mercoledì 30 settembre 2009

I Documenti: lettere di Don Vito a Berlusconi, la Mafia che si accorda col potere

LEGGETE QUI:

Ecco le lettere in cui il boss mafioso chiede al Cavaliere di mettergli a disposizione una rete tv.

Le pagine che seguono sono state appena estromesse dal processo d’appello in corso contro Marcello Dell’Utri, perché la Corte di Palermo ha giudicato “confuse e contraddittorie” le dichiarazioni sul conto dello stesso senatore e su Berlusconi rese – nell’ambito di un’altra inchiesta - alla Procura di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, ex-sindaco mafioso, che nel 2002 si portò nella tomba molti segreti su stragi e trattative. Il rampollo quarantacinquenne di don Vito comparve il 30 giugno e il primo luglio scorso, accompagnato dai suoi legali, davanti ai pm della Dda di Palermo, Antonino Ingroia e Antonino Di Matteo. Si impappinò, chiese tempo per consultare gli avvocati. Ma poi ritrattò alcune mezze bugie e omissioni, che aveva inanellato nella prima fase, e fornì infine una sua lucida ricostruzione, che forma un affresco inquietante dei mesi dal 1991 al 1993, la fase delle bombe , dei massacri e dei negoziati occulti. Apprensione che pesa su Ciancimino jr.: se ha cincischiato, è perché – così spiega ai magistrati – “se dobbiamo parlare di questo argomento, io ho tanta paura”. Questo fatto “mi fa molta paura, perché” si riferisce “al periodo stragista di mio padre”, e perché “è un discorso cento volte più grande di me”. “Ho un terrore folle”.

Il primo shock avviene ad apertura di interrogatorio, il 30 giugno. I magistrati mostrano all’”imputato di reato connesso”, Massimo Ciancimino, un documento che è stato sequestrato qualche tempo fa presso un magazzino della sua azienda di divani. E’ la metà di un foglio formato A4, sembrerebbe la seconda metà di un manoscritto vergato su un block notes. C’è scritto: “Posizione politica. Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco, perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento, onorevole Berlusconi, vorrà mettere a disposizione una delle sue rete televisive”. E’ la seconda metà di uno scritto, come mai? E l’ha mai visto prima il giovane Ciancimino? Di chi è la grafia? Qualcuno deve avere strappato il primo foglio, certo che l’ho già visto nella sua versione integrale – risponde Ciancimino - l’abbiamo conservato insieme a mio padre scollando un foglio nella controcopertina di un volume della Treccani nella casa di via san Sebastianello a Roma, sìl’ha scritto mio padre quel testo , chissà, nel 1999…

Dopo un’ora di interrogatorio Massimo Ciancimino chiede un rinvio all’indomani, promette di portare altre carte, e di spiegare meglio come mai in quell’appunto si parli di un “triste evento”, che sembra essere la minaccia di Cosa Nostra di sequestrare un figlio di Berlusconi. Ma le date non quadrano, particolari non combaciano. Solo l’indomani Ciancimino spiega di essere stato “impaurito” il giorno prima, non solo dalla stranezza di un documento trovato monco, ma perché era “convinto che questo documento non venisse mai fuori: mi avete trovato non solo impreparato, più che altro impaurito, difatti come avete notato all’inizio ho addirittura detto che era la grafia di mio padre….”. Macché, non è né la grafia, né la prosa di Ciancimino, che non faceva errori di sintassi e grammatica. Si tratta di un “pizzino” di Bernardo Provenzano, che qualificandosi come il “signor Lo Verde” usava durante la latitanza il suo compaesano corleonese come mediatore in un complesso giro. Il pizzino sui “tristi eventi” fa parte di un gruppo di almeno tre lettere: la prima che risale al 1991-1992, è precedente alla redazione del famoso “papello” con cui Riina pretendeva la fine del carcere duro e misure draconiane contro i pentiti, fu ritirata a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, ”una busta chiusa, non incollata”, nella villa di un braccio destro di Provenzano, Vito Lipari; un’altra in un’auto parcheggiata sotto lo studio di un medico e affidatagli personalmente da Provenzano; e una terza assieme a un pacco con 50 milioni, che Massimo poi distribuì ai fratelli. La lettera esibita dai pm durante l’interrogatorio dovrebbe essere, appunto, la terza. E’ indirizzata a Ciancimino sr, che in quel momento si trova in carcere, le altre due sono per il “dottor Marcello Dell’Utri”.

Perché Ciancimino veniva interpellato così spesso, sebbene agli arresti domiciliari e poi in carcere? “Per dare un parere”. Ciancimino era contrario a dar seguito alle minacce: sia le avvisaglie di stragi, sia la sfida dell’eliminazione del figlio del Cavaliere. “Io chiedevo a mio padre: perché? Che c’entra il figlio?”, e papà conveniva che era meglio “toccargli il polso, tastarici u pusu” a Berlusconi, e in genere “alle persone”. “Nel senso di scuoterle”, cioè esercitare pressioni. Ma non passare al “braccio forte”. “Si preoccupava di non passare mai alla seconda fase”. “Mio padre era per la non attuazione delle minacce”, sebbene “il soggetto fosse irriconoscente” per certi favori, “certi vantaggi avuti, certe robe varie” che aveva ricevuto e non aveva ricambiato. Quale “soggetto”? Il dottor Berlusconi. Poi il padre si confida con Massimo: “era non dico rassegnato”, aveva un progetto per recuperare “un patrimonio elettorale che si stava disperdendo”, era come un “idealista”. Ma si sentì scaricato, proprio lui che “voleva essere l’uomo della chiusura, come il salvatore, che doveva siglare un nuovo patto”.

di Vincenzo Vasile (da Il Fatto Quotidiano n°7 del 30 settembre 2009)

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domenica 27 settembre 2009

L'Utilizzatore paga, la Carfagna gli obbedisce

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A farsi venire le emicranie e a perdere peso ci ha messo un anno... neanche i dinosauri avevano un sitema cerebrale così lento, eppure Mara Carfagna, la modella diventata Ministro chissà per quali meriti (anche se il peso delle intercettazioni sui suoi rapporti sessuali con Berlusconi pesa come un macigno) adesso ha deciso di querelare Repubblica, rea di aver riportato delle frasi pronunciate più di un anno fa da Sabina Guzzanti in un suo spettacolo.

Il disegno è chiaro: ora che Berlusconi non riesce a zittire la stampa non allineata, cerca almeno di creare problemi economici, cercando di convincere chi ne compra la pubblicità a non farlo, e portando in giudizio (ma i Magistrati non erano suoi nemici?) i suoi "nemici", per farli spendere un po' e mettergli paura.

Questa "donna", che di Politica ha già mostrato di non sapere proprio niente, ancora una volta si china e obbedisce: la paga è il lauto stipendio di Ministro, la "prestazione" stavolta il fare una querela.

Se doveva querelare qualcuno, avrebbe dovuto cercare la Guzzanti, giusto? Il fatto è che se non lo fece allora vuol dire che quelle frasi (qui sotto riportate) erano esatte.

Meno male che noi non siamo stupidi però....

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-30/berlusconi-divorzio-30/berlusconi-divorzio-30.html

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La Carfagna querela Repubblica: "Ha riportato frasi ingiuriose della Guzzanti"

Il ministro chiede 900mila euro di danni. Nella citazione il legale scrive. "Dopo la lettura degli articoli il ministro ha accusato perdite di peso ed emicrania"

ROMA - Dopo Berlusconi la Carfagna. Anche il ministro delle Pari Opportunità ha deciso, a oltre un anno di distanza dai fatti, di citare in giudizio la Repubblica. Gli articoli oggetto dell'azione civile di risarcimento sono due, uno del 9 luglio del 2008, ovvero il resoconto del "No Cav Day", compreso il comizio di Sabina Guzzanti, e un altro del 6 agosto scorso, che riassume quanto riportato dai giornali stranieri sull'inchiesta di Bari.

"L'autore dell'articolo del 9 luglio 2008 - scrive l'avvocato Federica Mondani - ritiene di dover riportare testualmente le frasi "osteria delle ministre... se a letto sei un portento figuriamoci in Parlamento". "... Non può diventare ministro una che gli ha succhiato l'uccello", riferendosi evidentemente al presidente del Consiglio". Nel secondo articolo il legale della Carfagna contesta un'altra frase, che il giornalista riportava dal Nouvel Observateur: "Un ipotetico nastro... nel quale Mara Carfagna (amante quasi ufficiale) e Maria Stella Gelmini (le due sono definite bimbe) addirittura si interrogano reciprocamente per sapere come soddisfare al meglio il primo ministro, evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto".

