venerdì 26 febbraio 2010

La nuova minzogna del TG1: Mills "assolto". Invece il reato è prescritto, quindi c'è

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Sì, avete letto bene: MINZOGNA. Tale è il vero nome di ogni notizia riguardante in qualche modo gli interessi di Berlusconi data dal TG1 di Augusto Minzolini, il cortigiano col naso da clown di sua maestà (a proposito, votate in questo SONDAGGIO).



Come sappiamo ieri la Corte di Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di Corruzione per l'avvocato Mills, quello che fu condannato in primo grado e in appello per essere stato corrotto a quanto risulta da Berlusconi. La prescrizione non riguarda Berlusconi perchè la sua posizione fu momentaneamente salvata dalle sue leggi ad personam. Prescrizione del reato non significa assoluzione: significa che il reato c'è ma è estinto per decorrenza dei termini.

Il TG1 invece parla apertamente di assoluzione, dando quindi una versione completamente sbagliata della vicenda, ad uso e consumo della propaganda di cui Minzolini è il principale fautore, vista la mole di persone che guardano il suo TG ogni giorno, seppure in vistoso calo.


Ma precisiamo con calma e bene tutto: l ricorso in oggetto era stato proposto dall’imputato Mills condannato due volte in sede di merito per il reato di corruzione di testimone in alcuni processi a carico di Berlusconi. Si tratta di reato a concorso necessario nel senso che non può essere commesso dal solo corrotto senza la criminosa partecipazione anche del soggetto corruttore, nella specie, come noto, tuttavia il soggetto corruttore deve ancora essere processato perché vigeva ai tempi l’altrettanto noto Lodo Alfano che prevedeva nei di lui confronti la momentanea improcedibilità, ergo fu condannato il solo testimone corrotto, appunto il citato Mills.

La Suprema Corte aveva pertanto quattro possibilità e tutte con un ben diverso significato giuridico:
1) confermare la Sentenza di condanna
2) annullare senza rinvio la Sentenza per insussistenza giudica del reato di corruzione
3) annullare la Sentenza con rinvio al Giudice di merito per la stesura di una diversa motivazione a sostegno del dispositivo ed infine
4) annullare senza rinvio per ritenuta intervenuta prescrizione del reato contestato.

Avendo la Corte, e per di più a sezioni unite, il che significa che stiamo parlando del massimo Organo giudiziario del nostro Ordinamento (contrariamente a quanto pensano i più infatti la Corte Costituzionale è altra cosa…) optato per quest’ultima ipotesi, le conclusioni giuridiche che possiamo trarre, prima ancora di leggere la motivazione e sulla base della corretta lettura del diritto vigente, sono le seguenti.

Il reato di corruzione di testimone è stato effettivamente commesso e le motivazioni dei Giudici di Milano a sostegno di tale assunto erano ineccepibili, solo che tale fatto si sarebbe consumato nel 1999 e non nel 2000, ergo intervenuta prescrizione e conseguente annullamento della condanna inflitta a Mills. A riprova di ciò si può evidenziare come, secondo legge, l’annullamento doveroso della condanna penale non ha comportato affatto l’annullamento della condanna civile al risarcimento dei danni eziologicamente connessi alla ritenuta condotta delittuosa.

Vale la pena di ricordare peraltro a chi forse non lo sa che la maturazione della prescrizione non impedisce affatto la assoluzione di merito dell’imputato innocente giacchè l’art. 129 cpv Cpp, evidentemente ispirato al principio del favor rei, impone ovviamente al Giudice di preliminarmente dichiarare in qualsiasi fase processuale (ivi compresa la Cassazione) la insussistenza di un fatto-reato a prescindere dal calcolo della prescrizione, quando la stessa risulti dagli atti di causa. Però siccome questa insussistenza non solo non risultava evidente dagli atti di causa ma risultava al contrario assai ben motivata la sua ritenuta sussistenza, la Corte ha preso atto soltanto della diversa data di consumazione del reato regolandosi di conseguenza secondo i termini di cui agli artt. 157 e ss. Cpp.

Il che significa che reato ci fu e commesso in concorso da Mills e dal soggetto che lo avrebbe corrotto e che ovviamente a questo punto non si farà più in tempo a processare, e che ogni altra considerazione risulta a questo punto non solo pretestuosa ma palesemente errata.

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giovedì 25 febbraio 2010

L'Amore degli elettori del Partito dell'Amore verso l'Abruzzo

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A volte mi chiedo come faccia certa gente a votare il PDL, altrimenti detto Partito dell'Amore, tale è la mole di odio e di beceri insulti che caratterizza il linguaggio di tantissimi politici del PDL, e tale è il niente che questa maggioranza fa per l'Italia, curando essa solo gli interessi del Kaiser, alla faccia anche dei propri elettori. Quindi penso al fatto che sono disinformati, ma non è solo questo... tanti troppi elettori del PDL vivono nello stesso livore, odio e violenza verbale che caratterizza i propri rappresentanti in Parlamento e al governo perchè in questi atteggiamenti si identificano perfettamente.

Un esempio lampante di questa riflessione è contenuto in questo interessantissimo articolo preso dal sito ABRUZZO24ORE, dove possiamo gustare quanto dice questa marea di imbecilli sulle proteste dei cittadini abruzzesi e soprattutto aquilani per la presa in giro del governo e la speculazione non strisciante ma alla luce del sole fatta sulla loro pelle da Berlusconi e picciotti. Buon "divertimento".


Sms dal partito dell'amore
Nel forum del PDL: ''Aquilani ingrati, piagnoni, fate schifo''

Proponiamo una rassegna di commenti inviati per sms al forum del sito del Popolo delle libertà, dedicati ai terremotati aquilani e in particolare a coloro che hanno manifestato domenica scorsa a Piazza Duomo per sollecitare la rimozione delle macerie dal centro storico, e per chiedere trasparenza e legalità nella delicata fase della ricostruzione. Un grazie alla giornalista Lilli Mandara che ha segnalato il caso con un suo articolo sul Messaggero di oggi.

da: Gerry
AQUILANI:Dopo quanto è stato fatto nell'immediato dopo sisma, avete la faccia tosta pure di protestare!!Vergognatevi.Dovevate rimanere all'addiaccio.

da: X BERLUSCONI
VEDENDO LE IMMAGINI DEI MANIFESTANTI ALL'AQUILA MI è VENUTO IN MENTE UN DETTO "VAI A DARE I CONFETTI AGLI ASINI CHE TI TIRANO I CALCI" ED è PROPRIO VERO

da: FATE SCHIFO
RIFERITO AGLI AQUILANI CHE HANNO MANIFESTATO E ALLA"signora"IMPELLICCIATA CHE URLAVA:"LE CASE SONO CARINE MA VOGLIO LA MIA CASA"LA MANDEREI IN 1 CONTAINER X 30 ANNI

da: DARCU
1000 CIALTRONI AQUILANI,GUIDATI DAI SX, HANNO MANIFESTATO CONTRO IL GOVERNO,E GLI ALTRI 20.000 LO HANNO PERMESSO.SONO SOLO DEGLI INGRATI. BASTA AIUTI,SOLO VAFFA......

da: ivonne
imbarazzanti le manifestazioni a L'Aquila di pochi ingrati strumentalizzati

da: Oliviero
Caro primo cittadino Dell'Acquila. Tu chiedi di avere la botte piena e la moglie ubriaca.Bella dimostrazione di gratitudine e riconoscenza, vergogna.

da: ms
non ho mai visto la pezzopane e cialente al lavoro per ripulire l'aquila. la manifestazione delle 1000 chiavi mi ha fatto male quanto il terremoto.

da: teresa
Gli aquilani protestan:ma COME SI PERMETTONO DOPO TUTTO CIO'CHE HANNO AVUTO????? SI VERGOGNINO!!!

da: TERREMOTI
La SINISTRA+DC hanno abbandonato i terremotati di Marche, Umbria, Irpinia e Sicilia confinandoli in freddi e umidi container! Lo stesso avrebbero meritato i piagnoni abruzzesi

da: Progetto Casa
Si vuole dimostrare che è un Progetto sen che ha distrutto il paesaggio con costi alti. Vergogna RAI non dice che le case sono sicure e arredate! Meglio i container..

da: LORONOGRAZIEASILVIO
MSM AI NS AMATI AQUILANI E ABRUZZESI RICORDIAMOCI DEI PASSATI INTERVENTI DELLA SINISTRA NELLE CATASTROFI IN IRPINIA UMBRIA CALABRIA SICILIA SONO ANCORA NEI CONTEINERS

da: daniele
I cittadini dell'Aquila hanno avuto quanto nessuno altro nelle stesse condizioni. E farsi usare,senza alcuna riconoscenza,è indegno.

da: Toscano
Cosa vogliano quei mille aquilani con le loro chiavi? ma lo sanno che se c'era prodi e padoa schioppa erano nei container? Gli Italiani sono generosi ma non fessi.

da: Verità 2010
Lo spettacolo ridicolo che stanno offrendo i cittadini de L'Aquila a favore della sinistra e del PD è semplicente VERGOGNOSO.Dopo tutto quello fatto. Andate a lavorare!

da: Che ingratitudine
Ci sono italiani che la casa non ce l'hanno anche senza il terremoto!! Rocordatevelo BENE! X quegli aquilani che hanno protestato pretestuosamente.. Povera Italia

da: giovanna
tutti gli aquilani che manifestano contro...chi? devono vergognarsi,con tutti gli aiuti che hanno avuto,non posseggo nemmeno io un'appartamento come quello che hanno.

da: Abbruzzo
sono stati aiutati,hanno avuto le case con frigo televisione mobili e provviste allora di che si lamentano,sono strumentalizzzati dalla sx contro il governo,è il ringraziamento.

da: francesco- anni 76
Rai 3 da fuoco alle polveri.Il servizio sul terremoto in abruzzo è il più deprecabile servizio giornalistico pagato con soldi pubblici. Non conoscono la decenza.

da: Non ne vale la pena
Per certi acquilani aver dato casa a migliaia di loro concittadini è stata solo propaganda elettorale,alla faccia della gratitudine e della solidarietà.Bravi.

da: ABRUZZESE
Non erano aquilani quelli che hanno "protestato" ma dei volgarissimi mascalzoni di sinistra, che VIVONO D'INFAMIA E SERVONO LA MENZOGNA. Le Regionali li seppellira

da: L'AQUILA1
'' Solo 1 Cretinoin Malafede può pensare di ricostruire senza criteri antisimici ilCentroStorico.Fondazioni,prospetti,coperture da ricostruire sicuri rispettando la storia''

da: Masochisti
Agli aquilani che contestano Berlusconi auguro un governo con Bersani e Di Pietro.Resteranno terremotati per un bel pò di anni.Contenti loro....

da: Costo Progetto Casa
Le CASESICURE a l'Aquila hanno un costo superiore perchè sono antisismiche e ARREDATE, dotate del TUTTO PER VIVERE Lavastoviglie Cucine Frigo Lenzuola Coperte...

da: SINISTRA DEM
TG1di Minzolini esprime un pensiero diverso dall'universo RAI. La Sinistra lo chiama condisprezzo Scodinzolini perchè la pensa in modo diverso, che democratici !

da: L'AQUILA3
Non si può lasciare ai singoli la ricostruzione che deve seguire un grande progetto d'insieme: le città nuove servono a dare una vita confortevole mentre si ricostrui

da: L'AQUILA2
La ricostruzione di un centro storico è cosa delicata in presenza di opere d'arte, quindi oltre alla sicurezza bisogna pensare al restauro che prenderà tempo

da: DELUSIONE
IL GIORNO DOPO IL TERREMOTO A L'AQUILA HO AMMIRATO LA DIGNITOSITà DI QUESTA GENTE E HO SPERATO CHE TUTTO SI RISOLVESSE AL+PRESTO.ORA QUALCUNO MANIFESTA, KE DISGUSTO

da: L'Aquila è ancora
piena di macerie, solo perchè una stolta legge komunista le accomuna agli ordinari "rifiuti solidi urbani". X questo l'URSS crollò sotto il peso della burocrazia...

da: Francesco 1948
Quei cittadini aquilani che ieri hanno protestato sotto la regia "sinistra"dovrebbero vergognarsi.Vadano a vedere cosa c'è nel Belice o in Irpinia.

da: AQUILA ZERO
CERTI AQUILANI SONO DELLA RAZZA DI SANTORO O DI TRAVAGLIO: SE NON TROVANO LA ... NON SONO CONTENTI.

da: Terremoto
Bertolaso ha passato il testimone alle autorità locali, perchè l'emergenza terremoto in Abruzzo è finita. Le manifestazioni di protesta vanno indirizzate ai sindaci

da: luigi x AQUILANI
Complici senza pietà del fallito assalto con le ESCORT, e la MAFIA, ci riprovano con la vostra assurda e vergognosa irriconoscenza dello straodinario esito compiuto!!!

da: Che facciatosta
In Abruzzo di spontaneo c'è solo l'erba mentre le recenti manifestazioni a L'Aquila sono di militanti de sinistra che rispondono al partito. E il sindaco è del PD.

da: AQUILA
VERGOGNOSA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA CHE SENZA TERREMOTO SE LA SOGNAVA UNA PROPAGANDA DEL GENERE

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Allora?

