lunedì 23 novembre 2009

Marcinkus: l'alto prelato della Chiesa che fece eliminare Papa Luciani, trafficava coi soldi e abusava delle ragazzine, fra cui Emanuela Orlandi

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Perchè Ratzinger non dice niente? Perchè non scomunica la buonanima di Marcinkus? Perchè la Chiesa Cattolica nasconde i REATI dei suoi componenti, soprattutto quelli a sfondo sessuale?


Marcinkus, americano di nascita, iscritto alla Massoneria a partire dal 1967, presidente della banca del Vaticano, l'IOR, nel 1973 Marcinkus fu interrogato da William Lynch, capo della Organised Crime and Racheteering section del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, e William Aronwald, vice capo della Strike Force del distretto Sud di New York, riguardo un caso di riciclaggio di denaro e obbligazioni false che partiva dalla mafia newyorkese e approdava in Vaticano, per un totale di 950 milioni di dollari e fu coinvolto nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, riuscendo ad evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, il mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore del tribunale di Milano. Il nome di Marcinkus è citato anche in altri scandali, quali la morte di papa Giovanni Paolo I e la scomparsa di Emanuela Orlandi.

In rete è facile trovare articoli e citazioni... in rete, non nei giornali o nelle tv, chiuse dalla censura bigotta delle direzioni, ripassiamo un po'.

Il caso Luciani: divenuto Papa, riconosciuto come innovatore e rinnovatore, Luciani intendeva riportare la Chiesa cattolica agli ideali originari di umiltà e semplicità, operando riforme nello IOR e nella stessa Curia. Secondo Yallop ed il vaticanista Gianni Gennari, infatti, il Papa aveva con sé un taccuino, sparito poco dopo il ritrovamento del corpo, che conteneva un piano di ristrutturazione delle gerarchie ecclesiastiche (fra cui la sostituzione di Villot e Marcinkus).
Secondo questa tesi, la morte del papa, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978, sarebbe avvenuta per avvelenamento.
A dar ulteriore adito all'ipotesi dell'avvelenamento, concorrono le rivelazioni del pentito Vincenzo Calcara rilasciate a Paolo Borsellino e pubblicate nel suo memoriale. Calcara scrive di un colloquio con l'imprenditore e politico mafioso Michele Lucchese (membro di una loggia massonica segreta, secondo Calcara) subito dopo l'attentato a Giovanni Paolo II (al quale i mafiosi partecipano indirettamente). Lucchese rivela a Calcara che Giovanni Paolo II stava perseguendo un disegno simile a quello di papa Luciani, il quale intendeva «rompere gli equilibri all'interno del Vaticano», attuando una redistribuzione dei beni della Banca Vaticana sostituendo i vertici dello IOR e della Segreteria di Stato (Marcinkus e Villot). Calcara parla così di una "congiura" di quattro cardinali (Jean-Marie Villot, Pasquale Macchi, Giovanni Benelli e un certo Gianvio) che, usando Marcinkus, avrebbero fatto uccidere il papa per mezzo di ingenti dosi di calmante, con l'aiuto del suo medico personale.
Calcara è già stato considerato attendibile, in merito ad altre dichiarazioni, dal tribunale di Roma, nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003.
Queste ipotesi non hanno avuto seguito per il momento, ma sussistono dubbi in merito, anche a causa del diniego delle autorità ecclesiastiche ad effettuare l'autopsia sul corpo.


