domenica 30 maggio 2010

Lo sfacelo morale dell'Italia e le responsabilità della Chiesa

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Sminuzzate in piccoli riferimenti, spesso nascoste dalle testate giornalistiche allineate al governo, tante notizie così poco considerate una volta messe assieme fanno suonare un campanello d'allarme che a tanti conviene non venga ascoltato: quello della decadenza morale della nostra società, una decadenza che conviene alla maggioranza che ci governa (e non solo) e alla confessione religiosa che con essa fa i suoi affari (anche più loschi). Consentitemi un breve excursus, perchè a scuola e all'università un po' di storia della Chiesa l'ho studiata anche io, poi tornaimo a bomba sull'argomento.


L'Italia è lo Stato che ospita quel piccolo stato sovrano da tutti conosciuto: Città del Vaticano, lo stato della Chiesa Cattolica, e cioé la più grande multinazionale nella storia dell'umanità. La Chiesa Cattolica entrò nella penisola italiana attraverso l'opera di proselitismo del Cristianesimo, facilitata (raccontano gli storici) dal fatto che l'Impero Romano era uno, ed era grande. L'Impero Romano adorava gli dei pagani filtrati dalla cultura greca, e perseguito' per secoli quanti diffondevano quel messaggio di pace, amore, carità e comprensione che era la parola di Gesù Cristo, uno dei più grandi personaggi positivi nella storia dell'umanità.

Le cose hanno iniziato a cambiare quando il Cristianesimo è diventato la religione dell'Impero Romano: da allora i Papi hanno affiancato al potere Spirituale quello Temporale, e hanno condotto vere e proprie guerre dettate più da motivi di interessi economici che da altro. Passando per l'inquisizione, con le stragi di innocenti (soprattutto donne, mandate al rogo in quanto "streghe", e cioé semplicemente persone intelligenti - e infatti oggi nella Chiesa e donne non contano niente) si è arrivati infine a un ridimensionamento a livello mondiale di questa sfera di influenza, ma la tendenza almeno in Italia è tornata da invertirsi pericolosamente.

Quali sono i motivi? Niente di più facile: la chiusura e la paura verso le novità, verso la crescita della società civile coi suoi nuovi gusti, la sua modernità, la Laicità (che significa libertà di pensiero e azione, più di ogni altra cosa, il Libero Arbitrio, vera e unica condizione di vita, a parere non solo mio).

La Chiesa ha inziziato quindi a perdere credenti e proseliti, ferma, ancorata com'è a tradizioni secolari ormai superate e sconfitte dal loro antiquato rapportarsi alla Storia. Questo distacco, nelle parole degli ecclesiastici, ha determinato una perdita sempre più consistente di valori, che arebbero appunto quelli predicati dalla Chiesa. Mi consentano di dissentire, e un bel po'.

Soprattutto noi italiani infatti viviamo questa situazione in maniera molto forte, perché qui e solo qui il Vaticano (l'alto Clero) ha ancora salde le redini di ciò che fa la Politica e di ciò che pensa larga parte della società. E il Vaticano ha sbagliato tutto: scegliendo di rimanere indietro coi tempi, di non accettare i cambiamenti della società civile, esso cerca sempre di imbrigliarne il pensiero e l'azione di tutti noi coi propri dettati, con le proprie certezze assolute, con la propria interpretazione di quello che vuole Dio, e che trova basi traballanti in testi vecchi di millenni (espressioni di società ormai sparite e superate) e in pubblicazioni recenti da parte dei Papi (Bolle, Epistole, Encicliche eccetera, ce n'è di tutti i gusti) che cercano di dare una base documentale a visioni arretrate, chiuse e pericolose per lo sviluppo della nostra società civile.

Troppo comodo.

Il rapporto della Chiesa con la Politica, e qui torniamo a bomba sulla questione (anche dell'informazione), è un rapporto ipocrita: le due parti si tendono la mano cercando di ottenere l'una dall'altra quanto più possibile in termini di potere da esercitare su di noi per pure mire di autosotentamento. La Chiesa garantisce voti di milioni di fedeli ai politici che le garantiscono un'attuazione concreta nelle leggi dei suoi dettati antiquati. Le questioni che riguardano soprattutto la ricerca scientifica (staminali in primis, ma anche l'aborto, il testamento biologico: la lista si può allungare a piacimento) sono però dalla parte della gente. Il controllo della Scuola poi è un altro aspetto che sanguina davvero: un controllo delle menti parte dal controllo dell'educazione dei minori, e via allora prima con la Moratti e poi con la Gelmini allo smantellamento della Scuola Pubblica e allo spostamento dei soldi pubblci alle scuole private, le più importanti delle quali sono in mano alla Chiesa; e via ancora con il rincoscimento di poteri invasivi degli insegnanti di religione solo cattolica agli scrutini della Scuola Pubblica, con le gravissime conseguenze in termini di valutazione di quegli studenti che essendo di altre confessioni religiose, o essendo atei (è un loro diritto, la religione non si impone, in un paese civile), rischiano gorsso solo perchè non credono in Dio. E poi la Cultura è nemica dei poteri forti, quindi la Scuola Pubblica dev'esser uccisa dai Regimi: la Storia insegna bene, basta leggerla.

La Chiesa quindi cerca di pilotarci sin dalle basi della società: la Scuola e la Politica (e cioé chi ci insegna e poi chi ci governa). E quali sono i risultati? Lo sfacelo morale della nostra società, come dicevo in apertura.

L'attuale maggioranza (che controla quasi tutta l'informazione) e parte dell'opposizione (quella bigotta, non quella laica) hanno conveniena in questo rapporto ipocrita con la Chiesa, e la società ne risente. Le istanze più razziste sono ormai rientrate prepotentemente nell'azione (nel pensiero di molti c'erano già, ma sopite) di tanti, soprattutto giovani: una Chiesa che predica il suo odio nei confronti degli atei, degli omosessuali, porta quanti vivono nel razzismo (figlio di una paura verso la diversità che è già della Chiesa) ad andare a pestare un gay e quasi fargli perdere un occhio (notizia di oggi, ma l'escalation di queste violenze è in impennata da un po' di tempo a questa parte, basta guardare in giro e informarsi, senza mettere la testa sotto terra come fanno gli struzzi). Personaggi come l'ormai celeberrimo Svastichella sono all'ordine delle cronache, e la Chiesa accetta nel suo muto assenso, anzi aggiunge che l'olocausto era giustificato perchè eliminò omosessuali, parole testuali del vescovo Babini.

La Chiesa da tempo vive lo scandalo della pedofilia, figlio del non aver riconosciuto la possibilità di sposarsi ai preti, le cui pulsioni sessuali si sono spostate in questa deriva indecente: il Papa ha firmato di mano sua documenti che disponevano di coprire preti pedofili, se va in Inghilterra lo arresteranno, negli USA lo vogliono mettere alla sbarra; poi nelle prediche in Piazza San Pietro dice che la pedofilia va condannata! E ancora la Chiesa va a dire che i pedofili avranno "pene più dure all'inferno" (leggete QUI e QUI e fatevi due risate), della serie: fate quello che volete in terra! Pensate che un gruppo di donne "amanti" di preti ha scritto una lettera al Papa affinché venga abolito il celibato. La questione era stata rimessa all’ordine del giorno del Vaticano a marzo, quando uno dei principali consulenti di Benedetto XVI, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, aveva sottolineato che l’abolizione della regola della castità avrebbe potuto limitare gli abusi sessuali dei preti, un suggerimento che frettolosamente è stato rinnegato dopo che Benedetto XVI aveva affermato la sacralità del principio del celibato.

La Chiesa dell'amore e del sesso ha una visione distorta, perchè lo teme: la castità prematrimoniale è una stupidaggine! Il celibato dei preti è ciò che spinge molti di loro a sfogarsi altrove, con donne o soprattutto con bambini, e allora perchè non cambiare le cose, perchè non modernizzare la Chiesa? Hai paura, Ratzinger? E' così brutto l'Amore?

Il PDL sulla questione è però venuto in soccorso della Chiesa, oggi leggo dell'emendamento "salva Vaticano": infatti tra i vari emendamenti presentati dal Pdl sul Ddl intercettazioni ce n’è anche uno che, in sostanza, impedirà d’ora in poi l’obbligo dell’arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti dei minorenni, se “di minore entità”. Un’emendamento salva-pedofilia, anche se lieve, par di capire, ma che è stato presentato per una questione squisitamente giuridica che, tuttavia, non rende meno grave il fatto in sè. Come ha spiegato il presidente della commissione giustizia del Senato, per alcuni reati meno gravi attinenti alla sfera sessuale è esclusa la possibilità di intercettazione da parte del giudice. La presentazione dell’emendamento fa si che anche per l’ipotesi di reato di violenza sessuale lieve nei confronti di un minore, il giudice non possa disporre l’intercettazione. Non si comprende come potrebbe essere possibile, da parte del giudice, l’avere conoscenza dell’entità del reato (grave o meno grave) senza aver avuto la possibilità di capirlo attraverso un’accurata indagine contro il presunto pedofilo.

Avete capito? Ma è allucinante!