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sabato 20 febbraio 2010

Le minzogne del nuovo e patetico editoriale di Minzolini: "Le intercettazioni non sono prove"

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Il Ministro della Propaganda colpisce ancora. Nominato da Sua Maestà Silvio Berlusconi della Loggia (P2), ha il duro compito di tener inebetita la nazione sui temi fondamentali riguardanti l'attualità e la politica, perché un calo di consensi non è gradito al Capo, perché la Verità per lui non è un dato di fatto bensì uno strumento di controllo dell'opinione pubblica.

Già ad Annozero avantieri abbiamo assistito ai patetici tentativi di Belpietro e di Porro di tappare la bocca a Travaglio (più che a Santoro) con voci sconsiderate, insulti, toni minacciosi e canzonatori, e sviamento del discorso dal merito della questione G8-Aquila-Bertolaso. Non che ci fosse molto da fare: quando si riportano i testi esatti delle intercettazioni, e cioé delle registrazioni delle voci dei diretti protagonisti della vicenda, non c'è niente da obiettare... quelli sono dati oggettivi di cui prendere atto e basta. Non sono teorie, per niente, non c'è niente da interpretare o alterare, quelli sono FATTI. Infatti Belpietro e Porro sono stati, come è loro costume, semplicemente ridicoli.


Minzolini invece è un po' più furbo. Lui è stato messo alla guida del TG1 con due scopi: anzitutto nascondere i fatti scomodi al Capo e ai suoi fidi e scaltri collaboratori (se obbligato a trasmettere le notizie, le edulcora e le cambia), e poi far perdere share alla rete, perché tanta gente, provando schifo per lo scempio della Informazione, gira canale altrove.

Sulla questione Bertolaso, Minzolini in un primo momento non ha detto niente, NIENTE! Messuna notizia sullo scandalo degli appalti agli amici, sui favori ai parenti degli stessi, sulle cortesie sessuali nel centro benessere. Solo qualche giorno dopo, quando la notizia è stata già data praticamente da tutti, il prode Minzolini ha mandato in onda un'intervista a Bertolaso, dal niente: cioé nessun resoconto sulla questione, solo Bertolaso che dice la sua. Immaginate tutti quegli italiani che non comprano i giornali, che lavorano fuori tutto il giorno, e che la sera tornano a casa e per abitudine guardano il TG che hanno sempre guardato: per tantissimi è il TG1, e la notizia non c'è! C'è solo Bertolaso con le domande giuste, volute da Minzolini per l'opera di assolvimento dell'amico del Capo.

Ma Minzolini, da vecchia volpe della Propaganda, non si è fermato qui, e ancora una volta ha usato il servizio pubblico del TG di una rete pubblica per uno scopo di parte, e con l'editoriale delle 20:00 (l'edizione più seguita del TG1) ha sparato le sue Minzogne, citando a malapena la questione, e attaccando Magistratura e disciplina delle Intercettazioni. Le sue parole sono allucinanti, e solo un "uomo" senza coscienza può avere il fegato di pronunciarle. Qualche esempio? Su, leggiamole!

"Le intercettazioni non sono prove", eppure sono alla base di una "condanna mediatica" le cui vittime pagano già "la loro pena davanti alla società", prima del verdetto dei giudici. "Basta con la gogna mediatica prima delle elezioni" ha aggiunto. "Le intercettazioni - ha sottolineato Minzolini - sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c'è una prova". Questo, tuttavia, "non accade in virtù di una sorta di condanna mediatica - ha aggiunto il direttore del Tg1 - che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni. E il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso". Tutto ciò, conclude Minzolini, accade perché "siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l'anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest'anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto - ha concluso Minzolini - l'intero Paese subirà un altro colpo".

Da queste parole si evince che per Minzolini il giornalismo deve avere bavagli: quindi se qualcuno del governo o che lavora per il governo è in fumus di aver commesso un reato, non lo si deve dire alla gente. Gravissimo concetto che nega l'essenza stessa dell'informazione, che deve essere garantita sempre da parte del servizio pubblico. Tutti i cittadini infatti hanno il sacrosanto diritto di sapere sempre cosa fanno i politici da essi eletti, se questi stanno usando il denaro pubblico correttamente oppure commettendo abusi e reati di nascosto, così i cittadini possono decidere se votare ancora oppure no le stesse persone o altre appartenenti alla stessa area politica. Minzolini sta uccidendo l'informazione! E' così chiaro il significato delle sue parole nella sua gravità che ogni commento rischia di essere inutile. Ma non lo è, non lo è perché tanta gente ascolta passivamente le parole che il tubo catodico riversa a fiumi nelle case, e occorre riportare le persone a meditare, riflettere, con la corretta informazione di come va l'Italia: esattamente il contrario di quello che sta facendo Minzolini.

Io ritengo che l'affermazione più grave però stia in queste parole: "Le intercettazioni sono strumenti di indagine, non sono prove".

Sbagliato! Atroce bugia! Le intercettazioni sono lo strumento di indagine più preciso per la raccolta delle prove, perchè sono prove esse stesse! Con le intercettazioni non si raccolgono le parole di terzi in riferimento ai soggetti intercettati, ma si raccolgono le parole degli stessi intercettati, le loro voci, quello che dicono!

Se io dico: "Tizio ha detto uno-due-tre", ciò deve essere verificato da parte dei Magistrati sentendo altre persone, perché io potrei mentire nel dire che Tizio ha detto "uno-due-tre". Ma se Tizio stesso viene registrato attraverso una Intercettazione, e da questa quindi si sente che è lui stesso a dire "uno-due-tre", allora non c'è bisogno di cercare conferme altrove: è la voce stessa di Tizio che ha detto "uno-due-tre", quindi è già una prova!!!!

E' chiara la differenza? Minzolini nega la validità delle Intercettazioni come strumento di raccoglimento delle Prove, e quindi lancia questa balla colossale nella mente degli ascoltatori dei suoi "editoriali", sponsorizzando nelle loro teste la così detta "riforma" delle Intercettazioni, così cara a Berlusconi, a tutto il PDL, ma anche a una parte del Centro Sinistra (anche lì ogni tanto si delinque, lo abbiamo visto). E poi, con queste balle colossali, Minzolini prende spunto per bastonare l'operato della Magistratura, consigliandole come lavorare, e anche qui porta a casa scodinzolando l'osso lanciato da Berlusconi.

Le reazioni allo scandaloso "editoriale" di Menzognini, ooops, Minzolini, le potete leggere un po' dappertutto in rete. Vi indico i due articoli più completi: uno del Messaggero, l'altro di Repubblica.

Il bello, in tutta questa storiaccia vergognosa, è che alle Minzogne (così vengono chiamate in rete dagli utenti) inizia a credere sempre meno gente. Minzolini sta perdendo! Ed è soprattutto il popolo della Rete a far girare le informazioni esattamente come dovrebbero fare le testate giornalistiche allineate al Regime, solo che quelle non lo fanno...

Meditate, gente, meditate... e fate girare
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venerdì 19 febbraio 2010

Corruzione, fregnacce e poteri sopra la Legge: il Regime e (é) il Malaffare

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Fantastico questo articolo di REPUBBLICA, durissimo atto di condanna del sozzo fango che si muove sotto la sorridente maschera del potere. Scoppia il caso Protezione (In)Civile: favori, conflitti di interessi, sesso, soldi pubblici rubati, lavori fatti male e dove non si dovevano fare, e poi la tentata privatizzazione del servizio in oggetto, ultimo passo verso la legalizzazione del Malaffare già imperante nella stessa Protezione (In)Civile e nel governo.

Fa ridere l'affermazione di Berlusconi, tipico scioglilingua da campagna elettorale, che poi sparirà subito dopo la corsa di chi si fa prendere per il naso alle urne, che saranno inasprite le pene per il reato di Corruzione, quando Lui è stato riconosciuto corruttore dell'avv. Mills in primo ed in secondo grado: non dimentichiamo infatti che c'è la condanna del corrotto, Mills, le prove della corruzione da parte di Berlusconi, ma non c'è ancora la condanna di Berlusconi per via delle leggi ad personam che il "premier" stesso si è fatto costruire dai suoi avvocatuncoli senza coscienza, quelli che perdono le cause davanti alla Giustizia e allora cambiano le leggi per spuntarla comunque e portare l'osso lanciato dal capo a casa.

Ancora di più fa ridere la patetica affermazione che "Chi sbaglia e commette dei reati non può pretendere di restare in nessun movimento politico". E' una presa per il culo totale del nostro buonsenso, per molti di noi annebbiato ed inebetito dalle tv, dai tg, e dai "giornali" del Regime. Tutti sappiamo infatti che se si ragionasse come ha detto l'altro ieri Berlusconi, lui stesso sarebbe il primo a saltare la porta con un calcio nel didietro che gli impedirebbe di sedersi fino alla fine dei suoi giorni.

E' proprio vero che siamo in campagna elettorale in tante regioni, province e comuni. A dire il vero la campagna elettorale berlusconiana è perpetua, e si nutre anzi, nutre i cittadini di diffamazioni riguardanti i leader degli altri partiti non allineati e di bugie autoincensanti. Berlusconi ha fatto queste sparate e poi è sparito (son almeno 3-4 giorni che non lo si vede più), a meno che non sia per qualche nuovo lifting, parrucchino, lampada o paio di scarpe coi tacchi interni (quelli che fuori non si vedono), allora vuol dire che ha paura. Sì, ha paura: tutti ma proprio tutti i sondaggi danno il PDL in drastico calo di consensi, infatti il Giornale, Libero eccetera non parlano più di sondaggi, guarda caso.

E Berlusconi fa bene ad avere paura, perchè lo scandalo Bertolaso/Protezione (In)Civile ha fatto aprire gli occhi a centinaia di migliaia di italiani su come la voglia di denaro, potere e sesso facile guidino tutti coloro che sono nelle poltrone di potere del PDL, a partire dal capo, e a finire dai comuni mezzemaniche che svolgono i compiti materiali, quelli per cui chi sta più su non si sporca le mani. Tutta, da chi sta in cima a chi sta giù, gentaglia senza coscienza; gentaglia che vuole un centimetro di potere (ma in realtà ne sente solo appena il profumo); gentaglia che vuole riempirsi le tasche di soldi, avidamente; gentaglia che vuole sesso facile con donnine ben retribuite, magari in centri benessere blindati.

