giovedì 27 maggio 2010

Sardegna, Eolico, nuove ipotesi di reato e nuovi dati

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CON LA LEGGE BAVAGLIO QUESTO ARTICOLO NON SAREBBE PUBBLICABILE
(firma QUI contro la Legge Bavaglio)


A macchia d'olio. L'inchiesta sullo scandalo Eolico in Sardegna si allarga sempre più, nuovi dati si raccolgono e nuove accuse si muovono ai presunti furbi della politica. Conosciamo già il fulcro della questione: Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna per conto di Berlusconi, è sotto indagini per Abuso d'Ufficio e Corruzione, e la lista comprende da tempo anche Denis Verdini (coordinatore nazionale del PDL), Flavio Carboni (il "faccendiere"), Pinello Cosu (consigliere provinciale di Iglesias), il "tributarista" Pasquale Lombardi, Arcangelo Martino (costruttore), Ignazio Farris (direttore generale dell'Arpa Sardegna). Tutti accusati per Concorso in Corruzione.

La notizia di oggi è che, messi al setaccio minuziosamente i conti del coordinatore PDL Denis Verdini è saltata fuori l'ipotesi del reato di Riciclaggio, mentre per Flavio Carboni si ipotizza l'Associazione a Delinquere.

Per quel che riguarda Verdini il Riciclaggio sarebbe stato compiuto, secondo le ipotesi del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Rodolfo Sabelli ed Ilaria Calò, proprio con il "faccendiere" Flavio Carboni.

Come riporta fedelmente REPUBBLICA, l'incriminazione di Denis Verdini per riciclaggio è stata provocata dalle indagini bancarie svolte sia dalla Banca d'Italia che dai Carabinieri (quindi due distinti filoni di indagine che hanno portato agli stessi risultati) i quali, su incarico della Procura di Roma, hanno perquisito e sequestrato una montagna di documenti proprio nella banca di Denis Verdini, il Credito Cooperativo Fiorentino dove - tra l'altro - sarebbero transitati 800 mila euro dirottati da Flavio Carboni verso l'istituto di credito gestito da Verdini. Per l'accusa quei soldi sarebbero stati "raccolti" da Flavio Carboni grazie ai versamenti di alcuni imprenditori che avrebbero "anticipato" future donazioni di denaro (leggi correttamente: tangenti) a quanti, funzionari pubblici e politici, avrebbero potuto dare una mano per realizzare impianti eolici in Sardegna.

Verdini dal canto suo ha respinto l'accusa di avere fatto transitare dalla sua banca "fondi neri" giustificando quel passaggio di denaro come aumento di capitale del "Giornale della Toscana" di cui il coordinatore del Pdl detiene la maggioranza azionaria. "Si tratta di denaro di nuovi soci della società editrice" aveva dichiarato Denis Verdini, ma non l'ha dimostrato con nessun documento. E infatti questa versione non ha convinto per nulla il Procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo che ha incaricato la Guardia di Finanza di indagare sui conti di Verdini e sulle sue società. E nei prossimi giorni Denis Verdini sarà convocato dai magistrati romani che gli chiederanno conto e ragione di tutti quegli strani movimenti di denaro, dei suoi rapporti con il Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci e con il senatore Marcello Dell'Utri (che non è indagato ma il suo nome è saltato fuori varie volte) i quali avrebbero pilotato la nomina di Ignazio Farris come presidente dell'Arpa Sardegna, l'agenzia deputata ai controlli ed al rilascio delle concessioni per gli impianti eolici in Sardegna.

"La sua nomina a presidente dell'Arpa è fondamentale, altrimenti io esco dall'affare", ha detto testualmente Flavio Carboni in una conversazione telefonica intercettata dai carabinieri. Gli investigatori, sulla base di intercettazioni e di pedinamenti, hanno infatti registrato alcuni incontri (che sono stati poi ammessi sia da Cappellacci che da Verdini) a Roma dove veniva sollecitata la nomina di Fabris che avrebbe potuto agevolare gli interessi degli imprenditori "raccomandati" da Marcello Dell'Utri e da Flavio Carboni.

Ma i guai giudiziari di Denis Verdini potrebbero aggravarsi ancora di più. L'indagine della Procura di Roma s'incastra infatti con quella della Procura di Firenze dove Verdini è indagato per Corruzione nell'inchiesta sul G8 e dei Grandi Eventi per l'appalto dell'ormai noto "Palazzo dei Marescialli" di Firenze. Il comune denominatore delle due inchieste è rappresentato dagli affari e dalle operazioni finanziarie finite anche nel mirino degli 007 della Banca d'Italia. Si stanno verificando alcune operazioni finanziarie di Verdini condotte con l'altro indagato dell'inchiesta fiorentina, l'imprenditore Riccardo Fusi. E sia Roma che le Procure di Perugia e Firenze sospettano che ci siano dei "tesori" nascosti in alcune banche straniere, come capita regolarmente in questo tipo di attività criminose. Soldi occultati in conti correnti e forzieri di banche e società finanziarie del Lussemburgo. Il sospetto dei magistrati di Perugia, Firenze e Roma è che la il coordinatore del Pdl Denis Verdini e i vari personaggi coinvolgi nell'inchiesta G8 siano riusciti a mettere al sicuro all'estero ingenti somme truffate allo Stato Italiano ed all'Unione Europea.

La ragnatela di accordi, denaro, e incontri non era stata tesa bene, e sta venendo tutto fuori. Cappellacci voleva la medaglia, ricordate?

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