La società in sfacelo, quindi, pilotata da TV che mercificano tutto, appiattiscono la coscienza, la rendono passiva, controllabile; in aiuto le parole della Chiesa, che accetta queste TV volgari dove si urla e insulta.

Sfacelo morale, la Chiesa accetta e coopera, e la "nemica" Amnesty ci dà la giusta bastonata. Perchè nemica Amnesty? Amnesty è stata dicharata nemica dalla Chiesa quando ha espresso posizioni nette sull'aborto, per chi non ricordasse, leggete pure QUI: "niente soldi ad Amnesty", tuonava il cardinale Renato Martino! Eppure Amnesty non fa come la Chiesa, che accetta silenziosamente e copre le violazioni dei diritti umani contro bambini, omosessuali, ma anche quanti vengono picchiati senza motivi plausibili, per strada come in carcere.

Proprio Amnesty ha pubblicato il Rapporto Annuale sui diritti umani nel mondo. Il dossier, 643 pagine, è un'analisi globale Paese per Paese in cui l'Italia spicca per aver ricevuto circa 90 raccomandazioni per la violazione dei diritti degli immigrati, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. «Gli sforzi delle autorità per controllare l'immigrazione hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo», si afferma, il cui numero si è dimezzato da 31 mila a 17 mila. Il rapporto ricorda anche che in gennaio il gruppo di lavoro della Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha criticato il nostro Paese per i centri di identificazione ed espulsione. «È in vigore il reato di clandestinità — ha spiegato Giusy D'Alonzo, che ha analizzato il caso Italia —, che allontana l'immigrato dalle istituzioni al punto che se è testimone o subisce un reato, non può denunciarlo». Infine il caso Italia/Libia: accordi come quelli con il Paese africano non tengono conto della questione dei diritti umani. «Sono anni che solleviamo — ha continuato D'Alonzo —l'attenzione sui rapporti diplomatici fra Italia e Libia. Nulla si sa delle 800 persone che sono state riconsegnate alla Libia».
Un capitolo a sé poi riguarda i rom. Secondo Amnesty l'Italia nega loro pari accesso ai servizi e dopo gli sgomberi sono ancora di più costretti a una situazione di povertà. L'associazione per i diritti umani punta il dito anche sulla mancanza di norme specifiche contro il reato di tortura: «A distanza di 20 anni l'Italia non ha ratificato la Convenzione Onu contro la tortura», ma senza di esse sono potenzialmente sempre presenti i rischi di casi come quello del giovane Cucchi, dal momento che i maltrattamenti commessi da pubblici ufficiali in servizio vengono perseguiti come reati minori. «L'introduzione del reato di tortura in Italia con riferimento all'attività delle forze dell'ordine mi sembra un'ingenerosa esagerazione, a noi non sembra che ci sia una situazione tale da giustificare una misura di questo tipo» così Claudio Giardullo, segretario generale del Silp Cgil, Sindacato di polizia. Anche il segretario del Sappe (agenti penitenziari) Donato Capece, ribatte alle accuse sul caso Cucchi («le responsabilità saranno accertate dall'indagine della magistratura») e ricorda che gli agenti penitenziari «ogni giorno salvano la vita a decine di detenuti che tentano il suicidio», ma questa non è però una scusa per legittimare poi pestaggi e omicidi. Leggi anche QUI.

Da noi si può uccidere liberamente in carcere un Cucchi, tanto poi i magistrati decidono in base a quanto la stessa forza pubblica porta a titolo di prova. Da noi servono quasi 10 anni prima che si capisca che 'lirruzione alla Scuola Diaz al G8 di Genova sia stata un atto di macelleria (e non solo: le molotov messe lì dalla polizia le ricordate?), e che i pestaggi a Bolzaneto siano stati gratutiti.

La Chiesa che dice? Sterili comunicati, e basta, perse di posizione all'acqua di rose, e basta. Gli affari sono affari. Gran parte della classe politica fa affari con la criminalità organizzata, che ha i suoi rappresentanti al governo a nel Parlamento (le indagini giudiziarie parlano chiaro), pronti a berlusconizzare l'attacco ai magistrati comunisti che li vogliono perseguire e punire. La Chiesa tace e assente, perchè fa affari con la stessa classe politica: l'ultimo esempio riguarda lo IOR, infatti le indagini delle procure di Firenze e Roma che indagano sull’imprenditore milanese Diego Anemone stanno arrivando alla richiesta di una rogatoria alla Città del Vaticano per poter consultare i registri dello Ior, l’Istituto Opere per la Religione. La motivazione riguarderebbe l’esistenza di probabili “fondi neri” che Angelo Balducci, l’ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici implicato nell’inchiesta sul G8 e sulle Grandi opere, potrebbe avere nel suo conto presso la Banca Vaticana. Ma di casi dele genere se n'è sentita l'eco varie volte, eco presto soffocata dalle testate giornalistiche televisive, e mica si devono mettere in cattiva luce gli affari e il lusso della Chiesa. La banca del vaticano è la più protetta del mondo.

Già nel 2006 Balducci aveva parlato davanti al pm di Potenza John Woodcock dei suoi contatti con lo Ior e con monsignor Francesco Camaldo a cui avrebbe prestato denaro per coprire i debiti di acquisto di una villa a Marino. Un acquisto mai effettuato ma a cui ora la Guardia di Finanza ha collegato un assegno su un conto corrente della Deutsche Bank. “Essendo io, come dicevo prima io gentil Taddei del Papa, quindi avendo titolo di avere il conto nella Banca Vaticana e quindi direttamente dal direttore della Banca Vaticana, con lui [monsignor Francesco Camaldo] presente, abbiamo trasferito 180 mila euro nel suo conto” ha dichiarato Balducci quattro anni fa.

Nel frattempo è pronta una rogatoria per un altro sacerdore, don Evaldo Biasini, già inscritto nel registro degli indagati. L’economo della Congregazione Missionari del Preziosissimo Sangue, è stato soprannominato “don bancomat” per il suo ruolo chiave nell’incassare assegni. Il presidente del tribunale dello Stato di Città del Vaticano, Giuseppe Della Torre, deciderà sull’inchiesta dei pm di Roma e Firenze. Per ora la Chiesa risponde con un “no comment“. Nel passato le inchieste di rogatoria verso lo IOR non hanno mai portato a esiti positivi! E ci meravigliamo? Non solo la Deutsche Bank era utilizzata per trasformare in assegni circolari il denaro contante. Sono oltre 15 le rogatorie dei pm sull’inchiesta sul G8 e sulle Grandi opere, partite per Lussemburgo, San Marino, Svizzera, Tunisia, Belgio e Francia.

Non dimentichiamo infine che il nostro è il penultimo paese euroepo nella classifica della Libertà di Stampa, che da noi è "a rischio", e il gioco è fatto. L'iter parlamentare del Bavaglio alle Intercettazioni e alla Stampa/TV sono nella linea di questo baratro in cui l'Italia sta affondando, e la Chiesa non dice niente, perchè ha comodo nella questione.


Ecco quindi dove siamo, amici, miei: siamo dentro a un quandro così complesso che è dura tenere le fila della storia, perchè troppi sono gli intrecci, gli interessi, la mascalzonate che legano la Chiesa al potere politico. E poi la Chiesa che soffia nell'odio e nel razzismo viene a farci la maorale...

Io non accetto morali dalla Chiesa, su niente. So che questo post è lungo, ma vi assicuro che è solo la punta di un iceberg che travalica le nostre capacità anzitutto conoscitive e poi valutative. La società civile è messa sotto controllo da Chiesa e Istituzioni, e lo sfacelo è tutto colpa loro. A noi resta una cosa però: la PAROLA, e allora parliamo e parliamo, facciamo girare le notizie, teniamo d'occhio tutto, se non ci tuteliamo così abbiamo perso.

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sabato 29 maggio 2010

Il probabile arresto del Papa in Inghilterra: quello che la TV qui non dice

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Un amico in un social network ha linkato questo video. Guardatelo: è davvero illuminante sul fatto che qui in Italia se si tratta di impunità del clero anche per reati di pedofilia, sevizie e violenza sessuale ai bambini, la TV (e la maggior parte della stampa) meno dice meglio è, meglio se non si dice niente. All'estero invece no: là non sono condizionati perchè la Chiesa Cattolica non fa affari coi politici, in quanto non ospitata nel territorio degli stati interessati. Il livello di ipocrisia nei rapporti Chiesa-politica in Italia ha ormai raggiunto il limite della decenza, e dato che la politica controlla la TV quasi completamente, certe notizie passano quasi del tutto inosservate. Siamo davvero il paese di Pulcinella. I pochi giornali che si permettono di scrivere qualcosa in più della cappa di censura gradita alla Chiesa diventano poi oggetto di strali impietosi.

Credo che un reato, da chiunque venga commesso, sia sempre un reato. Ma questa è la Repubblica delle banane: se è il presidente del Consiglio il primo a fottersene di tutte le regole, che poi regolarmente fa cambiare dai suoi fidi avvocatuncoli che scrivono le leggi, figuriamoci se anche la Chiesa non può considerarsi al di sopra della Legge.