Peccato che la Giustizia lavora, peccato che le porcherie prima o poi saltano fuori, peccato che la gente prima o poi gli occhi li apre per davvero. Noi lo vediamo, è sempre lì davanti a noi: il paese è allo sfascio, le imprese chiudono, tante famiglie rimangono senza lavoro, perdono tutto, anche la dignità; chi non ha più la casa per via del terremoto viene usato come spot elettorale e scimmia da far vedere ai leader politici esteri; e infine i soldi restano nelle mani di pochi, che se li spartiscono scientificamente, e la notte ridono delle disgrazie altrui.

Ecco come è peggiorata la classe politica italiana col modello-Berlusconi. Era già malata, ma ora il cancro che la divora è dappertutto, una metastasi dolorosa che morde la società e ammorba la coscienza di chi comanda. E non basta il fiele che un Belpietro può rivolgere a chi, come Travaglio e Gomez, sta raccontando questo fiume di merda che attraversa e insozza le istituzioni, come è successo ieri ad Annozero, o che quel "giornalista" spedito da Feltri vada ad offendere sul personale gli stessi sopra indicati: la sostanza non cambia, care marionette patetiche.

E l'opposizione? Si nutre in gran parte della stessa feccia, con qualche sacca di onestà sparsa qua e là. Non è che ci siano molti santi da quella parte. Non facciamoci pie illusioni. Deve cambiare la mentalità: la politica deve tornare ad essere considerata un servizio e basta. Io la penso così. Voi?

Ancora una volta rivolgo le mie maledizioni a tutti quelli che hanno ascoltato i discorsi diretti allo stomaco del ledaer del PDL, hanno ucciso la propria coscienza, e hanno dato il voto a questo delinquente e a tutti gli scagnozzi che lo accompagnano: gente in giacca e cravatta che è legata alla mafia, alla camorra e quant'altro, e che anche quando non ha legami precisi con la criminalità organizzata, si comporta da sè secondo quello stesso modello criminale, tipico della Loggia P2, del craxismo. Berlusconi ha assorbito tutto ciò, lo ha sintetizzato e ne ha fatto un credo di vita, nutrendo di questo fiele troppe menti.


Da che parte state?

L'articolo di cui parlavo è questo, leggetelo pure:

Berlusconi-Letta-Bertolaso. Così "la politica del fare" ha umiliato la legge
Dall'alto è stato offerto un salvacondotto a comportamenti storti
I compari e la Triarchia
il sistema dell'emergenza

di GIUSEPPE D'AVANZO

Deflagra lo scandalo della Protezione civile e Silvio Berlusconi urla ai magistrati "Vergognatevi!" e, in fretta, corre a nascondersi per sette giorni tra le quinte. Si defila. Sta alla larga, muto come un pesce. Ben protetto, attende gli eventi e ora che il fondo "gelatinoso" - familistico, combriccolare, spregiudicato, avidissimo - è in piena luce, il premier avverte il pericolo, come un fiato caldo sul collo. Può scoppiargli tra le mani, quest'affare. Prova a uscire dall'angolo. Rinuncia a trasformare in un soggetto di diritto privato, in una società per azioni, le "funzioni strumentali" della Protezione civile. Abbandona la pretesa di garantire l'impunità amministrativa a chi la governa. Accantona l'idea di imporre al Parlamento un altro voto di fiducia. Si accorge che quei passi indietro non sono sufficienti. Non lo proteggono abbastanza da quel che si scorge nel pozzo nero dove si sono infilati molti dei suoi fedelissimi, addirittura il coordinatore amatissimo del suo partito. Si decide a una proposta che, fiorita sulla sua bocca, appare avventurosa: "Chi sbaglia e commette dei reati non può pretendere di restare in nessun movimento politico" (se non se stesso, quanti del suo inner circle dovrà escludere dal Palazzo?).

Al di là del messaggio promozionale che, vedrete, durerà il tempo della campagna elettorale, il premier si sente interrogato e coinvolto dallo scandalo. Finalmente, perché il modello del trauma e del miracolo, dell'emergenza risolta con un prodigio - non è altro che questo la Protezione civile - è il fondamento della "politica del fare", la strategia che glorifica una leadership politica che ha in Gianni Letta la guida burocratico-amministrativa e in Guido Bertolaso il pilota tecnocratico. Il destino dell'uno è avvinto alla sorte dell'altro, degli altri, come in un indistricato nodo gordiano perché il sistema della Protezione civile è il prototipo del potere che Berlusconi pretende e costruisce. E' il dispositivo che anche pubblicamente Berlusconi invoca quando dice: "Per governare questo Paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile".

La storia è nota, oramai. Il sovrano decide l'eccezione rimescolando l'emergenza con l'urgenza e infine l'urgenza con l'ordinarietà. Nel "vuoto di diritto", cade ogni regola. Si umilia la legge. Il governo può affermare l'assolutezza del suo comando. Lo affida alla potenza tecnologica della Protezione civile, libera di decidere - al di là di ogni uguaglianza di chances - progetti, contratti, direzione dei lavori, ordini, commesse, consulenze, assunzioni, forniture, controlli. La scena è ancora più vivace se si rileggono le parole del bardo televisivo del premier: "Piaccia o non piaccia, Berlusconi è l'uomo del fare. Sbuffa contro le lentezze di un sistema bicamerale perfetto e si rifugia nei decreti legge. Lamenta gli estenuanti dibattiti parlamentari e propone di far votare solo i capigruppo. Si sente imbrigliato nei vincoli costituzionali che il presidente della Repubblica (e ora anche quello della Camera) gli ricordano. Ma appena arriva un'emergenza rinasce. Perché rinasce? Perché emergenza chiama commissario e il commissario agisce per le vie brevi, saltando le procedure. Guido Bertolaso e Gianni Letta si ammazzano di lavoro, l'uno sul campo, l'altro nelle retrovie di Palazzo Chigi. Ma il commissario ideologico è il Cavaliere. ... Quando va a L'Aquila, Berlusconi si siede con gli uomini della Protezione civile e guarda carte, rilievi, progetti. Niente doppie letture parlamentari in commissione e in aula, niente conferenze di servizi, niente rallentamenti burocratici, niente fondi virtuali" (Bruno Vespa, Panorama, settembre 2009).

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Adesso sappiamo che cosa si è mosso e ritualmente si muove dietro l'emergenza, sia essa il G8 alla Maddalena, i rifiuti di Napoli, il terremoto dell'Aquila o i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Berlusconi, "commissario ideologico", laboriosamente chino su "carte, rilievi e progetti" è un'immagine che bisogna ricordare. Racconta una presenza e una responsabilità. Spiega meglio di tante parole perché - ora che quel potere assoluto si scopre corrotto - lo scandalo della Protezione civile è lo scandalo di una leadership politica, il dissesto della "politica del fare", lo smascheramento della materia di cui è fatta, di un metodo, degli uomini che lo interpretano. Nel cerchio infimo della responsabilità troviamo gaglioffi che ridono di tragedie e lutti che presto diventeranno - soltanto per loro - fortuna e ricchezza; funzionari dello Stato che barattano i loro obblighi per i favori di una prostituta; giudici costituzionali in società con imprenditori malfamati; segretari generali di Palazzo Chigi che esigono prebende e benevolenze perché sanno di poterle pretendere (è a Palazzo Chigi, nella stanza di Gianni Letta, che tutto si decide e quindi...); un corteo di mogli, cognati, figli, fratelli - rumoroso e vorace come una nube di cavallette - in cerca di collocazione, incarichi, provvigioni, affari, magari soltanto uno stipendiuccio da incassare senza troppa fatica. Qualche malaccorto minimizza: non è una notizia che politici e amministratori si interessano di appalti. L'argomento dovrebbe chiudere il discorso, lasciare cadere in un canto che quegli appalti interessavano soltanto alcuni, sempre gli stessi, e non il mercato, non i migliori, non la pubblica utilità; far dimenticare che dove non ci sono regole, dove non soffia l'aria fresca dell'attenzione e della critica pubblica è inevitabile che "cresca come un fungo una corruzione senza colpa".

Una corruzione senza colpa è quel che si scorge a occhio nudo nello scandalo della "politica del fare", al di là di ogni indagine giudiziaria, come se le condotte di quegli uomini di Stato e civil servant e professionisti e imprenditori fossero necessitate, come se le loro azioni fossero, più che una libera decisione, "un adempiere, un 'riempirè tasselli già pronti". Costretti in un "sistema", come può esservi responsabilità e castigo? In qualche modo, è vero perché "di rado un individuo si rende colpevole da solo", ha scritto Joseph De Maistre.
Le ragioni di quelle responsabilità devono essere rintracciate in un cerchio più alto, allora, nella triarchìa (Berlusconi, Letta, Bertolaso) che ha voluto e creato un metodo, ne ha amministrato le condizioni e i risultati, ha lasciato un salvacondotto a quei comportamenti storti. E' per questo che oggi Bertolaso e Letta devono mentire o dissimulare (non sapevamo, non siamo stati informati, siamo stati informati male) e Berlusconi deve lamentare che i suoi due collaboratori "sono stati ingannati". Bene. Ammettiamo che siano stati imbrogliati davvero e chiediamoci: Bertolaso e Letta hanno avuto la possibilità di non lasciarsi ingannare? Sono stati messi nella condizione di sapere e provvedere? Non dallo zibaldone delle intercettazioni, ma dalle stesse parole di Bertolaso si può trarre la conferma di una consapevolezza delle manovre smorte e della necessità di non punire per salvaguardare il "sistema".

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Dice Bertolaso: "A un certo punto, ho scoperto che alla Maddalena dei lavori, che avevamo previsto costassero 300 milioni di euro, stavano per essere appaltati a 600. Incaricato della pratica era un certo De Santis. Io ho capito che qualcosa non tornava. Ho allontanato De Santis" (il Giornale, 14 febbraio).

Dunque, salta fuori che l'ingegnere Fabio De Santis, "soggetto attuatore" dei progetti del G8 - Bertolaso finge di non sapere chi è, anche se lo ha scelto direttamente - potrebbe essere disonesto. Lo sostituisce. Non segnala a nessuno il suo sospetto o le sue certezze nemmeno quando Fabio De Santis, pur privo delle qualifiche idonee (non è un direttore generale), è nominato provveditore alle opere pubbliche in Toscana e Umbria, dove diventerà il perno di un "sottosistema" che ha il cardine politico nel coordinatore del Partito delle Libertà, Denis Verdini, e l'asse imprenditoriale in Riccardo Fusi della Baldassini-Tognozzi-Pontello. A livello locale, si riproduce un triangolo speculare e simmetrico a quel che governa lassù in alto, a Roma. Bertolaso sa di non poter denunciare quel "certo De Santis" perché il sistema che sostiene la strategia dell'emergenza e il "fare" è oligarchico, protetto, "chiuso". Egli ne è parte costituente e perno essenziale. Sa del familismo di un altro "soggetto attuatore", Angelo Balducci, ma come denunciarlo se egli stesso, il gran capo della Protezione civile, il leader tecnocratico del "fare" berlusconiano, chiama al lavoro, dovunque operi, il cognato? Bertolaso sa dove si trova, sa qual è il suo mestiere e la sua parte in commedia, è consapevole di quali fili che non deve toccare, delle richieste che deve soddisfare.

