venerdì 11 settembre 2009

Nadine Gordimer (Premio Nobel Letteratura 1991): Berlusconi esempio di corruzione

di Roberto Arduini


«La libertà di stampa è la base della democrazia». Anche in Italia ci sono «innumerevoli esempi» di attacchi alla stampa e corruzione: «Come il presidente Silvio Berlusconi a proposito del quale i dubbi sulla sua carriera passata sono stati cancellati dopo la sua elezione. E certo oggi ci sono altre ombre gettate sulla sua vita privata». A dirlo al Festival della letteratura di Mantova è la vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 1991, Nadine Gordimer, che poco prima aveva spiegato: «Il modello della corruzione non dovrebbe essere seguito né dai giovani né dagli adulti. Ci sono esempi sempre più numerosi di corruzione, ogni giorno, che alla fine finiscono per influenzare il senso di onestà dei giovani». La corruzione è giunta anche ai livelli più bassi delle istituzioni, con le forze dell’ordine, che dovrebbero essere uno dei guardiani contro la corruzione, ma che accettano mazzette per togliere perfino le multe.

Per Nadine Gordimer, «non è un problema che riguarda solo l’Italia, anche il presidente del Sudafrica Jacob Zuma prima che venisse eletto era stato portato in tribunale e accusato di corruzione per aver accettato denaro da produttori di armi. Per non parlare degli scandali sessuali in cui è stato coinvolto. Tutti questi sono esempi terribili che ispirano negativamente le persone».

Nel mondo occidentale corruzione, libertà di stampa, si uniscono al rapporto con l’altro, con l’immigrazione e il senso di colpa per i più deboli, dai Paesi colonizzati ai singoli, che portano i poveri al conflitto tra loro per l’ultimo centesimo, per l’ultimo pezzo di terra. È un problema del Sudafrica, con l’immigrazione dal Zimbabwe, ma è un problema dell’Europa e dell’Italia dei “respingimenti”, alle prese con i flussi migratori provenienti soprattutto dall’Africa.

La scrittrice sudafricana non si sente di parlare in maniera approfondita dell’Italia, paese in cui si dovrebbe vivere per un po’ per capire i conflitti, gira la domanda ai giornalisti: «Vi sentite liberi? Potete esprimere liberamente i vostri dubbi?». In Sudafrica, nonostante i tanti problemi e lo scandalo sulle armi di Zuma, «scrittori e giornalisti sono liberi di esprimere quell che pensano». Per questo la scrittrice sudafricana ha inviato la sua adesione a Repubblica: «Ho firmato perché non posso sopportare un paese in cui si possa applicare una censura sulla stampa e dove i giornalisti possano subire pressioni. Gli scrittori devono combattere queste situazioni, hanno una responsabilità».

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