sabato 12 settembre 2009

Ogni mezzo uomo ha un prezzo

Date un'occhiata a questo illuminante post che Franca Rame ha messo sul suo blog e poi è stato pubblicato anche su Micromega.

Riportando le parole testuali (scripta manent), mostra come Vittorio Feltri, l'attuale direttore de Il Giornale, Umberto Bossi, il leghista "suo migliore amico", Marcello Dell'Utri, il pluricondannato per mafia, Carlo Giovanardi, l'uomo che ha scritto un libro oggi contro Mani Pulite, e Marcello Pera, ex presidente del Senato, in passato abbiano giustamente condannato e deriso Berlusconi, mettendo alla berlina parte delle porcherie fatte da Sua Impunità, oggi loro indiscusso capo e foraggiatore.

Ma come sappiamo ognuno ha un prezzo, o meglio: ogni mezzo-uomo ha un prezzo, perchè io non mi farei MAI comprare dal delinquente peggiore che sia mai nato in Italia.

Giudicate Voi, giudicate quanto in basso siano scesi Pera, Bossi e gli altri, ma soprattutto Feltri, il braccio armato dell'editoria berlusconiana oggi.

Provo uno schifo tale che avrei voglia di prenderlo a schiaffi, Feltri, fino a rompermi le mani e cadere sfinito a terra...



Ecco:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-feltri-e-bossi-erano-quasi-comunisti/

"Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi', cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, 11 agosto 1990, subito dopo l'approvazione della legge Mammì).


"Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l'approvazione della legge Mammì).

"Eravamo nel settembre 1993, Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse: 'Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni...' Lui aveva provato in tutti i modi a convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei moderati...'Vi metto a disposizione le mie televisioni', aveva detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo noi. Poi c'era l'aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5.000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: 'Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale'... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda".
(Marcello Dell'Utri intervistato da Antonio Galdo per il libro "Saranno potenti?", Sperling & Kupfer, 2003)

''Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi (di Forza Italia) sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del partito fascista''.
(Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995)

''Richiamo le istituzioni a verificare se nei confronti della Fininvest non esistano gli estremi per configurare in quelle televisioni lo strumento per la ricostituzione del Partito Fascista. Se così fosse, si proceda ad oscurare quelle televisioni''.
(Umberto Bossi al congresso nazionale straordinario della Lega Nord, Ansa, 12 febbraio 1995).

"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità e il senso della misura con i quali conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all'interno del cosiddetto palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c'è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone perbene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall'aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E... la moneta cattiva scaccia quella buona. Finché qualcuno provvidenzialmente non toglie alla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che... crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni".
(Lettera aperta inviata il 20 maggio 1992 da Carlo Giovanardi, allora deputato Dc, all'allora pm Antonio Di Pietro. Si tratta dello stesso Giovanardi che oggi, ministro dei Rapporti con il Parlamento, fa il giro delle tv per presentare un libro contro Mani Pulite).


"Chi, come Craxi, attacca i magistrati di Milano, mostra di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno della corruzione".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992)

"(Quello del Psi) è un personale vecchio e trasformista e un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi, certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la gestione del potere".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Un gruppo di amministratori corrotti a Milano non sono dei 'mariuoli', ma la spia di un male più profondo e diffuso. E' inutile che Craxi se la prenda con gli 'sciacallì e il suo portavoce Intini con il solito 'giornale partitò (la Repubblica, ndr)".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Craxi sbaglia (a parlare di golpe dei giudici, ndr)... Ciò che i cittadini vedono è solo una lunghissima serie di indagini, avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano persone specifiche... Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma non è in atto un attacco alla democrazia".
(Marcello Pera, La Stampa, 1° febbraio 1993)

"Un'amnistia dei politici ai politici non è solo impensabile perché provoca indignazione e disgusto nella gente. Essa è anche impraticabile. Perché il reato è flagrante e macroscopico, il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna... Ci vuole ben altro: come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione. Il male si taglia alla radice".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992).

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