Tutti poi dimenticano una cosa: che la pedofilia uccide l'animo dei bambini. Io non lo dimentico, Voi?.



Guardatelo bene questo video, e poi guardatelo di nuovo, è sottotitolato, infine fatelo girare: la gente deve capire che il Papa (che ha firmato documenti per nascondere pedofili) sta rischiando di venire arrestato quando si recherà in Inghilterra per una visita ufficiale (guarda caso in continuo rinvio), in quanto corresponsabile di aver coperto persone del clero che hanno commesso crimini gravissimi sui bambini, in alcuni casi contro l'umanità.

Leviamoci i paraocchi, l'ipse dixit è una bufala!



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venerdì 28 maggio 2010

Elezioni a Iglesias: il PDL compra i voti regalando pacchi di pasta

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Quartiere di Serra Perdosa - Iglesias (CI) 27 maggio 2010.



Notate i cartelloni sopra la macchina di questo candidato del PDL che sostiene anche l'aspirante sindaco.
Fanno leva sulla fame della gente, e comprano il loro voto reagalando pacchi di pasta. Complimenti!

Del resto qualche anno fa l'aveva fatto pure Berlusconi a un suo comizio:



Fare leva sulla fame della gente è una cosa schifosa!

C'è da commentare oltre?

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Intercettazioni, Berlusconi, Italia dei Valori


Il Ddl sulle Intercettazioni è al centro della nostra vita politica (e sociale, date le gravissime conseguenze che produrrà). Lo è al posto delle questioni che riguardano il bene comune, cioé noi cittadini. Invece du operare per migliorare l'Italia, l'economia, l'occupazione etc., l'attuale maggioranza e una parte dell'opposizione vogliono il bavaglio all'attività giudiziaria e al giornalismo perché tanti, troppi dei propri componenti hanno avuto o temono di avere guai con la Giustizia. Io sono dell'idea che per loro (e non solo loro, ciò infatti vale anche per i criminali) vivere onestamente rispettando la Legge sia più facile, così poi non si ha bisogno di modificare le leggi per il proprio tornaconto personale, o per fare un favore alle mafie, esattamente come sta invece facendo il PDL. Alfano e Ghedini stanno mettendo ancora una volta la faccia sull'ennesima porcheria commissionata dal Kaiser, il quale si sente in difficoltà: chissà cosa c'è sotto oltre a quello che è già venuto fuori.

Ho raccolto allora due notizie importanti, davvero importanti, e voglio che le leggiate con attenzione, facendole poi girare in rete con tutti i vostri contatti sui social networks o per e-mail, ok?
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Berlusconi e i nastri di Fassino: ipotesi ricettazione per il premier?
di Dario Ferri
L’arresto di Favata, l’uomo che ha consegnato al premier la telefonata dell’ex segretario dei DS con Consorte, potrebbe essere il preludio all’arrivo di un avviso di garanzia per il Cavaliere. Parola dell’avvocato.

"Fabrizio Favata non ha ricattato nessuno, avesse preso 300mila euro non sarebbe nelle condizioni di povertà in cui è. La procura lo ha messo in carcere solo per avere un’aura di credibilità nel momento in cui indagherà Berlusconi per ricettazione". Parola di Antonio Nebuloni, avvocato proprio di Favata, rinchiuso da tre giorni nel carcere di San Vittore a Milano. Le riporta il Fatto Quotidiano, e rivestono una certa credibilità visti gli sviluppi delle indagini sul "Watergate italiano", i nastri della famigerata telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte che vennero portati alla vigilia di Natale del 2005 all’attuale presidente del Consiglio, sotto l’albero di Arcore.

LE PAROLE DEL GIP – Perché nell’ordinanza il Gip Bruno Giordano che ha disposto l’arresto parla chiaro: è provato che la circostanza della "gita ad Arcore" di Favata, finora raccontata dall’indagato, è realmente avvenuta, e quindi Berlusconi ha davvero preso in consegna quei nastri – o meglio, quei files depositati in una pennetta USB - che poi sono stati pubblicati una settimana dopo sul Giornale di Maurizio Belpietro in un articolo a firma Gianluigi Nuzzi che ha portato il capo del più grande partito d’opposizione al Cavaliere sull’orlo delle dimissioni. Nell’interrogatorio Favata conferma di aver consegnato a Silvio Berlusconi, il 24 dicembre 2005, l’intercettazione della telefonata, ancora segreta, tra Fassino e Consorte ("Allora, siamo padroni di una banca?"); ma nega di aver ricattato l’amico. "Non ho preso i 300 mila euro, non ho ricattato Raffaelli. Ho lo sfratto, la luce e il gas tagliati". Raffaelli nel 2005 era l’amministratore delegato di Rcs, la società che realizzava le intercettazioni per la Procura di Milano. Favata è l’amico e socio di Paolo Berlusconi che aveva portato Raffaelli da Silvio, la vigilia di Natale: per chiedere che fosse affidato alla Rcs un appalto da 120 milioni di euro in Romania.

IL RICATTO - Secondo la ricostruzione del Gip, scrive ancora il Fatto, alla fine Raffaelli "ha deciso di sostenere da solo il prezzo del ricatto". Ma in questa storia, nessuno denuncia. Non Ghedini, a cui Favata chiede soldi in cambio del silenzio. Non Raffaelli, che accetta di pagare senza reagire. Non Paolo Berlusconi, di cui il gip scrive: "È assai singolare che non abbia presentato alcuna denuncia all’Autorità giudiziaria". Lunedì il giudice Giordano deciderà se confermare o no la carcerazione di Favata. Intanto le indagini proseguono: il pm Massimo Meroni dovrà interrogare di nuovo Raffaelli. E decidere se veramente muoversi nei confronti del presidente del Consiglio. Nel caso, l’accusa sarebbe proprio quella di Ricettazione.
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In Europa contro il ddl intercettazioni
di Sonia Alfano

Preoccupati per le conseguenze nefaste che una legge come quella sulle intercettazioni potrebbe procurare all’Italia, io, Sophie In’t Veld e Luigi de Magistris, abbiamo presentato oggi un’interrogazione scritta alla Commissione. Il Ministro Alfano non fa che ripetere che l’abolizione (di questo si tratta, in sostanza!) delle intercettazioni non influirà sulle indagini di mafia, pur essendo perfettamente consapevole che per arrivare a scovare un reato mafioso spesso e volentieri si parte da indagini satellite per le quali, ovviamente, saranno vietate le intercettazioni. Le conseguenze saranno disastrose anche in termini di libertà di informazione. In passato, quando un giornalista ‘dava fastidio‘ al potere, lo si metteva a tacere con i colpi di pistola. Oggi, invece, molto più semplicemente, si prova a metterlo a tacere con leggi liberticide.

Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941, l’Italia si trova al settantaduesimo posto, in scala mondiale, nella classifica per la libertà di stampa, definita nel nostro Paese ‘parzialmente libera‘: come in Sudafrica, Filippine, Congo, Thailandia, Nepal. Il dato che più potrebbe far scattare il campanello d’allarme, però, è quello europeo. L’Italia è penultima, dietro di noi soltanto la Turchia. Italia e Turchia sono gli unici due Paesi dell’Ovest europeo a trovarsi nella condizione di ‘stampa parzialmente libera‘.

Tutto questo quando ancora il disegno non è diventato legge! Provate a pensare cosa accadrebbe qualora lo diventasse… Abbiamo informato la Commissione su come è stato strutturato il ddl, esplicitando quale sia il regime per le intercettazioni auspicato dal governo italiano: criteri e procedure per l’autorizzazione, tipi di reato coperti, intercettazioni ambientali, durata dell’autorizzazione, utilizzazione delle intercettazioni per altri processi ed eccezioni per sacerdoti e parlamentari. Riteniamo fosse utile portare a conoscenza della Commissione che non siamo gli unici scandalizzati e preoccupati dal tentativo del governo e che anche l’ANM, la Federazione Italiana Editori Giornali, la FNSI e l’Ordine dei Giornalisti hanno lungamente protestato, senza però ottenere assolutamente nulla.

Qualche giorno fa anche le autorità americane, attraverso il vice Ministro della Giustizia Lanny Breuer, hanno espresso la loro preoccupazione per le modifiche proposte. Per tutti questi motivi abbiamo sentito la necessità di rivolgerci alla Commissione europea per chiedere se ritiene che tali norme siano proporzionate e conformi agli standard europei in materia di libertà d’informazione dei media ed il diritto dei cittadini a conoscere, come garantite dall’articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali e dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e relativa giurisprudenza, e se ritiene che la modifica del regime delle intercettazioni sia conforme agli obiettivi dell’Unione di lotta alla criminalità in Italia e nell’Unione europea, nella speranza che la Commissione voglia prendere iniziative affinchè possano essere assicurate la libertà d’informazione, d’espressione e di stampa e affinchè la lotta alla criminalità organizzata in Italia
ed Europa possa essere efficace.
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Come avete letto, nel primo articolo si guarda avanti, l'indagine dei nastri che sono arrivati a Berlusconi e poi pubblicati da Belpietro (quando era al Giornale) sta per portare a una accusa precisa all'attuale presidente del Consiglio: reato di Ricettazione.