Secondo l'avvocato si tratta di "parole talmente offensive della reputazione e della dignità di un personaggio politico con incarico istituzionale", che "non trovano precedenti nel nostro paese". Il legale insiste innumerevoli volte sullo stesso tasto: "Le espressioni "succhiato l'uccello", "amante quasi ufficiale", "come soddisfare il primo ministro" e "evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto" hanno travalicato il limite della continenza".

"Le locuzioni suggeriscono il riferimento all'attività, data per certa, di "concessione" del ministro", mentre la fonte sarebbe rappresentata "da un lato dai contenuti blasfemi di un aspirante comico (nella fattispecie Sig. ra Sabina Guzzanti) e dall'altra dall'articolo di un giornale estero che richiama una presunta, mai esistita, "registrazione"". Quindi il legale si lancia in una "umile riflessione a sfondo giuridico", ovvero "se l'argomento intercettazioni a sfondo sesso-volgare siano davvero di "interesse pubblico" o se piuttosto i quotidiani, anche per una crescente crisi del settore, rifondino speranze nel trarre beneficio quando i medesimi argomenti diventino di "interesse del pubblico"". Insomma, la stampa si occuperebbe di queste vicende solo per vendere più copie.

L'avvocato della Carfagna, nella lunga citazione, sottopone al tribunale anche il presunto "danno" arrecato al ministro. La "ricezione dell'insulto a livello popolare" avrebbe infatti implicato la possibilità "per l'On. Ministro di aver perduto connotati politici di stima e carisma oltreché la capacità di proselitismo". La Carfagna denuncia "una notevole flessione negativa" nei sondaggi e pretende nei suoi confronti quel "diritto all'oblio di cui ciascun soggetto pubblico gode". Poi, oltre al "danno morale", l'avvocato elenca il presunto danno biologico: "In seguito alla lettura degli articoli imputati il Ministro Carfagna registrava anche sofferenze fisiche che portavano la stessa a perdere peso e a soffrire di insonnia e forti emicranie".

C'è di più: "Il Ministro si è trovato nella condizione di dover evitare interviste al fine di non dare ulteriore eco alle false notizie". E, per questo, la Carfagna chiede in totale ai giornalisti e all'editore di Repubblica 900 mila euro. Nulla invece, a quanto risulta, chiede al Foglio di Giuliano Ferrara, che pubblicò insieme le stesse invettive di Sabina Guzzanti.

(25 settembre 2009)

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venerdì 25 settembre 2009

Indagato il Ministro della Giustizia Angelino Alfano!!!!

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La notizia, tenuta nascosta a lungo dai massmedia, oggi rimbalza in tutto il mondo, grazie alla segnalazione del Il Fatto: il Ministro della Giustizia Alfano è indagato per Abuso d'Ufficio....

In un paese civile si sarebbe dimesso subito, e i massmedia gli avrebbero dichiarato guerra, ma questa è la Repubblica delle Banane...

Ora la palla passa al Tribunale dei Ministri, che dovrà decidere cosa fare: ovviamente bloccheranno tutto, vogliamo scommettere?
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Una delle tante fonti:

INCHIESTE. Indagato per abuso d'ufficio il ministro della Giustizia Angelino Alfano
CRONACA GIUDIZIARIA

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio.

Gli atti dell’inchiesta che coinvolge l’enfant prodige di Agrigento tra i pionieri di Silvio Berlusconi sono adesso al vaglio del Tribunale dei Ministri che valuterà sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio del Guardasigilli. Al centro dell’indagine l’ispezione disposta da Alfano alla Procura di Bari dopo l’esposto del Ministro delle Regioni Raffaele Fitto (anche lui indagato), già coinvolto in altre inchieste.

Il ministro Alfano avrebbe ostacolato l'attività dei pubblici ministeri che indagano sul "caso Fitto" in relazione a ipotesi di associazione per delinquere e finanziamento illecito al suo movimento politico, "La Puglia prima di tutto", con si candidò, tra le altre, Patrizia D'Addario, la famosa escort che allietava le notti di Berlusconi a Palazzo Grazioli. Tutta la vicenda è ricostruita oggi in esclusiva su “Il Fatto Quotidiano”, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro che da tre giorni va a ruba nelle edicole.

Ieri ha fatto discutere la notizia di un’indagine in corso sul sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta per truffa, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. “Quella sul caso Alfano & Fitto è un’esclusiva del giornalista Antonio Massari – spiega nell’editoriale Marco Travaglio, tra i fondatori de “Il Fatto Quotidiano” - . Ma quella su Letta e le altre che abbiamo già raccontato e racconteremo non sono frutto di una nostra particolare bravura. Ma della censura e dell’autocensura che regna nella gran parte della tv e della stampa italiane”.

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lunedì 21 settembre 2009

sabato 19 settembre 2009

TV Spagnola sulle Festicciole di Berlusconi (il video censurato in Italia)

TV e stampa italiana sotto Censura? Ci pensa Internet a dare le Informazioni che non piacciono a Sua Indecenza. Ecco il famoso servizio della TV spagnola sulle foto pubblicate da El Pais riguardanti le nude ragazzine alle festicciole di Villa Certosa, giunte là coi voli di Stato (che paghiamo Noi) FATE GIRARE / CONDIVIDETE



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Brunetta soffia nell'odio

Leggete questo articolo, ha dell'indecente: il ministro Brunetta alza il tiro contro la Sinistra in Italia, usando parole indecenti, figlie di una povertà culturale e d'animo senza pari, ma molto simile a quella del suo capo Berlusconi.
E poi spara pure contro la Chiesa.

Ecco chi ci governa....

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-29/brunetta-sinistra/brunetta-sinistra.html



Il ministro ammonisce la Chiesa: "No a ideologia politica con la tonaca"
E su Fini: "Le sue dichiarazioni sono una ricchezza per tutto il partito"

Brunetta: "Vada a morire ammazzata
la sinistra che prepara colpo di Stato"



CORTINA - Il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, al convegno del Pdl a Cortina d'Ampezzo, attacca ancora la sinistra "elitaria e parassitaria", accusandola di preparare un colpo di Stato. Alla "sinistra per male" manda a dire: "Vada a morire ammazzata". E alla sinistra "per bene" chiede: "Recuperi gli ideali di una volta".

La sinistra si liberi dalle elite. "Mentre gestivamo la crisi non abbiamo visto l'opposizione" ha tuonato Brunetta dal palco "e questo per la democrazia è un problema. Abbiamo visto le elite, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita". Alla "sinistra perbene" Brunetta rivolge l'invito a liberarsi dall'oppressione di questa "elite di merda". Una "povera sinistra che si fa usare", ma Brunetta ha la soluzione: "A questi compagni propongo una lotta di liberazione da questo abbraccio mortale".

I temi economici. Brunetta continua il suo discorso toccando i problemi economici italiani. "Il governo è pronto alla "fase due", dopo la "fase uno" che ha riguardato la gestione della crisi". E spiega "Adesso bisogna passare all'espansione, al rilancio, con investimenti per aiutare i consumi e il lavoro". E proprio a questo proposito aggiunge: "Detassare le tredicesime? No, meglio incentivare i consumi in beni durevoli".

Fini e la Chiesa. Brunetta non esita a toccare anche temi scottanti per il Pdl, come i disaccordi tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Le riflessioni di Fini sono una ricchezza per il Pdl. Il partito dovrà essere capace di trovare una straordinaria soluzione di compromesso alto su temi difficili come quelli che dividono, ad esempio la bioetica". Mentre sui contrasti con la Chiesa, non usa mezzi termini: "Parlo da laico mangiapreti, dobbiamo collaborare con la Chiesa nei settori in cui la Chiesa fa meglio dello Stato. Ma non collaboreremo a chi gioca al massacro, facendo ideologia politica con la tonaca".

(19 settembre 2009)

venerdì 18 settembre 2009

La donna che ha creato centinaia di migliaia di disoccupati e sta distruggendo la Cultura

Guardate bene in faccia questa persona:



E leggete la sua triste storia, da come era niente ed è diventata non qualcuno ma qualcosa: l'ARMA con cui il Regime che ci governa sta distruggendo la Cultura e creando centinaia di migliaia di disoccupati, gettando nel lastrico migliaia e migliaia di famiglie in tutta Italia.

