lunedì 12 aprile 2010

TG1, anche la Ferrario contro Minzolini

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E dopo Maria Luisa Busi venne la reazione di Tiziana Ferrario. Decapitata dall'editto Minzolini assieme ad altri tre colleghi, anch'essa decide di rompere il muro dell'omertoso silenzio che aleggia attorno al podestà di Berlusconi e lo fa con una lettera apparsa nella bacheca del TG1.


La lettera è rivolta ai colleghi della redazione, ma punta il dito contro Minzolini e le epurazioni che ha imposto come Ministro della Propaganda, epurazioni punitive nei confronti di chi non si è allineato alla nuova impostazione del TG: tacere le notizie scomode, o se costretti dall'aver esse già circolato, darne una versione falsa, ad uso e consumo della propaganda e del Kaiser, sempre in lotta per mantenere alto il consenso al(lo s)fascio del nostro paese in atto.

"Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale, le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del Tg1". E proprio la perdita di credibilità il punto più dolente su cui batte la Ferrario: da giornalista professionista (uno dei volti più autorevoli dell'informazione televisiva in Italia degli ultimi 20 anni) non può accettare lo schifo che serpeggia in RAI e al TG1 per opera di Minzolini.

"Da mesi siamo sui giornali, sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo, ma per le aspre polemiche che ci circondano. L'esperienza del passato mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30% di share. Una soglia che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta". E una sconfitta è, per il giornalismo e per la RAI tutta. L'obiettivo di chi viene messo da Berlusconi alla guida di una testata giornalistica è chiaro. Anzi diciamo che gli obiettivi sono due: il primo l'abbiamo già indicato sopra, e cioè disinformare tacendo o mentendo a tutto spiano; ma l'altro obiettivo, quello meno evidente e forse più grave, è che se il TG ha un calo di ascolti, ciò va a vantaggio delle reti Mediaset e fa sorridere gli sponsor che le foraggiano con la pubblicità.

"Il Tg1 è un patrimonio di tutti quelli che ci lavorano e non solo di alcuni giornalisti che vorrebbero appropriarsene facendo fuori professionalmente gli altri. Anche questo non porterà nulla di buono, perché la credibilità del Tg1 nel passato era data proprio dalla ricchezza delle tante sensibilità culturali presenti in redazione, e dalla sintesi delle riflessioni che ne nascevano". Verissimo: la sensibilità culturale dà spessore al lavoro di un TG. Ma la cultura è sempre stata osteggiata dai poteri forti, perchè un popolo ignorante e poco (e male) informato è più facile da manovrare, basta fare leva sulle passioni e sulla pancia dei cittadini e il gioco e fatto, spruzzando un po' di falso amore e vero odio qua e là.

E Minzolini come reagirà? Avremo un nuovo editoriale pieno delle consuete minzogne?

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