Nel secondo articolo invece vediamo come l'IDV, attraverso alcuni sui rappresentanti in Europa, sia l'unico partito cui sta davvero a cuore in Italia che la Giustiza e il Giornalismo non vengano castrati. Il PD gioca a nascondino.

In chiusura vi regalo alcuni dati sulla nuova normativa in oggetto, così, a titolo informativo.
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Ddl anti-intercettazioni, i punti chiave
di Niky Rocks

Per fortuna i nostri eletti sono per la maggior parte attempati e dunque ecco perché è di notte che decidono sulle “cose” del Paese: soffrono di insonnia come tutti quelli che hanno una certa età. Così invece di restare appiccicati alla Tv si riuniscono e confabulano e molto spesso non concludono nulla.

Ce lo auguriamo anche questa volta perché in arrivo per noi, altrimenti, ci sarebbe una bella legge che ci allontana sempre di più dai paesi democraticamente sviluppati avvicinandoci inesorabilmente agli altri, quelli dove esistono ancora regimi autoritari.

Questa volta a essere danneggiato sarà il nostro diritto all’informazione, con il ddl passato alla storia come “legge bavaglio”. Nell’aria ci sono ancora dei cambiamenti a quello che è il canovaccio su cui si sta discutendo: per esempio, forse, la prigione ai giornalisti sarà evitata; e forse anche il divieto assoluto di pubblicare le intercettazioni per intero potrà essere addolcito da un più morbido “si pubblichino i riassunti”. Ma a tenere svegli tutti, politici e preoccupati, sono questi seguenti punti ben studiati per imbavagliare per sempre la legittima informazione.

1) “I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti, né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall’imputato”.
Il che vuol dire che se sei sottoposto a processo devi essere proprio tu a portare, in aula, le prove che ti incastrano. Nessun altro può farlo per te: non valgono nemmeno le deleghe.

2) “L’autorità giudiziaria dispone l’immediata distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti i dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni relativi al traffico telefonico e telematico illegalmente acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo notizia di reato, né può essere utilizzato a fini processuali o investigativi”.
Dunque vi ricordate quegli imprenditori che se la ridevano alla notizia del terremoto de L’Aquila? Beh, dimenticateveli, non succederà più. E non perché quel tipo di “uomini” smetterà di ridere dei disastri e dei morti quando questi portano soldi nelle loro tasche, ma solo perché una legge impedirà a noi tutti di esserne informati. La stessa fine faranno anche tutte quelle dichiarazioni che si rivelano sincere solo quando si crede che i microfoni siano spenti e le telecamere non stiano registrando. Praticamente trasmissioni tipo Report non esisteranno più.

3) “Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell’avvenuta intercettazione o detenzione e dell’acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse”.
Altrimenti come si fa ad avvertire i diretti interessati, senza “sputtanarli”, che devono stare più attenti quando usano il telefono?

A questo seguono delle precisazioni:

“È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all’acquisizione e alle operazioni di distruzione degli atti…”
“Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti [...] è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni”. Nel caso, “si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio”.

Praticamente queste piccole aggiunte servono solo a dire che chi fa il giornalista in Italia potrebbe essere perseguito penalmente e rischiare la prigione solo per il mestiere che fa. Un po’ come avviene nei regimi totalitari.

4) “A titolo di riparazione, ciascun interessato può chiedere all’autore della divulgazione degli atti o dei documenti [...], al direttore o vice-direttore responsabile e all’editore, in solido fra loro, una somma di denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro, secondo l’entità del bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico, televisivo o telematico. In ogni caso, l’entità della riparazione non può essere inferiore ai ventimila euro”.
Cioè non c’è scampo per nessuno, che tu sia giornalista, blogger o un radioamatore.

5) Il presente decreto-legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per conversione in legge. [...]

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giovedì 27 maggio 2010

Berlusconi cita Mussolini. Più chiaro di così...

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Più chiaro di così... qualcuno ha ancora dubbi? Che si fa?


ANSA - Berlusconi cita Mussolini, chi guida paese non ha poteri
Il premier dopo i lavori dell'Ocse: ''Dicono che ho potere, ma quello ce l'hanno i miei gerarchi''

PARIGI - ''Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di avere del potere, forse come imprenditore qualche volta. Cito una frase di colui che era considerato come un grande dittatore e cioe' Benito Mussolini : dicono che ho potere ma quello ce l'hanno i miei gerarchi io posso solo dire al mio cavallo di andare a destra o a sinistra''. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa dopo i lavori dell'Ocse.''Chi e' nella posizione di capo del governo di potere vero non ne ha praticamente nulla'', ha detto Berlusconi, aggiungendo: ''oso citarvi una frase di colui che era ritenuto come un grande dittatore, e cioe' Benito
Mussolini. Nei suoi diari - ha aggiunto il premier - ho letto recentemente questa frase: 'dicono che ho potere, non e' vero, forse ce lo hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo posso essere contento' ''. ''Quindi - ha concluso il premier intervenendo all'Ocse di Parigi - il potere se esiste non esiste addosso a coloro che reggono le sorti dei governo dei vari Paesi''.

IDV: CITA MUSSOLINI? SI PRENDA PERIODO DI RIPOSO - ''Citare Mussolini durante l'incontro dell'Ocse a Parigi e' l'ennesima gaffe internazionale di un capo del governo che scherza su tutto, ormai privo di ogni freno inibitorio''. Lo afferma il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, commentando le dichiarazioni di Berlusconi a Parigi. ''Quello del presidente del Consiglio - aggiunge - e' l'atteggiamento di chi vive una profonda condizione di insicurezza. Noi riteniamo che Berlusconi debba dimettersi oppure si debba concedere un periodo di riposo per il bene dell'Italia. Limiti i danni che sta facendo alle credibilita' del nostro paese e ai diritti degli italiani e ci risparmi almeno il saluto romano e la camicia nera''

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Regime e disobbedienza civile

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Scrivo spesso in questo blog che l'Italia è sotto Regime. Lo faccio soprattutto quando vedo che davvero sempre meno persone si scandalizzano per le continue spallate poderose che Berlusconi e il suo PDL danno al nostro ordinamento giuridico e alla Democrazia. Berlusconi controlla quasi tutta l'informazione, e sta procedendo a tappare le poche falle della censura che ha applicato ad essa. Berlusconi attacca continuamente chi opera per l'accertamento dei reati, e fa lavorare i suoi avvocati parlamentari e ministeriali affinché siano depenalizzate le figure di reato per le quali è imputato e affinché vengano azzoppate tutte le disposizioni del Codice di Procedura Penale che riguardano le indagini e i processi proprio nelle parti che lo riguardano. Berlusconi vuole più poteri, egli considera il Parlamento una scocciatura perché egli è peggio di Mussolini e il Re Sole messi assieme. Berlusconi ha guidato con le sue televisioni prima, e anche coi giornali poi, dicevo ha guidato l'Italia al non pensare, a scegliere per imitazione, e sta alimentando una sfrenata corsa verso l'ignoranza, la perdita di coscienza e l'incuria generalizzate con ogni mezzo.

Questa è solo una parte delle cose che penso di lui, e so di non essere il solo, ma sempre meno sono le persone, anche fra le amicizie, che hanno smesso di interessarsi a queste cose, che chinano il capo o magari si limitano a lamentarsi o, ancora peggio, a dire che tanto non cambia niente e che i politici sono tutti uguali. E' nostro dovere civico lottare contro queste porcherie con il più importante mezzo che abbiamo: la Parola. La parola è opinione, è informazione, è riflessione, è stimolo al confronto e all'azione.

Per risvegliare nei dormienti questo piccolo fuoco buono (che mi scalda) allora riporto per intero un bellissimo testo dal titolo provocatorio di Umberto Eco, voce sicuramente più affidabile e nota della mia, nella speranza che serva a qualcosa. A coda un altro bellissimo testo di Roberto Saviano. Prendetevi 10 minuti. Buona lettura.
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NOI CONTRO LA LEGGE
di Umberto Eco
Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola... Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l'altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato

È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.

In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale ("Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti") ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche ("Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore").

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell'argomento) che, nell'ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.

Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?

Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.
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SAVIANO: MA IO DISOBBEDIRO'
di Gianluca Di Feo
Un regalo alle mafie. Che come nel '92 possono dare una spallata al Paese. Mentre la magistratura è più fragile. Ecco perché Saviano ignorerà la legge. Colloquio con Roberto Saviano

Io disobbedirò. Roberto Saviano non ha dubbi: "Cercherò di continuare a lavorare come se questa legge non ci fosse". Perché il testo sulle intercettazioni approvato in commissione Giustizia "è una castrazione reale del lavoro di inchiesta" e soprattutto un regalo alle mafie "che potranno comunicare con facilità e nascondere i meccanismi del loro potere".

