lunedì 11 gennaio 2010

PDL: parte l'assalto alla diligenza per salvare Berlusconi dal carcere

.
Ci siamo. Era nell'agenda del PDL da mesi (cioé da quando la Corte Costituzionale ha spazzato via il lodo Alfano per manifesta incostituzionalità) e ora siamo arrivati alla ennesima spallata che l'attuale maggioranza che governa il paese (e cioé quell'insieme di pupazzetti al servizio di Berlusconi, i quali vengono accontentati ogni tanto con qualche leggina e buone poltrone ai ministeri e al Parlamento) vuole dare con tutte le forze per garantire la totale intoccabilità e impunità al suo capo.

La puzza, il tanfo di truffa ai danni della nostra Democrazia che si respira in Italia è pestilenziale: le vacanze di fine anno sono servite ai vari Ghedini, Longo, Alfano eccetera per creare un insieme di norme che operino su tutti i fronti in modo da bloccare ogni rischio di galera e salvare Berlusconi, che ad Hammamet non ci vuole proprio andare, e che preferisce sfasciare tutto il nostro ordinamento giuridico mandando a quel paese le necessità di un paese in ginocchio per una recessione economica che sta buttando sempre più famiglie nel lastrico piuttosto che operare onestamente (concetto a lui alieno completamente). A queste riunioni in cui si conspirava a danno della Legge e della Costituzione non è stato invitato Gianfranco Fini.

Riporto qui alcuni pezzi ovviamente presi da due giornali anti-italiani (ma dove...?). In questi non leggerete balle o mezze verità, come accade se leggete pezzi di carta igienica come il Giornale o Libero (con tanta pace per la Scottex dalla quale spero di non ricevere querele per ingiurie, visto l'accostamento), pertanto sedetevi comodi per qualche minuto e fate attenzione. Poi se vi va fate girare le notizie e i dati riportati, capirete che è importante, se non fondamentale, che la verità resti sempre a galla, e vadano a quel paese i pupazzi al servizio di Sua Impunità.
__________________________________________________

REPUBBLICA

Il premier torna a palazzo Grazioli: "L'opposizione collabori"
Il Cavaliere: "Con Fini lui nessun problema". L'incontro con Napolitano
Riforme, il Pdl accelera sulla giustizia
Berlusconi "Solo leggi ad libertatem"


ROMA - "Non voglio più parlare di queste cose, sono leggi 'ad libertatem', mi indigno quando sento queste cose, e io non voglio indignarmi". Silvio Berlusconi, al suo rientro a Palazzo Grazioli per il vertice di maggioranza, replica seccamente alle parole del leader del Pd, Pierluigi Bersani, che chiede al centrodestra di non fare leggi 'ad personam' in materia di giustizia. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, però, non mostra correzioni di rotta. Se da un lato arriva il via libera al maxiemendamento sul processo breve per venire incontro alle richieste dell'opposizione, dall'altra dal vertice di maggioranza si chiede di andare avanti sulla strada dell'immunità per tutti i parlamentari. E non solo: "Andiamo avanti in tempi rapidi con la riforma costituzionale della giustizia da sottoporre al confronto in parlamento e nel frattempo proseguirà l'iter dei ddl calendarizzati in parlamento ovvero i tempi certi per i processi e il legittimo impedimento che per noi significa diritto di governare. Non sono leggi ad personam". Ma non solo giustizia: "Avvieremo immediatamente incontri all'interno della coalizione di maggioranza per definire anche il testo base sulla riforme riguardanti le forme di Stato e di governo". Per quanto riguarda il rapporto con l'opposizione il premier ribadisce concetti già espressi in passato: "Se c'è disponibilità a discutere noi siamo pronti. Le riforme costituzionali le faremo senza pregiudiziali politiche, ma bisogna capire se vogliono il dialogo oppure la 'melina'. Non ci faremo intrappolare".