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fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-caduta-una-mariastella/2109717&ref=hpsp



Un curriculum scolastico anonimo. Una laurea in legge senza lode. Una trasferta a Reggio Calabria per il praticantato legale. Poi la folgorante carriera politica. La vita da mediocre della ministra che voleva fare la ballerina e che ora infiamma la scuola

Finora le fabbriche sono state silenziose. Perfino i magistrati sono spaccati. Lei, Mariastella Gelmini, ha portato in piazza tutti: professori, genitori, precari, studenti. La sua riforma è la vera sconfitta del terzo governo Berlusconi.

È signorina. Ma di quelle Signorsì. Tremonti vuole tagli a scuola e università e il via alla privatizzazione strisciante: lei esegue, e lancia l'idea di trasformare istituti e atenei in Fondazioni in concorrenza fra loro. Il Vaticano vuole l'ora di religione cattolica come materia piena di insegnamento: per lei è subito una "posizione condivisibile". La tattica è elementare, se vuoi far carriera, non ti puoi fare troppi nemici. Se ne hai (le è capitato quando nel 2000 i suoi di Forza Italia la fecero fuori con una mozione di sfiducia dalla carica di presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda, e poi nel 2005 quando Berlusconi la nominò coordinatrice regionale tra i malumori della nomenklatura), meglio star buona, aspettare, prima o poi non mancherà l'occasione di farseli di nuovo amici. Lei, Mariastella Gelmini, in questo è bravissima. L'ha anche spiegato: "Non è mica un delitto andare d'accordo con tutti".

Gelmini, ovvero la temibile leggerezza dello stare nel mezzo (secondo le anime buone) o della mediocrità (secondo quelle malvage). Non male per una che ogni due per tre sillaba, enuncia, predica la meritocrazia. Tattica o carattere? Sarà che ha frequentato le elementari dai preti, 1.700 anime nella Bassa bresciana. Dove suo padre Italo, agricoltore e allevatore, era stato sindaco Dc e, divorziato senza scandalo dalla moglie Carmelina, aveva sposato Wanda, la mamma di Mariastella. Tuttora ci vivono Giuseppe e Cinzia, figli della prima moglie, ma legatissimi alla sorella, modello famiglia allargata. Il primo, che ha un magazzino di prodotti per l'allevamento, è dall'aprile 2008 vicesindaco Pdl; la seconda, insegnante elementare, è rappresentante sindacale Cgil. Scoppiò un mezzo putiferio quando, il 30 ottobre 2008, Cinzia non aderì allo sciopero generale degli insegnanti e si mise in aspettativa non retribuita.


Gelmini voleva fare la ballerina. Le è andata male: è diventata ministro. Alle medie, Luigi Sturzo della vicina Gottolengo, dove fino ai 15 anni vivrà in una cascina, Mariastella è la passione della sua professoressa, Maria Nunziata Terzo: studia danza, conduce la battaglia contro l'intercalare dialettale "pota", aiuta il compagno down. Al liceo classico le cose si fanno più complicate. Ne cambia tre: il Manin di Cremona dove frequenta i due anni di ginnasio, poi lo statale Bagatta di Desenzano dove comincia la prima liceo per lasciarlo a dicembre e spostarsi a Brescia, liceo privato diocesano Cesare Arici, lo stesso dove aveva studiato Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI: "Sì, abbiamo fama di severità, ma senza particolari asprezze", racconta Gian Enrico Manzoni, che della liceale Mariastella fu l'insegnante di greco e latino. Quanto al carattere, Manzoni la descrive "riservata, né un'isolata né una leader, nessuna bega con i compagni, non che io ricordi almeno": già allora tendeva ad andare d'accordo con tutti. "Non ero la prima della classe, ma non ho mai avuto problemi", ha sintetizzato quel periodo l'interessata. È vero. In pagella prese 5 in latino scritto al primo quadrimestre, "ma era un'alunna diligente, anche se non mi viene in mente nessun particolare amore per questo o quell'autore, e a fine anno conquistò il 7", ricorda Manzoni. In greco, italiano, matematica oscilla sempre fra il 6 e il 7. Scienze 7, arte e storia 8. Alla maturità, siamo nel luglio 1992, uscì con 50/60.

Proprio del provvedimento sul voto di condotta, e dell'altro che richiede il 6 in tutte le materie per essere ammessi all'esame di maturità, parlano Manzoni e Gelmini ormai ministro quando, a fine 2008, si reincontrano. Il suo liceo la invita a una rimpatriata, ma in tutta Italia scoppia la protesta degli studenti e lei sparisce dalla circolazione: figuriamoci se rischia una contestazione proprio davanti alla sua vecchia scuola, sai che chicca per i giornali. Invita però Manzoni al ministero. "Fu molto gentile. Cercai di convincerla che, sotto l'apparenza del rigore e del merito, quei suoi due atti avrebbero sortito effetti opposti".

Che poi qualche comprensione per la voglia di molti studenti a fine corso di chiudere i conti con la scuola e passare ad altro la dovrebbe avere, Mariastella Gelmini. Perché capitò anche a lei. Non alla maturità, ma nella tesi di laurea, Università di Brescia, facoltà di Giurisprudenza, appello del 12 luglio 1999. "Era venuta da me spiegandomi che, fuori corso di tre anni, voleva concludere in fretta gli studi, accennando di sfuggita a qualche suo impegno politico a Desenzano", racconta Antonio D'Andrea, ordinario di Diritto costituzionale: che dell'impacciatissima laureanda fu relatore. "Concordammo dunque una tesi non impegnativa: sull'iniziativa referendaria delle Regioni, tema allora d'attualità perché alcune amministrazioni di centrodestra, Lombardia in testa, si apprestavano a usare tale strumento per contrastare il governo Prodi". Si incontrano cinque o sei volte, l'ultima lui le chiede di rafforzare un po' l'apparato teorico e di completare il compitino almeno con un piccolo apparato di note e una bibliografia accettabile: ma capisce subito "che non è il caso di insistere. Certo non ci si innamora di uno studente come lei, media, diligente, non particolarmente motivata; ma in fondo il suo lavoro era passabile, c'era il minimo indispensabile. Il punto di caduta, inaspettato, fu la discussione della tesi". D'Andrea le rivoge una domanda di ordine generale: lei "rimane sconcertata, imbarazzata, è in difficoltà, mostra di non avere padronanza dell'argomento. In situazioni del genere non si infierisce: le chiedo qualcosa sull'argomento della tesi e in meno di dieci minuti, con un po' di disappunto, la licenziamo con 100/110". Significa che, arrivata con un punteggio d'esami di 99,28 pari a una buona media del 27, la tesi le fu valutata meno di un punto sugli 11 possibili. Dei cinque laureati quel giorno con D'Andrea, due con lode, lei fu la più scarsa. Che ha pensato il professore a vederla oggi ministro alfiere del rigore e del merito? "Non ricordo se mi è venuto da sorridere o se ho alzato gli occhi al cielo. Ma che vuole, la politica ha i suoi criteri. E i suoi peculiari talenti".

E questi a lei non mancano di certo. È il '94, Berlusconi scende in campo, Mariastella ha ventun anni. Fin da subito gioca sui due terreni chiave di un politico: sul territorio, dove costruirà la sua fortuna elettorale, e al centro, nel cuore del potere. A Desenzano, dove ormai vive con la madre separata aiutandola a volte nel negozio di estetica a Sirmione, fonda con Emanuele Giustacchini ed Enrico Frosi, e presiede il primo club locale di Forza Italia: "Varie sere la settimana", racconta Giustacchini, oggi assessore a Desenzano, "ci trovavamo in una decina di persone a casa sua: manifesti, banchetti di propaganda". Intanto però, due o tre volte la settimana, parte in treno da Desenzano per fare volontariato di partito a Milano: sulla costituzione dei club, in stretto rapporto con Mario Mantovani, oggi sottosegretario alle Infrastrutture, e con Giancarlo Abelli, allora consulente per la Sanità della Regione oggi deputato. Poco dopo comincia anche la storia d'amore di Mariastella con Giuleader bresciano dell'ala ex democristiana di Forza Italia: durerà fino al 2004. Lui continua a dire di lei che è una "una donna tenace, capace, gran tessitrice, la Letta lombarda, uno dei pontieri tra Berlusconi e Formigoni".

