domenica 14 marzo 2010

Minzolini & Co. e l'uccisione dell'Informazione in Italia

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Lo confesso: ogni giorno penso a cosa farei a Minzolini se lo avessi fra le mani. Ovviamente lo riempirei di carezze, dolci e affettuose, e gli sussurrerei paroline dolci all'orecchio, come qualcuno "maturo" e berlusconiano consiglia in un social-network molto alla moda ora. Gli direi quanto è bravo, quanto è corretto, come persona e giornalista.

Poi mi desto dal sogno, e guardo la realtà. Minzolini è un becero strumento di propaganda, con un compito disegnato a monte ed eseguito con un cinismo nazista: la distruzione dell'Informazione, la negazione del Giornalismo. Un Regime ha bisogno di controllare le menti dei cittadini, e questi devono essere nutriti di fandonie, di odio da buttare sul "nemico" di turno (Travaglio, Di Pietro, il PD, chiunque non la pensa come il Furher di Arcore); le notizie scomode non devono essere passate, e se le passano gli altri bisogna subito controbattere alterando i fatti. Perché? Perché un Regime non può e non deve raccontare la verità ai cittadini, altrimenti questi scappano, e votano dall'altra parte. Un Regime è per sua natura insicuro di sé, ma deve dare una parvenza di sicurezza, coprendo la realtà di una viscida patina di menzogna, o meglio: di "minzogna".

Minzolini però, lo spara-minzogne, non è l'unico generale delle SS al servizio (in maniera più o meno occulta) del Furher: la schiera di pupazzi, piena di fiele, dalla parlata volgare, dalla menzogna facile, è ben nutrita, se così non fosse infatti il Regime cadrebbe. Forte la televisione vero? L'Italia ci sta attaccata di continuo, e tutto quello che dice la TV è vangelo che nutre gli stolti, ma anche quelli che hanno capito le porcherie del PDL e le accettano: questi sono i più pericolosi, quelli che se ci fosse stato davvero in Italia il Comunismo adesso sarebbero fuori dai c...ioni, scusate, fuori dai piedi. Dove non arriva la TV, coi vari Minzolini, Vespa, Fede eccetera (scusate, taglio la lista perché sto per sedermi a tavola) arriva la stampa: e via con continue diffamazioni, invenzioni verità nascoste dai vari Feltri, Belpietro e tutti gli altri "squadristi della penna", sempre pronti a rovinare i "nemici" del Furher, facendosi anch'essi complici di una barbarie senza pari nella storia della nostra Repubblica, e che ha pari soltanto nel fascismo mussoliniano.

Ma Berlusconi è peggio di Mussolini, cercate di capirlo: se per Mussolini era facile controllare l'informazione, perché pochi erano i mezzi di comunicazione di massa, e quindi era facile controllare le menti, oggi le cose vanno diversamente. Oggi i mezzi di comunicazione sono tanti, e siccome Berlusconi non li controlla tutti (l'esempio della rete, unica vera fonte di informazione pura e libera, è lampante), allora occorre battere duro, con cinismo.



Vi invito a leggere questo articolo, come al slito molto acuto, tratto da Il Fatto Quotidiano: un bell'elenco di quanti siano i mezzi-uomini (tali sono quelli che hanno un prezzo) al servizio del Furher, una vergogna schifosa di un'Italia piena di feccia che, come diceva Montanelli, "risale il pozzo".
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Tutti gli uomini del presidente
Nome per nome ecco la squadra che imbavaglia l'informazione . Contro Santoro, Berlusconi diceva a Innocenzi (Agcom): "Elabora una strategia e aprite il fuoco". E il vicepresidente della vigilanza Lainati ricordava: "Sono un soldato". Ferri (Csm) indicato come il consulente che dava una veste giuridica ai documenti usati nella "strategia" contro Annozero.

Non c’è solo l’Agcom nella squadretta di manganellatori messa in piedi sotto il comando di Silvio Berlusconi per azzittire gli show politici sulla Rai. A Il Fatto Quotidiano risulta che numerose intercettazioni trascritte dalla Guardia di Finanza riguardano la Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. In particolare un ruolo chiave nella “strategia” messa in piedi da Silvio Berlusconi per arrivare allo stop di Michele Santoro (una vera ossessione per il Cavaliere) lo riveste Giorgio Lainati, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione. Questo ex giornalista Mediaset promosso dal padrone deputato nel 2001 è sempre stato un bulldog degli interessi del Cavaliere nel Parlamento. Quando il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi (il coach della squadretta del presidente) deve riunire tutti i fedelissimi insediati nei gangli dell’informazione, è proprio Lainati il primo della lista. Innocenzi entra in fibrillazione alla fine di novembre quando si scopre che Santoro, dopo la puntata con Patrizia D’Addario, dopo la trasmissione incentrata sul sottosegretario Nicola Cosentino e la camorra, ora sta preparando un focus sul caso Berlusconi-Mills. Più che il commissario dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, sembra il commissario tecnico della squadretta del suo padrone e dirama le convocazioni per un incontro urgente.

