lunedì 2 novembre 2009

Paolo Maria Napolitano, il Giudice della Corte Costituzionale che cenò con Berlusconi, cerca di salvare la faccia davanti al premier

.
Ricordate cosa successe a giugno? Due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano (nella foto, guardatelo bene in faccia), andarono a cena da Berlusconi, con Letta e Alfano, proprio quando maturavano i tempi della decisione della Suprema Corte sul vergognoso e incostituzionale Lodo Alfano.

Grandi furono le critiche allora (leggi, fra gli altri, QUI), e infatti queste critiche risultarono poi giuste: anche se il voto all'interno della Corte è segreto, e quindi fuori non si deve sapere chi ha votato pro o contro, perchè quello che interessa è il Giudizio espresso dalla Corte, si venne lo stesso a sapere chi era a favore e chi contro. Tutti sappiamo come votarono Mazzella e Napolitano (Paolo Maria, non il Presidente Giorgio).

A distanza di un mese dalla decisione della Corte, Paolo Maria Napolitano viene nuovamente fuori e lo fa con delle affermazioni gravissime, che legittimerebbero la sua cacciata dalla Suprema Corte delle Leggi. Vediamo cosa ha detto: "il voto all'interno della Corte non dev essere segreto".

Attenzione, l’idea non è certo nuova. Tra i costituzionalisti se ne discute da tempo. Mi riferisco alla riforma volta ad introdurre, anche nel nostro ordinamento, la possibilità per i giudici della Corte Costituzionale di esprimere le proprie opinioni in dissenso con la decisione assunta dalla maggioranza del collegio giudicante (negli USA la dissenting opinion può essere manifestata dai membri della Corte Suprema rimasti in minoranza).
Però i lavori della Corte costituzionale italiana sono ispirati al principio di collegialità: così, l’approvazione del dispositivo della sentenza è collegiale e non è prevista la divulgazione dell’esito del voto, con l’indicazione dei favorevoli e dei contrari (la fuga di notizie che si è avuta in occasione della pronuncia sul “lodo Alfano” è stata una vicenda del tutto anomala). La decisione della Consulta è, dunque, unica e viene imputata a tutti i componenti dell’organo, ciò affinché venga data una risposta unica e non si dia spazio a controlli da parte dei politici o di altri.

E' un principio importante, magari discutibile, però permette ai Giudici della Corte di esprimere il loro parare senza pressioni che ne avvelenino la serenità di giudizio.

Paolo Maria Napolitano non è d'accordo, e vuole a tutti i costi far capire quello che in raltà si era già capito, e bene, da tempo: lui è un simpatizzante di qualcuno e non ha tradito nessuno, tantomeno chi lo invitò a cena. Quella cena però fu una caduta di stile gravissima: Mazzella e lui non potevano andarci, non dovevano farlo... là c'era chi mise la firma sul Lodo, il Ministro Alfano appunto, e l'utilizzatore finale dei benefici incostituzionali dello stesso, che l'aveva commissionato!

Come fatto correttamente osservare su Polisblog: "L’idea che, sulla base di argomentazioni giuridiche, un giudice costituzionale possa ritenere, diversamente dalla maggioranza del collegio, che una legge sia conforme a Costituzione, con tutta probabilità, diffonderebbe nell’opinione pubblica l’idea che la Corte non è un organo di controllo terzo ed imparziale, bensì un organo politico, all’interno del quale si consumano battaglie tra opposte fazioni".

E ancora: "A ciò si aggiunga che l’autonomia e l’indipendenza dei singoli giudici potrebbe essere seriamente compromessa: qualche giudice senza molti scrupoli potrebbe, infatti, essere tentato di dichiarare il proprio dissenso in vista di specifici vantaggi contingenti. La redazione di sentenze comprensive anche di opinioni dissenzienti, dunque ben più ampie e articolate di quelle che attualmente vengono emesse dalla Corte costituzionale, potrebbe comportare un rallentamento dei lavori dell’organo, con un evidente danno per la sua efficienza".

E infine: "Soprattutto in una fase politica travagliata come quella che stiamo attraversando, difficilmente una riforma di questo genere riuscirebbe a rafforzare la Consulta e il sistema delle garanzie costituzionali. Non sempre, del resto, istituti giuridici adottati in altri Paesi (anche in ordinamenti di antica tradizione democratica come gli Stati Uniti) vanno bene per il nostro. Così, ad esempio, negli States eleggono i giudici, ma quanto sarebbe ragionevole introdurre in Italia una simile tecnica di designazione degli organi giudiziari?"

Questo giudice quindi, cercando di salvare la faccia con Berlusconi (che poi gli ha dato del Comunista, come ringraziamento), fa una figura penosa davanti agli occhi di tutti, e offre agli Squadristi della Penna Feltri, Belpietro eccetera uno pericoloso strumento con cui tentare di scardinare e pilotare l'opinione pubblica per dare ragione a chi, Alfano in testa, vuole procedere a tutti i costi ("anche da soli", guarda caso dice proprio oggi) ad una riforma globale della Magistratura, che ha però il solo e unico fine di favorire le malefatte di Berlusconi. Paolo Maria Napolitano sta quindi dando un pericoloso assist ad una ennesima ed efferata spallata al nostro Ordinamento Giuridico, già sotto assedio da questo Regime berlusconiano e berlusconista.

Nel mondo politico l'unico che ha alzato la voce contro questa schifosa sparata è stato come al solito Antonio Di Pietro, che nel suo blog dice:

"Signor Napolitano, lei ha messo il suo voto in chiaro molti mesi prima di quel 7 ottobre con una cena, di cosa si preoccupa?
La sua richiesta somiglia più ad un bieco stratagemma per intimidire i suoi colleghi al prossimo giudizio di una leggina canaglia o per mandare un messaggio di distensione a chi si è sentito da lei tradito!
Non sono contrario al voto in chiaro, anzi, grazie all’anonimato in Parlamento si nascondono molte mele marce che tradiscono ogni giorno il proprio elettorato. Sono però sconcertato dalla sua sfacciataggine poiché lei dovrebbe ritenersi garante delle istituzioni ed invece trasforma in tifoseria rossa e nera un organo super partes come la Corte Costituzionale.
La Consulta è un organo profondamente diverso dal Parlamento ma lei lo ignora, così come lo ignora un Ghedini che confonde il Parlamento con un tribunale.
Della Consulta interessa il giudizio d’insieme, le argomentazioni sulla costituzionalità o meno di una legge, e non la spunta di chi ha detto sì o no.
Dopo di che, se uscendo da una camera di consiglio, le rassicurazioni offerte a chissà chi non quadrano, questo esula dall’interesse pubblico.
Forse lei, giudice Napolitano, vorrebbe non trovarsi nell’ambigua posizione del “traditore del padrone” ora che il Silvio furente ha avviato una caccia alle streghe dopo la bocciatura del lodo?
Ma questi son fatti suoi. Da parte mia ritengo che quando si fanno certi mestieri sarebbe meglio ricoprirli per merito più che per riconoscenza verso terzi.
Signor Napolitano lei ha avvilito con una cena carbonara la dignità dei suoi colleghi ed oggi dimostra tutta la sua inadeguatezza e parzialità, qualità altamente imbarazzanti per la carica che ricopre.
Più che il voto in chiaro io istituirei il divieto tra giudici e giudicati di “far melina” in pieno conflitto di interessi, pena l’espulsione dalla Consulta: che ne pensate lei ed il suo commensale Mazzella di questa alternativa?"

Riflettete su questa cosa, Amici!

.

Nessun commento:

Posta un commento