. Gran parte dei quotidiani britannici e il tedesco Spiegel danno infatti notizia della pubblicazione del libro, con titoli che si concentrano sulla "dipendenza sessuale" del cavaliere.

Il Times pubblica oggi un ampio articolo sull'uscita del libro, mercoledì prossimo, e lo titola "Berlusconi consigliato di entrare in una clinica per guarire la dipendenza sessuale". A cinque anni dalla prima edizione, Latella inserisce nel libro gli ultimi capitoli della saga familiare Berlusconi-Lario, e il Times è colpito da quello che Veronica Lario racconta alla giornalista e aveva di fatto scritto nella lettera su Repubblica dello scorso maggio quando affermò che suo marito "è un uomo malato e ha bisogno di cure". "Alcuni membri del circolo più ristretto di Berlusconi consigliano alla coppia di separarsi formalmente - dice Latella nel libro - e chiedono a Veronica Lario di tornare al fianco del marito dopo un periodo di separazione per aiutarlo a tornare in se stesso... anche con un ricovero in quelle cliniche specializzate nella cura delle dipendenze dal sesso".

"Ma su questo scenario - anticipa il Times del libro della giornalista del Corriere della Sera - non c'è stato un accordo definito e molto dipenderà da quanto la stampa - soprattutto all'estero - continuerà ad essere attratta dalle notizie sulla vita privata di Berlusconi". Il libro, secondo il giornale inglese, non specifica se tra chi consiglia il ricovero al Cavaliere ci sia la stessa Lario o i suoi tre figli, Barbara, Eleonora e Luigi. "Una fonte indicava ieri - dice il Times - che l'idea della clinica sia venuta fuori per la prima volta dopo il G8 dell'Aquila.

Il Times parla anche dei dissapori tra Berlusconi e la figlia Barbara, causati, secondo la ricostruzione della latella, dagli attacchi fatti dai giornali del Cavaliere a Veronica Lario dopo la lettera a Repubblica e la richiesta di divorzio. Il resoconto del giornale sottolinea poi l'amarezza di Veronica Lario per le continue bugie del marito: "Anche se parlassi con lui, mi racconterebbe un'altra delle sue bugie e io questo non lo sopporto più - riporta il libro - Non posso rassegnarmi ad essere la sua infermiera e non riesco a impedirlgi di rendersi ridicolo agli occhi del mondo". Il mese scorso, secondo Maria Latella, Veronica Lario av rebbe così messo una pietra sul suo matrimonio con Berlusconi: "Ciò che mi rattrista di più è che un uomo come Silvio si sia ridotto così. Ha fatto così tanto, ha ottenuto così tanto e ora la gente parla soltanto di cose che mettono in secondo piano ciò che lui è realmente".

Anche il Telegraph (altro giornale dell'area conservatrice britannica) dedica un intero articolo all'uscita del libro di Maria Latella e parla di "prima intervista rilasciata da Veronica Lario dopo l'annuncio del divorzio". "Il libro, che screditerà ulteriormente Berlusconi agli occhi di molti italiani - scrive il quotidiano - fornisce una descrizione dettagliata dei giorni cruciali di Aprile e inizio maggio, quando Veronica Lario decise che non era più disposta a tollerare i flirt e la continua ricerca del marito della compagnia di giovani attrici e showgirls". L'Observer, invece titola "Veronica Lario parla del divorzio dal 'ridicolo Berlusconi?" e sottolinea che la Lario non ha aveva scelta per salvare la sua autostima.

Il tedesco Der Spiegel titola "si deve far curare in una clinica per dipendenze sessuali e fa poi la cronistoria di "tutte le bugie" che il Cavaliere avrebbe raccontato alla moglie. La Bild promette invece "nuovi piccanti dettagli" sul Cavaliere dalle confidenze fatte da Veronica Lario a Maria Latella e sottolinea come l'ex moglie di Berlusconi abbia sopportato "fino all'ultima bugia, quando disse di dover partecipare a un vertice sui rifiuti a Napoli e invece voleva andare alla festa di compleanno di una diciottene a Napoli".

