giovedì 18 febbraio 2010

Corruzione Italia: incontrollata caduta nel baratro, con l'ok della Chiesa Cattolica

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Oggi la Chiesa Cattolica esprime il suo diktat, la sua minaccia al PD: via la Bonino in quanto "incompatibile e ostile alla visione cristiana". Il PD aveva avuto nei giorni scorsi la grande fortuna dell'addio della bigotta Binetti, corsa subito ad occupare nuove poltrone altrove (leggi: UDC, il partito che suona il violino alla Chiesa), e l'atmosfera in casa PD pareva serena, giacché togliersi un peso come quello è una fortuna non da poco.

Oggi quindi è arrivata la bastonata, per ordine di Ruini l'Avvenire punta le armi contro il partito di Bersani, il quale, di fronte al pericolo di perdere i voti dei cristiano cattolici fra i suoi elettori, ora si trova davanti ad un bivio periglioso.

Questo attacco violento rivela i timori e le debolezze della gerarchia ecclesiastica. La candidatura della Bonino, in realtà, non spaventa molti elettori cattolici, mentre la Polverini non li scalda. Inoltre lo scoppio dello scandalo sul malaffare intorno alla Protezione civile sta facendo perdere proprio tra i cattolici moderati l’attrattiva del polo di Berlusconi.
Il consenso scende, lo sanno i vertici del Pdl. Perché il "cattolico quotidiano", il normale credente che vive la sua fede in parrocchia, nelle organizzazioni assistenziali, nei gruppi biblici, nel volontariato, nell’impegno catechistico, non è un baciapile. Non gli interessano tanto le storie dei massaggini brasiliani. Ma generalmente (a meno che non si lasci dominare dalla diffidenza verso la politica) è molto sensibile al concetto di "bene comune", di legalità, di giustizia.

La Chiesa quindi sta dandosi la zappa sui piedi con la gente comune, ma ha ancora una grossa influenza nei partiti politici, legata qual'è ad essi dal doppio filo ipocrita del "dammi retta che ti garantisco i voti".

E' una qustione di onestà morale quindi, e fa ridere che venga dalla Chiesa, la quale fa affari col PDL, il partito con più condannati e inquisiti nella storia d'Italia!



La corruzione comanda l'Italia. E' di ieri l'ennesima notizia di funzionari colti sul fatto intascandosi tangenti. A Varese due funzionari dell'Agenzia delle Entrate sono stati colti sul fatto: registrati in audio e video mentre intascavano le mazzette. La denuncia era partita da un imprenditore. Il commercialista voleva 50.000 euro per corrompere i dipendenti pubblici. In quel modo avrebbe "evitato" i controlli fiscali necessari al rientro in Italia dei capitali depositati in Svizzera.

Ma il caso più grave come sappiamo riguarda Bertolaso, raggiunto da un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena e poi spostato a L'Aquila. In seguito al provvedimento ha dato le dimissioni da Capo della Protezione Civile, le quali sono state immediatamente respinte da Berlusconi. Secondo l'accusa Bertolaso, insieme a diversi imprenditori e altri membri della Protezione Civile, avrebbe fatto parte di uno scenario di corruzione con scambi di favori di svariata natura in cambio di appalti. Credo che sulla vicenda pesi più di ogni altra cosa l'assoluzione pubblica di Bertolaso fatta da Berlusconi: questo taglia la testa al toro, e ci siamo intesi benissimo. E poi ancora annotiamo la pagliacciata del tentativo di privatizzare la Protezione Civile da parte del governo: un chiaro input al magna-magna e alla corruzione sfrenata che ha scatenato una pletora di proteste a partire proprio dalla rete.

A proposito di Berlusconi, ieri un delirio in piena regola lo ha visto come patetico protagonista. "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c'è ancora chi mi aspetta all'angolo per farmi fuori...". "Già nel '94 - ha delirato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla". E poi: "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Pazzesco! E ancora una presa in giro allucinante: "Il governo è pronto ad inasprire le pene per i reati di corruzione. Ho in animo di presentare un provvedimento addirittura nel prossimo Cdm - ha detto Berlusconi - Sto lavorando a un inasprimento". Proprio lui? Lui che sta castrando il processo per corruzione Mills che lo vede come dichiarato corruttore in primo ed in secondo grado, vuole inasprire le pene per la corruzione? Ma leggete questa: "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Questa è la ciliegina sulla torta tirata in faccia agli italiani: una vergogna, detta da lui... dovrebbe allora essere cacciato a calci nel sedere, no?

In chiusura vi invito a leggere questo articolo di Paolo Flores d’Arcais, davvero illuminante.

