lunedì 1 febbraio 2010

Legittimo Impedimento: voto segreto, franchi tiratori e le paure di Berlusconi

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Il teatrino del Parlamento riapre, e lo fa per una legge che non avrà il veto "non c'è copertura finanziaria" di Tremonti, una legge "assoultamente necessaria" a tutti i cittadini: quella che disponde il laccio all'attività dei giudici che devono accertare i fatti riguardanti i reati compiuti da Berlusconi.


Le agenzie di stampa e i quotidiani (vedi, per es. REPUBBLICA) oggi riportano le strategie e i maneggi relativi a queste disposizioni, con una grande paura da parte di Berlusconi: se si va al voto segreto lui potrebbe pigliarsela dove non batte il sole, giacché il dissenso in larghi strati del PDL si sta allargando a macchia d'olio. Col voto segreto infatti i franchi tiratori possono cambiare mira, e il Kaiser non solo rischierebbe davvero il tanto rimandato incontro col carcere, ma non potrebbe neanche sapere chi lo "tradisce" oppure no.

Su oltre 150 emendamenti alla legge che, almeno per un po', dovrebbe mettere tranquillo Berlusconi e consentirgli di rinviare i processi, l'opposizione, se volesse, potrebbe chiedere moltissimi scrutini coperti perché il testo, riguardando le libertà personali, ricade tra quelli che possono eludere la consultazione palese. Berlusconi sta sudando freddo: cosa si inventerà per coartare il voto dei dissidenti? E Fini che farà? Concederà il voto segreto oppure darà una mano al Kaiser?

Un tentativo patetico era stato già escogitato da Cicchitto e Bocchino: giovedì scorso hanno spedito una missiva ai deputati anziché il solito sms. Lo rivela e ne pubblica l'originale Antonio Di Pietro sul suo BLOG, e quella frase rivelatrice della paura di possibili sorprese diventa di pubblico dominio. Al "caro collega" i due scrivono che "non serve ricordare l'importanza che questo appuntamento ha per il Pdl, il presidente Berlusconi e il governo". Pertanto "senza eccezione alcuna" la presenza in aula deve essere "garantita" senza possibili giustificazioni. La gravità di queste parole è inaudita: si richiama al voto l'assemblea del popolo per una legge che non riguarda il popolo, ma un delinquente che non vuole finire in carcere! Le critiche a questo pezzo di cartaccia sono piovute un po' dappertutto e in tanti nello stesso PDL hanno storto il naso di fronte a questo auto-sputtanamento (scusate il termine, ma le cose stanno così), anche se poi in molti sono più preoccupati perché Berlusconi ha deciso d'imperio di mettere nelle liste per le Regionali una miriade di veline, modelle ed escort (e non per lo sfacelo morale dell'immagine del PDL, ma perché rubano loro eventuali poltrone).

Quei due articoli del legittimo impedimento di cui tanto si parla ben si prestano a una dura contestazione in aula. Basti pensare al nuovo compito assegnato alla "presidenza del consiglio dei ministri". Essa "attesta che l'impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni". Per cui "il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato". Ciascun rinvio "non può essere superiore a sei mesi". Non uno, due, tre giorni, ma ben sei mesi. Il relatore Pdl Enrico Costa è convinto di aver fatto un'ottima proposta perché la frase appartiene al suo testo originario. La democratica Donatella Ferranti la trova inaccettabile perché "è peggio del lodo Alfano, è un congelamento bello e buono del processo". Per di più con un'assunzione di responsabilità anomala della presidenza del Consiglio che "certifica" la bontà dell'impedimento di un imputato e di fatto ne blocca il processo. Come scrive l'Idv nella sua pregiudiziale di costituzionalità "la dichiarazione di un funzionario dipendente dell'esecutivo non è sottoponibile ad alcuna valutazione critica. In tal modo c'è un'invasione dell'esecutivo nelle prerogative della magistratura, che perde la sua indipendenza dal governo".

In barba all'articolo 101 della Costituzione ("I giudici sono soggetti solo alla legge") il giudice "dominus del processo, viene totalmente privato della possibilità di esercitare un qualsivoglia controllo dell'impedimento". Che dovrà tener conto pure "delle attività preparatorie e conseguenti".

Un lodo in piena regola che Berlusconi vuole approvare per via non costituzionale nonostante le bocciature della Consulta per i lodi Schifani e Alfano.

Ovviamente né Minzolini, nè Vespa, Feltri, Belpietro o tutti gli altri asserviti schiavi gaudenti del Regime hanno posto l'accento sulla questione: la gente non deve sapere quello che può nuocere agli interessi personali di Berlusconi. Nel frattempo queste porcherie vanno avanti, con il conseguente sfascio del nostro Ordinamento Giuridico.

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