venerdì 26 marzo 2010

Una voce fuori dal coro del silenzio sulla Scuola Pubblica

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Segnalatomi da un amico, riporto qui uno scritto di Massimo Donadi, Capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati. Almeno qualcuno dice qualcosa di sensato sullo scempio-Glemini in atto. Ora alle parole seguano i fatti, e si creino le condizioni per salvare la Scuola Pubblica dalla distruzione.


Scuola: un'Italia ignorante da plasmare

Un’Italia ignorante, da plasmare a proprio piacimento: ecco il disegno della maggioranza, che si staglia purtroppo sempre più chiaramente, nel totale buio in cui va precipitando la scuola pubblica. Il grande Pietro Calamandrei, in un convegno sulla scuola pubblica a cui prese parte nel lontano 1950, avendo ancora fresca la memoria del fascismo, disse che, ove mai si fosse ripresentata nel nostro paese una forma di autoritarismo, non avrebbe certo fatto ricorso al manganello o all’olio di ricino, ma avrebbe piuttosto operato sul piano della cultura, della formazione del pensiero e quindi sull’orientamento dell’opinione pubblica e della classe dirigente del Paese. Per questa ragione, riteneva Calamandrei, un ipotetico “partito dominante” avrebbe progressivamente impoverito la scuola pubblica fino a lasciarla morire di inedia e avrebbe contestualmente investito sulle scuole private che sarebbero diventate lo strumento di diffusione della sua “cultura”. Calamandrei non poteva certo immaginare, nel 1950, che per creare una propria visione culturale al cosiddetto “partito dominante”, non sarebbe stato necessario dar vita a una rete di scuole private, in quanto a questo avrebbe ampiamente pensato la televisione. Sta di fatto, comunque, che, come tutti i grandi uomini, ha saputo vedere lontano. I 7 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, i quasi 100 mila insegnanti e operatori licenziati, l’impoverimento della didattica, la diminuzione del numero di ore di insegnamento, serve sicuramente a creare un popolo sempre meno attrezzato culturalmente e sempre più facilmente plasmabile con messaggi televisivi. Ormai le scuole pubbliche sono alla fame, dalla città di Crema, passando per Roma e per finire a Catania, gli istituti devono chiedere contributi alle famiglie dei ragazzi per comprare carta igienica, saponi, piatti e bicchieri di carta. A Catania una scuola ha dovuto chiedere un contributo di 100 euro alle famiglie per banchi, lavagne e cattedre. A Milano una scuola media ha dovuto chiedere un contributo di 40 euro per garantire lezioni pomeridiane. E l’elenco non avrebbe mai fine. Ma, a rendere veramente inquietante la situazione, è il fatto che non solo si sta cercando di lasciar morire di fame e inedia la scuola pubblica, ma che, addirittura, è ormai la cultura dei disvalori propagandati da questa maggioranza di destra che sta facendo breccia nella stessa istruzione. Una scuola pubblica di Pordenone ha organizzato una gita scolastica degli allievi sulla base del loro reddito: i benestanti a Londra in buon albergo, i più poveri a Monaco in una pensione con i pidocchi. In un comune del Vicentino, due giorni fa, alla scuola materna il sindaco e l’assessore, entrambi giovani donne, hanno deciso di lasciare a digiuno 9 bimbi dell’asilo nido perché i genitori non avevano ancora pagato la retta. Ma cosa ci sta succedendo? Stiamo assistendo al calpestamento di ogni sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica e, come dice oggi Massimo Gramellini sulla Stampa, “spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati di Vicenza e di Pordenone. Ma spaventa ancora di più come cresceranno i privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà, per insegnare i quali la scuola pubblica era nata”.
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Nel sito dell'Italia dei Valori ho trovato anche l'elenco delle iniziative che il partito di Di Pietro ha stilato per il sostegno alla Cultura, ci sono alcune cose interessanti, leggete:

11 - Scuola, Università, Ricerca

* Ridurre le spese militari, sottrarre fondi alle grandi opere inutili (Ponte di Messina) per destinare integralmente il ricavato al finanziamento di istruzione e formazione.
* Applicare il dettato costituzionale dell’articolo 33: enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
* Scuola dell’obbligo. Riduzione del numero degli alunni per classe, stabilità del corpo docente, innalzamento dell’obbligo scolastico. Promuovere la formazione tecnico-scientifica in relazione alla riconversione energetica. Laicità dell’insegnamento.
* Università. Favorire la formazione scientifica e l’addestramento alla ricerca. Bloccare la moltiplicazione delle sedi e dei corsi di laurea. Scoraggiare l’afflusso studentesco verso corsi di laurea che offrono scarse prospettive occupazionali. Rafforzare le esperienze di scambio europeo, Erasmus e affini.
* Riaprire il reclutamento di giovani ricercatori. Destinare risorse finanziare adeguate alla ricerca scientifica sulle fonti di energia rinnovabili, sul riciclo dei rifiuti, e alla loro applicazione diffusa.
* Aumento del tempo scuola con riduzione del numero di alunni per classe
* Mantenimento di istituti funzionanti per le scuole dell’infanzia e primarie anche nei piccoli centri e collegamenti pubblici gratuiti per le scuole secondarie accentrate nei comuni maggiori
* Diritto allo studio per gli alunni portatori di handicap assicurato dal sostegno di insegnanti specializzati.
* Definizione di rapporto tra alunni per classe e spazi fisici messi a disposizione dell’aula, nel rispetto delle norme igieniche e di sicurezza.
* Aumento dei finanziamenti per le verifiche di manutenzione delle strutture e adeguamento alle norme antisismiche di tutti gli edifici scolastici.
* Piano triennale, per la stabilizzazione dei precari con formulazione di proposte economiche per l’eventuale prepensionamento di corpo docente eccedente.
* Adeguamento degli investimenti in ricerca e per gli istituti universitari dall’1% attuale agli standard europei del 3% del Pil.
* Ridefinizione della governance delle Università e delle competenze dei diversi organi distinguendo l’indirizzo, dal controllo e dalla gestione.
* Revisione del sistema delle carriere e di reclutamento dei docenti.
* Obbligo della lingua inglese e dell’informatica come materie didattiche fin dalla scuola dell’infanzia.
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Anche qui è il caso dire dire, con maggiore forza: alle parole ora seguano i fatti. Ora probabilmente qualcuno riderà e commenterà: questo blogger sta facendo pubblicità all'IDV... pensatela come volete, se queste le avesse scritte Pinco Pallino le avrei postate lo stesso.

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1 commento:

  1. secondo una circolare emessa dalla dirigente scolastica della scuola media di mia figlia, i
    genitori sono stati AVVISATI che a causa di "disposizioni ministeriali", nell'anno 2009-2010 sono state abolite le "ore a disposizione" dei docenti . Cosa significa ? Significa che quando un docente è in malattia, fanno uscire gli alunni
    una o due ore prima, oppure li fanno entrare alle 9:30, è quello che esattamente sta avvenendo per mia figlia. A volte è uscita anche alle 11:00, restando in giro con le amiche perché I GENITORI LA-VO-RA-NO.
    Lo Stato spende 500 milioni per opere inutili a La Maddalena ma non è in grado di stipendiare un supplente. La Gelmini dovrebbe vergognarsi per la sua incompetenza e inattitudine...per il danno enorme che sta creando alla scuola pubblica.

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