venerdì 9 aprile 2010

Belpietro condannato in via definitiva per aver diffamato Caselli

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Operare in un certo modo nel mondo del giornalismo comporta dei rischi seri, soprattutto quando si lavora alle dipendenze di chi è legato a certi politici. In tal caso simpatie ed antipatie spingono a scrivere sempre in una direzione, lontana dal giornalismo e vicina ciò che ne è la negazione. L'attuale Kaiser ha la proprietà di una larghissima fetta dell'editoria e può contare su alleati fedeli, pronti ogni giorno a tacere le notizie scomode al Kaiser o a darne versioni sempre di parte.


Ma si può fare di più... Il direttore di Libero, quotidiano al servizio della Propaganda, Belpietro, è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per aver diffamato magistrati come Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte. Come riporta il Sole 24 Ore , quando era al Giornale, Belpietro aveva pubblicato nel novembre 2004 un articolo firmato da Raffaele Iannuzzi dal titolo «Mafia, 13 anni di scontri tra pm e carabinieri», nel quale ipotizzava una ‘guerra' dei pm di Palermo contro i carabinieri sulla questione del covo di Totò Riina.

Condannato in primo grado e in Appello, è stato bastonato definitivamente dalla Cassazione (Quinta sezione penale, sentenza n.91318): quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e pagamento, a titolo di riparazione, di cinquemila euro ai querelanti, in solido con la società europea Edizioni Spa e ancora risarcimento dei danni, liquidati in cinquantamila euro, a favore delle parti. Iannuzzi, invece, non aveva subito alcun processo, perché parlamentare, sulla base della garanzie fornita dall'articolo 68 della Costituzione.

La Cassazione ha affermato che i magistrati «esercitavano una funzione istituzionale», pertanto attribuirgli un disegno articolato di guerra contro l'Arma dei carabinieri aveva «un disvalore complessivo» che si riflette sulla qualità delle persone in rapporto al compito loro affidato dalla legge. E il fatto che l'autore dell'articolo fosse un parlamentare, cioè portatore di opinione politica che avrebbe potuto essere esentata da responsabilità, ma già sottoposto a processo per fatto analogo commesso quando era ancora privo della qualità - sottolineano i giudici - avrebbe dovuto allarmare il direttore responsabile quali che fossero le sue idee personali.

Almeno una volta, gettare fango sui magistrati, perennemente sotto assedio per volontà del Kaiser, comporta una punizione per mano della Giustizia.

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