Alle politiche del '96, "con la carica di partito di delegato di collegio, la Gelmini riesce a far eleggere deputato Adriano Paroli, ciellino formigoniano di ferro, paracadutato dall'alto e ignoto al territorio", aggiunge Giustacchini. Poi, nel '98, con 300 preferenze, è la prima eletta al consiglio comunale, di cui diventa presidente. La scalata è cominciata. Ma nel 2000 arriva la tegola: tre su sei dei consiglieri Forza Italia la destituiscono con una mozione votata dagli alleati civici e dall'opposizione. Diatribe interne, raccontano: l'ala "laica" di Franco Nicoli Cristiani, allora come oggi assessore regionale, contro i cattolici di Romele.

Ma la ragazza è un muro di gomma, incassa come un pugile esperto. Non deve aspettare molto. Nel 2002, passato a Reggio Calabria l'esame di Stato per diventare avvocato (vedi box a pag. 37), c'è un rimpasto in giunta alla Provincia di Brescia: "Romele pretese un posto per lei, io raggiunsi con lui un accordo, Gelmini divenne assessore al Territorio", racconta Nicoli Cristiani. Dopo le provinciali del 2004 la Lega esige il Territorio, Gelmini e Romele s'inalberano: "Ma siete matti? Prendete l'Agricoltura, vale da solo 10 mila voti: i contadini chiedono sempre, ma non dimenticano mai", le dice Nicoli. Gelmini prende l'Agricoltura. Ma ha un feeling più intenso con i cacciatori, che nel bresciano sono una lobby potentissima per tradizione e per business: la voteranno in massa quando, nell'aprile 2005, diventa consigliere regionale, prima eletta di Forza Italia, a Brescia con 17.500 preferenze. Li ricambierà, racconta Nicoli, battendosi in consiglio regionale per l'approvazione della caccia in deroga, cioè perché possano liberamente sparare a peppole, stornelli e fringuelli.

Non che abbia tempo di fare molto altro, nell'anno esatto in cui resta consigliere regionale. Berlusconi la vuole subito a Roma, nella segreteria di Palazzo Grazioli. Un mese dopo la nomina coordinatrice regionale di Forza Italia. Nel 2006 è eletta deputato. Poi, domenica 18 novembre 2007, in un'ora e mezzo organizza una folla in piazza San Babila per l'annuncio che Silvio ha deciso di fare, bruciando i tempi: la nascita del Popolo delle libertà. Da quel predellino il capo lancia anche lei, Mariastella, nel firmamento delle star del centrodestra.

Peccato che un anno e mezzo su una poltrona da sempre tra le più puntute in qualsiasi governo la facciano oggi sembrare più che altro una stella cadente. Rieletta nel 2008, Maria Star, come la chiama Luciana Littizzetto, è una delle quattro donne al governo. Per il Cavaliere è il pezzo più pregiato. Una volta al consiglio dei ministri sedette nella sedia del premier. " Ecco vedete ha già preso il mio posto", commentò Berlusconi ridendo. Se all'esterno ogni suo gesto sfocia in un corteo, con la burocrazia del ministero si muove in punta di piedi bene attenta a non pestare i calli a nesssuno. E si circonda di personaggi che, in un modo o nell'altro, le tornano utili. Tra i consulenti Alberto Albertini, reperto democristiano della sua Brescia, già al Cnr, personaggio passato attraverso molte grane giudiziarie. Come portavoce sceglie Massimo Zennaro, inizi con Marcello Dell'Utri poi con Tiziana Maiolo al Comune di Milano; qualche mese e lo promuove direttore generale della Direzione generale per lo studente del ministero. Un vero atto da Casta. Al suo fianco Giuseppe Pizza, sottosegretario, uno che conosce tutti gli ingranaggi e i pozzi avvelenati della politica romana, proprietario legale dello scudocrociato Dc. A darle un sostegno tecnico, i due forzisti presidenti delle commissioni parlamentari di riferimento, Valentina Aprea alla Camera e Guido Possa al Senato. A Roma le gira spesso intorno adorante Renato Farina, per il Sismi "l'agente Betulla", espulso dall'Ordine dei giornalisti, nel 2008 eletto deputato per il Pdl, Collegio Lombardia 2. Tra quelli che non inviterebbero Mariastella al ballo della scuola Giulio Tremonti (anche se quando lui taglia i fondi, lei sbatte i tacchi e decurta i docenti) e Denis Verdini (lui scherzoso le dice davanti a tutti che è sexy, lei, che non trova la cosa appropriata al suo rango, si sforza di sorridere, Verdini è potente e lei lo sa bene).

Roma le ha cambiato il taglio di capelli, dal parrucchiere delle dive Roberto D'Antonio accanto a Montecitorio, ma non l'approccio circospetto, il talento di evitare rogne. Se Renato Brunetta si tuffa appena intravede una polemica, Gelmini fugge borbottando che "non si fa così": a giugno alla contestata presentazione di un libro di Mario Giordano alla Mondadori di piazza Duomo, a luglio quando in una sua conferenza stampa irruppe il senatore Idv Stefano Pedica. Non si nega invece, il ministro Gelmini, dove sa che il parterre è tutto per lei: al campus biomedico di Trigoria presso Roma, Opera apostolica della Prelatura dell'Opus Dei, come al Meeting di Rimini di Cl, dove per tre giorni interi è stata la gemella siamese di Formigoni.

Dovevano scambiarsi le poltrone, i due: lei alla presidenza della Regione, lui al ministero dell'Istruzione: ma è stata proprio lei, un giorno prima di Berlusconi, a dichiarare che Formigoni è e resta l'unico candidato, certo e indiscutibile, alla Regione. In fondo si somigliano, lei e l'ex vergine del Pirellone: in entrambi amabilmente coesistono l'anima crociata e quella mondana, nel senso di uso di mondo, lui con quelle sue giacche arancione, lei con quel bikini con il quale cui a Positano l'ha immortalata "Chi", settimanale della real casa d'Arcore, titolo "In piscina zero in condotta" arpionata con un bacio hard al nuovo fidanzato Giorgio Patelli: 51 anni, geologo, dieci anni fa all'assessorato all'Ambiente della Lombardia, poi immobiliarista, oggi anche imprenditore edile, un bellone ben diverso dal tipo Hulk alla Romele.

Prudente sì, ingrata no, Mariastella. A giugno, provinciali di Brescia, si batté invano fino allo spasimo perché alla Presidenza fosse candidato il suddetto Romele e sembrava profilarsi uno scontro con Viviana Beccalossi di An. "Diciamo la verità, tu vuoi piazzare il tuo ex fidanzato", la azzannò Ignazio La Russa. Lei, piccata, replicò: "Almeno, di me si sa".


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Il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico

Un sentenza straordinaria del TAR del Lazio!
Uno schiaffo in faccia a chi vuole manipolare cervelli e coscienze, un segno di Civiltà.
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E il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico


ROMA - A nessuno, che sia cosciente o incosciente, possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione. Il Tar del Lazio - accogliendo un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini all'ordinanza Sacconi emanata lo scorso anno, nei giorni del caso Eluana - boccia di fatto la legge sul testamento biologico già approvata alla Camera e al vaglio del Senato, nella quale si afferma che alimentazione e idratazione artificiali sono atti imprescindibili che il malato in stato vegetativo non può rifiutare tramite una dichiarazione anticipata di trattamento.

La sentenza. "I pazienti in stato vegetativo permanente - si legge nella sentenza - che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti".

E ancora: il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi". Il Tar, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvolgono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l'art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile".

Il Tribunale amministrativo ha poi ricordato che è entrata in vigore la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che venga loro garantito il consenso informato. Infine, ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti escluda che gli stessi possano essere compressi dall'esercizio del potere dell'autorità pubblica.

La conseguenza è l'esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal Tar, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignità e della libertà della persona.

LE REAZIONI

Il movimento difesa del cittadino. "Si tratta di una decisione estremamente importante - commenta l'avvocato Gianluigi Pellegrino che ha curato il ricorso per il Movimento Difesa del Cittadino - Il Tar infatti è giunto a individuare la giurisdizione del giudice ordinario proprio dopo aver sottolineato il carattere costituzionale e incomprimibile del diritto di scelta che ogni individuo ha con riferimento a qualsivoglia pratica e intervento che debba avvenire sul suo corpo". Secondo l'avvocato Pellegrino, in sostanza, il Tar sentenzia che "la volontà del paziente prevale su tutto, sia che la esprima a voce sia che sia espressa per iscritto o in altre forme".

