giovedì 20 agosto 2009

Conflitto di Interesse / Importante intervista

Da il Cannocchiale:

Elisabetta Reguitti

Conflitto d'interesse, lo strapotere di Berlusconi annichilisce l'informazione


20 agosto 2009

Conflitto di interessi: cosa ne sanno veramente gli italiani? E perché in questi anni si è lasciato correre anziché risolvere la questione? E ancora: cosa deve temere un Paese il cui Presidente del Consiglio, dalla platea del convegno dei giovani industriali, incoraggia gli inserzionisti a non acquistare spazi pubblicitari su quei giornali che, a suo dire, diffondono calunnie su di lui e pessimismo sulla polemica economica del governo? E poi rilancia sul fatto che il telegiornale di Raitre abbia aperto con ben quattro titoli "di contrasto al Governo"?

Abbiamo rivolto queste domande all’onorevole Furio Colombo autore di un testo di legge, proprio, sul conflitto di interessi.

In questi giorni Lei ha depositato alla Camera dei Deputati la legge sul conflitto di interessi, la stessa che aveva presentato alla Camera nella XIII legislatura (1996) e che poi aveva riproposto in Senato non appena eletto nel 2006. Come spiega che un testo di legge possa essere così attuale a distanza di anni?

Dopo 15 anni l'Italia è governata dalla stessa persona. Al contrario invece di quanto accade per gli altri capi di stato. Nessuno dei governanti che Berlusconi ha incontrato nel corso di questi anni è ancora in carica. In Italia invece non è così. Tutto ciò ci fornisce la triste consapevolezza che nel nostro Paese, così come accade in una pianura senza vento, non cambia nulla. Il mio testo di legge è stato presentato la prima volta quando il conflitto di interessi era clamoroso: allora Silvio Berlusconi non avrebbe neppure dovuto presentare la propria candidatura. Oggi tuttavia quella condizione è intatta, anzi è cresciuta. Così come è cresciuta - e lo possiamo constatare tutti - la sua ricchezza. Il conflitto di interessi esisteva nel 1994, nel 2001 all'epoca del secondo governo Berlusconi, ed è diventato ancora più grave nel 2008. Ho presentato questo testo di legge perché ritengo che ciò che sta accadendo sia contro la legge e la Costituzione italiana ma anche contro le leggi e la tolleranza di altri paesi democratici.

Quali sono i principi cardine della sua proposta legge?

E una legge molto semplice. Risponde a tre domande. Chi è incompatibile con la responsabilità diretta del potere? Chi lo diventa se si violano alcuni limiti e alcune condizioni? Quali incompatibilità non si possono cancellare? Sono persuaso che ogni aspetto dell'incompatibilità fra funzioni e interessi e ogni regola sul come identificare, impedire o fermare un conflitto di interessi debba essere definito o diventare legge della Repubblica prima che il conflitto insorga così come avviene per ogni comportamento giudicato, da una comunità e dai suoi legislatori, pericoloso per la vita della repubblica e i rapporti fra i cittadini. Inoltre questa legge indica le dimensioni. Ovviamente cospicue, del tipo di interesse privato, finanziario, azionario, proprietario o manageriale cui si intende porre argine. L'incompatibilità è riferita ai titolari (maggiori azionisti e amministratori di imprese attive) nel settore dell’informazione. Comunicazioni, telefonia, informatica o di qualsiasi mezzo o forma di diffusione. L'impegno della mia proposta è di fatto di rendere impossibile l'instaurarsi, presso qualsiasi carica di governo, di una situazione di conflitto di interessi che considero la peggiore infezione della vita pubblica e nella moralità di una comunità e di un Paese.

In cosa si distingue il suo testo di legge rispetto gli altri testi presentati in questo periodo?

Direi che le differenze principali sono due: la prima riguarda un diverso ammontare-limite della ricchezza. Nel mio testo è fissato a 10 milioni di euro. Importo che personalmente ritengo già elevato. La seconda differenza riguarda, invece, l'identificazione di chi è chiamato a dirimere il caso di conflitto di interessi. Ecco, io ritengo che non debba essere un organo di controllo speciale quanto piuttosto la normale autorità giudiziaria. In sintesi un cittadino in possesso di un ingente patrimonio economico non può ricoprire ruoli istituzionali a partire dalla carica di presidente della Provincia fino alla quella di primo ministro. La mia proposta indica il metodo per prevenire e rendere perciò impossibile l'instaurarsi di una condizione di conflitto.

Fino a che punto secondo Lei gli italiani hanno consapevolezza della gravità del conflitto di interessi? Soprattutto cosa rischia il nostro Paese?

