sabato 14 novembre 2009

Il Diritto Comunitario e le violazioni da parte dello Scudo Fiscale

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Finalmente qualcuno che abbia spiegato bene in quali e quanti modi la normativa dello Scudo Fiscale sia in palese contrasto con la disciplina del Diritto Comunitario. Ovviamente il Presidente della Repubblica Napolitano non si era documentato, fidandosi degli sgherri del Regime, e aveva firmato questo scempio giuridico.

Ecco allora, direttamente dal blog di Luigi De Magistris, una lucida disamina di queste palesi violazioni, che hanno determinato la denuncia del Governo italiano presso la Commissione Europea. Leggete bene e ovviamente PASSATEPAROLA
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LUIGI DE MAGISTRIS:

Ho denunciato, l'11 novembre, attraverso lo studio Conte & Giacomini di Genova, il Governo Italiano alla Commissione Europea con riferimento al D.L. 1/7/09 n. 78, art. 13bis, convertito il L. n. 102/09, come modificato con D.L. 3/8/09 n. 103, convertito in L. n. 141/09. Normativa italiana nota come "scudo fiscale".

Profili di incompatibilità col diritto comunitario rilevante.

La recente normativa italiana in oggetto (e le circolari interpretative che la completano: n. 43/E del 10/10/09 e n. 74/99 protocollo del 12/10/09), costituisce il terzo "scudo fiscale" cui la Repubblica Italiana ha dato attuazione in pochi anni.
Come noto, ed in estrema sintesi, tale normativa prevede una sanatoria totale in ogni sede amministrativa e giudiziaria, anche penale, per le persone fisiche e le società di persone considerate residenti in Italia ai fini fiscali che abbiano costituito illegalmente disponibilità economiche, finanziarie e/o patrimoniali, all'estero entro il 31/12/08 anche attraverso l'interposizione fittizia di soggetti terzi (fiduciarie, trust ecc.) appositamente creati.
La sanatoria prevede che, secondo il luogo dove la disponibilità economica è stata costituita (paesi in "lista bianca" o meno) e secondo la natura di tale disponibilità (beni mobili o beni immobili), il soggetto interessato possa procedere al rimpatrio o alla regolarizzazione in loco avviando la relativa procedura a partire dal 15/9/09 ed entro il 15/12/09 (salvo previste proroghe) e pagando un imposta pari al 5% del valore dei beni oggetto della sanatoria.



Alcuni rilievi importanti:

1. lo "scudo" copre tutte le operazioni illecite, finalizzate alla costituzione della disponibilità economica che si intende sanare, senza alcun limite di tempo a ritroso e fino al 31/12/08.

2. Garantisce l'assoluto anonimato del contribuente.

3. Costituisce una vera e propria amnistia tributaria e penale anche per numerosi reati che siano stati commessi a monte allo scopo di permettere la costituzione del patrimonio esterovestito oggetto dello "scudo". E' infatti essenziale rilevare che tali illeciti, anche penali, vengono in molti casi commessi nell'ambito dell'attività svolta da società di capitali riconducibili al dominio del soggetto che si avvale dello "scudo" ed è quindi evidente che la sanatoria si estende, in concreto, anche alle attività in frode al fisco realizzate da tali società al fine di permettere la costituzione all'estero del patrimonio oggetto del rimpatrio o della regolarizzazione.

4. Nello specifico, la normativa in questione prevede la non punibilità di numerosi reati fiscali previsti dal D.Lgs n. 74/2000 in materia di imposte dirette ed IVA, reati societari (artt. 2621, 2622 e 2623, quest'ultimo già precedentemente abrogato, del Codice Civile) e reati del Codice Penale (artt. 482, 483,484,485,489,490,491bis, 492 ).

5. Un discorso separato merita l'effetto dello "scudo" sull'illecito di riciclaggio che solo apparentemente viene escluso dalla sanatoria ma che, in realtà, sarà impossibile accertare con riferimento ai patrimoni reimportati o regolarizzati.



Fatta questa premessa, occorre chiarire alcuni punti essenziali con riferimento all'Ordinamento Comunitario che, come noto, non può essere in alcun modo violato dai Paesi Membri nei settori riservati a tale Ordinamento.

E' anche noto che l'organismo Comunitario preposto a garantire il pieno rispetto delle normative europee da parte dei Paesi Membri (e non solo, si pensi al diritto antitrust ed alla condotta delle imprese in materia) è la Commissione Europea.

Allorchè una tale violazione sia seriamente prospettabile ed ove la violazione sia posta in essere da uno Stato attraverso la propria legislazione nazionale o regionale, od anche attraverso una prassi consolidata dei suoi organi, la Commissione è tenuta ad aprire una procedura di infrazione.

Tale procedura, ove l'infrazione si dimostri effettiva ed ove lo Stato non vi ponga rimedio, può concludersi con la citazione dello Stato da parte della Commissione davanti alla Corte di Giustizia con ricorso per inadempimento ai sensi dell'art. 226 CE.

Inutile dilungarsi qui sulle conseguenze potenzialmente gravissime di tale percorso non solo per lo Stato coinvolto ma anche per coloro che si siano avvalsi di una normativa la cui illegittimità comunitaria fosse sancita dalla Corte di Giustizia con effetto ex tunc.