Ancora un esempio, per comprendere meglio. E' tratto non dai brogliacci dei carabinieri, ma dal lavoro giornalistico. Si sa chi è Gianpaolo Tarantini. E'il ruffiano che ingaggia prostitute per addolcire le notti di Silvio Berlusconi. Si sa che Tarantini vuole lucrare da quella attività affari e ricchezza. Chiede al capo di governo di incontrare Bertolaso. Gli vuole presentare un suo socio o protetto, Enrico Intini, desideroso di entrare nella short list della Protezione civile. Berlusconi organizza il contatto. Bertolaso discute con Intini e Tarantini. Quando la storia diventa pubblica, Bertolaso dirà: "La Protezione civile non ha mai ordinato né a Intini né a Tarantini l'acquisto di una matita, di un cerotto o di un estintore". E' accaduto, per Intini, di meglio. Peccato che Bertolaso non abbia mai avuto l'occasione di ricordarlo. L'impresa di Intini ha vinto "la gara per il nuovo Palazzo del cinema di Venezia, messa a punto dal Dipartimento guidato da Angelo Balducci, appalto da 61,3 milioni di euro". Scrive il Sole 24 ore: "La gara ha superato indenne i ricorsi delle imprese escluse e dell'Oice (organizzazioni di ingegneria) in virtù delle deroghe previste per la Protezione civile". Anche per Tarantini non è andata male. Ha una società che naviga in cattive acque, la "Tecno Hospital". La rileva "Myrmex" di Gian Luca Calvi, fratello di Gian Michele Calvi, direttore del progetto C. A. S. E., la ricostruzione all'Aquila di 183 edifici, 4.600 appartamenti per 17mila persone con appalti per 695 milioni di euro. Come si vede, forse il ruffiano di Berlusconi e il suo amico non hanno venduto alla Protezione civile una matita, ma la Protezione civile, direttamente o indirettamente, qualche beneficio a quei due glielo ha assicurato.

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Shakespeare ha scritto che per un governante "lasciare al misfatto (evil) un qualche compiacente lasciapassare - invece di colpirlo - è l'equivalente di averlo ordinato" (Misura per misura). E' quel che si vede nello scandalo della "politica del fare". Chi governa, vede e sa. Lascia correre, chiude gli occhi e si volta dall'altra parte per proteggere un "sistema" che privatizza l'intervento dello Stato, chiudendolo nel cerchio stretto delle famiglie, degli amici politici, dei compari di convivio. Non si discute di responsabilità penali (se ci saranno, si vedrà, e poi quasi mai per capire e giudicare bisogna attendere una sentenza). E' in discussione un "sistema", un dispositivo di potere, chi lo ha creato, l'affidabilità di chi lo governa, la responsabilità di decisione e controllo che Berlusconi, Letta e Bertolaso si sono assunti dinanzi al Paese.

Gianni Letta, governatore della macchina burocratico-amministrativa in nome di Berlusconi, sarà anche stato distratto quando Angelo Balducci è asceso alla Presidenza del Consiglio superiore dei lavori pubblici (ora è in galera) o quando quel "certo De Santis" è stato destinato alle opere pubbliche della Toscana e dell'Umbria. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, candidato dal presidente del consiglio alla Presidenza della Repubblica, sarà stato anche "informato male" quando ha detto che non ha mai lavorato in Abruzzo (ci ha lavorato fin dalla prima ora), quel furfante che rideva mentre, alle 3,32 del 6 aprile del 2009, 308 aquilani morivano, 1.600 erano feriti e 63.415 restavano senza casa, ma ci si deve chiedere allora: quante volte Gianni Letta è stato "informato male" o è stato distratto negli anni dello "stato d'eccezione"? Lasciamo cadere ogni ipotesi di complicità o favore (e in alcuni casi è impossibile non scorgerla), come si possono conciliare i poteri assoluti della triarchìa con l'irresponsabilità con cui ha assolto al suo dovere? Né vale dire che all'Aquila i poteri straordinari della Protezione civile si sono rilevati efficienti. Come purtroppo si rendono conto gli aquilani, la "politica del fare", giorno dopo giorno, sta mostrando quel che era: miracolismo mediatico. Un modello centralista e autoritario - il prototipo del potere berlusconiano - ha trasformato un'antica città con un sistema urbano delicato e un centro storico prezioso e vitale (perderà due terzi degli abitanti e nulla si sa delle strategie e dei piani per farlo rivivere) in un deserto di venti periferie e quartieri satellite che travolgono i luoghi, la memoria, i legami sociali, deformandone l'identità culturale, pregiudicando un futuro a cui è stata promessa "la ricostruzione" e ha ottenuto soltanto un progetto edilizio e nulla più. Ma questa è un'altra storia che presto saranno gli stessi aquilani a raccontare. C'è da credere che saranno loro, gli aquilani, a spiegare agli italiani con il tempo e la loro infelice esperienza che cos'è davvero la "politica del fare", perché lo scandalo della Protezione civile è il tracollo di un prototipo di potere, il più clamoroso fallimento dell'"uomo del fare".

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giovedì 18 febbraio 2010

Corruzione Italia: incontrollata caduta nel baratro, con l'ok della Chiesa Cattolica

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Oggi la Chiesa Cattolica esprime il suo diktat, la sua minaccia al PD: via la Bonino in quanto "incompatibile e ostile alla visione cristiana". Il PD aveva avuto nei giorni scorsi la grande fortuna dell'addio della bigotta Binetti, corsa subito ad occupare nuove poltrone altrove (leggi: UDC, il partito che suona il violino alla Chiesa), e l'atmosfera in casa PD pareva serena, giacché togliersi un peso come quello è una fortuna non da poco.

Oggi quindi è arrivata la bastonata, per ordine di Ruini l'Avvenire punta le armi contro il partito di Bersani, il quale, di fronte al pericolo di perdere i voti dei cristiano cattolici fra i suoi elettori, ora si trova davanti ad un bivio periglioso.

Questo attacco violento rivela i timori e le debolezze della gerarchia ecclesiastica. La candidatura della Bonino, in realtà, non spaventa molti elettori cattolici, mentre la Polverini non li scalda. Inoltre lo scoppio dello scandalo sul malaffare intorno alla Protezione civile sta facendo perdere proprio tra i cattolici moderati l’attrattiva del polo di Berlusconi.
Il consenso scende, lo sanno i vertici del Pdl. Perché il "cattolico quotidiano", il normale credente che vive la sua fede in parrocchia, nelle organizzazioni assistenziali, nei gruppi biblici, nel volontariato, nell’impegno catechistico, non è un baciapile. Non gli interessano tanto le storie dei massaggini brasiliani. Ma generalmente (a meno che non si lasci dominare dalla diffidenza verso la politica) è molto sensibile al concetto di "bene comune", di legalità, di giustizia.

La Chiesa quindi sta dandosi la zappa sui piedi con la gente comune, ma ha ancora una grossa influenza nei partiti politici, legata qual'è ad essi dal doppio filo ipocrita del "dammi retta che ti garantisco i voti".

E' una qustione di onestà morale quindi, e fa ridere che venga dalla Chiesa, la quale fa affari col PDL, il partito con più condannati e inquisiti nella storia d'Italia!



La corruzione comanda l'Italia. E' di ieri l'ennesima notizia di funzionari colti sul fatto intascandosi tangenti. A Varese due funzionari dell'Agenzia delle Entrate sono stati colti sul fatto: registrati in audio e video mentre intascavano le mazzette. La denuncia era partita da un imprenditore. Il commercialista voleva 50.000 euro per corrompere i dipendenti pubblici. In quel modo avrebbe "evitato" i controlli fiscali necessari al rientro in Italia dei capitali depositati in Svizzera.

Ma il caso più grave come sappiamo riguarda Bertolaso, raggiunto da un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena e poi spostato a L'Aquila. In seguito al provvedimento ha dato le dimissioni da Capo della Protezione Civile, le quali sono state immediatamente respinte da Berlusconi. Secondo l'accusa Bertolaso, insieme a diversi imprenditori e altri membri della Protezione Civile, avrebbe fatto parte di uno scenario di corruzione con scambi di favori di svariata natura in cambio di appalti. Credo che sulla vicenda pesi più di ogni altra cosa l'assoluzione pubblica di Bertolaso fatta da Berlusconi: questo taglia la testa al toro, e ci siamo intesi benissimo. E poi ancora annotiamo la pagliacciata del tentativo di privatizzare la Protezione Civile da parte del governo: un chiaro input al magna-magna e alla corruzione sfrenata che ha scatenato una pletora di proteste a partire proprio dalla rete.

A proposito di Berlusconi, ieri un delirio in piena regola lo ha visto come patetico protagonista. "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c'è ancora chi mi aspetta all'angolo per farmi fuori...". "Già nel '94 - ha delirato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla". E poi: "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Pazzesco! E ancora una presa in giro allucinante: "Il governo è pronto ad inasprire le pene per i reati di corruzione. Ho in animo di presentare un provvedimento addirittura nel prossimo Cdm - ha detto Berlusconi - Sto lavorando a un inasprimento". Proprio lui? Lui che sta castrando il processo per corruzione Mills che lo vede come dichiarato corruttore in primo ed in secondo grado, vuole inasprire le pene per la corruzione? Ma leggete questa: "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Questa è la ciliegina sulla torta tirata in faccia agli italiani: una vergogna, detta da lui... dovrebbe allora essere cacciato a calci nel sedere, no?

In chiusura vi invito a leggere questo articolo di Paolo Flores d’Arcais, davvero illuminante.

Ladri, mafiosi e avvoltoi. L’osceno spettacolo di un regime senza opposizione

da "Il Fatto Quotidiano", 14 febbraio 2010

Non è l’ennesima cloaca affaristico-politica di regime. Quella scoperchiata dai magistrati di Firenze è la cloaca più vomitevole dell’intera storia repubblicana. Ci racconta l’osceno fescennino di avvoltoi che inneggiano al terremoto pregustando i vagoni di euro che lucreranno con gli appalti di una “Protezione civile” corriva e incontrollata, mentre sotto le macerie centinaia di nostri con-cittadini (Nostri, perché questo governo non ha patria né legge) soffrono l’agonia dei sepolti vivi, e altre migliaia piangono i loro morti, e in milioni seguiamo commossi la vita stremata del bimbo e del vecchio che viene sottratta in extremis alla tomba di calcestruzzo (di sabbia!), salvata dall’eroismo di volontari e di pompieri che non possono immaginare come in quello stesso istante, in una danza macabra che calpesta ogni residuo di decenza e di umanità, qualcuno dei “lorsignori” di regime stia sghignazzando a baldracche e champagne sul dolore concluso dei morti e sulla commozione e l’eroismo dei vivi. Che schifo.

Di fronte al quale un omuncolo ha esternato la sua statura di statista con questo borborigmo: si vergognino i magistrati. Si vergognino ad applicare la legge eguale per tutti, a difendere i cittadini colpiti da lutti inenarrabili, a perseguire una rapacità criminale senza più freno? A questo siamo, al vilipendio e alla minaccia contro “funzionari pubblici, pagati con i nostri soldi” (ipse dixit) che non fanno combutta con gli sciacalli degli appalti e con gli “eroi” mediatici costruiti sulla sofferenza e l’eroismo altrui. Di fronte ad un’impudenza che tracima ogni senso di umanità, perché irride il ricordo dei morti e il lutto dei vivi, un giornalismo degno del nome avrebbe scolpito il farfugliare eversivo del premier in aperture indignate a nove colonne e in solenni editoriali “a martello” di invito alla resistenza morale e civile. Perché di impunità in impunità, di incostituzionalità in incostituzionalità, siamo arrivati al governo impunito dei ladri e dei mafiosi, degli avvoltoi e delle baldracche. Quale altro incivile oltraggio dovrà subire il paese perché si levi l’unanime (e comunque tardivo) ORA BASTA?

Possibile che agli italiani piaccia essere taglieggiati e anzi spolpati dal racket degli appalti, e pagare di tasca propria ogni chilometro o metro cubo di opera pubblica tre o quattro volte quello che costa in Germania o in Francia? E, mentre vengono rapinati, essere anche sbertucciati dall’impunità ghignante dei rapaci di regime? Improbabile. E non mi ha mai convinto il qualunquismo (assolutorio verso i politici) secondo cui “gli italiani sono fatti così”, familisti amorali che detestano le regole e accettano e praticano la contro-etica dell’arrangiarsi, che conduce inevitabilmente al mussoliniano “governare gli italiani non è difficile, è inutile” (e quindi vai col manganello e l’olio di ricino!). Temo che la spiegazione dell’arcano sia molto più semplice, e perciò mal tollerata: per ribellarsi contro qualcosa di ripugnante è necessario intravedere almeno un barlume in fondo al tunnel dell’impegno. Altrimenti la fatica dell’opposizione civile suonerà insensata, e neppure al civismo più motivato si può chiedere eroismo: né santità.