Berlusconi, che stasera vedrà Napolitano, tende la mano al presidente della Camera Gianfranco Fini: "Per me non ci sono problemi, in tanti anni di una collaborazione leale non ho mai avuto dubbi a riguardo". Poi accenna alla riforma del fisco: "C'è da lavorare, penso però che si possa fare quest'anno. Soprattutto se ci sarà la volontà di tutte le parti penso che si possa fare". Ed è a questo punto che arriva l'appello all'opposizione. "Bisogna pensare a fare le riforme. Ho lavorato molto alla riforma fiscale, che è fondamentale per ammodernare il paese e quindi su questo credo valga la pena di impegnarci tutti" continua il premier, assicurando che sta lavorando a stretto contatto con il ministro dell'Economia: "Ho lavorato con Tremonti spero che l'opposizione possa convenire che si tratta di cose indispensabili".

Bersani,però, rilancia enumerando le condizioni di un sì alla revisione del fisco: "Subito detrazioni Irpef per lavoro e famiglia, superamento degli studi di settore, miglior rapporto del carico fiscale tra lavoro e rendita finanziaria, lotta al nero e all'evasione, recuperando qualche elemento di tracciabilità".

Oggi, ad attendere Berlusconi a palazzo Grazioli, c'erano decine di fotografi e telecamere. Il premier è sceso dall'auto e si è concesso senza esitazioni: "Ho un segnetto appena qui - dice indicandosi lo zigomo sinistro dopo l'aggressione a piazza Duomo - e uno sul labbro superiore. Peccato per il dente, dovrò fare un impianto".
__________________________________________________

L'UNITA'

Alfano: sì a riforma costituzionale giustizia

«Abbiamo deciso di andare avanti sulla riforma della giustizia: partiranno immediatamente degli incontri all'interno della coalizione per definire un testo di riforma costituzionale della giustizia, la grande riforma della giustizia da sottoporre subito al dibattito parlamentare». Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano uscendo dal vertice a Palazzo Grazioli sulla giustizia.
__________________________________________________

L'UNITA'

Berlusconi vede Napolitano. Vertice sulla giustizia

Prima giornata a Roma per il premier Silvio Berlusconi, dopo la convalescenza seguita all'aggressione subita lo scorso 13 dicembre a Milano. Da oggi governo e maggioranza riprendono ufficialmente la propria attività dopo la pausa natalizia. L'agenda di lavoro di Berlusconi prevede un summit del pdl all'ora di colazione presso la sua residenza di palazzo Grazioli e nel pomeriggio un incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica.

Appena arrivato a Roma, il premier rilancia: "I tempi della riforma fiscale? Entro quest'anno". E sulla giustizia: «Non voglio più parlare di queste
cose, sono leggi 'ad libertatem' e mi indigno soltanto quando sento queste cose, e io non voglio indignarmi». Infine sui rapporti con Fini: "Nessun problema. Non ho dubbi sulla leale collaborazione. Mai avuti ".

Al primo appuntamento parteciperanno i tre coordinatori del partito (Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Denis verdini), i capigruppo di Camera e Senato, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. L'incontro serve a precisare le scelte della maggioranza di fronte ai temi della riforma del processo breve e dell'eventuale approvazione di una nuova norma denominata «legittimo impedimento».

Domani pomeriggio alle 17 riprendono i lavori di palazzo Madama proprio con la relazione di maggioranza del senatore Giuseppe Valentino sulla riforma del processo breve. Questo pomeriggio scade invece alla Camera il termine per la presentazione di emendamenti sul disegno di legge relativo al legittimo impedimento (l'obbligo per il giudice di riconoscere l'impossibilità a partecipare alle udienze di un eventuale processo per tutti i soggetti che stiano esercitando la funzione di governo).