Il ministro Maurizio Sacconi. "Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento a una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l'approvazione della 'norma Englaro'", sostiene il ministro del Welfare Maurizio Sacconi spiegando che la norma riguarderà "l'inalienabile diritto all'alimentazione e all'idratazione per offrire una certezza normativa coerente con l'articolo 2 della Carta costituzionale e con il riconoscimento del valore della vita che è presente nella tradizione largamente condivisa del nostro popolo".

Maurizio Gasparri (Pdl). "Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari. Sarebbe ridicolo o forse agghiacciante se su un argomento così delicato la decisione definitiva fosse affidata al Tar".

Ignazio Marino (Pd). "La sentenza del Tar del Lazio chiarisce molte ambiguità che si erano create in occasione della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Il Tar infatti afferma che non è possibile imporre l'alimentazione e l'idratazione artificiale a un paziente, nemmeno nel caso si trovi in stato vegetativo permanente".

Beppino Englaro. "Eluana vuol dire libertà pura in uno Stato di diritto. Non esiste nessuna 'norma Englaro': Englaro ha solo sollevato un problema davanti alla magistratura e ha avuto delle risposte, in primis mi riferisco alla sentenza della Corte Suprema di Cassazione", commenta Beppino Englaro dopo le dichiarazioni del ministro Sacconi.

Se la leggina voluta dal ministro dovesse vedere la luce, "si tratterebbe di un provvedimento anti-costituzionale, anti-medico e anti-scientifico, una vera e propria legge da Stato etico", afferma deciso Englaro, pur sottolineando di non voler entrare in polemica con il ministro. "Neanche lo Stato - sottolinea il papà di Eluana - può disporre della salute dei cittadini: si tratta di diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti dall'articolo 2 della Carta, un articolo che afferma e garantisce i diritti dell'uomo, vera e propria chiave di volta di tutto il sistema costituzionale".

(17 settembre 2009)

giovedì 17 settembre 2009

Le bugie hanno le gambe corte: appunto quelle di Berlusconi

Uno spettacolo "imperdibile" quello consumatosi ieri sera negli studi televisivi di Porta a Porta. La puntata esclusiva dedicata al "trionfo aquilano" del premier Silvio Berlusconi è stata in grado di monopolizzare l'attenzione dei media nei giorni scorsi ed altresì di comportare lo slittamento di due trasmissioni in programma per la stessa fascia oraria: Ballarò su Raitre e Matrix su Canale 5.
Un cambio di palinsesto così repentino che in questo paese non trova paragoni neanche in occasione del Festival di Sanremo, della finale dei Mondiali di calcio o di un attentato terroristico nel centro di New York.

Un pericoloso gioco mediatico e democratico che poteva essere sorretto solo dall'alibi della necessità di garantire a questo evento straordinario il massimo ascolto possibile.
13,47% lo share della serata. Annientato dalla contro-programmazione di Canale 5 e tallonato dal gradevole "L'ispettore Coliandro" in onda su Raidue. Uno dei peggiori indici d'ascolto nella storia di Raiuno.
Il 68,4% della popolazione italiana, fervida sostenitrice del Presidente Berlusconi, ieri sembra avergli voltato le spalle.

La trasmissione ha fornito l'occasione per parlare di tutto: l'inaugurazione di Onna, i rapporti di amore-odio con Gianfranco Fini, gli scontri politici con l'UDC di Casini, De Gasperi versus Berlusconi, "le tasse della minoranza comunista", il problema dell'informazione in Italia.
Si è parlato di tutto tranne che dell'Aquila, dei fondi stanziati dallo Stato per la ricostruzione, della sistemazione della popolazione aquilana che non godrà della lotteria delle C.A.S.E., delle tasse che gli aquilani pagheranno con tanto di arretrati dal primo gennaio, dei soldi sottratti al "bonus famiglia" per finanziare l'emergenza, delle responsabilità politiche (sempre più emergenti) sull'incuria a danno degli edifici strategici del paese, delle accuse alla Commissione "Grandi Rischi".

Su L'Aquila, all'atto pratico, si è detto ben poco. E quel poco è stato farcito, arricchito ed aggraziato da una sequela patetica di menzogne. Queste menzogne.


Minuto 5:56.
Silvio Berlusconi: "Era proprio ad Onna che noi volevamo si ricominciasse a guardare al futuro con speranza, riprendendo una nuova vita. Abbiamo deciso quindi di dare la precedenza a questo villaggio".

Era davvero forte la volontà del governo di far ripartire tutto proprio da Onna. Tant'è che il 17 maggio gli abitanti del piccolo paesino martoriato scoprivano che il governo e la Protezione Civile avevano deciso tassativamente di non aprire nessun cantiere ad Onna. I cittadini avrebbero dovuto prendere posto negli anni a seguire negli alberghi e negli edifici del piano CASE, lontano dalle loro case (o da ciò che ne rimaneva).
Solo dopo numerose ed accorate proteste, sostenute peraltro dagli enti locali, la Croce Rossa e la Provincia Autonoma di Trento si sono fatte avanti per presentare il progetto delle villette in legno inaugurate ieri. Un progetto che il vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, alla fine, si è trovato costretto ad approvare.


Minuto 9:40.
Silvio Berlusconi: "...per completare il tutto entro la fine di novembre, i primi di dicembre. Il totale di persone sfollate che saranno sotto un tetto con una villa o un appartamento completamente arredati e dotati di tutti i comfort alla fine saranno 34/35 mila".

Il piano C.A.S.E. ed il piano M.A.P. (i moduli abitativi in legno) presentati e resi operativi da Governo e Protezione Civile garantiscono una sistemazione per fine anno complessivamente per 21 mila persone. 14 mila persone in meno di quelle dichiarate dal premier, che invece, allo stato attuale delle cose, dovranno vivere per molti mesi (o più probabilmente per alcuni anni) negli alberghi dell'intera regione. Niente ville o appartamenti arredati.


Minuto 15:04.
Bruno Vespa: "Un parlamentare serio come Anna Finocchiaro, capogruppo del Partito Democratico al Senato, ci ha invitato a stare ai fatti. Lei (Berlusconi, ndr) ha dato questi numeri come fatti. Lei ha detto che entro la fine dell'anno circa 30 mila persone entreranno in case come queste (ovvero MAP e CASE, ndr). Lei lo conferma?"
Silvio Berlusconi: "Assolutamente".

Si ribadisce un'inesistente verità.


Minuto 17:23.
Bruno Vespa: "Lei (Guido Bertolaso, ndr) ha agiunto che con la fine dell'anno lei cesserà il suo compito. Questo significa che con la fine dell'anno l'emergenza sarà finita. Questo significa che nessuno starà più fuori di una casa?"
Guido Bertolaso: "Esattamente!"
Bruno vespa: "O ci sarà ancora gente negli alberghi?"
Guido Bertolaso: "Potrà anche essere"

Tutti avranno una villa o un condominio dove vivere. Però qualcuno continuerà a dormire vita natural durante in un albergo.
Ricorda la frase della Fattoria degli Animali, di George Orwell: "Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri".


Minuto 22:52.
Bruno Vespa, rivolto ai rappresentanti della Provincia e della Protezione Civile di Trento: "Per costruire le case avete impiegato 4 mesi. Per costruire il nostro asilo ne avete impiegati 2. Credo sia un record assoluto..."
Silvio Berlusconi: "Significa che è stato trovato un nuovo metodo di portare avanti i lavori di costruzione".

Ovverosia decidere di non costruire nulla e dare il nulla osta alla costruzione solo quando si mettono di traverso Croce Rossa, Provincia di Trento e cittadini di Onna.


Minuto 32:09.
Silvio Berlusconi: "In Umbria e Marche tutti gli interventi sono risultati incomprensibilmente più lunghi di quanto previsto..."
Bruno Vespa: "Però alla fine hanno ricostruito lì..."
Silvio Berlusconi: "Sì, con 4/5 anni di ritardo rispetto ai tempi di oggi che abbiamo imposto e che stiamo realizzando".

Non è possibile fare un solo paragone sui tempi reali, dal momento che a L'Aquila la fase di ricostruzione non è assolutamente partita. Le abitazioni in costruzione sono la scelta fatta dal governo in alternativa alle case in legno e alle case mobili.
L'unico paragone che possiamo fare è sui soldi stanziati e sui tempi previsti: in Umbria e Marche furono stanziati per la ricostruzione privata 3,5 miliardi. 10 anni di tempo. 20 mila sfollati.
L'Aquila vede destinarsi 3,1 miliardi. 23 anni di tempo. 60 mila sfollati.