A quattro anni dall'uscita di "Gomorra", lo scrittore non vede diminuire la forza della criminalità organizzata mentre sente "crescere la fragilità della magistratura". E percepisce un clima molto simile a quello che ha preceduto le stragi del 1992, quegli attentati spettacolari contro obiettivi simbolici, uomini e monumenti, che hanno cambiato la storia d'Italia: "Anche oggi se i boss decidessero di alzare il tiro potrebbero dare una spallata al Paese e scegliere come ridisegnarlo. Penso alle parole di Francesco "Sandokan" Schiavone che ha evocato "una valanga"". In un terrazzo romano Saviano si gode la luce del tramonto spuntata dopo l'ennesimo temporale di questa primavera buia, gli occhi scuri vagano curiosi inseguendo qualunque movimento ma è tutt'altro che distratto: cerca sempre di guardare oltre e interpretare l'evoluzione della crisi morale ed economica. Sul tavolo i pupazzi playmobil che gli ha regalato un piccolo fan: un bandito armato fino ai denti e un poliziotto con solo il manganello, quasi una metafora della situazione italiana.

Se il testo della legge sulle intercettazioni non verrà modificato, le mafie saranno più avvantaggiate dai limiti agli ascolti o dal divieto di pubblicazione?
"Il vantaggio maggiore sarà la facilità di comunicazione. Oggi, con gran parte dei capi detenuti, per loro è sempre più difficile trasmettere ordini e quindi gestire le organizzazioni. Prendiamo i colloqui in carcere con i familiari, il sistema più antico usato per continuare a comandare. Il boss Bidognetti negli incontri con la compagna Anna Carrino si toccava continuamente il viso come se si stesse lisciando la barba. Voleva dirle: "Fai riferimento a Sandokan". Quando la donna ha cominciato a collaborare, ha spiegato ai magistrati che c'è voluta una decina di colloqui per comprendere quale fosse il significato di quel gesto. Se passa la legge, non avranno più di questi problemi".

Allo stesso modo le mafie sanno comunicare anche nel silenzio, con i segnali ostentati sul territorio.
"E questo rende ancora più importanti le intercettazioni. La cosa che più mi ha impressionato è che a volte ci sono esecuzioni che non hanno bisogno di un ordine: avvengono come se fosse una regola che sta nelle cose. Ricordo l'omicidio del sindacalista Federico Del Prete nel 2002 a Casal di Principe: non ci fu bisogno di una riunione tra capi ma solo un tacito assenso; nel momento in cui la dirigenza fece sapere che era mal sopportato chi lo andò ad ammazzare non è che si prese la briga di chiedere l'autorizzazione a Sandokan e a Bidognetti. E diventa fondamentale contare sull'ascolto con intercettazioni e microspie: ti permette di capire il contesto da cui poi certe azioni scattano in automatico".

Queste dinamiche sono descritte in "Gomorra" e in tanti altri libri. Come fanno i parlamentari di una commissione che si occupa di giustizia a ignorarle? Fino a che punto c'è malafede nel concedere un vantaggio simile ai padrini?
"C'è un segmento dove incompetenza e malafede possono coincidere. L'incompetenza c'è: vogliono creare una regola per ottenere certi vantaggi ignorando gli effetti nella lotta alla mafia. Ma non è una malafede diretta ad aiutare le organizzazioni criminali. Anche perché si sta declinando il contrasto ai clan come "manu militari": conta solo sbatterli dentro e sequestrare i beni più vistosi. Questa azione è importante: ma così si tagliano le braccia, senza colpire la testa e senza sradicare il corpo. E proprio l'alibi del contrasto militare permette a malafede e incompetenza di sovrapporsi".

Quindi pur di tutelare politici e altri colletti bianchi, garantendone la privacy a tutti i costi, si concede un assist alle mafie?
"Ma la questione della privacy non va sottovalutata. Io sono convinto che sul tema delle intercettazioni le cose oggi non vadano bene: sento che c'è la necessità di trovare delle regole nuove, che però non possono essere imposte dall'alto e uso ancora una volta l'espressione manu militari. Una democrazia ha bisogno di regole condivise: magistrati, giornalisti, avvocati e legislatori dovrebbero sedersi intorno a un tavolo ed elaborare proposte efficaci. Perché anche quando si evoca la protezione della vita privata bisogna fare dei distinguo: una cosa sono i commenti veramente personali, altra è la telefonata del costruttore che nella notte del terremoto abruzzese dice "sto ridendo". Quella deve entrare negli atti e deve essere divulgata: mostra il contesto da cui nasce il crimine. Questo per dire che il confine della privacy è labile e sta soprattutto nel buonsenso, cosa che spesso molte redazioni dei giornali non sembrano avere. E questo crea diffidenza nel lettore".

Se la legge dovesse venire approvata, in molte redazioni si comincia a invocare la disobbedienza civile. Lei cosa ne pensa?
"Non so consigliare però io so quello che farò. Io disobbedirò, cercherò di continuare a lavorare come se questa legge non ci fosse, dispiacendomi per l'occasione persa di creare nuove regole condivise. Perché la lezione del giornalismo americano insegna che è la capacità di darsi delle regole, evitando i facili colpi del gossip e le scorciatoie delle foto ad effetto, che rende forti le inchieste. Credo però che la legge come sta venendo formulata sia una castrazione reale del lavoro di inchiesta: disobbedire sarà la mia risposta. E spero che questa mia disobbedienza sia sostenuta dagli inquirenti, dalle forze di polizia, da tutti questi organi con cui convivo da quattro anni: spero che questa mia "famiglia allargata" possa aiutarmi a disobbedire".

Giornalisti e scrittori possono disobbedire e sfidare l'arresto. Ma la legge introduce multe pesantissime per gli editori, creando un deterrente alla pubblicazione. In queste condizioni il Web può diventare un'isola di libertà?
"Il Web è libertà. Io su Facebook ho una vita nuova: la mia pagina ha più di mezzo milione di sostenitori, quello che scrivo lì arriva a più lettori che un quotidiano nazionale. La Rete è potente come strumento per diffondere una verità ma manca di autorevolezza. Il Web è strumento di comunicazione mentre i giornali sono strumento di democrazia: creano dibattito, hanno una redazione, contano sulla fedeltà del lettore. Tra 50 anni lo sarà anche il Web ma oggi non è strumento maturo. Per questo imbavagliare tg e quotidiani significa imbavagliare le fonti più autorevoli".

Lei ormai è una personalità, un vip: sente il peso delle attenzioni sulla sua vita privata?
"Io ci sono abituato: ho sette persone della scorta che osservano quello che faccio 24 ore al giorno. Ma per motivi di sicurezza devo tenere nascosta la vita della mia famiglia. In questo senso capisco quando si invoca il diritto alla privacy perché con me coincide con il diritto alla vita".

Nel mercato delle notizie oggi vale di più parlare bene o parlare male di Saviano?
"Quando si satura il mercato del parlare bene conviene parlare male, ma non di Saviano, di chiunque. Non voglio avventurarmi in paragoni di cui mi sento inferiore, da Diego Armando Maradona, mito della mia gioventù, e persino a Barack Obama: quando se ne è parlato troppo in positivo, conviene cambiare ed attaccarlo. Fa parte del gioco, ma nella mia situazione quello che mi dispiace è che io non sono un uomo politico, io non rappresento i miei elettori. Io sono uno scrittore e mi sento rappresentante della mia parola e basta".

Ma quando nello scorso autunno lei è salito sul palco di piazza del Popolo in difesa della libertà di stampa, ha assunto una posizione politica.
"Sì, ma nel senso platonico del termine: la politica come arte pubblica, non come purtroppo la considerano gli italiani ossia la spartizione della torta. Non sono salito sul palco con la bandiera di un partito e ho sempre chiesto la condivisione delle mie posizioni anche all'elettorato di centrodestra. Il presidente Gianfranco Fini quando mi ha difeso dalle contestazioni di Emilio Fede ha detto che lo faceva in nome dei molti miei lettori del Pdl".

Quindi lei intende avere una posizione "politica" solo su alcuni temi?
"Sì, in questo senso io faccio politica, nel senso della battaglia delle idee. Mi sento fortunato e privilegiato: ho uno spazio autonomo per farlo. In genere chi cerca la battaglia delle idee deve scontare il dazio se non la gogna della militanza in un partito, il che comporta doversi scontrare con minuzie amministrative, liste e grane organizzative. Mi viene in mente un passo dei "Promessi sposi" in cui padre Cristoforo deve affrontare problemi di peste e guai quotidiani mentre Carlo Borromeo può ragionare sul bene e sul male. In questo momento la battaglia delle idee è lo spazio in cui mi sento libero".

Si sente più libero senza un "partito di Saviano" ma si sente anche più forte? Dopo piazza del Popolo non si sono ridotti gli spazi per comunicare le sue idee?
"Si sono ridotti perché sono diventato antipatico a certe parti politiche. Però continuo a parlare al loro elettorato e sono convinto che questo è l'elemento che più li infastidisce. Mi ricordo quando sono andato all'Università Roma Tre: fuori c'erano manifesti neri con la scritta bianca "Saviano eroe" e la "O" trasformata in croce celtica, sia manifesti rossi con su scritto "Saviano amico mio". Fu veramente divertente: perché non ero io ad avere permesso questa unione. Sembra retorico ma a volte la verità è retorica: è stata la legalità, l'idea che almeno su una cosa - il contrasto alle mafie - si possa non essere divisi".