Su questo tema ed in materia giuridicamente del tutto simile a quella che riguarda uno dei profili di manifesta illegittimità comunitaria dello "scudo", la materia dell'IVA, è opportuno ricordare che la Corte di Giustizia su ricorso per inadempimento della Commissione contro l'Italia ha condannato la Repubblica Italiana per i condoni fiscali 2002 e 2003 per l'effetto da essi derivante in materia di accertamento e riscossione dell'IVA per i relativi periodi di imposta (Causa C-132/06, Sentenza 17/7/08 e Causa C-174/07, Sentenza 11/12/08 ).

Ancor più importante è poi il fatto che la Corte di Cassazione italiana, con Sentenze 18/9/09 n. 20068 e n. 20069, ha dato doverosamente piena attuazione alle sentenze della Corte di Giustizia sopra citate, ordinando alle Commissioni Tributarie competenti di attenersi a tali principi di diritto. La Cassazione poi, encomiabilmente, ha esteso gli effetti della propria sentenza ad un precedente condono del 1991 che non era stato esaminato dalla Corte europea (ma che aveva le stesse caratteristiche di quelli oggetto di censura) ed ha sostanzialmente negato a favore dei contribuenti che si sono avvalsi di tali condoni di poter invocare il principio del "legittimo affidamento". Tali contribuenti saranno così obbligati a pagare per intero sia l'imposta evasa, sia le sanzioni.

E' bene a questo punto chiarire che la Commissione, come è comprensibile, nel mettere uno Stato "sotto accusa" si muove con una certa, doverosa cautela.

Ed è questa la ragione per la quale si rende assai utile il meccanismo della denuncia che costituisce, sovente, elemento decisivo per attivare l'iniziativa della Commissione medesima.

In questo quadro deve dunque inserirsi l'iniziativa legale in questione che si concretizza in una denuncia alla Commissione Europea (DG Concorrenza-Aiuti di Stato, DG Taxud e DG Mercato interno e servizi), sottoscritta da soggetti qualificati.

Tale denuncia è stata depositata il giorno 11 Novembre 2009 presso i competenti uffici della Commissione in Bruxelles.

La denuncia analizza la normativa sullo "scudo fiscale" 2009 e la sua manifesta illegittimità per contrasto col prevalente e vincolante Ordinamento Comunitario sotto diversi profili.

In particolare, vengono trattati i seguenti punti:

1. manifesto contrasto con le Direttive IVA per il fatto che la normativa italiana permette l'evasione di tale imposta comunitaria e rinuncia al suo accertamento attraverso una sanatoria non autorizzata dalla Comunità Europea le cui risorse vengono così ad essere pregiudicate. L'IVA è, infatti, una imposta interna dell'Unione e costituisce una delle quattro voci del suo bilancio, essa è rigorosamente regolata dal diritto comunitario e gli Stati membri non sono liberi di disporne in nessuna misura che non sia espressamente autorizzata nell'ambito delle complesse procedure che regolano la materia. Di sicuro, non può essere conforme all'Ordinamento Comunitario, il fatto che la legge italiana preveda una sanatoria fiscale e penale, per illeciti il cui scopo ò espressamente quello di "evadere le imposte sul reddito e l'IVA".

2. manifesto contrasto con la normativa comunitaria in materia di "aiuti di stato" (artt. 87-89 CE). Attraverso questa ennesima amnistia fiscale, infatti, lo Stato italiano provoca un rilevante beneficio economico a danno dei concorrenti che non possano godere del medesimo beneficio o perchè non hanno costituito patrimoni esteri frodando il fisco, o perchè non sono residenti fiscali in Italia. Tale situazione è ovviamente rilevante nell'ipotesi in cui l'evasione si sia realizzata nell'ambito di una attività di impresa.

3. A quanto sopra, si aggiungono i profili connessi al mancato rispetto degli obblighi Comunitari ed OCSE in materia di prevenzione e lotta al riciclaggio.

4. Un ulteriore profilo, trasversale e comune a quelli che precedono, è poi quello dell'anonimato (e della frazionabilità della "dichiarazione riservata"). Tale privilegio, assolutamente non essenziale alla sanatoria sul piano giuridico (ma certamente sul piano psicologico, per il suo successo commerciale), impedisce ogni possibile controllo da parte degli organi Comunitari e di chiunque vi abbia un legittimo interesse (il concorrente danneggiato) sulle violazioni di cui sopra. Violazioni che la normativa espressamente permette ma di cui non consente l'accertamento (a poco varrebbe una difesa dello Stato italiano il quale affermasse che tali violazioni non si verificheranno in concreto dal momento che esse sono rese possibili da una normativa che ne preclude ogni possibilità di verifica nè anteriore nè successiva).

Si aggiunga, inoltre, come tale indecente normativa - che non andava promulgata in quanto in evidente contrasto con regolamenti comunitari - si pone in contrasto anche con le norme anti-terrorismo, a dimostrazione che il Governo Italiano, pur di favorire i criminali che hanno portato all'estero il denaro che adesso lo Stato ripulisce, sacrifica la lotta al riciclaggio ed al terrorismo. E poi Berlusconi e Maroni ci dicono che questo Governo è stato il migliore nella lotta alla mafia: certo il migliore, ma per la criminalità organizzata.

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CHIARO?

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