Minuto 39:20.
Silvio Berlusconi: "Per tutta L'Aquila per la ricostruzione saranno necessari 5/10 anni".

La legge sulla "Ricostruzione post-terremoto" prevede una tempistica di stanziamento dei fondi pari a 23 anni. Per di più, come il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha ricordato, gli assegni mensili di 20 milioni di euro sono stati già decurtati a 10.


Minuto 1:20:09.
Bruno Vespa: "Il fatto che per la prima volta vengono date case in tempi così rapidi è un fatto eccezionale".

Sono trascorsi 162 giorni dal sisma da quando i primi fortunati hanno potuto mettere piede nelle prime case in legno.
Per il terremoto in Irpinia (celebre per la disorganizzazione e le speculazioni che gravitarono sulla ricostruzione) le prime case in legno furono consegnate 122 giorni dopo il sisma. Ed erano 50 più di quelle consegnate ieri, come ricorda bene Antonello Caporale su Repubblica di ieri.
Peccato non aver dato il via alla costruzione di case in legno e case mobili sin dal principio, al posto dei C.A.S.E.(R.M.O.N.I.). Ora il governo avrebbe potuto fregiarsi realmente di un primato assoluto di qualità.


PS: Voglio precisare di aver volutamente sorvolato sulle altre dichiarazioni come la conversione lira/euro (30 miliardi di lire corrispondono a 60 miliardi di euro, secondo il premier) e come quella sulla sinistra che in programma avrebbe la riattivazione dell'ICI da far gravare sull'87% delle famiglie italiane. Solo perché, a differenza di quanto fatto a Porta a Porta ieri, preferisco porre l'attenzione esclusivamente sui temi di reale interesse per il popolo italiano.

Fonte: http://alessandrotauro.blogspot.com/2009/09/onna-videocracy-tutte-le-bugie-dello.html

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mercoledì 16 settembre 2009

Cronologia del Delirio di un "uomo" ormai alla frutta

Incredibile come l'Italia stia trovando un'unica voce, un comune sentore contro le quotidiane minacce e condotte di Silvio Berlusconi.

Ormai è una guerra: Berlusconi contro tutti.

Contro Repubblica e l'Unità, denunciate (perderà le cause: non ci sono gli elementi oggettivi per vincerle - intanto ha perso con l'Economist).
Contro Report, cui ha fatto togliere l'assistenza legale.
Contro Ballarò, che ha fatto cancellare ieri per andare in prima serata in un "programma" (quello del fido e viscido Bruno Vespa) che normalmente va in onda a tarda notte e che lo accoglie sempre senza offrire contemporaneo contradditorio alle controparti politiche.
Contro Annozero, cui i servi della RAI(DIASET) hanno bloccato la firma dei contratti, andando contro una Sentenza ben precisa al riguardo.

Ma anche contro i suoi stessi alleati, con l'aiuto generoso del reintegrato Vittorio Feltri, che ha sparato a zero su Boffo, costringendo la Chiesa a sacrificarlo (in cambio Papa-Ratzi e la CEI avranno la Legge-truffa sul Testamento Biologico), e che ha pure minacciato il Presidente della Camera, il suo alleato Gianfranco Fini.

La strategia è chiara: attacco a testa bassa su tutti quelli che non compiacciono il suo modo di pensare... e allora via a falsità, menzogne, mezze verità, diffamazioni, calunnie, minacce, denunce, querele, insulti gratuiti e quanto altro ancora.

Per ieri aveva preparato tutto, pronto a salire sul carro del vincitore, per appropiarsi del lavoro sudato della Provincia di Trento e dei soldi messi sul piatto dalla Croce Rossa (e in minima parte anche da Porta a Porta, che si è calata però le braghe), e consegnare le case in legno costruite per una piccola parte dei terremotati dell'Abruzzo.

Ma è stato un levar di scudi: a difesa della verità... Berlusconi con quelle case non c'entra niente, non doveva neanche andare alla cerimonia di consegna (cui non hanno potuto partecipare tutte le persone che volevano dire la propria su questo sciacallaggio mediatico e auto-pubblicitario del Governo, ma tenute "gentilmente" fuori dal centro abitato), e soprattutto Bruno Vespa non doveva organizzare con lui e per lui quella trasmissione.

Siccome lo sputtanamento è stato TOTALE (nel senso che la notizia delle falsità, le ennesime, pronte a essere sganciate sui cittadini, in questa eterna campagna elettorale auto-celebrativa), Berlusconi ha dovuto cambiare registro (tutti sapevano tutto, Dio benedica Internet), ma ha avuto il palco assolutamente libero per sganciare delle bombe di peso immane su tutti i suoi "nemici".

Ma il nemico è lui, lo sappiamo.

Ecco di seguito alcuni link cui accedere per vedere cosa è successo:

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/stampa-berlusconi-vespa/stampa-berlusconi-vespa.html

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/porta-a-porta/porta-a-porta.html

tanto per far leggere cosa ha sputato sugli altri.

Poi ancora, il dato impietoso del tracollo nell'audience (ed era in prima serata!):

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/berlusconi-vespa-aascolti/berlusconi-vespa-aascolti.html

Infine le reazioni a quanto ha detto:

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-28/risposta-mauro/risposta-mauro.html

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-28/garimberti-rai/garimberti-rai.html

Ma la cosa più tragica per lui è il calo nel gradimento degli italiani sul suo operato, dovuto soprattutto ai polveroni interni del suo ormai quasi defunto PDL, e questo taglia la testa al toro: il 15% in meno!

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/sondaggi-2009/fiducia-settembre/fiducia-settembre.html

http://www.repubblica.it/speciale/2009/sondaggi_ipr/fiducia_governo_settembre.html

Berlusconi, il "politico" (lo so, è una bestemmia accostare questa parola a lui) sta morendo... è sempre più triste... sempre più solo...

Una nuova Italia sta sorgendo, da Internet: quella della VERA Legalità, della VERA Giustizia, della VERA Libertà, di tutti qui VALORI che sono l'esatto contrario di quanto Berlusconi e tutti i suoi servi (dai politici ai "giornalisti" Feltri e Fede) stanno propinando, insozzando ed avvelenando i pozzi cui bevono gli animi degli Italiani.

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martedì 15 settembre 2009

L'Economist vince la causa contro Berlusconi

L'Economist annuncia di aver vinto la causa intentata dal premier Berlusconi che aveva accusato il settimanale britannico di averlo diffamato. Nel 2001 Berlusconi aveva avviato una causa legale per l'articolo 'An Italian Story'. La copertina titolava: 'Perche' Berlusconi e' inadatto a governare l'Italia'. 'Una Corte milanese - dichiara il settimanale - lo obbliga ad assumersi i costi legali sostenuti dall'Economist'.

Il testo è disponibile QUI

Una nota emittente comunista ha dato la notizia...


http://www.economist.com/opinion/displayStory.cfm?source=hptextfeature&story_id=12076765


In July 2001 Silvio Berlusconi, then prime minister of Italy, launched a lawsuit in Italy alleging that The Economist had defamed him in its article "An Italian Story", which appeared in our April 26th 2001 issue. The magazine cover bore the title: "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy". We are pleased to announce that the Court in Milan has issued a judgment rejecting all Mr Berlusconi's claims and requiring him to make a payment for costs to The Economist. The full judgment, in Italian, is available HERE. The Economist will not be making any further comment. Mr Berlusconi is once again prime minister of Italy.

Sempre più solo...

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Mafia, Stragi, Indagini e . . . le preoccupazioni di Berlusconi, ovviamente!

Ciao a tutti,
ecco anche oggi le informazioni che i massmedia non danno: quelle sulle indagini riguardanti le stragi della Mafia negli anni '90; e di seguito, le scontate preoccupazioni di Berlusconi... solo per il suo amico Dell'Utri?

Chi lo sa...!



Al solito, giudicate Voi...

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domenica 13 settembre 2009

Ogni mezzo uomo ha un prezzo / part 2

Aggiorno oggi domenica 13 settembre 2009 con questo nuovo articolo le tante cose che Feltri scriveva contro il suo attuale foraggiatore Berlusconi e i suoi proni e viscidi servi.

E' davvero agghiacciante vedere come questo "uomo" sia cambiato completamente, passando a diventare la penna più sozza al servizio del regime che oggi ci governa.