Condivide le parole di Elio Germano che dal palco di Cannes ha dedicato il premio all'Italia "nonostante la sua classe dirigente"?
"Una dedica assolutamente giusta. È importante fare riferimento a quella parte del Paese che ha voglia di fare e di fare bene. Ed è giusto sottolineare che i limiti sono di tutta la classe dirigente: politici, ma anche imprenditori e uomini di cultura".

A quattro anni esatti dalla pubblicazione di "Gomorra", le mafie sono più o meno potenti?
"Ci sono stati assottigliamenti dei comparti militari delle associazioni criminali; sul piano economico non c'è stato grande contrasto perché non c'è stato un contrasto europeo. No, non mi sento di dire che oggi siano meno forti".

E la magistratura è più o meno forte?
"Ho la sensazione da studioso che la magistratura sia più debole perché le campagne mediatiche contro giudici e pm gli abbiano fatto perdere autorevolezza: il clima nei loro confronti non è dei migliori. E d'altro canto le battaglie interne tra correnti della magistratura fanno perdere il timone: intere procure spaccate per questi motivi non lavorano bene. La fragilità della magistratura la sento tantissimo: rispetto a quando ho scritto "Gomorra" avverto una crisi di operatività e di tranquillità".

L'Italia è la patria dei corsi e ricorsi storici. Quale fase del nostro passato le ricorda la crisi che stiamo vivendo?
"Ci sono due momenti storici che mi aiutano nel tentativo di capire il presente. Il primo lo percepisco su piano epidermico, non l'ho vissuto in prima persona. È quello che ha preceduto le stragi del 1992. Quando parlo con magistrati e investigatori sento la stessa paura, il timore che i boss possano dare una spallata al Paese, alzando il tiro e determinando le condizioni per il futuro prossimo. Penso a quelle frasi scritte in carcere da Francesco "Sandokan" Schiavone che metteva in guardia i familiari da una "valanga": come a dire in questo momento di crisi, qualunque cosa noi facciamo le conseguenze sarebbero enormi e siamo noi a fermarle e a ridisegnare così il destino".

E il secondo riferimento?
"Il clima postunitario di 150 anni fa. Il ministro degli Interni Giovanni Nicotera da ex garibaldino si poneva il problema del Sud: il Sud era occupato non unificato. Io oggi sento tantissimo la voglia di una parte di Europa, ancora prima che della Lega, di liberarsi del Sud d'Italia e vedo una classe dirigente meridionale, tranne poche eccezioni, disorientata se non corrotta. Il Sud sembra diviso tra conniventi e rassegnati, chi ci sta dentro e chi è onesto ma ha perso la speranza".
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E ora fate girare questi due testi, e tenete alta la guardia.

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La presa in giro più fetida



Datemi Berlusconi per un minuto, vi prego, un minuto solo... che faccia di... Ospitato da Bruno Vespa (il megafono del Regime), Sua Emittenza le spara a raffica.

Giustizia, Berlusconi attacca: "Mai fatto leggi ad personam" 
Il premier rilancia la riforma della giustizia nel nuovo libro di Bruno Vespa. "Sul lodo Alfano non accetto veti". "La magistratura politicizzata usa i processi come strumento di lotta politica"

ROMA - Una "delle cose che mi addolorano di più" è che "subisco il fatto che si facciano passare per leggi 'ad personam' provvedimenti approvati democraticamente dalla maggioranza parlamentare e che sono oggettivamente a favore della collettività". Silvio Berlusconi torna a parlare di giustizia nel nuovo libro di Bruno Vespa. E lo fa difendendo i provvedimenti da lui fortemente voluti. Avanti, dunque, con il lodo Alfano di rango Costituzionale ("non accetterò veti") e con una nuova e maggiore immunità parlamentare. Con una premessa chiara: "Le riforme che spero di condividere con l'opposizione sono quelle sull'architettura istituzionale dello Stato. Da soli faremo quella fiscale e quella sulla giustizia, se l'opposizione dovesse sprecare l'opportunità di un approccio costruttivo e responsabile".

Ma è la giustizia al centro del ragionamento del premier. L'anomalia italiana, continua il premier, sono i "processi politici". "Sui miei processi con giudici super partes - sottolinea ancora il premier- io non ho alcuna preoccupazione. Quei processi, però, sono la vera anomalia italiana: le aggressioni pretestuose e a getto continuo contro un presidente del consiglio che ha giurato la sua innocenza in processi che non hanno fondamento alcuno. Nessuno di questi processi politici può portare a una condanna. Sono semplicemente processi costruiti sul nulla per inchiodare il presidente del consiglio sulla graticola mediatica. Questo è il vero scandalo. Una magistratura politicizzata che usa i processi come strumento di lotta politica contro chi è stato eletto democraticamente dalla maggioranza degli italiani".

Poi tocca all'immunità. Anche in questo caso il copione è il consueto. E' null'altro che un'arma di difesa contro gli attacchi delle toghe. "Molti settori politici, della maggioranza e dell'opposizione hanno manifestato nei mesi scorsi di essere d'accordo sul ripristino dell'immunità per chi viene eletto in Parlamento, immunità incautamente cancellata nel 1993, con il risultato di consegnare alla magistratura politicizzata un potere enorme" conclude il Cavaliere. Che, nonostante l'approvazione del "legittimo impedimento" non sembra avervi rinunciato alla legge che accorcia la durata dei processi: "Il provvedimento approvato al Senato non è affatto breve. Come si può attendere più di dieci anni per farsi rimborsare un credito? è una vergogna che vogliamo cancellare. Prima ci riusciremo, meglio sarà per tutti".
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Berlusconi parla di "anomalia italiana" in riferimento a "processi politici". Io credo che l'Italia sia essa stessa una anomalia: in un paese civile un delinquente non sarebbe mai presidente del Consiglio.

Sardegna, Eolico, nuove ipotesi di reato e nuovi dati

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CON LA LEGGE BAVAGLIO QUESTO ARTICOLO NON SAREBBE PUBBLICABILE
(firma QUI contro la Legge Bavaglio)


A macchia d'olio. L'inchiesta sullo scandalo Eolico in Sardegna si allarga sempre più, nuovi dati si raccolgono e nuove accuse si muovono ai presunti furbi della politica. Conosciamo già il fulcro della questione: Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna per conto di Berlusconi, è sotto indagini per Abuso d'Ufficio e Corruzione, e la lista comprende da tempo anche Denis Verdini (coordinatore nazionale del PDL), Flavio Carboni (il "faccendiere"), Pinello Cosu (consigliere provinciale di Iglesias), il "tributarista" Pasquale Lombardi, Arcangelo Martino (costruttore), Ignazio Farris (direttore generale dell'Arpa Sardegna). Tutti accusati per Concorso in Corruzione.

La notizia di oggi è che, messi al setaccio minuziosamente i conti del coordinatore PDL Denis Verdini è saltata fuori l'ipotesi del reato di Riciclaggio, mentre per Flavio Carboni si ipotizza l'Associazione a Delinquere.

Per quel che riguarda Verdini il Riciclaggio sarebbe stato compiuto, secondo le ipotesi del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Rodolfo Sabelli ed Ilaria Calò, proprio con il "faccendiere" Flavio Carboni.

Come riporta fedelmente REPUBBLICA, l'incriminazione di Denis Verdini per riciclaggio è stata provocata dalle indagini bancarie svolte sia dalla Banca d'Italia che dai Carabinieri (quindi due distinti filoni di indagine che hanno portato agli stessi risultati) i quali, su incarico della Procura di Roma, hanno perquisito e sequestrato una montagna di documenti proprio nella banca di Denis Verdini, il Credito Cooperativo Fiorentino dove - tra l'altro - sarebbero transitati 800 mila euro dirottati da Flavio Carboni verso l'istituto di credito gestito da Verdini. Per l'accusa quei soldi sarebbero stati "raccolti" da Flavio Carboni grazie ai versamenti di alcuni imprenditori che avrebbero "anticipato" future donazioni di denaro (leggi correttamente: tangenti) a quanti, funzionari pubblici e politici, avrebbero potuto dare una mano per realizzare impianti eolici in Sardegna.

Verdini dal canto suo ha respinto l'accusa di avere fatto transitare dalla sua banca "fondi neri" giustificando quel passaggio di denaro come aumento di capitale del "Giornale della Toscana" di cui il coordinatore del Pdl detiene la maggioranza azionaria. "Si tratta di denaro di nuovi soci della società editrice" aveva dichiarato Denis Verdini, ma non l'ha dimostrato con nessun documento. E infatti questa versione non ha convinto per nulla il Procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo che ha incaricato la Guardia di Finanza di indagare sui conti di Verdini e sulle sue società. E nei prossimi giorni Denis Verdini sarà convocato dai magistrati romani che gli chiederanno conto e ragione di tutti quegli strani movimenti di denaro, dei suoi rapporti con il Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci e con il senatore Marcello Dell'Utri (che non è indagato ma il suo nome è saltato fuori varie volte) i quali avrebbero pilotato la nomina di Ignazio Farris come presidente dell'Arpa Sardegna, l'agenzia deputata ai controlli ed al rilascio delle concessioni per gli impianti eolici in Sardegna.