Perfino nella remota Cipro si interessano agli affari di casa nostra e il Cyprus Mail, in un articolo firmato da Arnold Cassola, dice che "le storie su Berlusconi che occupano le pagine dei giornali di tutto il mondo sarebbero soltanto divertenti - e di certo lo sono - se non fossero così deleterie per l'immagine dell'Italia e rivelatorie del sistema politico immobilista del Paese". Anche l'austriaco OE24 parla dell'uscita del libro con il titolo "Berlusconi ha bisogno di curarsi per la dipendenza sessuale", ma la cosa più interessnate è la ricostruizione a brevi capitoli che il giornale fa della vicenda. Uno è intitolato "Come Berlusconi si è creato un harem".

(23 agosto 2009)

Il giochino razzista di Renzo Bossi cacciato dalla Rete!

Finalmente Facebook ha cacciato a calci in culo il giochino razzista creato dalla Feccia Leghista:


Utenti contro "Rimbalza il clandestino"
Facebook cancella il gioco leghista
di MARCO PASQUA

Le polemiche e l'indignazione che hanno accompagnato la scoperta del gioco razzista "Rimbalza il clandestino" hanno sortito l'effetto desiderato: i gestori di Facebook sono intervenuti, cancellando l'applicazione. Il gioco, scaricabile, fino a ieri sera, dalla pagina ufficiale della Lega Nord, amministrata da Renzo Bossi, figlio di Umberto, sparisce così dal popolare social network, intervenuto dopo le moltissime segnalazioni degli utenti. Già venerdì, sempre su Facebook, era nato il gruppo "facciamo sparire il gioco leghista". In poche ore, ha totalizzato oltre 4700 iscritti e continua a crescere. Moltissimi i clic di denuncia, tramite la stessa pagina di "Rimbalza il clandestino", dove è disponibile, come per tutte le applicazioni di Facebook, un apposito bottoncino "segnala".

Il gioco è stato creato agli inizi di questa estate da Fabio Betti, 23enne di Leggiuno, coordinatore dei Giovani Padani del Medio Verbano e amico di Renzo Bossi. I due condividono la passione per l'informatica e, insieme, amministrano la pagina ufficiale della Lega su Facebook. Un gioco che hanno sviluppato insieme e che circola da settimane sui profili dei leghisti. Condividerlo è semplice: basta andare sulla sua pagina, e scegliere di pubblicarlo sotto forma di link. Lo scopo dell'applicazione è respingere le barche con i clandestini a bordo, cliccandoci sopra, e facendole sparire dallo schermo. Più se ne cancellano, e più si va avanti. Perde chi non riesce a contenere l'invasione dei "nemici". In questo caso si riceve il classico messaggio di "game over", insieme a un invito a ritentare la fortuna: "Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista".

Sul gruppo creato appositamente su Facebook al fine di far sparire l'odioso passatempo estivo leghista, gli iscritti non hanno avuto dubbi nel definirlo, come ha fatto Anna, "un vergognoso episodio di ignoranza nata dall'ignoranza". Oltre ai commenti diretti contro il figlio di Bossi, molti hanno attaccato la Lega: "Stanno veramente varcando il limite, l'arroganza del potere gli sta dando alla testa. Disperati che muoiono in mare e loro ci giocano sopra, ignobile", ha scritto un utente che si è firmato Carlo, mentre Atta ha manifestato il timore che "tutto passi per una ragazzata". Qualcuno ha proposto: "Iniziamo a denunciare i leghisti per i crimini che stanno compiendo: vilipendio alla Costituzione, incitamento all'odio razziale, crimini contro l'umanità". C'è stato anche chi ha fatto notare che "su Facebook c'è di ben più grave, soprattutto gruppi inneggianti a violenze ben peggiori, contro albanesi, rumeni, gay".

Ovviamente, questa mattina, viene espressa soddisfazione alla notizia che il gioco è stato cancellato. "Meno male che questo scempio è finito. Le vittorie sono queste. Internet permette questo e altro", sottolinea Alessandro. E mentre alcuni parlano di "piccola grande vittoria", altri propongono di proseguire nell'opposizione al gioco: "Essendo ancora presente il link sulla pagina della Lega, segnaliamo anche quella per razzismo". Lo scopo sarebbe far sparire il Carroccio dal social network, cosa complicatissima.