Leggete bene:

Cosa scriveva Feltri
di Jaques M. Hotteterre



C’è un esercizio di ricerca interessante che è quello di andare a spulciare cosa hanno scritto e detto in passato alcuni personaggi. Questo per confrontare le loro precedenti posizioni con quelle attuali e, molto spesso, le sorprese non mancano. La cosa – lo ammettiamo – assume la caratteristica di sottile e gustosa perfidia laddove il personaggio oggetto della ricerca è noto, come nel caso di Vittorio Feltri, per le sue posizioni settarie e volutamente disinformative. Vediamo dunque che cosa l’attuale e strapagato direttore del Giornale scriveva tempo addietro.


L’Europeo, 11 agosto 1990 (dopo l’approvazione della legge Mammì)

“Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna“.


Sempre sull‘Europeo (dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l’approvazione della legge Mammì).

“Il dottor Silvio di Milano 2, l’amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?“


L’Indipendente, 30 luglio 1992 (riferito a Tangentopoli)

“Sui 70 e passa finiti in galera e su altrettanti che sono sul punto di finirci, soltanto tre si sono ammazzati, gli altri si godono il bottino“.


L’Indipendente, 21 luglio 1993 (sempre riferito a Tangentopoli)

“Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri [... ] gli avvoltoi del garantismo [... ]a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro“.


Corriere della Sera e La Stampa, 10 e 18 dicembre 1993 (in merito ai rumors sul suo passaggio a Il Giornale)

“A Montanelli invidio tutto tranne che il Giornale. In fondo l’Indipendente continua a guadagnar copie, non c’è motivo perché io lo debba lasciare… Io a il Giornale? Ma che cretinata. Berlusconi non m’ha offerto neppure un posto da correttore di bozze. M’incazzo all’idea che io, proprio io, sembro voler fare la forca a Montanelli. Io qui a l’Indipendente, mi diverto, guadagno copie, faccio il padrone e il politico. Mi spiegate perché devo fare certe cazzate? A carico di Montanelli, poi…“.


La prossima è riferita alla tragica morte in Iraq di Enzo Baldoni. La vogliamo riportare per mostrare chi è realmente il “giornalista“ Vittorio Feltri. Le sue parole si commentano da sole.

Libero, 27 agosto 2004

“Già ieri abbiamo scritto: un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?). Evidentemente, da buon giornalista della domenica egli ha preferito cedere all’impulso delle proprie passioni insane per l’Iraq piuttosto che adattarsi al senso comune“.

fonti: Wikiquote, Micromega.

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sabato 12 settembre 2009

Ogni mezzo uomo ha un prezzo

Date un'occhiata a questo illuminante post che Franca Rame ha messo sul suo blog e poi è stato pubblicato anche su Micromega.

Riportando le parole testuali (scripta manent), mostra come Vittorio Feltri, l'attuale direttore de Il Giornale, Umberto Bossi, il leghista "suo migliore amico", Marcello Dell'Utri, il pluricondannato per mafia, Carlo Giovanardi, l'uomo che ha scritto un libro oggi contro Mani Pulite, e Marcello Pera, ex presidente del Senato, in passato abbiano giustamente condannato e deriso Berlusconi, mettendo alla berlina parte delle porcherie fatte da Sua Impunità, oggi loro indiscusso capo e foraggiatore.

Ma come sappiamo ognuno ha un prezzo, o meglio: ogni mezzo-uomo ha un prezzo, perchè io non mi farei MAI comprare dal delinquente peggiore che sia mai nato in Italia.

Giudicate Voi, giudicate quanto in basso siano scesi Pera, Bossi e gli altri, ma soprattutto Feltri, il braccio armato dell'editoria berlusconiana oggi.

Provo uno schifo tale che avrei voglia di prenderlo a schiaffi, Feltri, fino a rompermi le mani e cadere sfinito a terra...



Ecco:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-feltri-e-bossi-erano-quasi-comunisti/

"Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi', cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, 11 agosto 1990, subito dopo l'approvazione della legge Mammì).


"Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l'approvazione della legge Mammì).

"Eravamo nel settembre 1993, Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse: 'Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni...' Lui aveva provato in tutti i modi a convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei moderati...'Vi metto a disposizione le mie televisioni', aveva detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo noi. Poi c'era l'aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5.000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: 'Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale'... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda".
(Marcello Dell'Utri intervistato da Antonio Galdo per il libro "Saranno potenti?", Sperling & Kupfer, 2003)

''Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi (di Forza Italia) sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del partito fascista''.
(Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995)

''Richiamo le istituzioni a verificare se nei confronti della Fininvest non esistano gli estremi per configurare in quelle televisioni lo strumento per la ricostituzione del Partito Fascista. Se così fosse, si proceda ad oscurare quelle televisioni''.
(Umberto Bossi al congresso nazionale straordinario della Lega Nord, Ansa, 12 febbraio 1995).

"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità e il senso della misura con i quali conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all'interno del cosiddetto palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c'è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone perbene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall'aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E... la moneta cattiva scaccia quella buona. Finché qualcuno provvidenzialmente non toglie alla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che... crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni".
(Lettera aperta inviata il 20 maggio 1992 da Carlo Giovanardi, allora deputato Dc, all'allora pm Antonio Di Pietro. Si tratta dello stesso Giovanardi che oggi, ministro dei Rapporti con il Parlamento, fa il giro delle tv per presentare un libro contro Mani Pulite).


"Chi, come Craxi, attacca i magistrati di Milano, mostra di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno della corruzione".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992)

"(Quello del Psi) è un personale vecchio e trasformista e un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi, certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la gestione del potere".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Un gruppo di amministratori corrotti a Milano non sono dei 'mariuoli', ma la spia di un male più profondo e diffuso. E' inutile che Craxi se la prenda con gli 'sciacallì e il suo portavoce Intini con il solito 'giornale partitò (la Repubblica, ndr)".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Craxi sbaglia (a parlare di golpe dei giudici, ndr)... Ciò che i cittadini vedono è solo una lunghissima serie di indagini, avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano persone specifiche... Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma non è in atto un attacco alla democrazia".
(Marcello Pera, La Stampa, 1° febbraio 1993)

"Un'amnistia dei politici ai politici non è solo impensabile perché provoca indignazione e disgusto nella gente. Essa è anche impraticabile. Perché il reato è flagrante e macroscopico, il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna... Ci vuole ben altro: come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione. Il male si taglia alla radice".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992).

venerdì 11 settembre 2009

Feltri col Giornale, Travaglio col Fatto: il primo getta fango, il secondo lo smonta subito

L'avevo detto qualche giorno fa: di sicuro non appena esce il Fatto, subito i servi del Regime, quelli che sono pagati per ingannare, mentire, gettare fango, screditare, combattere con livore, questi servi del Regime si accaniranno contro il nuovo giornale.

Già prima che esso esca stiamo assistendo a un linciaggio impietoso, tutto basato su visioni distorte della realtà e cattiverie inventate e gratuite, il tutto per pompare all'odio verso questo nuovo giornale.

Feltri e la redazione de Il Giornale stanno svolgendo questo compito col massimo impegno, peccato che dall'altra parte ci sia una persona onesta e intelligente, che smonta tutte le nere parole frutto della penna dei soldatini di Sua Emittenza.

Leggete bene questo post e ovviamente divulgatene il testo, tutti hanno il diritto di capire (qualora ancora ce ne fosse bisogno) a quale sozzo livello sempre più infimo stia scendendo Vittorio Feltri e con lui tutti i prodi soldatini del Regime, armati di penna (o meglio, tastiera): POVERINI...


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10 settembre 2009, in Marco Travaglio
Il Giornale dei pregiudicati


da Antefatto.it
Ebbene sì, lo confessiamo: ieri abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori.

Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.

Lo faceva Giovanni Falcone, editorialista de La Stampa e collaboratore di un programma di Rai2 sulla mafia. Lo faceva Piercamillo Davigo su La Voce di Montanelli. L’ha fatto, negli ultimi mesi, lo stesso Scarpinato sul Corriere. Lo fa continuamente Gian Carlo Caselli sui giornali che ospitano i suoi scritti. L’ha fatto Carlo Nordio su quotidiani vicini al centrodestra, anche mentre indagava sul Pci-Pds, e nessuno ha avuto nulla da obiettare: giustamente, perché in una democrazia tutti hanno il diritto, e in certi casi il dovere, di manifestare il proprio pensiero. E perché, come è giusto e interessante dare spazio ai medici nel dibattito sulla sanità e agli attori e ai registi nel dibattito sul cinema, è giusto e interessante dare spazio ai magistrati (così come agli avvocati e ai docenti universitari) nel dibattito sulla giustizia.

