venerdì 28 maggio 2010

Intercettazioni, Berlusconi, Italia dei Valori


Il Ddl sulle Intercettazioni è al centro della nostra vita politica (e sociale, date le gravissime conseguenze che produrrà). Lo è al posto delle questioni che riguardano il bene comune, cioé noi cittadini. Invece du operare per migliorare l'Italia, l'economia, l'occupazione etc., l'attuale maggioranza e una parte dell'opposizione vogliono il bavaglio all'attività giudiziaria e al giornalismo perché tanti, troppi dei propri componenti hanno avuto o temono di avere guai con la Giustizia. Io sono dell'idea che per loro (e non solo loro, ciò infatti vale anche per i criminali) vivere onestamente rispettando la Legge sia più facile, così poi non si ha bisogno di modificare le leggi per il proprio tornaconto personale, o per fare un favore alle mafie, esattamente come sta invece facendo il PDL. Alfano e Ghedini stanno mettendo ancora una volta la faccia sull'ennesima porcheria commissionata dal Kaiser, il quale si sente in difficoltà: chissà cosa c'è sotto oltre a quello che è già venuto fuori.

Ho raccolto allora due notizie importanti, davvero importanti, e voglio che le leggiate con attenzione, facendole poi girare in rete con tutti i vostri contatti sui social networks o per e-mail, ok?
_ _ _ _ _


Berlusconi e i nastri di Fassino: ipotesi ricettazione per il premier?
di Dario Ferri
L’arresto di Favata, l’uomo che ha consegnato al premier la telefonata dell’ex segretario dei DS con Consorte, potrebbe essere il preludio all’arrivo di un avviso di garanzia per il Cavaliere. Parola dell’avvocato.

"Fabrizio Favata non ha ricattato nessuno, avesse preso 300mila euro non sarebbe nelle condizioni di povertà in cui è. La procura lo ha messo in carcere solo per avere un’aura di credibilità nel momento in cui indagherà Berlusconi per ricettazione". Parola di Antonio Nebuloni, avvocato proprio di Favata, rinchiuso da tre giorni nel carcere di San Vittore a Milano. Le riporta il Fatto Quotidiano, e rivestono una certa credibilità visti gli sviluppi delle indagini sul "Watergate italiano", i nastri della famigerata telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte che vennero portati alla vigilia di Natale del 2005 all’attuale presidente del Consiglio, sotto l’albero di Arcore.

LE PAROLE DEL GIP – Perché nell’ordinanza il Gip Bruno Giordano che ha disposto l’arresto parla chiaro: è provato che la circostanza della "gita ad Arcore" di Favata, finora raccontata dall’indagato, è realmente avvenuta, e quindi Berlusconi ha davvero preso in consegna quei nastri – o meglio, quei files depositati in una pennetta USB - che poi sono stati pubblicati una settimana dopo sul Giornale di Maurizio Belpietro in un articolo a firma Gianluigi Nuzzi che ha portato il capo del più grande partito d’opposizione al Cavaliere sull’orlo delle dimissioni. Nell’interrogatorio Favata conferma di aver consegnato a Silvio Berlusconi, il 24 dicembre 2005, l’intercettazione della telefonata, ancora segreta, tra Fassino e Consorte ("Allora, siamo padroni di una banca?"); ma nega di aver ricattato l’amico. "Non ho preso i 300 mila euro, non ho ricattato Raffaelli. Ho lo sfratto, la luce e il gas tagliati". Raffaelli nel 2005 era l’amministratore delegato di Rcs, la società che realizzava le intercettazioni per la Procura di Milano. Favata è l’amico e socio di Paolo Berlusconi che aveva portato Raffaelli da Silvio, la vigilia di Natale: per chiedere che fosse affidato alla Rcs un appalto da 120 milioni di euro in Romania.