Questo barlume, cioè un’alternativa politica anche minimamente credibile, oggi non c’è. E l’indignazione civile è costretta a vagabondare tra frustrazione, rabbia, odio, o tentazione di fare come gli altri, di ritagliarsi il proprio piccolo “paradiso” di prepotenza e illegalità. Ora, se il problema è il governo del malaffare e dell’impunità per gli amici degli amici, per un’alternativa credibile basta molto poco, la politica dell’onestà e della legalità. Non c’è bisogno d’altro (e meno che mai di centinaia di pagine di programmi). Sarò minimalista, ma credo che una politica dell’onestà risolverebbe, da sola, ben più della metà della questione sociale nel nostro paese. Non servono grandi “cantieri” per il programma, o almanaccate strategie da leader massimi, o esoteriche “professionalità” cui solo il politico di carriera saprebbe accedere. Basta la barra di un timone alla portata di tutti, ma da tener ferma in modo intransigente: la politica dell’onestà, della legalità, della serietà. In modo sobrio, cioè assolutamente coerente. Perché contro la delinquenza hard del regime non si può far balenare come alternativa un futuro di delinquenza soft: chi spera di accattivarsi in questo modo le masse è un imbecille prima ancora che un amorale.

Ecco perché è catastrofica la politica di chi all’opposizione evoca, fosse anche una tantum, la necessaria “virtù” del male minore. Il male minore non esiste, è solo l’alibi che porta per mitridatizzazione al male peggiore, o che comunque rende impotenti a contrastarlo. I partiti di opposizione in questa mitridatizzazione ci sono ormai dentro fino al collo, tutti. Perché fondati sui politici di professione, sui politici a vita, anziché sulla politica-bricolage, sulla politica disinteressata. Che si dimostra sempre più una Realpolitik inaggirabile, e non l’utopia moralistica di cui cianciano i nostri politici fallimentari. Ma di questo, che è il tema strutturale, in un prossimo articolo.

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lunedì 15 febbraio 2010

Bertoladri e Protezione Incivile: soldi, sesso, politica... insomma: PDL

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Smascherata l'ennesima vergogna.



Testo:

Buongiorno a tutti, oggi parliamo di quello che va sotto il caso Bertolaso, effettivamente per una volta il nome che gli è stato affibbiato è giusto perché non si può parlare di scandalo della protezione civile, bisogna parlare di questo monarca assoluto che ha dominato negli ultimi anni la protezione civile, con i suoi amichetti, le sue amichette e i suoi familiari.

Bertolaso: lo scandalo annunciato

So che molti quando hanno letto le prime notizie dell’indagine, la sua iscrizione nel registro degli indagati, gli arresti dei suoi collaboratori hanno sgranato gli occhi e hanno detto: possibile mai, uno come Bertolaso...
chi segue questa rubrica forse si ricorderà che ne abbiamo parlato spesso di questo signore, abbiamo parlato spesso qui a Passaparola, a Annozero, personalmente che ho scritto diverse volte nelle mie collaborazioni e vi assicuro che non ci voleva Sherlock Holmes per capire chi è Bertolaso, chi sono i suoi collaboratori e cosa stavano facendo, non credo di essere particolarmente sagace o acuto, ma appena è nato Il Fatto sono venuti a trovarmi dei funzionari, dei dirigenti, dipendenti dei sindacalisti della protezione civile a raccontarmi per esempio quello che tutti scoprono oggi, cioè che la protezione civile stava per diventare una Spa, si dice “privatizzazione” non era il problema tanto della privatizzazione, la protezione civile è già privatizzata, è già data nelle mani di questa combriccola di delinquenti, qualcuno dirà: sei un giustizialista, usi la parola “delinquenti” non sono stati ancora rinviati a giudizio, sono loro che nelle telefonate si autodefiniscono delinquenti e quindi fidiamoci di loro, non c’è bisogno di aspettare una sentenza di cassazione, se lo dicono loro di essere delinquenti, vuole dire che si sono riconosciuti, hanno una notevole competenza di sé stessi.
Nelle loro conversazioni si definiscono un panda di ladri, tant’è che quando uno di questi ladri riceveva un po’ meno degli altri ladri, nella spartizione del bottino sapete bisogna essere equi, altrimenti poi uno dei ladri si incazza, questo si incazzava e diceva, vi conosco, lo so come avete fatto, perché anche io faccio la stessa cosa o vorrei fare la stessa cosa, vi mando tutti i carcerati, così diceva, quindi quando si parla delle questioni, stiamo attenti a non farci infinocchiare da questo ricatto morale della presunzione di innocenza che poi non esiste, si chiama in realtà la presunzione di non colpevolezza che è una cosa un po’ diversa e sei presunto non colpevole, non presunto innocente quando ci sono delle accuse nei tuoi confronti e è un fatto tecnico - giuridico che è sacrosanto, nessuno può essere condannato per la legge responsabile di un reato e quindi punito per esso, fino a sentenza di condanna definitiva, quando però uno mi viene a dire “sono un ladro” anche se non l’hanno ancora condannato definitivamente, lo tengo presente e quando questi dicevano di essere dei ladri, parlando tra di loro, senza sapere di essere intercettati, la loro testimonianza assume ancora maggiore rilievo, proprio perché non stavano fornendo una versione di comodo a qualcuno, stavano parlando quotidianamente delle loro attività.
C’erano tutte le possibilità per capire cosa stava succedendo nell’entourage di Bertolaso, a me erano venute a raccontarlo queste persone, infatti insieme a altri colleghi avevamo raccontato per primi su Il Fatto quotidiano cosa stava succedendo con la protezione civile Spa, altri ci avevano raccontato che venivano dati appalti a parenti di Bertolaso, questo purtroppo non avevamo potuto scriverlo perché? Perché gli appalti sono segreti, tutto ciò che avviene sotto l’ombrello, sempre più largo della protezione civile è segreto, coperto da segreto di Stato, in quanto attiene alla sicurezza nazionale, naturalmente questo un senso ce l’ha, quando stiamo parlando di catastrofi dalle quali davvero dipende la nostra sicurezza e quindi forse in certi casi di vera emergenza queste procedure segrete, questi affidamenti rapidi, immediati, senza controlli, possono avere in via eccezionale una giustificazione, ma questo già avviene.
La domanda è: per quale motivo debbano rientrare sotto questo ombrello di segretezza assoluta e di sottrazione totale alle regole della democrazia, al Parlamento, quindi al controllo dei cittadini, della stampa, della Magistratura, della Corte dei Conti e tutto quanto, delle opere che non mirano a dare una risposta immediata a un problema improvviso, quale può essere una catastrofe naturale, una frana, un alluvione, un terremoto, un’eruzione, ma invece sono opere finalizzate a eventi ampiamente previsti, programmabili, per anni, stiamo parlando dei mondiali di nuoto, non ce li hanno mica affidati il giorno prima che si cominciasse a nuotare.
Il G8 che prima era alla Maddalena e poi era all’Aquila, non è mica stata una sorpresa, si sa che a rotazione i membri del G8 ospitano una manifestazione, basta programmare per tempo e la stessa cosa vale per addirittura i 150 anni dell’Unità d’Italia, dubito che Bertolaso abbia appreso così all’improvviso che 150 anni fa è stata unificata l’Italia, credo che lo si sapesse, basta avere un buon calendario, ci sono anche quei calendari dove ci sono le ricorrenze che fanno cifra tonda, per cui lo potevano prevedere.
Allora questa è una cosa diversa e questo lo si poteva sapere che funzionava così, anche se purtroppo non si riusciva a trovare quali appalti, a quali amici erano stati dati, proprio perché era tutto segreto, un salto di qualità l’aveva fatto Fabrizio Gatti, inviato de L’Espresso che era andato alla Maddalena e cercando di vedere le scritte sui camion che portavano i materiali o che realizzavano le opere, a qualche ditta era riuscito a risalire.
Naturalmente il Magistrato ha lo strumento delle intercettazioni quindi per lui e per i Carabinieri del Ros è stato tutto più semplice. Adesso c’è questo stupore che è finto naturalmente, è uno stupore finto, chi voleva, poteva vedere le opacità e soprattutto poteva vedere, questa rete incredibile di conflitti di interessi e di aiutini in famiglia che sono stati in questi giorni descritti qua e là, pubblicando intercettazioni in maniera spesso molto sconnessa per cui è molto difficile districarsi in questo mare magnum di informazioni.

