giovedì 15 aprile 2010

Minzolini e l'Abisso, il TG1 in rovina

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Senza coscienza, senza dignità, verso il raggiungimento degli obiettivi: come ragiona un imprenditore spregiudicato, cioé il suo capo. Augusto Minzolini sta battendo tutti i record (ma in negativo), in piena linea coi desideri del suo datore di lavoro: disinformare l'utenza del TG1 per mantenere alto il consenso al governo, e far perdere credibilità e ascolti alla RAI e alla testata giornalistica che, fino all'avvento del Ministro della Propaganda, era il fiore all'occhiello del giornalismo televisivo in Italia.


La questione della disinformazione è stato il dato più eclatante, e ha prodotto la protesta della redazione stessa del TG1, le epurazioni disposte dal podestà minzognere, e le lettere di Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario, due fra le giornaliste del servizio pubblico più stimate in assoluto: la loro è stata la reazione più civile ma al contempo il grido di aiuto più disperato di chi ha messo l'onestà al primo posto nello svolgere il proprio lavoro al servizio della libera informazione, e questo ovviamente entrava in contrasto coi diktat di Palazzo Grazioli.

Oggi il mondo dell'informazione e la società civile sono davanti a dei dati, quelli dell'Auditel, i quali impietosamente evidenziano senza ombra di dubbi che il secondo scopo del minzognere è stato raggiunto (e si teme che la cosa non sia finita): il TG1 è in un pauroso calo di ascolti... la gestione Minzolini ha prodotto un calo di un milione di spettatori per il TG delle 20:00, il più importante, il più visto. E il TG5, che già appartiene a Berlusconi, avanza.

Il CDA della RAI lunedì dovrà discutere di questo tragico aspetto della gestione del TG1. E i dati parlano chiaro, soprattutto se riferiti agli ultimi 5 anni. Dalla gestione di Mimun (ora al TG5), passando per i tre anni di Riotta, e arrivando a Minzolini, oggi il TG1 ha perso su tutta la linea: già il TG della mattina (le 8:00) è passato dal 9% al 3,5%, il TG delle 13:00 è passato dall'8% al 3% di share, quello serale (il più importante, delle 20:00) invece dal 5,8% al 3,8%: il che equivale a un milione in meno di spettatori.

REPUBBLICA fa notate anche la caduta sotto la soglia psicologica del 30% dello share. I dati dal primo al 12 aprile parlano chiaro. Alle 13.30 il Tg1 è al 27,66%. Alle 20 il dato è del 27,05%. Significativo poi che ad abbandonare il Tg1 siano tutte le fasce di età, dai giovanissimi agli anziani. Alle 13.30 si sono volatilizzati il 3% degli spettatori sotto i 44 anni (il 2% per le 20) e il 4% dai 45 anni in su (4,5% la sera). E il Tg1 non piace a prescindere dal titolo di studio che si ha in tasca: cambiano canale i laureati (-6% alle 13) e chi ha un'istruzione elementare (-3% alle 20).

Commenta il consigliere Rai, Rizzo Nervo: "Capisco le conduttrici Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi, e ne apprezzo il coraggio. Quando ricordano che negli anni passati la soglia del 30% di share era vissuta dalla redazione del Tg1 come una sconfitta, dicono una cosa vera. Per le sue parzialità e per i suoi contenuti, il Tg1 non è più il telegiornale di riferimento di tutti gli italiani. Questo ci dice l'Auditel. E l'azienda non può continuare a far finta di niente".

Scommettiamo che a Minzolini non gliene frega niente?

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