martedì 30 marzo 2010

Il revisionismo storico della Gelmini sulla Resistenza

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Sono cresciuto con una educazione, con dei valori, con delle idee per le/i quali centinaia di migliaia di italiani (e non solo) sono morti. La fine del Fascismo e del Nazismo suo alleato sono passate per il sacrificio di quanti non chinarono il capo davanti alla distruzione della Libertà che Mussolini e Hitler attuarono in Europa con l'Asse Roma/Berlino. La Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato quindi uno spartiacque nella Storia Moderna, forse ne è l'evento più importante, perchè ha bloccato la più grande vergogna nella storia dell'Umanità: l'Olocausto.

Aspetto fondamentale in questo contesto fu quello della Resistenza: come, ancora prima e meglio dei libri di storia, i nostri genitori e i nonni a lungo ci hanno ben raccontato.


Per il Ministro della Distruzione della Scuola Pubblica a della Cultura, la "signora" Gelmini, la Resistenza non conta, così come non hanno importanza l'Antifascismo e la Liberazione. Oggi, nel gran macello mediatico delle elezioni, la notizia è passata in secondo piano. Potete leggere QUI un paio di cose che vi faranno sbiancare.

Eppure Resistenza, Antifascismo e Liberazione sono state le basi sulle quali è stata costruita la Repubblica e la nostra amata Costituzione, quella che non piace al Kaiser e, fra i suoi fidi servitori, ai fascisti.

Per la "signora" Gelmini quindi nessun riferimento esplicito alla Resistenza, ma solo dei richiami nell'analisi ad ampio raggio della Seconda Guerra Mondiale. Questo è il primo passo verso quel revisionismo storico che già dai primi anni '90 tanti fra i componenti dei nuovi partiti di Destra volevano, e l'avevano ben annunciato con la scusante che "la storia la scrivono i vincitori".

Il sangue dei partigiani quindi non conta più, del resto la Repubblica sta stretta a questa accolita di delinquenti che vuole cambiare tutto, anche i fatti storici.

Posso dire che sono incazzato nero?

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