mercoledì 28 aprile 2010

Feltri, Berlusconi e Fini, Schifani e Il Fatto Quotidiano

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Due notizie riguardanti il giornalismo meritano la vetrina oggi, davvero uno specchio dell'Italia in cui viviamo.


La prima non riguarda propriamente il "giornalismo" bensì la propaganda/squadrismo del Giornale di Littorio Feltri nei confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini. Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha scatenato l’ennesimo attacco contro Fini scrivendo che la suocera ha quandagnato più di un milione di euro da un appalto in Rai. In tarda mattinata è arrivato alle agenzie di stampa un messaggio di Berlusconi che esprime "solidarietà" al compagno di partito: "Esprimo la più convinta solidarietà a Gianfranco Fini per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso. La critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica. Tali metodi, che assai spesso ho dovuto subire personalmente, non vorrei mai vederli applicati, specie su giornali schierati con la nostra parte politica".

Questa è una pagliacciata in piena regola già adoperata da Berlusconi, il quale prima assume Feltri al suo giornale e lo scatena senza pietà, poi "si dissocia" da quanto quello sacrive. Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo, dico solo che è tipico di Berlusconi dire e non dire, lanciare o far lanciare pietre e nascondere la mano, negando l'evidenza. L'importante è che il nemico di turno sia raso al suolo sotto gli occhi dell'opinione pubblica. Di Pietro ne sa qualcosa, ma non solo.

La seconda notizia invece riguarda il presidente del Senato Renato Schifani, il quale ha notificato al Fatto Quotidiano un atto di citazione col quale chiede 720.000 € di risarcimento in seguito ad alcune inchieste giornalistiche realizzate tra fine 2009 e inizio 2010 (20 novembre 2009 articolo dal titolo: «Schifani e il palazzo dei boss»; 27 novembre 2009: «I soci di Schifani»; 13 gennaio 2010: «Quando Schifani faceva l'autista»). A quanto pare non ha gradito che sia stato scoperchiato il vaso di Pandora, ma non ha però indicato bene quali frasi siano sgradite o sbagliate o non si sa che cosa, e dove abbia operato la lesione che lo riguarderebbe, ammesso che ce ne sia una. La direzione del Fatto Quotidiano ha replicato in un editoriale proprio oggi, dicendo: "Decida il giudice. La somma richiesta - si legge - è superiore al nostro capitale sociale, ma noi non ce ne lamentiamo. Schifani, al pari di qualsiasi altro cittadino, se si ritiene diffamato ha il diritto di rivolgersi al Tribunale per veder riconosciute le proprie ragioni. Anche se, dopo aver letto le 54 pagine della citazione, dobbiamo confessare la nostra sorpresa: nonostante gli sforzi non abbiamo ancora capito quali delle notizie riportate su Il Fatto Quotidiano non siano vere. A questo punto chi ha ragione e chi ha torto non lo potrà che stabilire il giudice. Certo - prosegue l'editoriale - avremmo preferito che il presidente Schifani, proprio per l'importante incarico pubblico da lui ricoperto, avesse risposto alle numerose e-mail contenenti dettagliate richieste di chiarimenti che gli abbiamo inviato prima di scrivere ogni pezzo. E ora ci saremmo aspettati almeno una querela penale che, da una parte, avrebbe consentito al pubblico ministero di svolgere autonomamente indagini sui fatti contenuti negli articoli in maniera più ampia rispetto quanto si può fare in sede civile. E che, in caso di un nostro rinvio a giudizio, sarebbe potuta sfociare in un dibattimento pubblico senz'altro interessante per chi vuole conoscere i trascorsi della seconda carica dello Stato".

Schifani non ha però presentato querela, e questo puzza: perchè per il nostro codice penale se attribuisci a qualcuno un reato, lo dichiari all'autorità giudiziaria, e poi risulta non è vero niente, c'è l'effetto boomerang della controdenuncia per accertata calunnia.

Sto ancora ridendo...

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