lunedì 10 maggio 2010

Il governo in aiuto dei criminali

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Un Legislatore dovrebbe essere attento ai problemi della società, in fondo i politici li eleggiamo per crearci benessere. Però c'è chi lavora pensando ad altro. La scusa è quella non palesata ma chiara a tutti: fare in modo che i politici possano delinquere liberamente, senza che la forza pubblica e la magistratura li scoprano e li puniscano, come dovrebbe capitare nei paesi civili.

L'Italia non è un paese civile: da noi si fanno riunioni dell'esecutivo solo per risolvere le beghe giudiziarie dei membri del governo e di alcuni parlamentari, e così facendo si fa un grosso favore (anche) alla criminalità organizzata. Angelino Alfano ha messo ancora una volta la faccia su un DL che nega totalmente i principi del nostro Codice di Procedura Penale, e determinerà l'impossibilità di accertare centinaia di migliaia di fattispecie concrete di reato.

Un bell'aiuto quindi ai politici che delinquono, e quindi (anche) alla criminalità organizzata. Certo che la politica fa proprio schifo: si appropria dei successi del lavoro della forza pubblica e dei magistrati, e poi legifera per azzopparne l'attività! CHE SCHIFO!


Un colpo alle investigazioni, un testo pieno di trappole
di LIANA MILELLA

ROMA - Un unico articolo, per 35 commi, ben 23 pagine nel fascicolo del Senato che reca un'intestazione assai indicativa: "Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine". Frutto della fiducia che Berlusconi impose alla Camera l'11 giugno 2009. Un testo che, se sarà effettivamente approvato entro giugno, cambierà la storia delle investigazioni e della cronaca giudiziaria in Italia. È proprio quello che vogliono il premier, il Guardasigilli Angelino Alfano, la maggioranza. Un testo che, a ogni pagina, riserva più di un "veleno" per magistrati e giornalisti.

IL TESTO DELLA LEGGE

Il nostro viaggio nella riforma delle intercettazioni e nei guasti che essa produrrà non può che cominciare dalla "madre" dei misfatti, la rivisitazione e la riscrittura dell'articolo 266 del codice di procedura penale che, nella versione approvata nel 1989, ha regolamentato e consentito migliaia di inchieste e ha fatto arrestare migliaia di responsabili di migliaia di reati. Ma con il nuovo 266 e i paletti imposti ai pm tutto sarà diverso. Per almeno due buoni motivi. Se è vero che resta invariato il tetto massimo degli anni di pena (cinque) per cui è possibile disporre gli ascolti e se rimangono invariati i "gravi indizi di reato" necessari, si aggiungono però altre e ben più rigide regole che vincoleranno l'attività investigativa dei pubblici ministeri.

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Non basterà avere un "grave indizio di reato" per chiedere un'intercettazione a carico di un personaggio sospetto, ma si dovrà essere certi, come scrive la legge, che "le utenze siano intestate a soggetti indagati o siano agli stessi effettivamente e attualmente in uso". E qualora la registrazione della telefonata dovesse riguardare "soggetti diversi" che hanno rapporti con l'indagato, si potrà procedere soltanto se, "sulla base di specifici atti di indagine risultano a conoscenza dei fatti per i quali si procede". Non solo, dovranno esistere "concreti elementi per ritenere che le relative conversazioni o comunicazioni siano direttamente attinenti ai medesimi fatti".

Non è che la prima di altre "trappole" disseminate lungo i 35 commi. Prima ancora di richiedere e ottenere le intercettazioni che devono provare l'esistenza del delitto, il pm dovrebbe disporre ancora prima della prova che invece va cercando con l'ascolto. Non solo: ma deve avere anche la certezza che "i fatti" per cui vuole "sentire" più di un telefono siano pure gli stessi. Un'esempio? A Trani indagavano per un anomalo comportamento dell'American Express nella gestione delle carte di credito revolving. Ma sono finiti a scoprire le pressioni di Berlusconi per mettere a tacere talk show come Annozero e Ballarò. Bene, trattandosi di "fatti" differenti, quelle intercettazioni non sarebbero più state possibili.

Ma questo non è che l'inizio di tante altre contraddizioni e anomalie...
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Come cittadino, aggiungo in chiusura di questo post, sono indignato per l'aspetto fortemente criminogeno di questa novella al Codice di Procedura Penale, perchè qui il Guardasigilli (per volontà del Kaiser che sta al governo sopra di lui) invece di favorire la ricerca delle prove per la persecuzione dei reati, crea grossi intoppi al lavoro della Giustizia (intesa in senso lato). Avete capito? Chiarisco ancora: il ministro della Giustizia invece di aiutare chi lavora per perseguire chi commette reati, aiuta i deliquenti stessi.

Voglio le dimissioni di Alfano.

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