Il summit del pdl discuterà anche di un eventuale nuovo lodo Alfano (questa volta sotto forma di una legge costituzionale per evitare la bocciatura della consulta) e della possibilità di reintrodurre l'immunità per tutti i parlamentari abolita nel 1993. Le possibilità di riannodare il dialogo con l'opposizione si restringono solo al problema dell'immunità, tema sul quale è stata depositata al Senato una proposta di legge bipartisan a firma di Franca Chiaromonte (pd) e Luigi Compagna (pdl).

Pd, Udc e Idv sostengono infatti che sulla giustizia si continua a discutere di leggi ad personam e non di una riforma complessiva. Proprio oggi gli avvocati penalisti sono in sciopero contro il cosiddetto «processo beve», il disegno di legge che fissa a due anni la durata del processo penale per ogni grado di giudizio. L'Unione delle camere penali ha proclamato la giornata di sciopero in segno di protesta, si legge in un comunicato, «contro le scorciatoie inutili, pericolose e incostituzionali del processo breve, frutto avvelenato del rapporto tra politica e magistratura».

Secondo alcune indiscrezioni, il premier sottoporrà al vertice del Pdl un programma di lavoro riguardante anche le possibili riforme della seconda parte della Costituzione e del fisco. In risposta all'opposizione che parla di leggi ad personam sulla giustizia, Berlusconi ha perciò intenzione di proporre un organico progetto del governo per i prossimi mesi.

Nel corso della riunione si dovrebbe discutere anche di elezioni regionali, in particolare della scelta dei capolista per il centrodestra in Campania e Puglia (sono le regioni dove le caselle del pdl restano vuote). Conferma per quelli della Lega in Piemonte e Veneto.

Sulla riforma fiscale è al lavoro soprattutto Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, intenzionato a non proporre immediati ritocchi di scaglioni e aliquote ma ad avviare un confronto con le associazioni degli imprenditori e i sindacati. secondo Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «l'obiettivo finale è un sistema fiscale diverso dall'attuale, ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'italia alla modernità fiscale».

Nella prima giornata del suo ritorno a Roma e alla piena attività Berlusconi non ha in agenda un incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Di un faccia a faccia tra i due leader, che a questo punto potrebbe tenersi in settimana, si era parlato nei giorni scorsi per smussare i contrasti sugli equilibri interni al partito in vista delle elezioni regionali e trovare un accordo definitivo sulle riforme della giustizia. Vista la complessità del programma che oggi Berlusconi illustrerà ai coordinatori del pdl, l'assenza di fini fa notizia.
__________________________________________________

REPUBBLICA


Il primo incontro dopo il gelo dei mesi scorsi
Torna la sfida nel Pdl. Testo Alemanno sulla cittadinanza
Berlusconi oggi da Napolitano
vertice sulle riforme, giustizia al centro


ROMA - Ventinove giorni dopo l'aggressione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna oggi a Palazzo Chigi. Rientro da full immersion. Vertice con lo stato maggiore del Pdl su scudo giudiziario, riforme costituzionali e elezioni regionali. Ma soprattutto, faccia a faccia con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. La richiesta è partita giorni addietro da Arcore, tramite il sottosegretario Gianni Letta, con molta probabilità il Quirinale riuscirà a ritagliare uno spazio nell'agenda del presidente nel pomeriggio.

Sarà il primo incontro dopo il grande gelo dei mesi scorsi, seguito tuttavia dalle tre telefonate intercorse tra il presidente della Repubblica e il premier durante le settimane della convalescenza. Giustizia, riforme e rilancio dell'economia tra i temi che con molta probabilità saranno al centro del confronto. Prima della visita al Colle, Berlusconi ha invitato tutto lo stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli per una colazione di lavoro che avrà tutti i connotati del vertice per la ripresa. Attorno al tavolo, non solo il Guardasigilli Alfano e il consigliere giuridico Ghedini, ma anche i tre coordinatori Bondi, La Russa e Verdini, i capigruppo del partito e i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari istituzionali. Invitati non casuali: nel menù, le norme da blindare e portare subito in aula, indispensabili al premier per evitare la sentenza del processo Mills al traguardo a Milano. Su quegli strumenti legislativi la maggioranza procederà a tappe forzate. Prevedibile un passaggio dedicato alle riforme costituzionali, in merito alle quali il presidente del Consiglio è disposto a partire dalla bozza Violante, ma "corretta" sui poteri del premier. Quindi fisco e regionali. Con i tre coordinatori sarà fatto il punto sui nodi irrisolti di Puglia e Campania (Poli Bortone e Caldoro in pole).

