sabato 5 dicembre 2009

La disfatta di Berlusconi e del Malaffare nelle lapidarie parole dell'Economist (english version included)

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Davvero uno splendido articolo, ricco di dati, spunti, riflessioni. Micromega ha riportato le parole dell'Economist, oggi che a Roma e in tantissime città del mondo italiani e stranieri urlavano il loro NO! allo schifo che ci governa.

Leggete bene, vale davvero la pena. Allego anche il testo in inglese dal sito dell'Economist.


L’Economist: Il momento di dire addio

La carriera politica di Silvio Berlusconi è in bilico. Dovrebbe andarsene. Persino per i suoi standard, questa è stata una brutta settimana per Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio italiano. Il tribunale ha chiesto una fideiussione per il pagamento di una multa enorme che pesa sulla sua società Fininvest, per l’acquisizione nel 2000 della Mondadori, la casa editrice più grande d’Italia. Sua moglie, Veronica, cerca di ottenere un lauto assegno di divorzio. Il processo in cui è accusato di aver corrotto un avvocato inglese, David Mills, è ripartito dopo che la sua immunità è stata annullata. Sono emerse nuove accuse che testimonierebbero alcuni suoi precedenti rapporti con la mafia. Questo fine settimana è stata organizzata a Roma una manifestazione di protesta intitolata “No Berlusconi Day”. Berlusconi ha fatto della sopravvivenza politica un’arte, ma anche lui ora sembra essere in difficoltà.

Il punto di vista di “The Economist” su Berlusconi è rimasto invariato. Abbiamo criticato la sua entrata in politica nel 1993-94. Nel 2001 abbiamo detto che era inadatto a governare l’Italia. Nel 2006 abbiamo consigliato gli elettori italiani di dire “Basta!” al suo governo. Li abbiamo esortati a sostenere l’avversario di centro-sinistra nel marzo 2008. Eppure siamo stati cauti nell’unirci al coro di estesi e pruriginosi articoli su una sconcertante serie di scandali sessuali che quest’anno ha travolto il 73enne Presidente italiano. Preferiamo giudicarlo su due questioni più sostanziali: il conflitto di interesse tra la sua attività economica e politica, e i risultati prodotti dal suo governo.

Gli eventi di questa settimana hanno gettato una luce oscura sulla prima di queste due questioni. La riesumazione di vari casi giudiziari che coinvolgono direttamente lui o dei suoi collaboratori, oltre a una serie di altre attività economiche e questioni giudiziarie, distraggono lui e il suo governo da altre responsabilità. Il danno è evidente. Con la crisi finanziaria e la recessione, l’attenzione si è spostata dalle difficoltà economiche dell’Italia alla situazione in cui si trovano paesi come la Grecia. Eppure, sebbene l’ammirevole piccola imprenditoria del nord sia fiorente, l’intero paese è ancora molto indietro. Quest’anno al terzo trimestre il PIL ha avuto il calo maggiore della media dell’euro-zona, e si prevede una caduta di quasi il 5% nel 2009, un calo sostanziale come in ogni altro grosso paese dell’Europa occidentale.

Il governo Berlusconi è stato incredibilmente tardivo nel reagire a questa situazione. Per molto tempo il Presidente ha negato che l’Italia sarebbe entrata in recessione. Ha usato la grave situazione finanziaria come pretesto per giustificare incentivi fiscali italiani molto inferiori rispetto ad altri grandi paesi. A differenza di alcuni coraggiosi capi politici, ha anche trascurato di promuovere il tipo di riforme economiche necessarie per ripristinare la competitività del paese, che si è fortemente deteriorata nei confronti della Germania. L’Italia resta troppo regolamentata e si piazza molto male nelle classifiche internazionali su temi come la facilità di avviare un’impresa, la diffusione della corruzione, la quota d’investimenti nella ricerca e la qualità dell’istruzione.

Nel suo terzo governo Berlusconi ha perseguito una politica estera eccentrica, non allineata a quella degli altri paesi occidentali alleati dell’Italia. Ha stretto legami con la Russia di Vladimir Putin e con la Libia di Muammar Gheddafi con l’intento di perseguire gli interessi energetici italiani (questa settimana è stato in Bielorussia, dove si è intrattenuto con un altro dittatore, Alyaksandr Lukashenko). Sotto la presidenza di Berlusconi l’Italia continua a giocare un ruolo di secondo piano nell’Unione Europea e nel resto del mondo.

