martedì 4 maggio 2010

Libertà di Stampa. L'Italia precipita

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Credo sia il caso di andare a dare più di un'occhiata al sito di Freedom House, l’organizzazione non governativa che si occupa del grado di "libertà" dell’informazione nei singoli Stati. Trovate i rapporti relativi al 2009, in base ai quali il nsotro paese grazie alle repressioni dell'attuale governo Berlusconi, è precipitato in un pozzo buio e profondo.


Le tabelle parlano chiaro, non c'è da contestare niente. Questao è il trentesimo anno in cui questa organizzazione apolitica, apartitica, fa la classifica in tutto il mondo. Le categorie utilizzate sono tre: "Free", "Partly free" e "Not free".

L'Italia è nella seconda categoria, a un passo quindi dal regime puro: "Partly free", e occupa la posizione n. 72 nel ranking mondiale, dietro dittature come la Corea del Sud, e a pari livello con India, Benin e Hong Kong. Siamo quindi in quel 33% in cui la Stampa vive con l'acqua alla gola, avversata da delinquenti di turno senza scrupoli, a un passo dal Regime Puro, dove la parola Libertà non è presente nei vocabolari (come per esempio in Cina).

La vera vergogna è nel confronto con gli altri paesi dell'Occidente Europeo. Qui la Freedom House analizza e cataloga le 25 nazioni interessate. 23 sono "Free", due invece "Partly free": al 25° e ultimo posto c'è la Turchia, al 24° e penultimo l'Italia, una vergogna.

Avete capito? 25 nazioni, in 23 di esse la Stampa è libera, in 2 invece lo è solo parzialmente, e l'Italia è una di esse. Il nostro quindi è un paese A RISCHIO. Secondo Freedom House, nella classifica sulla libertà di stampa l’Italia ottiene solo 32 voti su 100. E’ l’unico Paese europeo a perdere posizione e soprattutto a retrocedere dalla categoria dei Paesi “free” a quella dei paesi “partly free,” ossia dove la libertà di stampa è parziale.

"In Italia la situazione è peggiorata", scrive Katin Deutsch Karlekar, cofondatrice e presidente onoraria di Freedom House nel suo rapporto, specificando come questo severo giudizio trova fondamento nel fatto che "il Primo Ministro Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura della sua vita personale, che ha portato a querele contro i media esteri e locali e alla censura di ogni contenuto critico da parte della TV di stato". E ancora "Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle televisioni pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati". Soffermandosi poi sul noto conflitto d’interessi che, come sappiamo, oramai crea scandalo soltanto all’estero, la Karlekar scrive: "Il primo ministro risulta essere il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia". Un ulteriore causa del nostro declassamento secondo l’organizzazione americana sarebbero: "le limitazioni imposte dalla legislazione, per l’aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell’estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media".

In chiusura metto un bel video, storico, mai passato integralmente nelle televisioni italiane. Non ha bisogno di spiegazioni, ricordiamo tutti (spero) di cosa si tratta. Va semplicemente riguardato per intero e fatto girare, con questi dati.

http://www.facebook.com/video/video.php?v=1191815832226&ref=mf

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