mercoledì 21 ottobre 2009

La delibera della pratica a tutela di Mesiano e della Giurisdizione proposta dalla I Commissione del CSM al plenum

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Eccolo qui, nella sua crudezza: un atto di grandissimo valore etico e giuridico, che cerca di venire in aiuto di quanti fra i Magistrati operano ogni giorno per la Giustizia e la corretta applicazione della Legge, così sgradite al Premier.

La preoccupazione è forte: le continue spallate di questa maggioranza alla Costituzione, all'indipendenza della Magistratura, a tutti i Principi fondanti del nostro ordinamento Giuridico, rappresentano una minaccia grave e indecorosa contro cui tutti Noi cittadini con senso civico dobbiamo opporci con tutte le nostre forze.

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Roma, 21-10-2009

La Prima Commissione, all'unanimità, propone l'adozione della seguente delibera:

"Con delibera del 6 ottobre 2009 il Comitato di Presidenza trasmetteva alla Prima Commissione la nota dei Componenti Consiglieri Giuseppe Maria Berruti, Francesco Saverio Mannino, Fabio Roia, Alfredo Pompeo Viola, Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone, Ciro Riviezzo, Bernardo Petralia, Mario Fresa, Livio Pepino, Fiorella Pilato, Vincenza Maccora, Elisabetta Cesqui, Cosimo Maria Ferri, Letizia Vacca, Mauro Volpi, Giulio Romano, Vincenzo M. Siniscalchi, Celestina Tinelli ed Antonio Patrono "i quali apprese le dichiarazioni pubbliche di autorevoli esponenti del Parlamento e del Governo" all'indomani del deposito della motivazione della sentenza del giudice del Tribunale di Milano, Raimondo Carmelo Mesiano, nel procedimento civile "Cir" contro "Fininvest", chiedevano "l'apertura di un fascicolo affinché si verifichi la sussistenza dei presupposti richiesti per la tutela del giudice e della credibilità della giustizia civile".

Con delibera dell'8 ottobre 2009 il Comitato di Presidenza trasmetteva alla Prima Commissione la nota del consigliere Luisa Napolitano inerente anch'essa la richiesta di apertura di una "pratica a tutela" del dottor Raimondo Carmelo Mesiano.
La vicenda trae origine dall'avvenuto deposito, in data 3 ottobre 2009, della motivazione della sentenza con cui la Fininvest veniva condannata, nell'ambito della controversia civile avente ad oggetto l'asserita illegittimità dell'acquisto della Mondadori ad opera della Fininvest, al risarcimento della somma di € 750 milioni in favore della Cir.

Il Presidente del Consiglio, intervenendo telefonicamente nel corso di una trasmissione televisiva andata in onda il 7 ottobre 2009, riferendosi alla sentenza del Tribunale di Milano, testualmente affermava: "ci sono chiare le impronte digitali della Cir, perché è una sentenza fatta di tabelle e numeri che certamente non possono essere riferiti alla cultura giuridica di questo giudice", aggiungendo poi: "riteniamo che questo giudice sia stato fortemente influenzato esternamente", ribadendo che: "riteniamo che non sia stato in grado di scrivere lui questa sentenza", concludendo: "sappiamo che è un giudice di estrema sinistra molto attivo, abbiamo molte notizie molto preoccupanti sul giudice stesso".
Lo stesso Presidente del Consiglio, intervenendo a Benevento nel corso della Festa della Libertà svoltasi l'11 ottobre 2009, dichiarava: "l'azione civile in corso (è) affidata ad un giudice di cui se ne sentiranno venir fuori delle belle".
I Capigruppo ed i Vice Capigruppo Vicari del Gruppo Parlamentare del Popolo della Libertà alla Camera ed al Senato, già in data 5 ottobre 2009, diffondevano una "nota congiunta" così riportata, tra gli altri, da "Il Sole 24 ore": "La tempistica e i contenuti di una sentenza che a 20 anni dai fatti arriva con sospetta puntualità rafforzano l'opinione di quanti, come noi, pensano che vi sia chi sta tentando, con mezzi impropri, di contrastare la volontà democratica del popolo italiano. Mentre il Governo Berlusconi affronta con energia e consenso largamente maggioritario la realizzazione degli impegni assunti con gli elettori e ogni emergenza, si tenta, vanamente, di delegittimarne l'azione. Siamo certi che questo disegno non troverà spazio nelle istituzioni ... Gli attacchi ci portano ad assicurare che in Parlamento, come nel paese, il centrodestra proseguirà la politica del fare e del governare che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere".
Nei giorni successivi, uomini politici ed organi di stampa stigmatizzavano il comportamento del Consiglio Superiore della Magistratura, che avrebbe riconosciuto la settima valutazione di professionalità al giudice Mesiano per premiarlo per la decisione emessa, come dichiarato, tra gli altri, da un deputato, coordinatore del Pdl, che secondo quanto riportato dai maggiori organi di stampa affermava: "al soldato Mesiano la medaglia del CSM che di fatto lo ringrazia per il lavoro svolto. E noi ringraziamo il CSM per aver dato la dimostrazione di ciò che sta facendo la magistratura per abbattere Silvio Berlusconi" trattandosi invece di ordinaria progressione in carriera.
In un crescendo di denigrazione alcuni quotidiani e programmi televisivi riferivano di asserite "stravaganze" del giudice Mesiano, giungendo sino ad effettuare riprese video in alcuni momenti della sua vita privata, associando dette immagini a considerazioni gratuitamente ironiche e offensive.
Agenzie di stampa, prima, e numerosi quotidiani, poi, hanno riportato tutte le precedenti dichiarazioni.