"Rimbalza il clandestino" aveva suscitato lo sdegno dell'opposizione, a poche ore dalla notizia dell'ennesima tragedia in mare nella quale, secondo i sopravvissuti, sarebbero morti 73 migranti. Dario Franceschini, segretario del Pd, parlando di un governo "xenofobo e razzista", era stato netto: "Non è più tempo di archiviare tutto ciò come stupidaggini o propaganda estiva: questo si chiama razzismo". Se il capogruppo dell'Udc al Senato, Giampiero D'Alia, aveva sollecitato "l'intervento dell'autorità giudiziaria e del ministro dell'Interno", il responsabile educazione del Pd Giuseppe Fioroni aveva chiesto a tutte le forze politiche di "non sottostare al ricatto della Lega che trasforma, come fa il figlio di Bossi su Facebook, le sofferenze umane in un gioco". Persino il quotidiano spagnolo El Mundo aveva dedicato spazio al passatempo virtuale, titolando: "La Lega nord italiana gioca ad affondare le zattere su Facebook". L'Arci, invece, aveva promosso una denuncia nei confronti della Lega Nord e di Renzo Bossi per istigazione all'odio razziale. Polemiche che, però, non hanno scosso gli amministratori della pagina della Lega Nord. Lo stesso Fabio Betti, intervistato dal quotidiano La provincia di Varese, ha continuato a difendere la sua applicazione: "Ci rivolgiamo a un target giovane, ed è quindi inevitabile dover utilizzare un linguaggio semplificato e uno strumento, il gioco, in grado di attirare l'attenzione".

(23 agosto 2009)

venerdì 21 agosto 2009

Travaglio / Gomez su Berlusconi

http://www.megaupload.com/?d=0RJURM7A

Qui potete scaricare il testo che dai due giornalisti fu presentato alla stampa europea ma soprattutto al Parlamento Europeo nel 2003, ovviamente da noi non si sapeva niente.

Stupefacente

giovedì 20 agosto 2009

Conflitto di Interesse / Importante intervista

Da il Cannocchiale:

Elisabetta Reguitti

Conflitto d'interesse, lo strapotere di Berlusconi annichilisce l'informazione


20 agosto 2009

Conflitto di interessi: cosa ne sanno veramente gli italiani? E perché in questi anni si è lasciato correre anziché risolvere la questione? E ancora: cosa deve temere un Paese il cui Presidente del Consiglio, dalla platea del convegno dei giovani industriali, incoraggia gli inserzionisti a non acquistare spazi pubblicitari su quei giornali che, a suo dire, diffondono calunnie su di lui e pessimismo sulla polemica economica del governo? E poi rilancia sul fatto che il telegiornale di Raitre abbia aperto con ben quattro titoli "di contrasto al Governo"?

Abbiamo rivolto queste domande all’onorevole Furio Colombo autore di un testo di legge, proprio, sul conflitto di interessi.

In questi giorni Lei ha depositato alla Camera dei Deputati la legge sul conflitto di interessi, la stessa che aveva presentato alla Camera nella XIII legislatura (1996) e che poi aveva riproposto in Senato non appena eletto nel 2006. Come spiega che un testo di legge possa essere così attuale a distanza di anni?

Dopo 15 anni l'Italia è governata dalla stessa persona. Al contrario invece di quanto accade per gli altri capi di stato. Nessuno dei governanti che Berlusconi ha incontrato nel corso di questi anni è ancora in carica. In Italia invece non è così. Tutto ciò ci fornisce la triste consapevolezza che nel nostro Paese, così come accade in una pianura senza vento, non cambia nulla. Il mio testo di legge è stato presentato la prima volta quando il conflitto di interessi era clamoroso: allora Silvio Berlusconi non avrebbe neppure dovuto presentare la propria candidatura. Oggi tuttavia quella condizione è intatta, anzi è cresciuta. Così come è cresciuta - e lo possiamo constatare tutti - la sua ricchezza. Il conflitto di interessi esisteva nel 1994, nel 2001 all'epoca del secondo governo Berlusconi, ed è diventato ancora più grave nel 2008. Ho presentato questo testo di legge perché ritengo che ciò che sta accadendo sia contro la legge e la Costituzione italiana ma anche contro le leggi e la tolleranza di altri paesi democratici.