Bertolaso e i Bertoladri

Noi su Il Fatto quotidiano, ma anche Alberto Statera su Repubblica, abbiamo riassunto questo problema facendo al Signor Bertolaso una domanda molto semplice, lui è stato in qualche modo diverso rispetto a altri politici, non si è limitato a gridare al complotto, ha anche gridato al complotto, dicendo che c’è una manina dietro all’inchiesta, più che una manina ci sono delle fauci plurime peraltro!Non c’è nessuna manina, a parte di quelle di coloro che si acchiappavano gli appalti e poi gonfiavano i costi milionari a spese dello Stato, ci sono proprio telefonate in cui si spiega come si fa a gonfiare i costi.
Spesso anche in barba a Bertolaso, quindi si era allevato intorno una banda di ladri che poi gliela facevano anche sotto il naso, gli avevano preso la mano e su questo lui ha dovuto riconoscere che qualcosa è andato storto, che forse aveva accentrato troppo il potere e poi non riusciva più a controllare tutto dal centro, perché ha dovuto fare queste parziali ammissioni, naturalmente dicendo: è colpa loro, al massimo la mia è una culpa in vigilando che già basta ed avanza per andarsene a casa, perché ha dovuto fare queste parziali ammissioni? Perché ci sono le intercettazioni telefoniche e quando stai davanti a un’intercettazione telefonica, non puoi dire: non è vero, devi fare i conti con quello che c’è nell’intercettazione telefonica, basta che leggiate le intercettazioni telefoniche e capite benissimo perché questa classe politica marcia le vuole abolire prima di fare la fine della Prima Repubblica, perché? Perché è l’autoscatto, è la foto di gruppo con l’autoscatto l’intercettazione telefonica, è quello che fanno visto in diretta, quindi Bertolaso ha dovuto ammettere che qualcosa è andato storto, ma che lui naturalmente non ne sapeva niente, perché se l’avesse saputo l’avrebbe impedito e si rimprovera di non averlo impedito perché non se ne era accorto perché era troppo indaffarato appresso alle catastrofi, ai grandi eventi che sono stati accomunati, non si sa bene perché o forse si capisce il perché.
Perché se il grande evento viene accomunato alla catastrofe, anche lì gli appalti vengono dati a trattativa privata, a affidamento diretto, senza gara pubblica e quindi si possono dare più facilmente agli amici e ai parenti!
Su Il Fatto noi abbiamo fatto uno specchiettino, lui non ne sapeva niente, Bertolaso scarica su altri lo scandalo, ma come non ha fatto a vedere la rete di affarismo intorno alla protezione civile, sesso, nepotismi, scambi di favore e non solo e qui c’è una serie di nuvolette che lo circondano, lui è Bertolaso, poi c’è il suo vice, Angelo Balducci, che è un uomo potentissimo, è un uomo molto addentro nel Vaticano, è l’uomo che ha fatto nominare, si dice Gentiluomo del Papa Gianni Letta, poi c’è la moglie di Balducci che si chiama Rosanna Tau, poi c’è il figlio di Balducci che si chiama Filippo, la Signora Balducci porta alla Signora Vanessa Pascucci che è la moglie di Anemone che è uno degli appaltatori, uno di quelli che prendono gli appalti della Maddalena e che spiega come si fanno a gonfiare i costi di questi appalti e che poi si dedicava insieme a suo cognato, credo Rossetti si chiamasse, che i giudici definiscono il lenone, che è un termine che ricorda Plauto, vuole dire Pappone, organizzava i festini osé in un centro massaggi benessere della Via Salaria, di cui Bertolaso era socio, ma quando andava a fare certi festini, pare che glielo chiudessero, in modo che ci fosse soltanto lui e in una di queste notti fatidiche, mentre il Tevere stava esondando, Bertolaso era lì con una ragazza, gli altri fuori che aspettavano, il centro benessere chiuso tutto per lui e lui alla fine ha perso un po’ di tempo perché non riusciva più a trovare una porta aperta e quindi è rimasto prigioniero all’interno per un po’ di tempo.
Quindi Balducci, il vice di Bertolaso l’uomo del Vaticano, moglie che porta a quella di Anemone e che sono legate a una società cinematografica, perché? Perché uno dei figli di Balducci fa pure l’attore, la Rt Film, poi c’è il figlio l’altro, di Balducci che è collegato anche lui con Anemone e con il Salaria sport Village di cui vi dicevo prima, dopodiché ci sono i parenti di Bertolaso e di sua moglie, la moglie si chiama Gloria Piermarini, il fratello della Signora Bertolaso Piermarini in Bertolaso si chiama Francesco e è un tizio dalle multiformi fortune perché Francesco Piermarini oltre a essere un celebro golfista iscritto all’albo d’oro del golf club, fa varie professioni, si occupa di varie questioni, si occupa di rifiuti, di immobiliare, di organizzare eventi cinematografici, fa il produttore, naturalmente con i contributi del Ministero dei beni culturali, non sia mai, per pellicole di grandissimo richiamo, perché sicuramente avrete sentito e visto anche più volte film come Il Servo Ungherese o Ladri di Barzellette.
Questo Ing. Piermarini con questo curriculum e soprattutto con questo cognome e con questa sorella e con questo cognato, Bertolaso, è diventato il factotum dei lavori della protezione civile per il grande evento del G8 della Maddalena, il cognato di Bertolaso, dopodiché completano l’opera altri personaggi, noi ne abbiamo citati 2: che sono i fratelli Calvi, uno è l’attivatore del G8, sapete che ci sono questi nomi del burocratese che sono meravigliosi, per esempio ci sono gli attivatori, questo è un attivatore dei lavori al G8 della Maddalena e è un altro strettissimo collaboratore di Bertolaso, alla pari per intimità con Balducci e Piermarini, è il terzo dell’Ave Maria, Gianmichele Calvi.
Suo fratello Gianluca Calvi, cosa ha fatto? Ha rilevato, guarda caso, la società decotta, quella delle protesi sanitarie di Tarantini, cosa c’entra Tarantini? Non è quello della D'Addario, è il pappone delle escort che venivano portate a Palazzo Grazioli e non solo, è il fornitore di protesi alle A.S.L. della Puglia, quindi è l’uomo che prestava le ragazze per i servizietti non solo al Presidente del Consiglio, ma anche al Vicepresidente della Giunta Vendola Frisullo, dalemiano, Tarantini a un certo punto con lo scandalo ha delle difficoltà, l’azienda va male, chi la rileva pagandola molto, molto, molto bene, il fratello del braccio destro di Bertolaso, Gianmichele Calvi è il braccio destro di Bertolaso, Gianluca Calvi è quello che rileva la società delle protesi.
Capite che qua abbiamo Euro Centre che è l’organismo della protezione civile presieduto da Calvi, il referente di Bertolaso e il famoso progetto Case de L’Aquila, la ricostruzione del dopo terremoto e poi diventa soggetto attuatore, questa è un’altra meravigliosa definizione del burocratese della protezione civile, del G8 della Maddalena che subentra a altri due uomini di Bertolaso che sono Balducci e De Santis, il fratello di questo Calvi, tramite la Mimex Spa, compra per 300 mila Euro la società di Tarantini Tecno hospital quella delle protesi, dopodiché naturalmente voi sapete, che Tarantini aveva avvicinato Berlusconi allettandolo con le sue ragazze, perché aveva progettato di passare dalle protesi e dalle A.S.L. che gli andavano strette in Puglia, al grande giro nazionale, di buttarsi nella protezione civile, infatti Berlusconi gli aveva fatto conoscere Bertolaso, che pare partecipasse a alcune delle cene a Palazzo Grazioli, le famose cene allietate da presenze femminili.
Poi c’è questo Anemone, l’abbiamo già nominato, è titolare di un gruppo romano, periferia di Roma che ha vinto questo appalto per il G8 della Maddalena per 78 milioni di Euro, poi abbiamo suo fratello che si chiama Daniele e che è nel Consiglio di Amministrazione di un’altra Società che si chiama Cos sport e che ha vinto l’appalto per lo stadio centrale del tennis al Foro Italico, anche il Tennis grande evento improvvisamente capitato tra capo e collo al povero Bertolaso.
Poi abbiamo le mogli di Anemone e di Balducci, Vaticano, gentiluomo del Papa, Bertolaso che stanno insieme nella Rt Film, società che produce i film, poi abbiamo altre società che troverete su Il Fatto, perché si è parlato di sesso a un certo punto? Si è parlato di sesso perché una delle merci di scambio per entrare nelle grazie di Bertolaso e dei suoi collaboratori, secondo l’accusa, anzi no qui si dice: secondo l’accusa ma non è corretto, l’accusa è il Pubblico Ministero, qui ci sono arresti disposti dal G.I.P. , quindi secondo il giudice terzo, un giudice prudentissimo, è il giudice Rosario Lupo che quando faceva il G.I.P. a Milano, incredibilmente prosciolse in udienza preliminare Berlusconi, Previti, il giudice Metta, Pacifico e Acampora per la tangente Mondadori, una sentenza talmente prudente che poi è stata completamente ribaltata in appello e in Cassazione dove sono stati tutti condannati a parte Berlusconi che ha avuto la prescrizione, quindi stiamo parlando di un giudice assolutamente *** quindi non secondo l’accusa, secondo il giudice terzo Rosario Lupo, la merce di scambio erano non solo soldi in contanti, non solo favori in natura intesi come mobili d’arredamento, divani, auto di lusso, viaggi gratis su aerei privati, fuoriserie con autista gratis, personale di servizio gratis, benefit di ogni genere, vacanze in posti ameni senza pagare il conto, ma anche prestazioni sessuali di apposite escort, massaggiatrici, prostitute, uno dice: chi se ne frega, facessero quello che vogliono, assolutamente d’accordo, a nessuno deve interessare con chi vanno a letto questi signori, a meno che quelle con cui vanno a letto non le paghiamo noi, allora questo diventa un problema nostro!
Già ai tempi di Tangentopoli il Giudice Davigo ricordava che un famoso Ministro, non faccio il nome, veniva da Venezia e non era Brunetta perché stiamo parlando della Prima Repubblica, era solito giacere non con una, ma con due donne per ogni notte e i giudici gli fecero i complimenti quando la cosa venne fuori dai verbali e poi gli chiesero: scusi ma perché le faceva pagare a noi? Il problema non è con chi vanno a letto questi, affari loro, il problema è perché le dobbiamo pagare noi? Perché alla fine della fiera le pagavamo noi, questo è quello che emerge chiaramente, se io ti faccio andare gratis con una prostituta e poi te la pago io, vuole dire che io in cambio avrò dei favori, perché? Perché altrimenti non c’è motivo per cui non te la debba far pagare e i favori chi me li fa? Un pubblico ufficiale, un pubblico amministratore, dando a me degli appalti che magari senza quei favori darebbe a qualcun altro a prezzi inferiori, senza consentirmi di gonfiare i costi chiudendo un occhio o magari di costruire delle cose che non sono capace a costruire o delle cose che altri costruirebbero meglio di me!

"Massaggi" coi soldi nostri

Quindi vedete che bisogna fare un certo giro, non è il reato classico nel quale c’è un ladro che deruba tizio per cui il ladro commette il reato e tizio è la vittima, qui la vittima è diffusa, le vittime siamo tutti noi di un sistema del quale non ci rendiamo conto perché?Perché è più complicato andare a risalire al perché di certi costi di certe opere utili o inutili, poi si andrà a vedere, sono tutte inutili quelle della Maddalena naturalmente, alla Maddalena non hanno mai avuto bisogno di nulla di quello che è stato fatto, tanto meno di un Hotel a 5 stelle con vista sui tir che sfrecciano sulla statale davanti in un posto come la Maddalena sono riusciti a fare un hotel a 5 stelle con i tir che gli passano davanti, bisognerebbe fucilare chi ha avuto questa idea, non perché rubava, ma semplicemente per avere progettato una cosa così scriteriata e gli gliel’ha permesso? Se si leggono le intercettazioni, si capisce perché questi potevano fare quello che volevano, anche le cose più assurde, adesso le ultime novità sono che hanno sbagliato a costruire una piscina o più piscine e le hanno fatto storte, in un altro senso, non funzionavano, come ai tempi dei mondiali di Italia 90, quando fecero lo stadio di Genova che era troppo basso rispetto agli spalti, per cui dagli spalti non si vedeva la porta, il terzo anello di San Siro è un problema ancora adesso chi va al terzo anello di San Siro in curva deve sporgersi per vedere la porta sottostante, perché fanno così? Fanno così perché si inventano urgente che non ci sono, arrivano all’ultimo momento e dicono: c’è la fretta dobbiamo fare tutto in fretta e si fa come si può! E lo facciamo fare dal primo che troviamo sulla strada, che naturalmente o è tuo parente o è tuo amico, questo è il sistema, al di là poi dei dettagli che andrete a trovare, anzi vi raccomando domani mattina Il Fatto, ci sarà un inserto speciale con verbali semplicemente strepitosi da quello che ho saputo poco fa in redazione, quindi tenete d’occhio.
Questo è un po’ il fatto, quindi questa è la ragione per cui si è parlato del sesso, non per invadere la privacy del sant’uomo San Guido Bertolaso Vergine e Martire del quale non ce ne importa niente, perché se fosse vero che è quel salvatore della patria, potrebbe andare a fare quello che gli pare la notte nel relax etc., il problema è che qui c’è il sospetto e il giudice ce l’ha e lo scrive e è per questo che è indagato, non solo che non abbia controllato, ma che abbia lasciato fare e lasciato andare questo andazzo, ben sapendo quello che accadeva sotto di lui, intorno a lui e dietro di lui, perché poi veniva ricompensato o con queste signorine, oppure con denaro contante, non c’è la foto, ci sono alcuni indizi di almeno una persona che ogni volta che lo doveva incontrare, si premuniva di rifornirsi di migliaia di Euro in contanti, non sappiamo se glieli portava, certo è strano che quando devono incontrare il tizio cerchino affannosamente del denaro contante, bisognerà verificarlo, ma è questa la ragione per cui Bertolaso è indagato, non perché è bravo, non perché crea invidia, non perché la sinistra ce l’ha con Bertolaso, a parte che la sinistra non ce l’ha con Bertolaso, visto che Bertolaso lavora da 14 governi consecutivi con Palazzo Chigi, quindi figuratevi, non so se avete notato ma tra gli arrestati c’è un fedelissimo di Rutelli e dubito che Rutelli abbia ancora proferito verbo su questa faccenda da una settimana a questa parte, quindi ce ne è per tutti come al solito, è trasversale, gli indagati al telefono si preoccupavano non dell’opposizione, non ci sono telefonate in cui dicono: stiamo attenti perché altrimenti se ne accorge il PD, dicono al telefono che sta facendo L’Espresso? Che sta facendo Annozero? Report? Erano preoccupati da alcune residuali schegge impazzite dell’informazione italiana che ancora si stavano occupando degli scandali della protezione civile.
Poi si preoccupavano di controllare la Magistratura, tant’è che pare, dall’accusa del Giudice Rosario Lupo che avessero trovare un Procuratore aggiunto a Roma, disponibile quantomeno a passare notizie, lui dice che non è vero, vedremo, ma secondo i magistrati, aspetto di vedere gli elementi, certo non mi meraviglierei perché lo stesso Procuratore Toro che abbiamo già ritrovato nel caso Unipol, anche se ne era uscito assolto, prosciolto, e è lo stesso Procuratore che nel libro di Gioacchino Genchi appare in rapporti affettuosissimi e frequentissimi telefonici, almeno, con soggetti che erano indagati non solo dalla sua Procura ma in certi casi addirittura da lui e che si è dedicato con grande passione a aprire un’inchiesta di cui ancora non si è capito il fondamento, proprio a carico di Gioacchino Genchi, staremo a vedere ma è interessante, per questo l’ho citato, non per anticipare giudizi perché non mi interessa che non erano preoccupati quelli della banda dei Bertoladri dell’opposizione politica, erano preoccupati di possibili magistrati o giornalisti che ancora facciano il loro mestiere e questo devo dire per chi fa il giornalista è incoraggiante perché vuole dire che non ci siamo ancora ridotti tutti quanti al silenzio, a 90°, c’è ancora qualcuno di noi che spaventa questi signori, questo lo trovo motivo di speranza insieme al fatto che c’è ancora qualcuno che ha paura dei magistrati, vuole dire che ci sono ancora magistrati che fanno paura e questo naturalmente visti chi sono che ne hanno paura, è altrettanto incoraggiante.
Aggiunto un’ultima cosa, alcuni dei personaggi che vengono fuori da questa inchiesta, non sono nuovi, qui noi siamo nel paese che non digerisce mai nulla, che rumina tutto, che mangia, deglutisce, vomita, rimangia, deglutisce, ma non digerisce mai, per cui abbiamo sempre questi che ritornano fuori e passano da un’inchiesta all’altra, magari a distanza di anni e si scopre che quello che si era scoperto su di loro nell’inchiesta precedente non solo non è bastato per metterli da parte, ma ha fatto fare loro carriera perché magari sono stati zitti e quindi hanno salvato qualcuno e adesso lo ricattano.
Uno dei punti fondamentali che riguardano Bertolaso è la sua eventuale ricattabilità, come al solito per quegli incontri al centro massaggi molto esclusivi, per esempio uno di quelli che vengono fuori è un certo Valerio Carducci, scrive Stasera su Repubblica “oltre all’ormai nota dinastia degli anemone, quelli di casa dal gentiluomo di sua Santità Angelo Balducci che collaborò con il Cardinale per il Giubileo del 2000, troviamo per citarne qualcuno il toscano Valerio Carducci, già coinvolto nell’inchiesta Why not? Del PM De Magistris, il quale avendo perso l’appalto del Teatro per la musica di Firenze, fu ricompensato da Balducci, rinunciando a un ricorso al Tar, si garantì l’appalto dell’albergo della Maddalena per i capi di Stato e di governo il cui costo è lievitato da 59 a 73 milioni, il progettista di Carducci è l’Arch. Marco Casamonti, già balzato agli onori delle cronache nelle vicende giudiziarie fiorentine che nascono dall’inchiesta su Castello e che terremotarono la Giunta e il Sindaco di centro-sinistra Leonardo Domenici per la destinazione dell’area a nord della città di proprietà di Salvatore Ligresti.
Casamonti in una telefonata - questa è la ragione per cui c’è l’inchiesta a Firenze, perché parte di lì - dell’agosto 2008 si compiace: ci hanno chiamati per dare una mano per i progetti del G8 alla Maddalena perché sono nella cacca più nera e poi il Casamonti si vanta col suo capo, Carducci, di essere in grado di far lievitare i costi anche di 70 milioni, è lui, non è Anemone mi sono sbagliato prima.