Non avere consapevolezza è la diretta conseguenza della mancanza di informazioni. Ne è controprova il fatto che per la stampa di tutto il mondo il conflitto di interessi del nostro Paese venga considerato un'anomalia mentre al contrario gli italiani siano abituati a considerarlo normalità. La mia sensazione è che il controllo dei media che dura ormai da 15 anni abbia accresciuto, nella gran parte degli spettatori e dei lettori dei giornali nazionali, la consapevolezza che sia meglio non occuparsi del conflitto di interessi. L'altra cosa che hanno imparato gli italiani è che è meglio così. Veniamo da anni di trasmissioni tipo "Porta a Porta" durante le quali direttori di testata si comportano come scolari davanti al "preside" Silvio Berlusconi. Le domande, nel caso vengano poste, vengono rivolte una sola volta e non più riprese. Anche il pubblico, fatto di persone intelligenti, capisce che è meglio stare alla larga. Ed è questione di questi giorni la conferenza stampa (di venerdì 7 agosto dall'Aquila) mandata in onda in diretta da Sky durante la quale il premier rivolgendosi ad una giornalista del Tg3 ha commentato con sdegno : "Il suo telegiornale ha aperto con ben 4 titoli di contrasto al Governo. Questo non si può accettare. Questo non lo possiamo più accettare". Vorrei inoltre ricordare un altro fatto accaduto in queste ore in Turchia. Nazione non certo tra le più liberali ma dove la stampa nazionale ha smentito che ci sia stata alcuna azione politica svolta da Silvio Berlusconi in merito al recente trattato sottoscritto tra Russia e Turchia.

Perché il centrosinistra, negli anni di governo, ha trascurato di occuparsene in modo risolutivo?

No, ha proprio rifiutato di occuparsene. Molti di noi nel centrosinistra, prima che nascesse il Partito Democratico, si sono sentiti dire di lasciar perdere il conflitto di interessi perché argomento che agli italiani non interessava. Anch’ io quando era direttore dell'Unità mi sono sentito dire di lasciar perdere. Così come non ci si è mai veramente occupati di Silvio Berlusconi. Già la sua ufficiale discesa in campo, avvenuta con un videomessaggio registrato su di una cassetta consegnata alle principali redazioni, doveva essere interpretata come una violazione del rispetto degli italiani stessi. E' chiaro che in 15 anni le cose sono peggiorate. Ed oggi siamo in presenza di una coalizione politica senza alcun valore ad eccezione delle spinte razziste e xenofobe della Lega.

Sul conflitto di interessi non ritiene sia meglio arrivare quanto prima ad una sola proposta di tutta l'opposizione?

Sarebbe bello ma è chiaro che questa è un' idea che dovrebbe venire dai più influenti. Nel senso che io ho presentato per primo e da solo la mia proposta. L'ho fatto consegnandola alle pagine dell'Unità on line. Successivamente è stata presentata la proposta sottoscritta da Veltroni. Io sarei felice di confrontarmi ma è chiaro che all'interno di un partito dovrebbero essere coloro che contano di più a proporre di lavorare in modo unitario per combattere insieme questa battaglia. Ritengo importante che il centrosinistra, in particolare il Partito Democratico, si sia mosso nella direzione della questione legata al conflitto di interessi. Si può proseguire con una proposta unitaria a patto che l'iniziativa venga presa dalla parte che ha certamente anche una maggiore gestione politica.

Silvio Berlusconi ha invitato a non investire i soldi in giornali "nemici"; negli Stati Uniti sarebbe pensabile una cosa simile?

Nel senso che qualcuno dica una cosa senza senso non lo escludo. Il fatto è che il giorno dopo verrebbe escluso dalla vita politica. Nel senso che può passare nella mente di qualunque politico "Se non ci fosse questo giornale che mi danneggia!" Dirlo ad alta voce è da pazzi un atteggiamento liberticida. Un comportamento incompatibile con la democrazia quindi impossibile ovunque.

E' perché, secondo Lei, le autorità di controllo e anti-trust tacciono?

La risposta a questa domanda è contenuta nel testo della mia proposta di legge. Ovvero nel fatto che non si debba ricorrere ad un'autority per dirimere un caso di incompatibilità bensì alla magistratura ordinaria. Nel corso di questi 15 anni nessuna autorità garante ha potuto reagire a ciò che stava accadendo. E' chiaro dunque che le autorità possono essere messe sotto intimidazione dagli enormi poteri finanziari ed economici. Altrimenti sarebbero intervenute e non avrebbero continuato a tacere.

Lei ritiene che sussistano i presupposti per considerare la Rai ormai un satellite Mediaset?

Lo è dall'istante in cui Silvio Berlusconi è sceso in campo. La Rai lo è da quando ha accettato di mandare in onda il monologo di Berlusconi sul suo ingresso in politica. Un discorso assurdo e totalmente in contrasto con ciò che stava accadendo in Italia e in Europa. A Silvio Berlusconi, allora, è stato concesso di sottrarsi alle domande sulla sua scelta di entrare in politica. Ebbene da allora Silvio Berlusconi ha continuato a fare monologhi. L'immensa ricchezza di Berlusconi intimidisce tutti i settori della vita italiana comprese le banche, le assicurazioni. La capacità intimidatoria ma anche di premiare hanno permesso a Silvio Berlusconi di governare la tv di Stato in tutti questi anni anche quando non era al governo. Nessuno ha rimosso o toccato le sue persone mentre al contrario lui ha potuto rimuovere e toccare tutte le persone che ha voluto. E lo sta facendo anche in questo momento mentre noi parliamo...

Nessun commento:

Posta un commento