lunedì 22 marzo 2010

Il ricatto squadrista del PDL all'Abruzzo: la lettera di Verdini e la sconfitta del Kaiser

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Si era sentito ieri di una fantomatica lettera spedita da Denis Verdini ai politici abruzzesi del PDL: sul contenuto della stessa si vociferava alquanto. Adesso finalmente sta girando una copia della stessa, ed è giunto il momento di leggerla e riflettere un attimo, anche su chi è Verdini, perciò partiamo proprio da lui.

Nel 2009, dopo la nascita del Popolo della Libertà, è stato creato l'ufficio di Coordinatore Nazionale. Questo è ricoperto da tre persone: Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa. Verdini era un forzista della prima ora, plurieletto prima alla regione Toscana, poi al Parlamento, sempre nelle file del cenro-destra. È titolare del 15% delle azioni della società editrice del quotidiano Il Foglio. Nel 1997 Verdini aiutò Giuliano Ferrara, direttore del quotidiano, nella campagna elettorale per il seggio del Mugello, in cui, vigente il sistema maggioritario, Ferrara sfidò Antonio Di Pietro.

Ovviamente, per essere un politico del PDL al 100% mancava una cosa: qualche problema con la Giustizia. Ed infatti, come riporta fra gli altri REPUBBLICA, è indagato dai PM di Firenze per il reato di "Concorso in Corruzione" in merito agli appalti per le opere emergenziali affidate alla gestione della Protezione civile. Un politico perfetto, quindi, per il PDL.

Ma vogliamo vederla questa lettera? Eccola:


Il diktat è chiaro: i politici abruzzesi del PDL sono obbligati a raggiungere la cifra prefissata dal partito di 50 pullman da riempire con cittadini abruzzesi, che devono andare a Roma ad adorare il Kaiser per la "straordinaria azione" del post terremoto. Addirittura Verdini si stupisce che non sia stata raggiunta la cifra di 100 pullman! Verdini ordina quindi ai politici abruzzesi del PDL di recarsi nei quartieri terremotati con un megafono per urlare alla povera gente che vi abita che ha l'obbligo morale di andare a Roma a ringraziare Berlusconi! Ci manca solo l'esercito a sfollare le case e portare a forza la gente alle manifestazioni, come faceva fare Mussolini nel ventennio della vergogna, similmente a Nerone nell'antica Roma quando aveva voglia di cantare!

Queste cose danno il voltastomaco, ma su tutte vale la pena di sottolineare la chiusura: "Se non risponde l'Abruzzo non vale niente governare!".

Nonostante questo sia un italiano un po' (siamo buoni) pedestre, il concetto è chiaro: questo è un ricatto in piena regola, e pure un'offesa a una regione intera, non solo agli elettori del centro-destra che scelleratamente diedero il loro voto al PDL, ma anche a tutti gli altri.

Il fatto che Verdini chiuda la lettera scrivendo "Un abbraccio" non cambia le cose.

Una riflessione è scontata, quasi automatica: Berlusconi esigeva almeno un milione di partecipanti, e i suoi organi di stampa, e cioé l'accozzaglia di servetti che chinando il capo gli han dato retta, hanno raccontato a tutta Italia che un milione c'era, in Piazza San Giovanni. Però i desideri di Sua Emittenza non sono stati soddisfatti: neanche ai suoi elettori piace andare in piazza a manifestare... preferiscono stare a casa davanti a mamma TV, oppure fare altro. La realtà è comunque più tragica, per il Kaiser triste e adirato: i consensi per quello che lui ha fatto per sé e non ha fatto per l'Italia sono in tremendo calo... una caduta a picco verso un baratro che potrà essere colmato solo attuando brogli alle prossime elezioni, come io (e non solo) temo.

Berlusconi è sempre più solo: scappato Casini con l'UDC (che ora gioca a fare il moralista dopo aver votato e fatto votare tante leggi ad personam per il Kaiser), Berlusconi ha accolto il "salvatore" Mastella, e Gianfranco Fini opera per cambiare le cose (giocando anche lui a fare il moralista, dopo quello che ha fatto con Silvio). Il Re è sempre più solo, e abbisognava di plausi e di giuramenti fascisti in una piazza che però era semivuota. Il Re si circonda solo dei suoi cortigiani, gente che gli dà retta o perchè era già nel suo libro paga privatamente (leggi: i suoi avvocati) o perché sostenendo la sua "politica" può stare al potere sfasciando il nostro ordinamento giuridico in una becera corsa al "federalismo" (che altro non è che una secessione legalizzata a colpi di maggioranza e di fiducia). E non sono bastati i cartelloni che insultavano i politici del centro-sinistra, e quelli che insultavano la memoria di un Eroe: non Mangano ma Borsellino, ucciso da quella Mafia che dai primi anni '90 dà i suoi voti al "cavaliere". Non sono bastate le note della banda che ha suonato "faccetta nera" per rallegrare il pagliaccio nel giorno della sconfitta.

Sì, una Sconfitta: nella mente del kaiser doveva essere il giorno della Vittoria (come ha fatto urlare a tutti in Piazza San Giovanni), è stato invece il giorno della Sconfitta.

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