IL RICATTO - Secondo la ricostruzione del Gip, scrive ancora il Fatto, alla fine Raffaelli "ha deciso di sostenere da solo il prezzo del ricatto". Ma in questa storia, nessuno denuncia. Non Ghedini, a cui Favata chiede soldi in cambio del silenzio. Non Raffaelli, che accetta di pagare senza reagire. Non Paolo Berlusconi, di cui il gip scrive: "È assai singolare che non abbia presentato alcuna denuncia all’Autorità giudiziaria". Lunedì il giudice Giordano deciderà se confermare o no la carcerazione di Favata. Intanto le indagini proseguono: il pm Massimo Meroni dovrà interrogare di nuovo Raffaelli. E decidere se veramente muoversi nei confronti del presidente del Consiglio. Nel caso, l’accusa sarebbe proprio quella di Ricettazione.
_ _ _ _ _


In Europa contro il ddl intercettazioni
di Sonia Alfano

Preoccupati per le conseguenze nefaste che una legge come quella sulle intercettazioni potrebbe procurare all’Italia, io, Sophie In’t Veld e Luigi de Magistris, abbiamo presentato oggi un’interrogazione scritta alla Commissione. Il Ministro Alfano non fa che ripetere che l’abolizione (di questo si tratta, in sostanza!) delle intercettazioni non influirà sulle indagini di mafia, pur essendo perfettamente consapevole che per arrivare a scovare un reato mafioso spesso e volentieri si parte da indagini satellite per le quali, ovviamente, saranno vietate le intercettazioni. Le conseguenze saranno disastrose anche in termini di libertà di informazione. In passato, quando un giornalista ‘dava fastidio‘ al potere, lo si metteva a tacere con i colpi di pistola. Oggi, invece, molto più semplicemente, si prova a metterlo a tacere con leggi liberticide.

Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941, l’Italia si trova al settantaduesimo posto, in scala mondiale, nella classifica per la libertà di stampa, definita nel nostro Paese ‘parzialmente libera‘: come in Sudafrica, Filippine, Congo, Thailandia, Nepal. Il dato che più potrebbe far scattare il campanello d’allarme, però, è quello europeo. L’Italia è penultima, dietro di noi soltanto la Turchia. Italia e Turchia sono gli unici due Paesi dell’Ovest europeo a trovarsi nella condizione di ‘stampa parzialmente libera‘.

Tutto questo quando ancora il disegno non è diventato legge! Provate a pensare cosa accadrebbe qualora lo diventasse… Abbiamo informato la Commissione su come è stato strutturato il ddl, esplicitando quale sia il regime per le intercettazioni auspicato dal governo italiano: criteri e procedure per l’autorizzazione, tipi di reato coperti, intercettazioni ambientali, durata dell’autorizzazione, utilizzazione delle intercettazioni per altri processi ed eccezioni per sacerdoti e parlamentari. Riteniamo fosse utile portare a conoscenza della Commissione che non siamo gli unici scandalizzati e preoccupati dal tentativo del governo e che anche l’ANM, la Federazione Italiana Editori Giornali, la FNSI e l’Ordine dei Giornalisti hanno lungamente protestato, senza però ottenere assolutamente nulla.

Qualche giorno fa anche le autorità americane, attraverso il vice Ministro della Giustizia Lanny Breuer, hanno espresso la loro preoccupazione per le modifiche proposte. Per tutti questi motivi abbiamo sentito la necessità di rivolgerci alla Commissione europea per chiedere se ritiene che tali norme siano proporzionate e conformi agli standard europei in materia di libertà d’informazione dei media ed il diritto dei cittadini a conoscere, come garantite dall’articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali e dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e relativa giurisprudenza, e se ritiene che la modifica del regime delle intercettazioni sia conforme agli obiettivi dell’Unione di lotta alla criminalità in Italia e nell’Unione europea, nella speranza che la Commissione voglia prendere iniziative affinchè possano essere assicurate la libertà d’informazione, d’espressione e di stampa e affinchè la lotta alla criminalità organizzata in Italia
ed Europa possa essere efficace.
_ _ _ _

Come avete letto, nel primo articolo si guarda avanti, l'indagine dei nastri che sono arrivati a Berlusconi e poi pubblicati da Belpietro (quando era al Giornale) sta per portare a una accusa precisa all'attuale presidente del Consiglio: reato di Ricettazione.