Il caso Orlandi: altra vicenda poco chiara in qualche modo collegata alla figura di Marcinkus fu la scomparsa di Emanuela Orlandi. Per le telefonate di un uomo, che fu soprannominato l'Amerikano per la sua inflessione, nelle quali si proponeva lo scambio della stessa in cambio della libertà del terrorista Mehmet Ali Ağca, alcuni giornali dell'epoca additarono Paul Marcinkus. Questa ipotesi non ha avuto riscontri oggettivi.
Nel giugno 2008 uno dei supertestimoni del processo contro la banda della Magliana, Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis detto Renatino, ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dall'organizzazione criminale di De Pedis, tenuta in un'abitazione in via Antonio Pignatelli 13 a Roma, che ha «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo» (la cui esistenza è stata confermata dagli inquirenti), poi uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. La palazzina in questione sulla gianicolense sarebbe stata restaurata da Danilo Abbruciati, membro della banda della Magliana e vicino a Calvi (con il quale Marcinkus aveva contatti). Il rapimento sarebbe stato richiesto, secondo una confidenza fatta da De Pedis alla stessa Minardi, proprio da Mons. Marcinkus, «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro». È la stessa Minardi ad ammettere di aver accompagnato in auto la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano, dove ad attenderla stava un sacerdote a bordo di una Mercedes targata Città del Vaticano.
La Minardi ha altresì aggiunto di aver personalmente accompagnato ragazze compiacenti ad incontri privati col monsignore in via Porta Angelica.
Affiora anche il personaggio di Giulio Andreotti, presso il quale la testimone racconta di essere andata a cena due volte, assieme al compagno, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì».
Sebbene le dichiarazioni della Minardi siano state messe in dubbio a causa di alcune incongruenze temporali del verbale e, come da sua stessa ammissione, per aver fatto notevole abuso di sostanze stupefacenti, il ritrovamento, nell'agosto 2008, della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi, rende le sue dichiarazioni sempre più credibili. L'auto, infatti, risulta appartenuta prima a Flavio Carboni (imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi) e successivamente ad uno dei componenti della Banda della Magliana.

Queste sono le notizie riportate da Wikipedia, che raccoglie citazioni di ogni tipo da tanti giornali nel corso di questi anni, le ho riportate giusto per non dimenticare.

Notizia di oggi sono le nuove dichiarazioni della teste Sabrina Minardi. Riporto due articoli, leggete un pò.

La teste: Marcinkus la incontrava a Torvajanica 
di Giuseppe Vittori

«Marcikus venne a trovare la Orlandi nella casa di Torvajanica. Io sentii le urla di Emanuela ma De Pedis mi disse di farmi gli affari miei...». Sabrina Minardi torna ad accusare l’alto prelato, ex presidente dello Ior, e rivela anche un’altra delle prigioni dove la ragazza rapita il 23 giugno del 1983 nel centro di Roma venne tenuta segregata: una casa al mare, la stessa dove venne poi uccisa, chiusa in un sacco e gettata in una betoniera. Un racconto drammatico che conferma ancora una volta la tesi della donna secondo la quale Emanuela sarebbe stata sequestrata per ragioni sessuali.

La Minardi ha raccontato tutto in una intervista a Rai News 24. «Io stessa insieme a De Pedis e Sergio portai la ragazza nella casa al mare. Doveva restare solo un giorno ma è rimasta 15 notti assistita da una zia di De Pedis, Adelaide». L’ex donna di De Pedis che nei giorni scorsi è stata nuovamente ascoltata dalla Procura dice anche di aver sentito la voce di tale Mario, l’uomo che chiamò a casa Orlandi. «L'ho riconosciuto - ha spiegato - : ha la mia età, era ricco di famiglia. Un grande amico di Renatino, sono certa della sua identità». Non è la prima volta che la supertestimone chiama in causa monsignor Marcinkus. Già nella prima deposizione la donna aveva raccontato di aver portato più volte alcune ragazze in un appartamento di via di Porta Angelica dove erano messe a disposizione del prelato. Ha poi raccontato di aver accompagnato lei stessa Emanuela ad un appuntamento in Vaticano e che proprio in quell’occasione, vedendo questa ragazza un po’ su di giri, le aveva domandato il nome e lei, candidamente, aveva risposto Emanuela.

Sabrina Minardi ha mantenuto per anni questo segreto. Perché così le aveva detto di fare il suo uomo Renatino De Pedis («Se dimentichi quello che hai visto non ti succederà nulla»), sia per le minacce di incolumità alla figlia. Per trent’anni ha tenuto nascosto di sapere dove era segregata la ragazza. E anche quella frase pronunciata da Renatino che due anni fa ha troncato ogni speranza della famiglia: «Vedi quei due sacchi neri? Dentro c’è Emanuela».