Tuttavia il clima è destinato a restare teso nei rapporti tra il capo del governo e il presidente della Camera Fini. Nessuna richiesta è arrivata alla presidenza di Montecitorio in vista del più volte annunciato faccia a faccia tra i due cofondatori del Pdl. In settimana, forse. Ma Berlusconi non sembra avere alcuna fretta. Segnali di distensione si registrano tuttavia da entrambi i fronti. Berlusconi dovrebbe congelare, almeno per questo primo consiglio dei ministri di mercoledì, la nomina di Daniela Santanché a sottosegretario, osteggiata dai finiani. Dall'altro lato, proprio la squadra degli ex An vicini al presidente della Camera accantona, per ora, il ddl sulla cittadinanza agli immigrati che domani sarebbe tornato d'attualità. "Dopo quello che è accaduto a Rosarno è meglio rinviare il provvedimento in commissione per approfondimenti" annuncia il vicecapogruppo finiano Pdl Italo Bocchino. Anche perché altri ex aennini, ormai lontani da Fini - il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano e il sindaco di Roma Gianni Alemanno - presenteranno oggi una loro piattaforma sulla cittadinanza. Si tratta di una proposta ben più restrittiva rispetto al ddl Granata-Sarubbi: conseguimento della cittadinanza a tappe, in un periodo più lungo dei cinque anni. Proprio Alemanno, che oggi riunirà la sua fondazione Nuova Italia, si ripromette di lavorare per la "concordia tra Fini e Berlusconi". Ma il premier, più che sul presidente della Camera, sembra già proiettato sulle regionali. La campagna partirà a breve con una kermesse nazionale, alla quale seguirà il tour a tappe in giro per l'Italia. Berlusconi torna da capo del governo ma anche da leader Pdl a tempo pieno.
__________________________________________________

REPUBBLICA


L'irritazione del presidente della Camera. Penalisti in sciopero
Ghedini punta ancora sul processo breve per salvare il premier
Fini e il conclave sulla giustizia
"Tenuto all'oscuro anche stavolta"

ROMA - Nell'anno del partito dell'amore il primo vertice sulla giustizia, intorno al desco di casa Berlusconi, produce già una seria frattura preventiva. Chi ha parlato con Fini lo descrive come "infastidito" per l'assoluta mancanza della ben che minima informazione su quanto si dovrà decidere su questioni assolutamente fondamentali come l'immunità, il nuovo lodo congela-processi, annessi e connessi quali il processo breve e il legittimo impedimento, il futuro delle riforme promesse su carriere dei giudici e Csm, e finora "mancate", come dicono gli avvocati penalisti che per questo scioperano. Troppo importante il piatto a tavola, ragiona Fini con i suoi, per non conoscerne prima e per tempo il contenuto soprattutto per evitare che il vertice si risolva, come pure è avvenuto tante altre volte, in una sorta di presa d'atto dovuta di strategie e iniziative assunte ad Arcore dai luogotenenti per la giustizia del Cavaliere Angelino Alfano e Niccolò Ghedini.