Nel secondo articolo invece vediamo come l'IDV, attraverso alcuni sui rappresentanti in Europa, sia l'unico partito cui sta davvero a cuore in Italia che la Giustiza e il Giornalismo non vengano castrati. Il PD gioca a nascondino.

In chiusura vi regalo alcuni dati sulla nuova normativa in oggetto, così, a titolo informativo.
_ _ _ _ _


Ddl anti-intercettazioni, i punti chiave
di Niky Rocks

Per fortuna i nostri eletti sono per la maggior parte attempati e dunque ecco perché è di notte che decidono sulle “cose” del Paese: soffrono di insonnia come tutti quelli che hanno una certa età. Così invece di restare appiccicati alla Tv si riuniscono e confabulano e molto spesso non concludono nulla.

Ce lo auguriamo anche questa volta perché in arrivo per noi, altrimenti, ci sarebbe una bella legge che ci allontana sempre di più dai paesi democraticamente sviluppati avvicinandoci inesorabilmente agli altri, quelli dove esistono ancora regimi autoritari.

Questa volta a essere danneggiato sarà il nostro diritto all’informazione, con il ddl passato alla storia come “legge bavaglio”. Nell’aria ci sono ancora dei cambiamenti a quello che è il canovaccio su cui si sta discutendo: per esempio, forse, la prigione ai giornalisti sarà evitata; e forse anche il divieto assoluto di pubblicare le intercettazioni per intero potrà essere addolcito da un più morbido “si pubblichino i riassunti”. Ma a tenere svegli tutti, politici e preoccupati, sono questi seguenti punti ben studiati per imbavagliare per sempre la legittima informazione.

1) “I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti, né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall’imputato”.
Il che vuol dire che se sei sottoposto a processo devi essere proprio tu a portare, in aula, le prove che ti incastrano. Nessun altro può farlo per te: non valgono nemmeno le deleghe.

2) “L’autorità giudiziaria dispone l’immediata distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti i dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni relativi al traffico telefonico e telematico illegalmente acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo notizia di reato, né può essere utilizzato a fini processuali o investigativi”.
Dunque vi ricordate quegli imprenditori che se la ridevano alla notizia del terremoto de L’Aquila? Beh, dimenticateveli, non succederà più. E non perché quel tipo di “uomini” smetterà di ridere dei disastri e dei morti quando questi portano soldi nelle loro tasche, ma solo perché una legge impedirà a noi tutti di esserne informati. La stessa fine faranno anche tutte quelle dichiarazioni che si rivelano sincere solo quando si crede che i microfoni siano spenti e le telecamere non stiano registrando. Praticamente trasmissioni tipo Report non esisteranno più.

3) “Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell’avvenuta intercettazione o detenzione e dell’acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse”.
Altrimenti come si fa ad avvertire i diretti interessati, senza “sputtanarli”, che devono stare più attenti quando usano il telefono?

A questo seguono delle precisazioni:

“È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all’acquisizione e alle operazioni di distruzione degli atti…”
“Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti [...] è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni”. Nel caso, “si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio”.

Praticamente queste piccole aggiunte servono solo a dire che chi fa il giornalista in Italia potrebbe essere perseguito penalmente e rischiare la prigione solo per il mestiere che fa. Un po’ come avviene nei regimi totalitari.

4) “A titolo di riparazione, ciascun interessato può chiedere all’autore della divulgazione degli atti o dei documenti [...], al direttore o vice-direttore responsabile e all’editore, in solido fra loro, una somma di denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro, secondo l’entità del bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico, televisivo o telematico. In ogni caso, l’entità della riparazione non può essere inferiore ai ventimila euro”.
Cioè non c’è scampo per nessuno, che tu sia giornalista, blogger o un radioamatore.

5) Il presente decreto-legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per conversione in legge. [...]

.

Nessun commento:

Posta un commento