Non la pensa così Il Giornale della famiglia Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri, che della democrazia ha un concetto, diciamo così, un po’ originale. Oggi ha sbattuto in prima pagina, come una notizia scandalosa, la partecipazione (peraltro silente, in veste di semplici osservatori) di Ingroia e Scarpinato al nostro forum. Titolo: “Due giudici antipremier in redazione. Nel nuovo giornale di Travaglio & C. Ingroia e Scarpinato tengono a battesimo Il Fatto, un quotidiano che fa dell’antiberlusconismo la propria linea editoriale. E poi pretendono che crediamo alla favoletta dell’imparzialità dei giudici”. Nell’articolo di Antonio Signorini, si legge una carrettata di balle: tipo che Il Fatto sarebbe “il giornale dei dipietristi”, “dichiaratamente giustizialista”, “un soggetto tutto politico emanazione di un pezzo di sinistra, quella giustizialista, che si riconosce nell’Italia dei valori”, “il nascente quotidiano vicino al movimento di Antonio Di Pietro”, “all’assemblea del quotidiano vicino a Idv, i magistrati Ingroia e Scarpinato lanciano l’allarme democratico”.

Il poveretto non sa che i due magistrati si sono limitati ad assistere a una parte del forum, senz’aprire bocca. Ma, soprattutto, non sa o finge di non sapere che il Fatto Quotidiano, come ha ribadito il direttore Antonio Padellaro ieri, “ha una sola linea politica: la Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ comprensibile che due magistrati nella redazione di un quotidiano che si ispira alla Costituzione sgomentino certa brava gente.
Stiamo parlando del Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi, noto pregiudicato per corruzione e altri reati, e diretto da un tizio, Feltri, che ha difeso amici della mafia come Andreotti, Contrada, Dell’Utri e così via. Ma soprattutto ha fatto o fa scrivere sui suoi giornali noti pregiudicati per reati gravi, come Vittorio Sgarbi (sei mesi per truffa allo stato), Paolo Cirino Pomicino (corruzione e finanziamento illecito), Gianni De Michelis (corruzione e finanziamento illecito), Francesco de Lorenzo (associazione per delinquere e corruzione), Gianstefano Frigerio (corruzione, concussione, finanziamento illecito), Renato Farina (ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar ed è stato espulso dall’Ordine dei giornalisti perché a libro paga dei servizi segreti). E personaggi come Luciano Moggi (5 anni di interdizione dalla giustizia sportiva, 1 anno e 6 mesi in primo grado per violenza privata e minacce, imputato al Tribunale di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva). L’altro giorno, per dire, Il Giornale ha affidato il ricordo di Mike Bongiorno a Fedele Confalonieri (rinviato a giudizio per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset e di nuovo indagato a Milano nell’inchiesta Mediatrade prossima alla conclusione).

Ecco, è normale che il Giornale degli imputati e dei pregiudicati trovi anormale un giornale che, invece, ospita incensurati e addirittura magistrati. Ciascuno si accompagna con i propri simili. Infatti l’assenza di pregiudicati e la presenza di magistrati e incensurati al nostro forum viene definito dal Giornale “una nuova anomalia italiana”. Questi squadristi della penna tirano addirittura in ballo “la separazione dei poteri” e chiedono all’Associazione nazionale magistrati di “riprendere i due iscritti che hanno partecipato a un forum che più di parte, e politico, non si può”. Denunciano come un crimine il fatto che “i magistrati palermitani hanno una qualche idea politica” (avete capito bene: ora è vietato avere idee politiche). E auspicano - da parte nostra o da parte loro - “una qualche precisazione o smentita”.

Se questi picchiatori maccartisti sperano di costringerci a scusarci, a giustificarci, a nasconderci nelle catacombe, hanno sbagliato i loro conti. Noi siamo orgogliosi di stare dalla parte dell’antimafia e di essere amici di servitori dello Stato come Scarpinato e Ingroia, mentre il capo del governo attacca come “follia” e “cospirazione” le indagini sulle trattative fra Stato e mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1992-’93 e il presidente Giorgio Ponzio Napolitano tenta di frenare il Csm nella doverosa difesa dei magistrati attaccati. E saremmo ancor più orgogliosi se magistrati come loro collaborassero al Fatto Quotidiano. Vorrà dire che, per la gioia di Littorio e i suoi compari, il prossimo forum del Fatto Quotidiano lo organizzeremo in un teatro o in una piazza, e di magistrati come Ingroia e Scarpinato ne inviteremo molti altri.

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Questo il fango de Il Giornale, e poi la corretta replica di Travaglio.
Il giudizio è molto facile... da una parte, quella del malaffare, della mafia, della P2, si getta fango sull'altra parte, quella dell'onestà e del rispetto della Costituzione e delle Leggi.

Disonesti e delinquenti da una parte, VERI ITALIANI dall'altra.
Da una parte la FECCIA, quindi, dall'altra NOI.

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Nadine Gordimer (Premio Nobel Letteratura 1991): Berlusconi esempio di corruzione

di Roberto Arduini


«La libertà di stampa è la base della democrazia». Anche in Italia ci sono «innumerevoli esempi» di attacchi alla stampa e corruzione: «Come il presidente Silvio Berlusconi a proposito del quale i dubbi sulla sua carriera passata sono stati cancellati dopo la sua elezione. E certo oggi ci sono altre ombre gettate sulla sua vita privata». A dirlo al Festival della letteratura di Mantova è la vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 1991, Nadine Gordimer, che poco prima aveva spiegato: «Il modello della corruzione non dovrebbe essere seguito né dai giovani né dagli adulti. Ci sono esempi sempre più numerosi di corruzione, ogni giorno, che alla fine finiscono per influenzare il senso di onestà dei giovani». La corruzione è giunta anche ai livelli più bassi delle istituzioni, con le forze dell’ordine, che dovrebbero essere uno dei guardiani contro la corruzione, ma che accettano mazzette per togliere perfino le multe.

Per Nadine Gordimer, «non è un problema che riguarda solo l’Italia, anche il presidente del Sudafrica Jacob Zuma prima che venisse eletto era stato portato in tribunale e accusato di corruzione per aver accettato denaro da produttori di armi. Per non parlare degli scandali sessuali in cui è stato coinvolto. Tutti questi sono esempi terribili che ispirano negativamente le persone».

Nel mondo occidentale corruzione, libertà di stampa, si uniscono al rapporto con l’altro, con l’immigrazione e il senso di colpa per i più deboli, dai Paesi colonizzati ai singoli, che portano i poveri al conflitto tra loro per l’ultimo centesimo, per l’ultimo pezzo di terra. È un problema del Sudafrica, con l’immigrazione dal Zimbabwe, ma è un problema dell’Europa e dell’Italia dei “respingimenti”, alle prese con i flussi migratori provenienti soprattutto dall’Africa.

La scrittrice sudafricana non si sente di parlare in maniera approfondita dell’Italia, paese in cui si dovrebbe vivere per un po’ per capire i conflitti, gira la domanda ai giornalisti: «Vi sentite liberi? Potete esprimere liberamente i vostri dubbi?». In Sudafrica, nonostante i tanti problemi e lo scandalo sulle armi di Zuma, «scrittori e giornalisti sono liberi di esprimere quell che pensano». Per questo la scrittrice sudafricana ha inviato la sua adesione a Repubblica: «Ho firmato perché non posso sopportare un paese in cui si possa applicare una censura sulla stampa e dove i giornalisti possano subire pressioni. Gli scrittori devono combattere queste situazioni, hanno una responsabilità».

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giovedì 10 settembre 2009

Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi: Lettera di ripudio

Incredibile e fantastica lettera di un prete al presidente del Consiglio.

Non tutta la chiesa cattolica è d'accordo che i propri vertici facciano affari con questo losco signore del malaffare e dell'indecenza privata e pubblica.


Chissà cosa diranno il Papa o la CEI...

Leggete bene questa lettera, per capirne i contenuti:

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Lettera di ripudio


Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

< http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response >.

Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

< http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related >.


Legittimità elettorale e dignità etica

Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.

Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.

Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».

Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.


Essere «alto» ed essere »grande»

Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).


La maledizione italiana

A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.

Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.

Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.

Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.


Spergiuro

Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.


Affari privati o deriva di Stato?

Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?

Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.



Strategie convergenti

Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.


Ripudio

Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.

Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.


Genova 09 settembre 2009


Paolo Farinella, prete