Quali sono i principi cardine della sua proposta legge?

E una legge molto semplice. Risponde a tre domande. Chi è incompatibile con la responsabilità diretta del potere? Chi lo diventa se si violano alcuni limiti e alcune condizioni? Quali incompatibilità non si possono cancellare? Sono persuaso che ogni aspetto dell'incompatibilità fra funzioni e interessi e ogni regola sul come identificare, impedire o fermare un conflitto di interessi debba essere definito o diventare legge della Repubblica prima che il conflitto insorga così come avviene per ogni comportamento giudicato, da una comunità e dai suoi legislatori, pericoloso per la vita della repubblica e i rapporti fra i cittadini. Inoltre questa legge indica le dimensioni. Ovviamente cospicue, del tipo di interesse privato, finanziario, azionario, proprietario o manageriale cui si intende porre argine. L'incompatibilità è riferita ai titolari (maggiori azionisti e amministratori di imprese attive) nel settore dell’informazione. Comunicazioni, telefonia, informatica o di qualsiasi mezzo o forma di diffusione. L'impegno della mia proposta è di fatto di rendere impossibile l'instaurarsi, presso qualsiasi carica di governo, di una situazione di conflitto di interessi che considero la peggiore infezione della vita pubblica e nella moralità di una comunità e di un Paese.

In cosa si distingue il suo testo di legge rispetto gli altri testi presentati in questo periodo?

Direi che le differenze principali sono due: la prima riguarda un diverso ammontare-limite della ricchezza. Nel mio testo è fissato a 10 milioni di euro. Importo che personalmente ritengo già elevato. La seconda differenza riguarda, invece, l'identificazione di chi è chiamato a dirimere il caso di conflitto di interessi. Ecco, io ritengo che non debba essere un organo di controllo speciale quanto piuttosto la normale autorità giudiziaria. In sintesi un cittadino in possesso di un ingente patrimonio economico non può ricoprire ruoli istituzionali a partire dalla carica di presidente della Provincia fino alla quella di primo ministro. La mia proposta indica il metodo per prevenire e rendere perciò impossibile l'instaurarsi di una condizione di conflitto.

Fino a che punto secondo Lei gli italiani hanno consapevolezza della gravità del conflitto di interessi? Soprattutto cosa rischia il nostro Paese?

Non avere consapevolezza è la diretta conseguenza della mancanza di informazioni. Ne è controprova il fatto che per la stampa di tutto il mondo il conflitto di interessi del nostro Paese venga considerato un'anomalia mentre al contrario gli italiani siano abituati a considerarlo normalità. La mia sensazione è che il controllo dei media che dura ormai da 15 anni abbia accresciuto, nella gran parte degli spettatori e dei lettori dei giornali nazionali, la consapevolezza che sia meglio non occuparsi del conflitto di interessi. L'altra cosa che hanno imparato gli italiani è che è meglio così. Veniamo da anni di trasmissioni tipo "Porta a Porta" durante le quali direttori di testata si comportano come scolari davanti al "preside" Silvio Berlusconi. Le domande, nel caso vengano poste, vengono rivolte una sola volta e non più riprese. Anche il pubblico, fatto di persone intelligenti, capisce che è meglio stare alla larga. Ed è questione di questi giorni la conferenza stampa (di venerdì 7 agosto dall'Aquila) mandata in onda in diretta da Sky durante la quale il premier rivolgendosi ad una giornalista del Tg3 ha commentato con sdegno : "Il suo telegiornale ha aperto con ben 4 titoli di contrasto al Governo. Questo non si può accettare. Questo non lo possiamo più accettare". Vorrei inoltre ricordare un altro fatto accaduto in queste ore in Turchia. Nazione non certo tra le più liberali ma dove la stampa nazionale ha smentito che ci sia stata alcuna azione politica svolta da Silvio Berlusconi in merito al recente trattato sottoscritto tra Russia e Turchia.

