venerdì 23 ottobre 2009

Nuova pioggia di prove su Dell'Utri (ma non solo) referente della Mafia

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Marcello Dell'Utri: condannato in primo grado a nove anni di reclusione, in corso il processo di Appello, e continuano a piovere quotidianamente testimonianze, dicharazioni, prove sui contatti fra la Mafia e Dell'Utri stesso, col nome di Silvio Berlusconi che appare qua e là.
I due (qui visibili in una foto particolarmente significativa) fondarono Forza Italia e subito vinsero 59 seggi su 60 in Sicilia (l'altro andò ad Alleanza Nazionale), finirono le stragi e... accadde quello che tanti pentiti (anche di clan diversi, che perciò avrebbero motivo di contraddirsi ma invece non accade) stanno raccontando: Dell'Utri in primis e i vertici di Forza Italia erano il partito della Mafia in Parlamento.

L'ennesimo articolo di cronaca giudiziaria che lo attesta è a firma di Aaron Pettinari di Antimafia Duemila, uno dei siti più attendibili e completi che fa il lavoro che le televisioni e quasi tutta la stampa non fanno.

A voi la lettura e le conclusioni da trarre:
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Nuove prove: ''Dell'Utri referente della mafia''
di Aaron Pettinari - 23 ottobre 2009

Palermo. Questa mattina il Procuratore generale di Palermo, Antonino Gatto, avrebbe dovuto concludere la propria requisitoria al processo di secondo grado che vede come imputato il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un documento ricevuto ieri ha però indotto il magistrato a chiedere la sospensione del dibattimento e la riapertura dell'istruttoria: il verbale dell'interrogatorio reso alla Procura palermitana dal pentito Gaspare Spatuzza lo scorso 6 ottobre. Il pg, che ha ritenuto rilevante e assolutamente necessaria la nuova prova, oltre alla sospensione, ha chiesto anche la possibilità di interrogare in aula Spatuzza ed i boss Giuseppe e Filippo Graviano. La corte d'appello di Palermo deciderà a riguardo la prossima settimana, il 30 ottobre.
All'istanza si è opposta la difesa di Dell'Utri che ha ccusato la procura "di forzare la situazione". Nel verbale, letto in aula in alcuni punti, emergono nuovi elementi di accusa a carico dell'imputato. Spatuzza non solo confermerebbe i contatti tra Dell'Utri e Cosa Nostra ma, nel suo racconto, lo collocherebbe, al pari del premier Silvio Berlusconi, come il referente politico della trattativa tra mafia e Stato che sarebbe durata almeno fino al 2003-2004. Ad informarlo del dialogo aperto tra pezzi delle istituzioni e mafiosi era stato, ha precisato nell'interrogatorio, un boss palermitano di spicco di cui Spatuzza era il braccio destro, Giuseppe Graviano. La prima volta che parlarono dell'argomento sarebbe stata dopo la strage di Firenze del '93, in un colloquio che i due ebbero a Campofelice di Roccella. ''Voglio precisare – è riportato nel verbale depositato oggi - che quell'incontro doveva essere finalizzato a programmare un attentato ai carabinieri da fare a Roma. Noi avevamo perplessità perché si trattava di fare morti fuori dalla Sicilia. Graviano per rassicurarci ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati. In quel momento io compresi che c'era una trattativa e lo capii perché Graviano disse a me e a Lo Nigro se noi capivamo qualcosa di politica e ci disse che lui ne capiva". "Questa affermazione - ha aggiunto Spatuzza - mi fece intendere che c'era una trattativa che riguardava anche la politica. Da quel momento io dovevo organizzare l'attentato ai carabinieri ed in questo senso mi mossi. Io individuai quale obiettivo lo stadio Olimpico". Il pentito fa riferimento al progetto di attentato da fare fuori dallo stadio romano in cui sarebbero potuti morire oltre 100 carabinieri, poi fallito. Il secondo incontro tra Graviano e Spatuzza, in cui si sarebbe parlato di rapporti tra mafia e politica è del gennaio del '94. I due si sarebbero visti nel bar Done, in via Veneto a Roma. ''Graviano – ha detto Spatuzza - era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei quattro 'crasti' (cornuti, ndr) dei socialisti. La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c'era di mezzo un nostro compaesano, Dell'Utri. Io non conoscevo Berlusconi e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell'Utri, non il nome. In sostanza Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo. Usò l'espressione 'ci siamo messi il Paese nelle mani'". Dopo l'incontro Spatuzza ebbe il via libera per l'attentato all'Olimpico, che, secondo i pm, avrebbe dovuto riscaldare il clima della trattativa. La prova che la trattativa sarebbe proseguita fino al 2004 Spatuzza la evince da un colloquio avuto con Filippo Graviano, fratello di Giuseppe, nel 2004. I due ebbero un incontro nel carcere di Tolmezzo, in cui erano detenuti. "Graviano mi disse – ha spiegato - che si stava parlando di dissociazione, ma che noi non eravamo interessati. Nel 2004 ebbi un colloquio investigativo con Vigna, finalizzato alla mia collaborazione che, però, io esclusi. Tornato a Tolmezzo ne parlai con Graviano che mi disse: 'se non arriva niente da dove deve arrivare e' bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistratì". Secondo Spatuzza: "fino al 2003-2004, epoca del colloquio a Tolmezzo con Graviano, era in corso la trattativa. Questo il senso della frase di Graviano".
Nell'attesa di sapere quella che sarà la decisione della Corte d'Appello è chiaro che questi nuovi atti, quantomeno, sono meritevoli di approfondimento ed analisi. Oggi il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, intervenuto agli Stati Generali dell'Antimafia ha dichiarato che "Dopo 17 anni dalle stragi se non ci fosse stato un mafioso pentito che si fosse accusato della strage di Borsellino e il figlio di un ex mafioso, tutto sarebbe rimasto sepolto nell'oblio per sempre”. Spatuzza sta rilasciando rilevanti dichiarazioni alle Procure di Firenze, Milano, Palermo e Caltanissetta che sulle Stragi, sui mandanti esterni, sul rapporto mafia-politica stanno sviluppando importanti inchieste. 
Per la Corte d'appello, dopo il no (molto discutibile) all'interrogatorio di Massimo Ciancimino avvenuto lo scorso settembre, si presenta una nuova opportunità per accertare una verità. Accetteranno i verbali o sarà ancora una volta un'occasione mancata?

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