"La sua nomina a presidente dell'Arpa è fondamentale, altrimenti io esco dall'affare", ha detto testualmente Flavio Carboni in una conversazione telefonica intercettata dai carabinieri. Gli investigatori, sulla base di intercettazioni e di pedinamenti, hanno infatti registrato alcuni incontri (che sono stati poi ammessi sia da Cappellacci che da Verdini) a Roma dove veniva sollecitata la nomina di Fabris che avrebbe potuto agevolare gli interessi degli imprenditori "raccomandati" da Marcello Dell'Utri e da Flavio Carboni.

Ma i guai giudiziari di Denis Verdini potrebbero aggravarsi ancora di più. L'indagine della Procura di Roma s'incastra infatti con quella della Procura di Firenze dove Verdini è indagato per Corruzione nell'inchiesta sul G8 e dei Grandi Eventi per l'appalto dell'ormai noto "Palazzo dei Marescialli" di Firenze. Il comune denominatore delle due inchieste è rappresentato dagli affari e dalle operazioni finanziarie finite anche nel mirino degli 007 della Banca d'Italia. Si stanno verificando alcune operazioni finanziarie di Verdini condotte con l'altro indagato dell'inchiesta fiorentina, l'imprenditore Riccardo Fusi. E sia Roma che le Procure di Perugia e Firenze sospettano che ci siano dei "tesori" nascosti in alcune banche straniere, come capita regolarmente in questo tipo di attività criminose. Soldi occultati in conti correnti e forzieri di banche e società finanziarie del Lussemburgo. Il sospetto dei magistrati di Perugia, Firenze e Roma è che la il coordinatore del Pdl Denis Verdini e i vari personaggi coinvolgi nell'inchiesta G8 siano riusciti a mettere al sicuro all'estero ingenti somme truffate allo Stato Italiano ed all'Unione Europea.

La ragnatela di accordi, denaro, e incontri non era stata tesa bene, e sta venendo tutto fuori. Cappellacci voleva la medaglia, ricordate?

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mercoledì 26 maggio 2010

La madre dei cretini è sempre incinta

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In queste calde giornate di maggio non appena ho qualche ora libera la dedico volentieri a una cosa in cui credo, i 3 Referendum: per evitare che ci costruiscano vicino a casa qualche centrale nucleare (gli "esperti" dicono che la Sardegna, regione non sismica, sarebbe perfetta), per evitare che venga privatizzata l'acqua pubblica e per cancellare l'ennesima vergogna del governo Berlusconi, e cioé quell'accozzaglia di norme senza senso che sono raccolte sotto la dicitura "legittimo impedimento".

Non sono iscritto all'Italia dei Valori, lo preciso. Non sono iscritto a nessun partito politico. Però quando vedo che un partito politico fa qualcosa in cui credo (ed è raro che succeda), allora se posso mi ci impegno pure io, pensando al bene comune invece che al mio stomaco.

Stamane sono arrivato in Piazza d'Italia, a Sassari, a mezzogiorno circa, e sono rimasto fino alla una. Come al solito ho notato con piacere che la gente che passava, notati i cartelli, si fermava un attimo a pensare, poi c'era chi si avvicinava per firmare, chi invece tirava dritto: ognuno è giusto che la pensi come vuole, viva il libero arbitrio.


Però voglio raccontare un episodio che giudico estremamente sgradevole, perchè è il classico risultato della campagna di odio che i fidi sgherri di Berlusconi hanno da tanti anni scatenato contro Antonio Di Pietro (e non solo).

A un certo punto è passato vicino al gazebo un tipo in giacca beige, con gli occhiali da sole, direi che aveva più di 50 anni, una persona che non conoscevo personalmente, anche se la faccia aveva un'aria vagamente familiare. Qualcuno del partito lo ha salutato giovialmente (chi fa politica conosce un po' tutti negli altri partiti) chiamandolo "deputato", e quello dopo aver risposto al saluto ha deciso di avvicinarsi al tavolo. Io ho pensato: "bene, un'altra firma!". Quel tipo invece alla domanda: "è venuto a firmare per i referendum?" ha risposto con un: "non li firmo" accompagnato da un sorriso canzonatorio, e ha aggiunto, per spiegare il motivo della sua scelta: "perchè odio Di Pietro!".

Mi sono irrigidito subito, pensando: e allora cosa cavolo vieni a rompere le scatole? Però, siccome non sono del partito e quindi non posso creare casini, sono rimasto in silenzio. Al gazebo i dipietrini (in quel momento quasi tutti donne, fra l'altro) hanno sorriso glissando sulle infelici e sgradevoli parole di questo imbecille, ma hanno comunque replicato se pure con educazione, e allora quello non si è fermato, anzi ha proseguito con rinnovata foga spiegando a voce alta davanti a chi si era fermato per firmare ed era imbarazzato per la scena, che lui odiava Di Pietro perchè tanti anni fa quando era Pubblico Ministero, Di Pietro aveva trattato male in udienza una tipa alla sbarra. "Per questo motivo io lo odio", ha confermato a voce ancora più alta.

A tutti è parso subito chiaro che quella era una scusa per parlare male dell'ex P.M., volutamente buttata lì davanti ad estranei per gettare benzina sul fuoco. C'era anche il responsabile dell'IDV della provincia, il quale da vero signore ha risposto con educazione a questo maleducato e ha cercato di chiudere la cosa senza che degenerasse. Quello però ha ripetuto la storiella da capo, e ancora ha detto altre 2 o 3 volte che odiava Di Pietro, sempre a voce alta.

A quel punto ho rotto il silenzio e gli ho detto, anche io a voce alta e coprendo tutti gli altri: "Io invece odio Berlusconi, perchè ha rovinato la società in cui vivo!". Quello ha abbassato un attimo lo sguardo con un sorriso amaro, era evidentemente spiazzato, ma subito ha replicato: "ma questo è diverso!", e io a lui, calcando il tono: "Infatti è molto peggio!". Quello ne ha sparate un altro paio, poi ha aggiunto che Di Pietro "è un bugiardo, vi imbroglia tutti", e io a lui: "E' Berlusconi che imbroglia tutti, e imbroglia anche lei!". Dopo di che gli ho girato le spalle ostentatamente, mordendomi la lingua, e quello dopo un minuto di altre cretinate prontamente rimandate al mittente sempre con pacatezza dalle donne del partito, ha deciso finalmente di togliersi dai piedi, battendo in ritirata.

Dopo un po' ho chiesto chi fosse, e mi è stato detto che faceva politica nel centro destra, ora però non sarebbe più nessuno. Come si chiama? Giuseppe Sechi. Ovviamente per quello là le malefatte di Berlusconi sono tutte canti angelici.
Sentito il nome ci ho pensato su, di vista infatti lo conoscevo, ora lo conosco meglio.

Aggiornamento 28/5.

Mi è giunta voce che stamane al banchetto si è avvicinata una donna che ha detto a chiare lettere (dopo aver preso dei volantini che di sicuro butterà): "Non firmo. Io Di Pietro lo ammazzerei". Chi era al banchetto ha risposto stavolta per le rime, stufo di vedere gentaglia avvicinarsi solo per vomitare fango. Peccato che non ci fossi io, avrei detto a questa baiadera un paio di cosine davvero simpatiche. Il Partito dell'Amore ha tanti proseliti davvero imbecilli. L'elettorato berlusconiano è "ricco" di tanta strana gente...

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Nuovi atti su Mastella: denaro del partito per acquisti di case

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Confesso che ne sentivo la mancanza (?) ... del mite Clemente. Questa notizia è da far girare, per far capire ancora di più e meglio alla gente che questo qui non può continuare a fare politica, per far capire che non lo si deve più votare, e chi ha il coraggio di votarlo è proprio come lui.

Mastella, la moglie, e ora anche i figli: che schifo!


L'INCHIESTA
Caso Mastella, nuovi atti: soldi Udeur per case a Roma
Denaro del partito è stato usato da una società che fa capo ai 2 figli del Mastella per comprare immobili. Lo sostiene il pm che ha depositato altri documenti nel corso dell'udienza preliminare in corso davanti al gup, respinta l'istanza di spostare il processo a Benevento

Denaro dell'Udeur - sostiene l'accusa - è stato utilizzato da una società che fa capo ai due figli dei coniugi Mastella per acquistare immobili a Roma. Lo si evince da alcuni documenti depositati questa mattina dal pm di Napoli Francesco Curcio nel corso dell'udienza preliminare sull'inchiesta Arpac che è in corso davanti al gup Eduardo De Gregorio.

Il pm, in particolare, ha depositato nuove intercettazioni telefoniche, informative della polizia giudiziaria, perizie e verbali. Proprio dal verbale dell'ex parlamentare Tancredi Cimmino, anch'egli appartenente all'Udeur, risulterebbe lo storno dei fondi del partito per l'acquisto di ville.