Perché il centrosinistra, negli anni di governo, ha trascurato di occuparsene in modo risolutivo?

No, ha proprio rifiutato di occuparsene. Molti di noi nel centrosinistra, prima che nascesse il Partito Democratico, si sono sentiti dire di lasciar perdere il conflitto di interessi perché argomento che agli italiani non interessava. Anch’ io quando era direttore dell'Unità mi sono sentito dire di lasciar perdere. Così come non ci si è mai veramente occupati di Silvio Berlusconi. Già la sua ufficiale discesa in campo, avvenuta con un videomessaggio registrato su di una cassetta consegnata alle principali redazioni, doveva essere interpretata come una violazione del rispetto degli italiani stessi. E' chiaro che in 15 anni le cose sono peggiorate. Ed oggi siamo in presenza di una coalizione politica senza alcun valore ad eccezione delle spinte razziste e xenofobe della Lega.

Sul conflitto di interessi non ritiene sia meglio arrivare quanto prima ad una sola proposta di tutta l'opposizione?

Sarebbe bello ma è chiaro che questa è un' idea che dovrebbe venire dai più influenti. Nel senso che io ho presentato per primo e da solo la mia proposta. L'ho fatto consegnandola alle pagine dell'Unità on line. Successivamente è stata presentata la proposta sottoscritta da Veltroni. Io sarei felice di confrontarmi ma è chiaro che all'interno di un partito dovrebbero essere coloro che contano di più a proporre di lavorare in modo unitario per combattere insieme questa battaglia. Ritengo importante che il centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, si sia mosso nella direzione della questione legata al conflitto di interessi. Si può proseguire con una proposta unitaria a patto che l'iniziativa venga presa dalla parte che ha certamente anche una maggiore gestione politica.

Silvio Berlusconi ha invitato a non investire i soldi in giornali "nemici"; negli Stati Uniti sarebbe pensabile una cosa simile?

Nel senso che qualcuno dica una cosa senza senso non lo escludo. Il fatto è che il giorno dopo verrebbe escluso dalla vita politica. Nel senso che può passare nella mente di qualunque politico "Se non ci fosse questo giornale che mi danneggia!" Dirlo ad alta voce è da pazzi un atteggiamento liberticida. Un comportamento incompatibile con la democrazia quindi impossibile ovunque.

E' perché, secondo Lei, le autorità di controllo e anti-trust tacciono?

La risposta a questa domanda è contenuta nel testo della mia proposta di legge. Ovvero nel fatto che non si debba ricorrere ad un'autority per dirimere un caso di incompatibilità bensì alla magistratura ordinaria. Nel corso di questi 15 anni nessuna autorità garante ha potuto reagire a ciò che stava accadendo. E' chiaro dunque che le autorità possono essere messe sotto intimidazione dagli enormi poteri finanziari ed economici. Altrimenti sarebbero intervenute e non avrebbero continuato a tacere.

Lei ritiene che sussistano i presupposti per considerare la Rai ormai un satellite Mediaset?

Lo è dall'istante in cui Silvio Berlusconi è sceso in campo. La Rai lo è da quando ha accettato di mandare in onda il monologo di Berlusconi sul suo ingresso in politica. Un discorso assurdo e totalmente in contrasto con ciò che stava accadendo in Italia e in Europa. A Silvio Berlusconi, allora, è stato concesso di sottrarsi alle domande sulla sua scelta di entrare in politica. Ebbene da allora Silvio Berlusconi ha continuato a fare monologhi. L'immensa ricchezza di Berlusconi intimidisce tutti i settori della vita italiana comprese le banche, le assicurazioni. La capacità intimidatoria ma anche di premiare hanno permesso a Silvio Berlusconi di governare la tv di Stato in tutti questi anni anche quando non era al governo. Nessuno ha rimosso o toccato le sue persone mentre al contrario lui ha potuto rimuovere e toccare tutte le persone che ha voluto. E lo sta facendo anche in questo momento mentre noi parliamo...