I furti autorizzati

Niente di tutto ciò sapeva la protezione civile con i suoi potenti mezzi prima di affidare appalti emergenziali, chiede Statera, per le opere dei mondiali di nuoto di Roma, molte delle quale non realizzate o non completate, scesero in campo tutti i grandi gruppi da Francesco Gaetano Caltagirone a Pierluigi Toti, da Leonardo Caltagirone a Parnasi e oltre agli Anemone per il polo natatorio di Pietra Lata anche la Cogei di Roberto Pietrassi, altra vecchia conoscenza, Pietrassi l’aveva già beccato Henry Woodcock, vedete che tutti i magistrati che sono stati individuati come devianti in questi anni, come al solito ci avevano visto giusto, De Magistris si era già occupato di Carducci e Woodcock si era occupato di Pietrassi, chi era?Era quello che in una famosa telefonata diceva a un suo amico: o ti chiami ladro o ti chiami poveraccio, sono due le cose, noi abbiamo una forma di rubare che è autorizzata sotto certi casi e quegli altri invece sono ladri perché rubano le mele al mercato e vanno in galera, a noi è più difficile che ci mettano in galera, infatti io ho attraversato tutta Mani Pulite e Mani Pre- pulite, le ho passate tutte, sono stato il più grosso gruppo di Roma, in galera non ci sono mai andato, né sono stato incriminato perché le cose sono abituato a farle per bene.
Rubare autorizzato sotto certi casi, questa è la sua tecnica, il furto autorizzato, è un’innovazione degli ultimi anni è quando si cambiano le leggi per autorizzare certi comportamenti illegali e rendere l’illegalità legale, devo dire meno male che ci sono ancora queste telefonate, perché così almeno ci possiamo deliziare con questi capolavori dialettici.
Vi invito veramente a seguire ancora nei prossimi giorni su Il Fatto o su altri giornali quello che succede perché sono abbastanza convinto, come Paolo Mieli ha detto a Annozero che questo scandalo potrebbe essere paragonabile a quello che diede il via a Tangentopoli, qui ci sono in discussione che stanno tremando, poteri ancora più importanti di quelli che stanno dietro o sotto Berlusconi, nel senso che questi sono personaggi da Bertolaso a Valducci che hanno rapporti molto importanti con poteri ancora più inossidabili e intoccabili di quelli berlusconiani, qui stiamo parlando di Gianni Letta, di Vaticano, di Santuari che magari possono anche fare a meno di Berlusconi, ma di questi altri personaggi da molto meno, quindi non è che ironia della storia il fatto che proprio dopodomani si ricorra il 18° anniversario dell’arresto di Mario Chiesa, infatti mercoledì il 17 febbraio uscirà insieme a Il Fatto un inserto speciale su Mani Pulite.
Concludo raccomandandovi, per quelli che amano la satira censurata e credo che in un posto come questo non si possa non amarla, visto che siamo in casa Grillo, insieme a Il Fatto da oggi è in distribuzione, domani troverete la presentazione sul nostro giornale, Decameron che è lo spettacolo censurato da La Sette di Daniele Luttazzi, che quest’ultimo ha portato a teatro e anche quello naturalmente è stato censurato perché non è mai stato trasmesso da nessuna parte, è un inedito assoluto, Luttazzi porta a teatro ciò che non ha potuto fare a La Sette, quando fu mandato via con la scusa di una frase su Giuliano Ferrara e sulla Santanché, mentre tutti sanno che non era per quello, ma era perché si apprestava a occuparsi del Vaticano e di satira sulla religione e anche su alcuni fronti della politica che vedrete.
Decameron lo trovate nelle a Il Fatto Quotidiano e dato che ogni tanto segnaliamo i libri, questa settimana mi permetto di segnalarvene uno che è una specie di racconto dell’ultimo anno più devastante della nostra storia, il 2009, si chiama “Annus horribilis”, è un libro scritto da Giorgio Bocca che ho intervistato proprio l’altro giorno per Il Fatto, ve lo suggerisco perché non c’è soltanto il Giorgio Bocca pessimista e catastrofista, ma c’è anche un Giorgio Bocca che intravede alcuni barlumi di speranza per l’Italia e nell’intervista mi ha detto che la sua unica speranza, il suo unico elemento di ottimismo è il popolo Viola che ha manifestato il 5 dicembre a Roma!

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giovedì 11 febbraio 2010

Ancora la stampa francese sull'Italia e Berlusconi

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Berlusconi non potrà dire che la Francia è comunista, altrimenti il suo "amico" Sarkozy (quello che gli ha sbolognato a caro prezzo il know-how per le centrali nucleari) si adira...


Bin Lusconi, grande capo della jihad islamiana
Bienvenuti in Italebania

Ieri mattina, l’IRAN era lì, al confine italiano. Tutta la stampa stra-titolava in prima pagina sull’aggressione iraniana all’ambasciata italiana. E tutto il web giornalistico pure. Da nessun’altra parte, però. Intanto Frattini, grand Visir degli Esteri, chiamava a sanzioni (categoria: esemplari), al consenso internazionale seno europeo intorno al futuro candidato al Nobel della Pace 2010: Silvio Bin Lusconi (in tutta discrezione siamo passati dal delirio senile ad una candidatura concreta, dicono).

Insomma, eravamo sull’orlo di una crisi internazionale. Nella stampa italiana. Un pochino più avanti nella giornata, questi titoli hanno ripreso il loro posto naturale: in fondo a destra, affiancato allo sport. Un pò come si è fatto con gli eventi di Rosarno, di cui Il Giornale ha parlato solo per inserire la parola « NEGRI » in prima pagina.

E’ sicuramente in gran parte per colpa di questi metodi che gli Italiani pensano, o piuttosto credono, che gli immigrati siano il 23% della popolazione, allorché la cifra reale è niente meno la divisione per quattro: il 6%. Sarà anche per questo che l’81% degli Italiani si dicono (più) preoccupati dall’immigrazione illegale (« che di quella legale »… ottima domanda, aggiungo en passant…), che la metà di loro pensa che questa immigrazione sia « più un problema che una risorsa », e che il 77% da colpa agli « stranieri illegali » di un supposto incremento della criminalità. Già… Ma a questa favola urbana, ottimo argomento elettorale, non credo che ci sia qualsiasi riscontro disponibile in termine di cifre ufficiali.

Questi dati illustrano bene la completa schizofrenia del Paese. Ed è ovviamente ad aggiungere alla cartella intitolata « ma porca miseria, come fanno per eleggere e rieleggere questo tycoon? », l’imperatore dei Media, già al suo « Berlusconi.IV ».

Dopo l’Iran, c’era il Papa nei sotto-titoli, sotto-sviluppo sembra, del caso « Boffo », l’ex-direttore dell’Avvenire, il « giornale dei Vescovi italiani ». Quest’uomo che sotto pressione di uno scandalo organizzato dal Giornale aveva dovuto dare le dimissioni a settembre scorso. Il suo problema? Dare contro al Cavaliere e al suo governo, troppo spesso, nei suoi editoriali. Le scuse di Feltri, specialista e recidivo della calunnia, furono molto discrete. Il Giornale appartiene al fratello di B., Paolo, perché B. possiede (molto) più di un canale televisivo. Allora Legge Mammì permettendo, non può essere proprietario di un quotidiano.

Più tardi in giornata sono arrivati i veri scoop, almeno per quelli che seguono sulla rete. Nuovi problemi, frasi. Roba di prima scelta. Ben altro che « L’Iran alle nostre porte ».

L’aperitivo è offerto da Marcello. Quel senatore della Repubblica, fondatore di Forza Italia, braccio destro di B., condannato a 9 anni in primo grado. Il processo d’appello in corso fa tremare i palazzi. Ciancimino jr lo accusa di essere « il legame », tra mafia e politica, e di essere l’uomo scelto : « il garante di una mafia non stragista ». Insomma, un altro candidato al Nobel della Pace.