Niente amore dunque, ma schiaffo anzi tempo, destinato a raffreddare ancora di più il clima tra i due leader. L'antipasto di un vertice assai delicato visto che anticipa, solo di poche ore, l'incontro tra Berlusconi e Napolitano. Sulla giustizia le posizioni del Colle sono note, "riforme condivise e di sistema", due "corni" che difficilmente il Cavaliere può riavvicinare. Questo dicono le anticipazioni su quanto si discuterà a tavola, in un ampio parterre. Ghedini, l'avvocato e uomo di fiducia di Berlusconi, ha già pronto da alcuni giorni nella cartella che porta sempre con sé piena di codici, il maxi-emendamento sul processo breve che di fatto costituisce un testo ex novo rispetto a quello discusso finora al Senato. Dopo gli insistiti messaggi dell'ultimo mese su una retromarcia e un abbandono del processo breve come legge salva-premier, in realtà Ghedini non vuole fare marcia indietro sulla sua ultima creatura giuridica. Non si fida di altre soluzioni, lo stesso legittimo impedimento e tantomeno del lodo costituzionalizzato, ma vuole incassare subito una legge che può azzerare d'un colpo i processi Mills e Mediaset. È disposto a fare alcune modifiche, diversa scansione della durata per i reati sotto i dieci anni (con la formula tre più due più uno per primo grado, appello, Cassazione), tempi lunghi (tre o quattro anni per fase) per i crimini gravi e gravissimi. Ma non più di questo perché il processo breve resta una tappa importante per affrancare Berlusconi dall'incubo giudiziario. Non ha importanza se i penalisti scioperano contro il progetto definendolo "frutto avvelenato del rapporto anomalo tra politica e magistratura". E non fa neppure nulla il rischio che Napolitano possa eccepire su una norma che già nella sua versione iniziale, solo per delitti fino a 10 anni e solo per gli incensurati, rischiava di far saltare centinaia di processi.

Ma lo scontro non si ferma qui. Dal vertice dovrà uscire fuori anche l'opzione sul nuovo lodo congela processi per le alte cariche e sull'immunità. Anche in questo caso le anticipazioni fanno intravedere la soluzione: entrambi i provvedimenti che, uniti in uno solo, marciano verso il referendum. Il testo del lodo e quello della proposta Chiaromonte-Compagna (a indagini preliminari finite su un parlamentare il pm chiede alle Camere se può andare avanti, le Camere decidono se ibernarle o farle proseguire) garantirebbero così sia le alte cariche, sia deputati e senatori. Ma se Napolitano raccomanda "riforme condivise" è assai improbabile che il Pd voti un pacchetto senza il corrispettivo delle altre riforme costituzionali. Allo stesso modo, sul legittimo impedimento, l'Udc potrebbe far saltare il tavolo se Berlusconi non rispettasse la promessa di rinunciare del tutto al processo breve.

Restano le riforme costituzionali sulla giustizia, separazione delle carriere e divisione del Csm per pm e giudici, su cui il Guardasigilli Alfano sarebbe pronto a fare una mossa, ma c'è chi, nel suo stesso partito, considera inutile buttarsi in un'avventura che dal punto di vista parlamentare ha scarse possibilità di successo. Annusata l'aria, anche per questo scioperano i penalisti che considerano il processo breve, "scorciatoia inutile e dannosa", la conseguenza delle riforme non fatte.
__________________________________________________

Come si può commentare oltre?
Berlusconi ha voluto fuori Fini, poi è andato a sbattere in faccia a Napolitano la sua sfida, e il PD pare essere l'ago della bilancia, perché l'IDV ha ancora troppo poco peso in Parlamento. Se il PD lotterà duramente, mettendosi così dalla parte dei cittadini che vogliono legalità e giustizia, il PDL allora dovrà forzare la mano mettendo la fiducia; se invece Bersani e compagnia si faranno fregare per l'ennesima volta, avremo un inciucio gravissimo (se pure caro al pessimo D'Alema): avallare questo ennesimo sfascio della Legge e della Costituzione sarebbe un atto criminale, sì: criminale tanto quanto lo sono coloro che l'hanno voluto, concepito, e preparato a favore del Dittatore.

Staremo a vedere, voi intanto fate girare.

Ah, io sono abbonato al Fatto Quotidiano, Voi?
.

Nessun commento:

Posta un commento