lunedì 23 novembre 2009

Le parole di Spataro e Castelli contro lo scempio del "processo breve"

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Ecco due articoli interessanti sullo scempio che la maggioranza di centro-destra sta avviando a spese dell'Ordinamento Giuridico e di noi italiani:


Processo breve già al Senato Spataro critica, il Pdl insorge
di Andrea Carugati

Domani il ddl sul processo breve comincerà il suo iter in Commissione al Senato, e l’atmosfera sulla giustizia resta infuocata. Nella maggioranza la parola d’ordine è «fare presto », arrivare al via libera di palazzo Madama entro Natale. Palazzo Chigi nega tensioni con Alfano, e bolla come una «assoluta falsità» l’idea che Berlusconi, nel caso di lungaggini, possa procedere per decreto. Casini è intervenuto con una seconda proposta di mediazione, dopo aver suggerito nei giorni scorsi un lodo per via Costitituzionale: stavolta l’idea è un “mini-lodo”, una leggina che certifichi il «legittimo impedimento delle alte cariche dello stato alla partecipazione delle udienze processuali per tutta la durata del mandato». «Rifletteremo », assicura Cicchitto. Ma i nervi sono tesi, ed è bastata un’intervista ieri su Raitre del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro per far scattare un “linciaggio” da parte di moltissimi colonnelli del centrodestra.

SPATARO: BASTA LEGGI PER POCHI
Spataro ha esordito dicendo che, negli ultimi dieci anni, i rapporti tra politica e giustizia «sono migliorati » e ha citato le parole «apprezzabili » di Fini. Poi ha bacchettato il processo breve. «Il ministro Alfano dice che solo l’1% dei processi sarà soggetto all’abbattimento? Vuole forse dire che il 99% dei processi funziona bene? Se è così allora la legge non serve, e il ministro non si è accorto di essere incorso in un pericoloso boomerang». Ancora sul ddl: «Nella parte in cui prevede di sganciare il pm dalla polizia giudiziaria sembra ispirato da logica aziendale, nella relazione si legge che i compiti vanno distinti per “creare i presupposti di una maggiore concorrenza e controllo reciproci”. Certe volte mi chiedo chi abbia mai scritto questa frase, spero non un magistrato». Ancora, sui possibili nuovi lodi. Qualsiasi “scudo” «non è compatibile con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge». E la proposta di Casini è meglio o peggio del processo breve? «Non ho dubbi, non sarebbe bene fare né l’uno nè l’altro. Posso comprendere l’idealismo politico dell’onorevole Casini,mala Corte Costituzionale l’ha già detto: non abbiamo bisogno di escamotage, basta con le riforme dettate da esigenze contingenti e dalla necessità di poche persone». «I rapporti politica-magistratura sono migliorati», prosegue Spataro, «ma questo non appare perché c’è un gruppo di politici che, dopo la bocciatura del Lodo Alfano, mette sul tappeto immediatamente un’idea del processo breve che breve non sarà e che non serve a nulla».

Subito scatta la reazione della destra: «Prima Ingroia, ora Spataro. Siamo di fronte a un'azione eversiva contro la legalità democratica», tuona Gasparri. EBondi: «In nessun paese al mondo, neppure quelli anti-democratici, un magistrato può parlare così». E Cicchitto: «È l’offensiva del circuito mediatico-giudiziario».A difendere il giudice solo Di Pietro: «Deliranti e offensive le parole di Gasparri e di quanti sputano addosso a magistrati come Spataro e Ingroia».



«La politica non lavora perché la giustizia funzioni»
di Andrea Carugati

Dottor Castelli, ieri il pm Spataro ha detto in tv che i rapporti tra politica e magistrati sono migliorati rispetto a dieci anni fa. È d’accordo?
«Vedo una continua ed enorme difficoltà di rapporti. Mancada parte della politica un serio intervento per far sì che la giustizia funzioni, mentre troppi interventi politici sono ispirati a una logica da resa dei conti».

Non crede che da parte vostra ci sia un eccesso di esternazioni, o troppa disinvoltura nell’uso dei media?
«Al contrario, ai magistrati semmai rimprovero dinon saper utilizzare imedia. Certo, ci sono stati casi di uso eccessivo, ma non mi pare questo il problema. Sui processi in corso il silenzio è necessario, non sulle ipotesi di legge, come il preteso taglio della durata dei processi. I magistrati, come gli avvocati e i professori universitari, hanno tutto il diritto di portare al legislatore il loro contributo. Non si pensi che bastino i dati forniti dal ministero per valutare l’impatto di una norma».

Il dottor Spataro ha detto che il dato del ministro Alfano, solo l’1% dei processi toccati dalla nuova norma, è «inverosimile ». È d’accordo?
«Sicuramente. E lo dico sulla base dei dati del tribunale di Milano, dove abbiamo tempi molto buoni, con una media di durata dei processi tra 1 e 2 anni in primo grado. Però questi tempi si superano, in particolare, per i processi che riguardano i reato contro la pubblica amministrazione e quelli economici, come il falso in bilancio: tutti questi rischiano di venire travolti».

In fondo è la filosofia di questo governo: durissimi con i piccoli rapinatori, meno con i corrotti...
«Sì, emerge l’idea di un doppio binario: una giustizia inflessibile con i “briganti”, più disponibile verso i reati dei “galantuomini”, i colletti bianchi».

Dai tempi degli attacchi ai magistrati di Cossiga e di Craxi cosa è cambiato?
«Ci sono elementi comuni, ma sono epoche radicalmente diverse. Oggi c’è una totale perdita di senso istituzionale, e anche di senso del limite. Penso al pedinamento del giudice Mesiano (quello della sentenza Cir- Fininvest, ndr.), alle frasi truculente contro una istituzione. Non ci si rende conto che questi messaggi distruggono tutte le istituzioni, creano distanza tra i cittadini e lo Stato».

Il Pm Ingroia ha chiesto da Santoro le dimissioni di Berlusconi, citando l’esempio di Kohl. Non le sembra un’invasione di campo?
«Ha detto una cosa diversa: e cioè che in quel caso fu la politica stessa a risolvere il problema, a prendersi la responsabilità».

Il rischio però è che un avviso di garanzia per un leader diventi automaticamente la fine della carriera...
«La scelta sulle dimissioni spetta al singolo esponente e alla politica in generale. È la politica che deve farsi carico della questione, senza accuse preconcette ai magistrati. È ben possibile anche restare in carica e difendersi con correttezza nel processo ».

In Senato c’è anche il ddl intercettazioni. In una scala di gravità, quale è peggiore tra questo e il processo breve?
«Non si può fare una scala di gravità, anche se la legge sul taglio dei processi riguarda anche quelli in corso. Sulle intercettazioni penso che il Parlamento sarà costretto, anche dopo l’approvazione, a fare marcia indietro,non appena si capirà che il blocco delle intercettazioni ha impedito di sventare unfatto criminale ».

Quando finirà questa “guerra” tra toghe e politica?
«Ammesso che ci sia una guerra, noi non l’abbiamo dichiarata. Si potesse chiudere domani ne saremmo felici, ma non dipende da noi».

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