lunedì 29 marzo 2010

Ancora sulla riforma-(s)fascio della Gelmini: la Scuola Pubblica muore nell'indifferenza

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Un altro articolo alla vostra attenzione, leggete bene. E' anche colpa nostra se ce ne siamo quasi fregati della distruzione della Scuola Pubblica. Io, nel mio, anche se ho partecipato alle manifestazioni e cortei che si sono svolti nella mia città, non mi sento per niente con l'animo in pace... voi?


Scuola pubblica al collasso. Le famiglie pagano “tasse” volontarie per scongiurare la chiusura degli istituti
di Fulvio Lo Cicero
Il grido di allarme è stato lanciato da dirigenti e docenti. Molte scuole costrette a chiedere contributi “volontari” alle famiglie, altrimenti l’alternativa è la chiusura. Il ministero promette dieci, ridicoli, milioni di euro

ROMA – La scuola pubblica sull’orlo del collasso finanziario. È questa la situazione che progressivamente sta maturando negli istituti scolastici italiani per “merito” della coppia Gelmini-Tremonti, i quali non solo hanno tolto all’istruzione pubblica otto miliardi in tre anni ma non rispettano nemmeno gli impegni presi in precedenza. Allo stato attuale, alla scuola manca un miliardo tondo tondo, che il ministero fa finta di aver dimenticato (in realtà, Tremonti non sa proprio dove rimediare i soldi).

Ma il ministro dell’economia non è nuovo a questo genere di inadempimenti. Appena insediatosi nel 2001, decise che non avrebbe pagato i docenti che avevano svolto, come insegnanti, i corsi di abilitazione ai colleghi, con regolare contratto firmato dal precedente Governo. I berlusconidi sono così: per loro gli impegni sono un optional, perfino quando hanno natura di obbligazione giuridica. Fu così che migliaia di docenti presi in giro fecero ricorso e il giudice civile cominciò ad emettere decreti ingiuntivi, con gli ufficiali giudiziari che si recavano nella sede del ministero ad operare i primi pignoramenti. E Tremonti trovò i soldi, salvando suppellettili, quadri, arredi.

Ora è la stessa cosa. Le scuole vantano un credito per un miliardo di euro. Una cifra spaventosa, «che ci serve non per organizzare party ma per comprare la carta igienica, le risme di carta e il toner per le stampanti, in alcuni casi per pagare compensi arretrati» dice un dirigente scolastico dell’area romana.

La situazione è giunta ad un punto tale che, oramai, sono numerose le scuole che chiedono contributi “volontari” alle famiglie. In questo modo, appare ancora più ridicolo il vanto berlusconiano del “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani”, perché quelle mani le stanno affondando, per quanto in maniera indiretta. Questi contributi sono considerati necessari per non chiudere le scuole e proprio per colpa del ministero, che non onora i suoi impegni.

Ora, all’approssimarsi dell’esame di maturità, molte scuole stanno chiedendo, oltre alla tassa ordinaria (di circa dodici euro) anche un altro contributo, che in alcuni casi è di 100 euro. Il bello è che la ministra Gelmini si è scagliata contro questi contributi, asserendo che non ce n’è bisogno. La maggior parte dei dirigenti scolastici non è d’accordo: «Abbiamo pensato di proporre una tassa supplementare per gli esami di Stato, dato che essi incidono sul lavoro della segreteria, basti pensare solamente alle fotocopie. Noi siamo completamente a secco e non certo per colpa nostra» conferma un altro dirigente scolastico romano. Altri rimarcano come, al momento dell’iscrizione, i genitori abbiano firmato un “patto di corresponsabilità” con le scuole, aderendo alla richiesta di fornire eventuali contributi richiesti dai dirigenti.

Giorgio Rembaudo, presidente dell’Associazione nazionale dei Presidi, afferma: «Le scuole sono giunte a un tale livello di indigenza che si fa ricorso a tutto, dal “gratta e vinci” alla lotteria. La situazione non è più concepibile. Vorrei sfidare qualsiasi dirigente d’azienda a gestire la propria impresa a risorse zero».

Di fronte a questa situazione, la ministra non ha trovato altro che 10 milioni di euro, una cifra ridicola. Se si pensa che le scuole italiane sono poco più di diecimila, ad ogni scuola arriveranno mille euro. Una bazzecola.

«Le scuole pubbliche sono al fallimento» dichiara senza mezzi termini Francesca Puglisi, responsabile del settore per il Partito democratico, sottolineando come i «10 milioni di euro promessi dalla Gelmini sono briciole, di fronte agli enormi tagli con cui il governo ha costretto presidi e insegnanti a elemosinare soldi dagli alunni perfino per comprare la carta igienica».

Una scuola senza nemmeno carta igienica. La “riforma Gelmini” spiegata al popolo.

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