La Procura le crede? Sembra proprio di sì. Soprattutto adesso che alcune incongruenze, date confuse, fatti che non riusciva a collocare bene nel tempo, sono scomparsi. Sabrina Minardi ha riconosciuto il fantomatico Mario e il riconoscimento ha avuto un riscontro. I magistrati sono riusciti ad ricostruire l’identità di tre sequestratori di Emanuela Orlandi. Uno di loro è il biondino che fece salire Emanuela nella Bmw grigia parcheggiata davanti al Senato. Un gregario della banda della Magliana, non un personaggio di primissimo piano, ma uno che conosceva bene Enrico De Pedis «Renatino», e i suoi segreti. Il suo curriculum racconta di rapine, estorsioni, ma mai di condanne per omicidi tant'è che ora è libero. Sarebbe questo l'identikit del telefonista che spiegò di chiamarsi Mario e che chiamò a casa di Emanuela Orlandi il 28 giugno del 1983, sei giorni dopo la scomparsa della figlia quindicenne del postino personale di papa Wojtyla, commesso della segreteria vaticana.

La supertestimone
di RORY CAPPELLI

TORNA a parlare di Emanuela Orlandi, Sabrina Minardi, la superteste scovata dalla Procura lo scorso anno. Davanti a un telecamera di Rai News 24, che ne riprende solo il braccio, il busto, una parte del mento, ricorda di nuovo, in un'intervista di Raffaella Notariale andata in onda ieri, il telefonista Mario, riconoscendone la voce, come se «l'avessi sentita ieri. Ci ho quasi la certezza che sia la persona che io penso: oggi potrebbe avere 55 anni». HA LA voce un po' impastata Sabrina Minardi, retaggio di anni di abuso di droga, è ingrassata a giudicare da quel poco che l'inquadratura riprende: parla di Marcinkus e di una sua visita nel covo di De Pedis di via Pignatelli (a Monteverde) dove era tenuta prigioniera la Orlandi. Racconta che quando era arrivato il monsignore la ragazza aveva iniziatoa urlare, ma «a me Renato disse di farmi gli affari miei e io non entrai». Spiega di aver voluto tentare di «far avere alla mamma di Emanuela una tomba. E non so se ci sono riuscita». E poi annuncia: «Non ho detto tutto ai magistrati: sto scrivendo un libro, dove racconto cose che si sanno e cose che non si sanno e di cui non si è mai parlato». Inizia ricordando di quando «Sergio portò Emanuela Orlandi all'Eur (dove c'era una casa della banda in cui si trovava spesso la Minardi): io ero lì con Renato. Credo che Sergio sia ancora vivo, ha la mia età. La portò da noi con l'Audi 80 bianca: ma poi Renatino mi chiese di ospitarla a Torvajanica, a casa di mia madre. Mi disse che si sarebbe trattato di una sola notte: alla fine si arrivò a 15 notti. Di Emanuela si occupava una parente di Renato, una certa Adelaide» continua la superteste. «Poi fu portata a via Pignatelli, a Monteverde, nei sotterranei. Quando l'ho rivista eravamo al Gianicolo: Sergio guidava. La portammo da un benzinaio del Vaticano, dove la prese un sacerdote». Quando finisce di parlare promette nuove rivelazioni, nuove sorprese, un nuovo capitolo, forse, di questa storia straziante e infinita.
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E adesso se vuole, il Papa può scomunicarmi, il Cardinale Ruini può dirmi che mi sbaglio e che mi devo fidare del suo Dio, i giornali della Multinazionale Chiesa possono sbattere la mia faccia in prima pagina, ma non potranno mai impedirmi di urlare ai quattro venti che Marcinkus era un assassino, un affarista e un maniaco sessuale, che la Chiesa è piena di alti prelati pedofili (Boston insegna), e che gli affari che questa Multinazionale fa con i politici della peggior feccia sono uno scandalo!

FATE GIRARE

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3 commenti:

  1. Il Papa non può scomunicare Marcinkus, perché è morto il 20 feb 2006. E i morti non si scomunicano né si processano.
    Quindi, anche se fosse vero quello che viene detto contro Marcinkus, non si potrà mai verificarlo.
    Quindi certe verità forse non si sapranno mai, almeno secondo il diritto le cose stanno così.
    Saluti

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  2. Scusate... Ma il vedere Benelli tra i complottatori contro Luciani, lui che era stato il suo "superelettore", che sarebbe stato molto probabilmente promosso Segretario al posto di Villot mi fa pensare che il signor Lucchese avesse le idee confuse o abbia fatto volontariamente confusione...

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  3. Ricordo bene quei giorni: leggevo i giornali, e solo alcuni avevano il coraggio di raccontare come stavano andando le cose.
    Non sapremo mai la verità, e una ragazza come me fu vittima di tanta violenza.

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