lunedì 2 novembre 2009

Manifesto apparso in tutti i Tribunali d'Italia

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Associazione Nazionale Magistrati
Cento anni per la Giustizia
1909-2009


Noi magistrati siamo chiamati quotidianamente a prendere decisioni su casi semplici e su casi difficili, che incidono sulla libertà, sulla vita e sul patrimonio delle persone.

Giudicare è un'attività complessa, che noi magistrati ogni giorno ci impegniamo a svolgere con responsabilità, convinzione, equidistanza.

In democrazia tutti hanno diritto di criticare, anche nel modo più aspro ed acceso, i provvedimenti dei magistrati.

A nessuno però sono consentiti l'attacco e l'invasione della sfera privata del magistrato, solo perché abbia emesso una decisione a taluno sgradita.

In democrazia i magistrati non sono agli ordini del potere politico né al comando di qualunque altro potere, ma sono soggetti solo alla legge.

Noi magistrati abbiamo il dovere di rispettare le leggi emanate dal Parlamento: e se abbiamo il dubbio di un contrasto tra la Costituzione e la legge, abbiamo il dovere di rivolgerci alla Corte Costituzionale.

In democrazia la Costituzione non appartiene alla maggioranza del potere politico, ma è un insieme di valori, patrimonio di ogni cittadino, delle generazioni presenti e di quelle future.

In democrazia le Istituzioni si confrontano: con rispetto reciproco, anche da punti di vista diversi, e non sono accettabili il sistematico insulto, né l’ostentato disprezzo verso l’altro.

In democrazia le riforme spettano al Parlamento, che non le adotta per punire un altro potere dello Stato, ma per migliorare i servizi in favore dei cittadini.

L'autonomia e l'indipendenza della Magistratura e delle Istituzioni di garanzia sono un bene comune.

A questi principi di civiltà ci siamo attenuti, abbiamo il dovere di attenerci e continueremo a farlo.

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