Ladri, mafiosi e avvoltoi. L’osceno spettacolo di un regime senza opposizione

da "Il Fatto Quotidiano", 14 febbraio 2010

Non è l’ennesima cloaca affaristico-politica di regime. Quella scoperchiata dai magistrati di Firenze è la cloaca più vomitevole dell’intera storia repubblicana. Ci racconta l’osceno fescennino di avvoltoi che inneggiano al terremoto pregustando i vagoni di euro che lucreranno con gli appalti di una “Protezione civile” corriva e incontrollata, mentre sotto le macerie centinaia di nostri con-cittadini (Nostri, perché questo governo non ha patria né legge) soffrono l’agonia dei sepolti vivi, e altre migliaia piangono i loro morti, e in milioni seguiamo commossi la vita stremata del bimbo e del vecchio che viene sottratta in extremis alla tomba di calcestruzzo (di sabbia!), salvata dall’eroismo di volontari e di pompieri che non possono immaginare come in quello stesso istante, in una danza macabra che calpesta ogni residuo di decenza e di umanità, qualcuno dei “lorsignori” di regime stia sghignazzando a baldracche e champagne sul dolore concluso dei morti e sulla commozione e l’eroismo dei vivi. Che schifo.

Di fronte al quale un omuncolo ha esternato la sua statura di statista con questo borborigmo: si vergognino i magistrati. Si vergognino ad applicare la legge eguale per tutti, a difendere i cittadini colpiti da lutti inenarrabili, a perseguire una rapacità criminale senza più freno? A questo siamo, al vilipendio e alla minaccia contro “funzionari pubblici, pagati con i nostri soldi” (ipse dixit) che non fanno combutta con gli sciacalli degli appalti e con gli “eroi” mediatici costruiti sulla sofferenza e l’eroismo altrui. Di fronte ad un’impudenza che tracima ogni senso di umanità, perché irride il ricordo dei morti e il lutto dei vivi, un giornalismo degno del nome avrebbe scolpito il farfugliare eversivo del premier in aperture indignate a nove colonne e in solenni editoriali “a martello” di invito alla resistenza morale e civile. Perché di impunità in impunità, di incostituzionalità in incostituzionalità, siamo arrivati al governo impunito dei ladri e dei mafiosi, degli avvoltoi e delle baldracche. Quale altro incivile oltraggio dovrà subire il paese perché si levi l’unanime (e comunque tardivo) ORA BASTA?

Possibile che agli italiani piaccia essere taglieggiati e anzi spolpati dal racket degli appalti, e pagare di tasca propria ogni chilometro o metro cubo di opera pubblica tre o quattro volte quello che costa in Germania o in Francia? E, mentre vengono rapinati, essere anche sbertucciati dall’impunità ghignante dei rapaci di regime? Improbabile. E non mi ha mai convinto il qualunquismo (assolutorio verso i politici) secondo cui “gli italiani sono fatti così”, familisti amorali che detestano le regole e accettano e praticano la contro-etica dell’arrangiarsi, che conduce inevitabilmente al mussoliniano “governare gli italiani non è difficile, è inutile” (e quindi vai col manganello e l’olio di ricino!). Temo che la spiegazione dell’arcano sia molto più semplice, e perciò mal tollerata: per ribellarsi contro qualcosa di ripugnante è necessario intravedere almeno un barlume in fondo al tunnel dell’impegno. Altrimenti la fatica dell’opposizione civile suonerà insensata, e neppure al civismo più motivato si può chiedere eroismo: né santità.

Questo barlume, cioè un’alternativa politica anche minimamente credibile, oggi non c’è. E l’indignazione civile è costretta a vagabondare tra frustrazione, rabbia, odio, o tentazione di fare come gli altri, di ritagliarsi il proprio piccolo “paradiso” di prepotenza e illegalità. Ora, se il problema è il governo del malaffare e dell’impunità per gli amici degli amici, per un’alternativa credibile basta molto poco, la politica dell’onestà e della legalità. Non c’è bisogno d’altro (e meno che mai di centinaia di pagine di programmi). Sarò minimalista, ma credo che una politica dell’onestà risolverebbe, da sola, ben più della metà della questione sociale nel nostro paese. Non servono grandi “cantieri” per il programma, o almanaccate strategie da leader massimi, o esoteriche “professionalità” cui solo il politico di carriera saprebbe accedere. Basta la barra di un timone alla portata di tutti, ma da tener ferma in modo intransigente: la politica dell’onestà, della legalità, della serietà. In modo sobrio, cioè assolutamente coerente. Perché contro la delinquenza hard del regime non si può far balenare come alternativa un futuro di delinquenza soft: chi spera di accattivarsi in questo modo le masse è un imbecille prima ancora che un amorale.

Ecco perché è catastrofica la politica di chi all’opposizione evoca, fosse anche una tantum, la necessaria “virtù” del male minore. Il male minore non esiste, è solo l’alibi che porta per mitridatizzazione al male peggiore, o che comunque rende impotenti a contrastarlo. I partiti di opposizione in questa mitridatizzazione ci sono ormai dentro fino al collo, tutti. Perché fondati sui politici di professione, sui politici a vita, anziché sulla politica-bricolage, sulla politica disinteressata. Che si dimostra sempre più una Realpolitik inaggirabile, e non l’utopia moralistica di cui cianciano i nostri politici fallimentari. Ma di questo, che è il tema strutturale, in un prossimo articolo.

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