Vai, vai, Silvio!

Anche grazie alla sue macchinazioni, non vi è un naturale successore che possa prenderne il posto, se Berlusconi abbandona la politica. Alcuni suoi sostenitori dicono che è meglio restare con lui, perché l’alternativa sarebbe il caos. Eppure l’Italia ha altri potenziali capi: Gianfranco Fini, nel suo stesso partito, che complotta apertamente per spodestare Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, al centro, che si è tenuto fuori dal terzo governo Berlusconi, ma anche il nuovo capo di centro-sinistra, Pierluigi Bersani, che ha spinto in direzione delle riforme durante il governo di Romano Prodi.

Uno di questi verrebbe sicuramente fuori, se solo Berlusconi decidesse di andarsene. Chiunque sia potrebbe anche completare la trasformazione del paese, che Berlusconi ha bloccato quando negli anni ‘90 è entrato in politica. L’Italia starebbe meglio se ora il cavaliere galoppasse fuori dalla scena.

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ENGLISH VERSION

Our favourite prime minister
Time to say addio


Silvio Berlusconi’s political career is teetering on the brink. He should go

EVEN by his standards, it has been a bad week for Silvio Berlusconi, Italy’s prime minister. A court demanded surety for a huge fine on his Fininvest company, over its 2000 purchase of Mondadori, Italy’s biggest publisher. His wife, Veronica, is seeking a vast divorce settlement. His trial on charges of bribing a British lawyer, David Mills, is restarting after his immunity was quashed. New claims are being aired of one-time Mafia connections. A “No Berlusconi Day” protest is being staged in Rome this weekend. Mr Berlusconi has made political survival an art, but even he now looks to be in trouble (see article).

The Economist’s view of Mr Berlusconi has been consistent. We criticised his political debut in 1993-94. In 2001 we said he was unfit to rule Italy. In 2006 we advised Italian voters to say “Basta!” to his government. We urged them to back his centre-left opponent in March 2008. Yet we have been cautious over joining the extensive and prurient commentary on a lurid array of sex scandals that have engulfed the 73-year-old prime minister this year. We prefer to judge him on two more substantive matters: the conflicts of interest between his business and political jobs, and his government’s performance.

This week’s events have thrown a dark light on the first. The resumption of various court cases involving him or his associates, plus a series of other business and legal issues, are distracting him and his government from their other responsibilities. The damage is visible. With the financial crisis and the recession, attention has shifted from Italy’s economic difficulties to the plight of places like Greece. Yet although Italy’s admirable small businesses in the north are thriving, the country as a whole still lags behind badly. In the year to the third quarter its GDP shrank by more than the euro-area average, and it is expected to fall by almost 5% in 2009, as big a drop as in any other big west European country.

Mr Berlusconi’s government has been shockingly dilatory in its response. For a long time the prime minister denied that Italy would go into recession. He used the parlous public finances as a reason to justify why Italy’s fiscal stimulus should be much smaller than in other big countries. Unlike a few braver political leaders, he also failed to promote the sorts of economic reform needed to restore the country’s competitiveness, which has deteriorated sharply against Germany’s. Italy remains over-regulated and comes out distressingly badly in international league tables for such things as the ease of starting a business, the extent of corruption, the level of a country’s research spending and the quality of its education.

In his third government Mr Berlusconi has also pursued an eccentric foreign policy out of kilter with Italy’s Western allies. He has cosied up to Russia’s Vladimir Putin and Libya’s Muammar Qaddafi in pursuit of Italian energy interests (this week he was in Belarus, chatting up another dictator, Alyaksandr Lukashenka). Under Mr Berlusconi, Italy continues to punch below its weight in the European Union and the world.
Go, go, Silvio

Partly thanks to his own machinations, there is no obvious successor if Mr Berlusconi quits. Indeed, some supporters say it is better to stick with him because the alternative would be chaos. Yet Italy has other potential leaders: Gianfranco Fini in his own party, who is openly plotting to oust Mr Berlusconi; Pier Ferdinando Casini in the centre, who held aloof from his third government; even the new centre-left leader, Pierluigi Bersani, who pushed reforms in the government of Romano Prodi. One of these would surely come to the fore were Mr Berlusconi to go. Whoever does might even complete the country’s transformation, which Mr Berlusconi halted in its tracks when he entered the political stage in the 1990s. Italy would be better off if il cavaliere now rode out of the scene.

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