Tanto premesso il Consiglio osserva:
L'assunto di una magistratura giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini, oltre ad essere privo di fondamento, costituisce la più grave delle accuse ed integra, anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, una obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati.
L'interpretazione in chiave politica delle condotte di magistrati, nell'esercizio delle loro funzioni, come manifestazione di una persistente e dolosa volontà persecutoria, senza alcun preciso riferimento alle circostanze di fatto, costituisce elemento di discredito della funzione e dei singoli magistrati, soprattutto quando, come nel caso di specie, trattandosi di procedimento civile è una delle parti che si rivolge ad un giudice terzo, designato sulla base di criteri obiettivi e predeterminati, perché definisca la controversia, la cui decisione potrà, a seguito dell'esercizio della facoltà di impugnazione, essere sottoposta a nuovo vaglio critico nel rispetto della legge.
Successivamente alla ricordata dichiarazione del Presidente del Consiglio ("abbiamo molte notizie molto preoccupanti sul giudice stesso ... giudice di cui se ne sentiranno venir fuori delle belle"), si è verificata, inoltre, una illecita intrusione nella sfera privata del magistrato, colto in momenti della sua quotidianità del tutto avulsi dall'esercizio della sua funzione e certamente non incidenti sulla sua imparzialità ed indipendenza, avvenuta con tempi e modalità tali da attentare non soltanto alla indipendenza e autonomia di ogni singolo magistrato, ma anche e soprattutto alla credibilità della funzione giurisdizionale stessa, ciò che riveste particolare ed inusitata gravità e, conseguentemente, determina inquietudine.
Tali condotte destano allarmata preoccupazione in considerazione del fatto che possono produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato nell'esercizio della funzione giurisdizionale, in particolar modo allorquando si tratti di decidere controversie nelle quali siano parti soggetti di rilevanza istituzionale ed economica.
Il Consiglio, per parte sua, ha il dovere costituzionale di ristabilire autorevolmente e pubblicamente la credibilità e la dignità della funzione giudiziaria. Come è stato altre volte affermato dallo stesso Consiglio "è del tutto fisiologico che nella difesa della propria indipendenza e della propria autonomia la magistratura, quale istituzione di garanzia, possa venire a trovarsi in momenti di rapporto dialettico o addirittura conflittuale con altri poteri", ma tale rapporto deve rimanere nella misura di civiltà e rispetto reciproco, non essendo ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale.
Il Consiglio ha più volte espresso il principio che gli atti e i provvedimenti dei magistrati possono essere discussi e criticati ma che non possono essere pretesto per dichiarazioni che delegittimano il singolo magistrato o l'intero ordine giudiziario. In tale contesto è indispensabile che non si ripetano episodi di denigrazione e di condizionamento della magistratura e di singoli magistrati, del tutto inaccettabili, perché fortemente lesivi della stessa funzione giudiziaria.
Il Consiglio esprime, quindi, la propria allarmata preoccupazione per un clima di rapporti istituzionali che travalica quello della fisiologia dialettica e rivolge un pressante appello a tutte le istituzioni perché sia ristabilito il rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura e, quindi, la fiducia dei cittadini, che è condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica".

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Ecco quindi le parole del CSM. Leggetele bene riflettete: io sono sempre più convinto che il Premier Silvio Berlusconi è contro la Legge, è contro le Istituzioni, contro la Democrazia, contro il Popolo Italiano.

Lui quando dice di essere stato eletto dal Popolo MENTE, perchè il Popolo ha eletto il Parlamento, e il Presidente del Consiglio lo elegge il Presidente della Repubblica.

Non fatevi infinocchiare.

Lui quando dice che vuole cambiare la Costituzione sta affermando la volontà di creare una Dittatura.

Lui quando dice che vuole riformare la Magistratura vuole asservire l'operato dei Pubblici Ministeri al Potere Esecutivo, cioè a sè, onde avere l'impunità che l'incostituzionale Lodo Alfano non ha potuto garantirgli in quanto cancellato correttamente dalla Corte Costituzionale.

Sono ancora più convinto che il suo smantellare il nostro Ordinamento Giuridico per sostenere le propie imprese economiche e quelle della Criminalità Organizzata, e per far evitare il carcere a sè e ai propri dipendenti di Partito e "amici" sia un CRIMINE contro la Nostra Patria Italia.

BASTA

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