Gli avvocati hanno già avanzato richiesta di entrare in possesso dei nuovi atti e potranno visionarli nei prossimi giorni. Nel corso dell'udienza di oggi, il gup ha respinto l'istanza di spostare il processo a Benevento per competenza territoriale, avanzata dall'avvocato di Sandra Lonardo, Alfonso Furgiuele.



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La rivolta dell'Italia getta nel caos il PDL. Dov'è la Dignità?

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Benedetta Internet. L'Italia si è rotta le scatole delle porcherie del governo ed è partita al contrattacco: centinaia di migliaia di contatti con Napolitano ed esponenti della maggioranza e opposizione, e il castello si sfascia. I settori sono due.

Anzitutto la questione del Bavaglio alle Intercettazioni e al Giornalismo. Qui la lotta si è fatta durissima, si è creato un movimento di informazione, documentazione e poi pensiero che ha portato a risultati qusi immediati nell'arco di neanche un mese. Come sappiamo il governo Berlusconi vuole bloccare quasi del tutto l'uso delle intercettazioni nell'attività investigativa delle forze dell'ordine e della magistratura, e vuole poi evitare che la gente sappia se i politici (e non solo) hanno commesso reati, per mantenere alto il consenso. Autoprotezione pura ma anche un grande favore alla criminalità (organizzata e non), come si è lamentato anche Manganelli, fra i tanti. Ma il governo Berlusconi non ha fatto i conti con la rivolta sociale che ha prodotto la più grande protesta mai nata in rete (assieme a quella del No Berlusconi Day e del Movimento Viola). Per non parlare poi della rivolta del mondo del Giornalismo, il quale compatto (con l'unica eccezione di Minzolini e Belpietro, gli sgherri del Kaiser) ha alzato la voce contro il Bavaglio.

La notizia di oggi è che il PDL è nel caos più totale. Secondo il Kaiser di Arcore bisogna andare verso l'affossamento del Ddl sul Bavaglio. Con questa strategia: "Approviamo questa inutile legge al Senato e poi mettiamola su un binario morto. Ci ha già creato troppi problemi. È una riforma inutile. Con questo testo annacquato i magistrati continueranno a massacrarci e i giornalisti enfatizzeranno le loro mosse. E Fini potrà vantare una vittoria che io proprio non voglio riconoscergli". Ma non era più facile, mi chiedo ancora una volta, non commettere reati?

Perchè il testo è annacquato? Perché Napolitano, spinto dal popolo, ha fortemente criticato quelle disposizioni criminali volute da Berlusconi e firmate da Alfano. All'interno del PDL il primo a lamentarsi di questa porcheria legislativa in fieri è stato Fini, ma ora anche la Lega si fa sentire, per voce del suo capogruppo al Senato, Bruicolo, che dice: "I cittadini sono stanchi delle continue polemiche sulle intercettazioni. È ora di dire basta per concentrarsi, com'è giusto che sia, sulla manovra economica". E ha ragione, ragione da vendere: col paese in ginocchio per la recessione economica, concentrarsi da parte del governo sui problemi dei politici che commettono reati e vogliono che non si sappia è un gesto antidemocratico e tendente al Regime (Mussolini l'aveva fatto, non scordiamolo).

Nel PDL si sono resi conto che stanno perdendo la faccia di fronte alla nazione, e il malcontento per questa porcheria dei due avvocati del Kaiser, Alfano e Ghedini, cresce a dismisura, ed era ora! Alfano soprattutto non sta piacendo, nel PDL: da una parte i denigratori del Ddl, coloro che non lo vogliono più perché si vergognano, dall'altra Berlusconi, che non vuole il nuovo testo "annacquato" dopo il passaggio alla Camera post critiche di Napolitano. Ma perché non si dimette visto che non piace a nessuno? Alfano ha fatto solo stupidaggini da quando è Guardasigilli. Lui doveva essere il tutore della Magistratura, invece ne è diventato il nemico, il nemico della Giustizia al soldo di Berlusconi, e ha firmato leggi incostituzionali, criminogene e impopolari. Angelino, ma non ti vergogni? Non hai una dignità?


Il governo quindi lavora solo per gli interessi di pochi, è sempre stato chiaro. E proprio questo porta al secondo punto: il governo non ha lavorato per il popolo, e il paese è nel caos economico, con una disoccupazione ai massimi storici, e una disperazione diffusa in frange sempre più vaste della popolazione. E arriviamo allora alla manovra economica: la seconda notizia di oggi.

Berlusconi infatti ha avuto un faccia a faccia di ben 3 giorni con Tremonti, il quale ha fiutato i pericoli di una manovra di risanamento sulle tasche della gente, stufa di vedersi messa da parte per favorire i potenti, e ha cambiato le carte in tavola. Berlusconi ha detto: "Non è questa la Finanziaria che avrei scritto io, ma ormai è fatta e dobbiamo spiegare per bene che gli unici sacrifici saranno quelli chiesti allo Stato". E meno male! Ma perchè allora non iniziate a cancellare del tutto le pensioni riconosciute ai politici? Non siete abbastanza ricchi per aver mangiato alla mensa più dorata dì'Europa? No, quello no, e mica son fessi i politici, e tantomeno lo è Tremonti.

Al Transatlantico si dice che Tremonti ha giocato il tutto per tutto, sapendo che l'arma totale delle dimissioni avrebbe trascinato alla rovina l'intero governo. E questa è stata la carta che ha fatto nuovamente soccombere Berlusconi. Qualcosa alla fine Berlusconi è riuscito a strappare, su tutto il resto ha dovuto cedere. In particolare si dimezzerà (sino alla cifra "prodiana" dei 5000 euro) la soglia sopra la quale non sarà più possibile pagare in contanti. Una misura antievasione fortemente voluta dal ministro dell'Economia ma osteggiata dal premier, "perché non potete chiedermi di rimangiarmi quello che ho sempre detto e pensato". Invece sembra che Berlusconi l'abbia avuta vinta sui tagli ai fondi per palazzo Chigi e sul controllo preventivo di via XX Settembre sulla Protezione civile. Due misure che avrebbero di fatto trasformato Berlusconi in un premier senza portafoglio. "Sia chiaro - ha tuonato il Cavaliere - che io non mi faccio commissariare da nessuno".

Gravissimo è però quanto successo al Consiglio dei Ministri: "In Consiglio dei ministri non abbiamo visto né conti né carte", si lamenta un ministro a tarda sera, "l'abbiamo approvata al buio", riporta Repubblica. Questo è un chiaro esempio di come a Berlusconi le procedure previste ddalla Legge e dalla Costituzione siano sgradite. A quanto pare l'unico che sarà davvero interpretato per la parola finale sulla manovra è Bossi: è prevista una riunione a ore, Berlusconi non può metter da parte il leader del partito che gli sta portando via i voti e il potere, ci deve giocare. Chissà cosa succederà. Oggi intanto sentiremo una sequela di stupidaggini in conferenza stampa, vedrete.

Infine quanto parrebbe dai recenti sondaggi, La fiducia dei cittadini verso l'esecutivo è scesa al 46% mentre quella nei confronti del presidente del Consiglio "sarebbe" stabile al 62%. In poche parole: l'Italia è scontenta, ma siccome è bombardata dalla stampa propagandistica del Regime, continua ad "amare" Berlusconi. Ma sarà vero poi?

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martedì 25 maggio 2010

Nuova patetica pagliacciata del TG1 di Minzolini

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Firma qua, taglia là. Ma sarà mica una lotta? Da una parte Napolitano che firma tutto, dall'altra Minzolini che taglia l'impossibile.

Scherzi a parte, oramai l'Italia è puntata contro il minzognere, podestà del Kaiser al TG nazionale, e la sua consueta doppia missione: disinformare e perdere ascolti, coi due diversi conseguenti vantaggi per Sua Emittenza. Stavolta Minzolini, unico assieme a Belpietro a non aver firmato il documento contro la Legge Bavaglio, ha visto bene di non infastidire il figlio del senatùr, "amico" o meglio compare di merenda di Berlusconi... sappiamo benissimo che non c'è amicizia fra quei due.

La questione di oggi riguarda Fabio Cannavaro. Durante la conferenza stampa (riportata anche dall'Ansa) il calciatore napoletano si lascia andare ad una precisa e provocatoria considerazione nei confronti della "trota" Renzo Bossi. Per la precisione il capitano pronuncia queste parole: "Io mi sento italiano al 100% e quando vedo il tricolore anche in altri sport mi emoziono. Tanta gente non lo fa e non riesco a capire il perchè". Dopo una breve pausa l'affondo prontamente censurato dalla squadra minzoliniana: "Per quanto riguarda il figlio di Bossi, ognuno è libero di fare quello che vuole. Non so se c’entri o meno anche la politica. Io dico solo che all’inno mi emoziono. Renzo Bossi non tifa Italia? – dice ironicamente Fabio ai cronisti – Io mi sento italiano al cento per cento, e mi vengono i brividi all’inno: se poi ad altri non riesce, liberi di farlo, ma non so perché".

Abbiamo capito tutti quale parte del discorso il TG1 ha tagliato, pertanto non mi soffermo oltre. Quando terminerà al TG1 il minzognere potrà aprire un circo: la concorrenza sarà sbaragliata.

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