Il presidente del Consiglio gli ha dato un incarico preciso: “Elaborare la strategia per arrivare alla chiusura di Annozero ma anche di Ballarò’e magari di Parla con me”. Innocenzi chiama subito la sua sporca mezza dozzina per organizzare un incontro. Da vero pasdaran della causa che arriva a dire: “Per me conta solo una persona”, cioè l’amato Berlusconi (da lui definito indifferentemente “Capo” o “Padrone”) si lancia ventre a terra a caricare “gli uomini del presidente”.

All’appello dei fedelissimi registrato dagli investigatori i convocati sono il direttore generale della Rai, Mauro Masi; il consigliere di amministrazione dell’azienda pubblica , Alessio Gorla e - difficile anche solo a immaginarsi - un magistrato importante: Cosimo Ferri. Proprio lui il potente presidente della settima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, quella che stabilisce gli incarichi direttivi. Innocenzi lo convoca ogni volta che c’è da prendere una decisione importante. Per esempio, prima di preparare le due lettere che dovevano essere inviate dall’Agcom e dal direttore generale della Rai Mauro Masi per soffocare in una tenaglia Annozero, Innocenzi chiede al consigliere della Rai Alessio Gorla (che subito le fornisce in via riservata) le carte che servono a Cosimo Ferri. Nei fedeli resoconti al premier delle sue attività, Innocenzi cita sempre Cosimo Ferri come uno degli uomini che stavano dando una mano per supportare con adeguate motivazioni legali la strategia per colpire i nemici mediatici del Cavaliere. Innocenzi riferisce a Lainati tutte le sue mosse. Gli racconta di avere chiamato il direttore generale della Rai Mauro Masi, il consigliere di amministrazione della concessionaria pubblica, Alessio Gorla e di avere comunicato a tutti l’obiettivo: “Bisogna trovare una soluzione per evitare che Santoro faccia il processo Mills”. Nelle telefonate è citato spesso ma non appare mai il presidente dell’Agcom. Mentre il suo braccio destro, Roberto Viola, è in contatto continuo con Innocenzi e funge da pontiere tra i due. Comunque a giudicare dai risultati, tra tutti proprio Giorgio Lainati, si rivelerà il giocatore decisivo della partita. Alla fine, dopo mille fallimenti e mille lavate di capo del capo ai suoi “killer” pasticcioni e incapaci è stata proprio la commissione di vigilanza a regalare l’assist vincente che ha permesso all’Agcom di segnare il goal. Il provvedimento firmato dall’Autorità (e annullato dal Tar due giorni fa) che è riuscito a ottenere l’oscuramento di Annozero, Ballarò e delle altre trasmissioni politiche durante la campagna elettorale delle regionali, infatti, è stata l’attuazione di un regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza il 10 febbraio scorso. Quel regolamento, è stato censurato implicitamente dai giudici amministrativi che non potevano certo annullarlo senza scatenare un conflitto tra potere giudiziario e legislativo.

Ma nella motivazione dell’annullamento dell’atto dell’Agcom è evidente la censura per un regolamento parlamentare che impone di applicare a tutte le trasmissioni preelettorali le severe regole delle tribune. Non c’è dubbio che il protagonista di quella partita, l’uomo che ha promosso e difeso contro ogni critica il regolamento che imbavaglia gli show politici pubblici lasciando campo libero a quelli privati del suo ex datore di lavoro, è proprio Lainati. Quando Innocenzi lo chiama dopo l’ennesima trasmissione di Michele Santoro indigesta al Capo, il vicepresidente della commissione parlamentare che dovrebbe garantire l’informazione corretta a tutti i cittadini risponde: “Io faccio il soldato, voi ditemi quello che devo fare e io lo faccio”.

Lainati è il pasdaran della squadretta e morde il freno quando lo chiamano per la battaglia. È infuriato anche con il Cavaliere che continua a scegliere uomini troppo mosci, come Fabrizio Del Noce o Mauro Masi, che lui chiama Alice nel paese delle meraviglie. È colpa del presidente del Consiglio che li ha messi in quei posti se la meta non arriva. E Santoro riesce ad andare in onda. Dopo la puntata di Annozero sul caso Mills è lui stesso a proporre a Innocenzi: “Facciamo un esposto e vediamo cosa riuscite a farci poi voi dell’Agcom”. I due organizzano subito un incontro con i parlamentari del centrodestra più vicini. L’ex sottosegretario alla Giustizia Iole Santelli, oggi membro della commissione di Vigilanza anche lei, risponde alle convocazioni e alle telefonate prontamente. Ma anche il presidente della commissione parlamentare, Alessio Butti, e il leghista Davide Caparini, a sentire Innocenzi e Lainati, sono d’accordo. Chissà se è tutto vero quello che dicono al telefono, una cosa è certa, alla fine la commissione di Vigilanza riuscirà nel suo obiettivo.

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