Il Fatto ha pubblicato ieri un intervista formidabile.. Ha dato pure maggiori precisazioni sul suo pensiero al riguardo di Vittorio Mangano, «l’eroe »: un mafioso sanguinario che lavorava da B. ad Arcore prima di morire in galera, molto (ma molto) più tardi. Dell’Utri aveva dichiarato varie molte (che la mafia non esiste e) che lo considerava un « eroe » perché non aveva parlato. Contro B. e lui stesso s’intende. Aveva dunque resistito alle torture della giustizia italiana. Un eroe:

BEATRICE BORROMEO (Il Fatto):
« Capisce che alla gente può sembrare strano che lei dia dell’eroe a uno che, anche a suo dire, trafficava eroina? »
MARCELLO DELL’UTRI:
« Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che è un eroe in senso assoluto. È il mio eroe! »

Il SUO eroe. Grazie, passiamo all’antipasto. Qualche dichiarazione del Cav., ieri:

«C’è uno sport nazionale: andare a deprimere chi fa il bene del Paese. E questo è un male italiano che io mi sento di denunciare».

«Che ci sia una categoria, a spese del contribuente, che perseguita il primo contribuente e il principe della Protezione civile con processi che risultano infondati, è un male dell’Italia. Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici»

Silvio Berlusconi, Corriere della Sera, 10.02.2010

Guido Bertolaso, l’eroe dell’Aquila, il futuro ministro, padrone della Protezione Civile, l’Indiana Jones del Governo numero IV di B., che di recente dava lezioni alla Clinton ad Haiti, è indagato. Qui si parla di uno scandalo (categoria: corruzione) intorno ad appalti e G8 sardo, quello della Maddalena, che non c’è mai stato. Dopo il sisma in Abruzzo, B. aveva imposto all’ultimo momento lo spostamento di tutto. Perché lasciar scappare l’occasione di far visitare il suo Ground Zero con le sue Twin Towers tutte nuove?. Era d’obbligo. Mica scemo.
Esser indagato: la légion d’honneur selon B.

Guido Bertolaso, l’uomo che ha risolto l’emergenza rifiuti (sì, puoi ridere) ha dato le dimissioni. Rifiutate da B. « Come potremmo fare senza Guido? ». Poi, è vero, ha ormai tutto per entrare in politica: è indagato. La Légion d’Honneur berlusconienne. Silvio lo chiama « persecuzione » . Non si può distribuire il bene in questo paese, dice in sostanza Gesù d’Arcore.

Un fatto interessante è che qui ritroviamo pure il magistrati Achile Toro. Già protagonista nell’affare Antonveneta. Se ho capito bene, un uomo che allora parlava troppo con Giancarlo Elia Valori, lui stesso parte del problema. però dall’altra parte della legge. E qui, ritroviamo i legami eccellenti con la massoneria di altissima quota.
Stop ai pollai televisivi

Per il bene della libertà di stampa, la RAI del governo ha deciso di far chiudere i programmi televisivi di « approfondimento » sull’ultimo mese prima delle elezioni. Sopratutto dunque di Annozero. L’informazione è pericolosa, per forza politicizzata, sa com’è. Sono anni che lo denunciano il Cav. e la sua stampa. Infatti, Annozero rimane uno dei rarissimi spazi che da parola all’opposizione. A Vauro. E a Marco Travaglio. Santoro, già vittima del diktat bulgaro (2002), quando B. indicò i 3 terroristi da abbattere (Santoro, Biagi, Lutazzi) per uso « criminoso » dell’informazione pagata dai contribuenti. Benché alla fine si sia fatto un pacchetto (la censura include Porta a Porta, Ballarò e Report), è chiaramente Annozero il bersaglio. Bye bye, inutili pollai.

Nella cronaca (pagina 12 sulla Stampa), si può leggere oggi che « gli introiti delle famiglie si sono ridotti del 4% » tra il 2006 e il 2008. Più giù ancora, che l’industria italiana sta molto peggio: « produzione giù dal 17,5% nel 2009″ . Ancora più chiara la cifra per il settore « metallurgico »: -29,1%

In prima pagina del Giornale, B. sorride: « Io, Veronica e le escort ». Si fa il gioco di parole sopra su Bertolaso « terremoto giudiziario ». Magari tutto ciò è divertente e siamo solo in prede al pessimismo che ammazza ’sto Paese, quello che ha creato la crisi (« ma quale crisi? consumi! »). All’interno B. si esprime su Bertolaso e sul cancro italiano: la giustizia.

Processo breve, legittimo impedimento , distruzione della magistratura, fuga in avanti, impunità, sesso, diffamazione. Potere. Ecco il programma delle elezioni.
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L'artciolo in lingua originale è QUI.

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Una lucida analisi dei francesi di cosa ha fatto Berlusconi all'Italia e agli italiani

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Ancora una volta all'estero sono avanti, e anni luce. Non essendo direttamente o indirettamente controllati da Berlusconi (se non per qualche retuncola televisiva sparsa qua e là), i giornalisti esteri sono lucidi nell'analizzare gli effetti del Regime berlusconiano nella nostra società, con l'imbarbarimento conseguente. Devo dire che sottoscrivo quasi tutto. Leggete con attenzione.


Vent'anni di Berlusconi ci hanno reso barbari?
Il quotidiano francese "Libération" disegna un ritratto amaro dell'Italia ai tempi del Cav. Tra xenofobia, chiusure, arretratezze, leggi ad personam e tivù che spadroneggiano.

Il titolo è secco: "L'Italia di Berlusconi, un paese in via d'imbarbarimento". Nemmeno il punto di domanda alla fine, a lasciare una speranza. E' l'articolo con cui il quotidiano francese "Libération" ha disegnato un ritratto impietoso del nostro paese al tramonto del ventennio berlusconiano. "L'espresso" lo ripubblica qui integralmente tradotto in italiano, per aprire il dibattito tra i suoi lettori in merito.

ECCO LA TRADUZIONE DELL'ARTICOLO
L'Italia di Berlusconi, un paese che si imbarbarisce

L'Italia è un paese normale? L'anomalia rappresentata da Berlusconi - il fatto che concentri in sé il potere politico e mediatico, che utilizzi il Parlamento come un'azienda destinata a fabbricare leggi che lo salvino dai tribunali, che vomiti insulti sulla magistratura, che critichi continuamente la Costituzione, che riduca la politica a un cumulo di barzellette e dichiarazioni istrioniche, che porti con sé il peso dei suoi scandali sessuali - tutto questo spingerebbe a rispondere di no. Ma c'è di più.

Ciò che colpisce, ad esempio, è il fatto che dopo essere stata considerata il laboratorio-avanguardia dell'idea di Europa, l'Italia è oggi regredita a uno status 'provinciale'. La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco, soltanto di rado parla inglese. Il ruolo centrale ancora attribuito alla televisione immobilizza il paese negli anni Ottanta. Si va in televisione agghidati, tutto è intrattenimento, pubblicità, talk show urlato, sederi e pizzi, le trasmissioni di inchiesta sono rarissime e di conseguenza quelle a cui potrebbero partecipare filosofi, storici, sociologi, psicanalisti o uomini di scienza praticamente non esistono. Una sera su due Rai Uno manda in onda Porta a Porta, un talk show condotto da un giornalista dolciastro, una sorta di messa a cui partecipano sempre gli stessi leader politici, e che non è lontana dal rimpiazzare Camera e Senato. Molto di rado nelle trasmissioni politiche, sportive o di varietà compare una persona di colore. Nuova provincia, l'Italia perde punti praticamente in ogni settore, dalla scuola alla sanità, all'ecologia, ai diritti, alla cultura (budget massacrato) e anche alla tecnologia. Di recente, dopo Bob Geldof che rimproverava il governo di pareggiare il bilancio alle spalle dei poveri, è stato Bill Gates in persona ad accusare Berlusconi ("I ricchi spendono molti più soldi per risolvere i loro problemi personali, come la calvizie, di quanto non facciano per combattere la malaria") di aver ridotto della metà i fondi pubblici per lo sviluppo promessi davanti alle telecamere, facendo dell'Italia "il più avaro paese europeo".

La stessa regressione a livello informatico. Si sa che a causa del decreto Pisano la connessione wireless a Internet in un luogo pubblico, un areoporto o un cybercafé per esempio, è sottomessa alla presentazione di una carta di identità? Che i crediti per lo sviluppo dell'addebito immedito sono congelati dal 2008, che da parte della maggioranza si levano voci che domandano il controllo di social network come Facebook? Che sono state firmate ovunque petizioni per "emancipare Internet" dalle norme legislative che penalizzano il futuro del paese il quale, per l'accesso alla Rete, è già "indietro e sottosviluppato rispetto al resto d'Europa"? Berlusconi è un uomo di televisione vecchio stile, per il quale Internet è un mezzo pericoloso in quanto "liquido", ovvero incontrollabile e fuori dal suo impero.

Ma è a livello sociale che la regressione è più netta. Berlusconi catalizza talmente l'attenzione che all'estero non si percepisce come il fatto più importante sia piuttosto una "leghizzazione" della società, che porta con sé una degradazione morale e civica, una "barbarizzazione" dell'Italia. La Lega Nord di Umberto Bossi - il cui organo di stampa, La Padania, ha scritto "Quando ci liberete dai negri, dalle puttane, dai ladri extracomunitari, dai violentatori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, i nostri spiriti? Buttateli fuori, questi maledetti" - la Lega Nord alleata decisiva del partito di Berlsconi ha fatto eleggere i suoi uomini, molti dei quali sono ministri, in un considerevole numero di amministrazioni locali, diffondendo i suoi valori e il suo linguaggio. Ha sdoganato e reso normale il discorso xenofobo.

Ci vorrebbe la Biblioteca Vaticana per riunire ed enumerare i discorsi che incitano all'odio razziale, all'omofobia, all'anti-meridionalismo pronunciati dai suoi leader. Che si guardino su Youtube i discorsi del signor Mario Borghezio, che ci ascolti qualche estratto dei discorsi di Radio Padania: in nessun paese sarebbe tollerato un tale strabordamento di odio, stupidità, xenofobia!

Si difendono i valori cristiani, la famiglia, il lavoro, si vuole la croce sulla bandiera italiana e il crocifisso nelle scuole ma il ministro dell'Istruzione vuole imporre una quota di stranieri nelle classi, il ministro dell'Interno ha voluto istituire ronde di sorveglianza (un fiasco colossale, fortunatamente, nessuno si è presentato per farne parte) e ha reso reato penale il fatto di essere uno straniero senza permesso di soggiorno. Una piccola star della politica, a capo di un'impresa e politicamente schierata a destra della destra, di cui si prevedeva che sarebbe diventata sotto segretario al Welfare perché nelle grazie di Berlusconi (a proposito del quale aveva detto: "E' ossessionato da me, ma non avrà il mio..." o anche "Le donne gli piacciono solo in posizione orizzontale") si è finemente distinta per aver dichiarato che "Maometto era un pedofilo". Un fanatico (eletto) ci teneva a che i treni frequentati dalle ragazze nigeriane fossero disinfettati, un altro (anche lui eletto) voleva "eliminare tutti bambini rom che derubano gli anziani" e, interrotto dagli applausi del "popolo padano" ha invitato i musulmani a "pisciare dentro le loro moschee".

Altri ancora hanno dato fuoco alle baracche degli immigrati, proposto vagoni ferroviari e linee del bus separate per italiani e stranieri. Discriminazioni di ogni genere, aggressioni, spedizioni punitive, crimini a volte, bandiere e grida razziste nei raduni della Lega, vere e proprie cacce all'uomo nero con bastoni e fucili che per la stampa internazionale fanno evocare il Ku Klux Klan e che invece al ministro dell'Interno fanno dire: "Abbiamo dato prova di troppa tolleranza verso gli immigrati".

Tutto ciò provoca poche reazioni in Europa. Ed è senza dubbio in questo senso che l'Italia è ancor più provincializzata: la si guarda dal lontano e dall'alto, continuando ad amarla per la sua cucina, l'arte e i paesaggi, non la si prende sul serio né nel bene né nel male. Che si immagini cosa accadrebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino se la Lega Nord fosse un partito, poniamo, austriaco o francese e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider.

Robert Maggiori, Libération, 11 febbraio 2009

Per chi volesse verificare l'articolo in lingua originale.... ecco QUI.

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