venerdì 11 giugno 2010

Assalto frontale alla Legge Bavaglio

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L'Italia finalmente s'è desta? Ieri al Senato si è consumata la patetica e totalitaria pagliacciata del voto di fiducia alla Legge dello scandalo: quella che uccide l'attività investigativa dei Magistrati e della Forza Pubblica e che salva dal giudizio popolare i delinquenti, perchè l'informazione sarà trucidata da questa legge criminogena. La spallata alla Democrazia del governo delinquente che ci è sopra ha visto dalla sua parte il primo round. Ora tocca alla Camera, dove il testo sarà nuovamente blindato e sottoposto allo stesso voto di fiducia avuto al Senato.


Il PD, dopo le affermazioni accomodanti dell'inciuciatore capo D'Alema, ha finalmente alzato davvero la voce: le parole della Finocchiaro ieri al Senato hanno suonato come uno squillo di tromba che richiama la società civile a risvegliarsi dal torpore, le parole e l'azione di Di Pietro e dell'IDV, con l'occupazione dei banchi del governo in aula (e la successiva espulsione da parte del servo Schifani), suonano anch'esse come un richiamo alla protesta e alla disobbedienza civile. Quando un Regime uccide le regole del vivere democratico dev'essere sovvertito, con ogni mezzo, lo insegna la storia (da Mussolini a Ceaucescu, ma ci sono tanti esempi).

A tuttora siamo ancora ai mezzi leciti, quelli delle voci, dei cortei, della sensibilizzazione. Ma a cosa arriverà l'Italia, ormai stufa di vedersi reprimere e annichilire da norme che uccidono la Costituzione e i Codici? Fa ancora ridere il gesto folle di Tartaglia?

Oggi il PD alza nuovamente la voce, mostrando finalmente quelle palle che ha tenute nascoste per troppo tempo, anche se pare un po' il canto del cigno. Per bocca di Felice Casson, vicepresidente del partito, il PD dice a chiare lettere che "Il disegno di legge sulle intercettazioni non è solo incostituzionale, ma viola anche i principali fondamenti giuridici dell’Ue", poi continia dicendo: "Molti punti del ddl inficiano non solo la sua legittimità costituzionale, ma anche la compatibilità con i principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, come interpretati da una consolidata giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Le pregiudiziali che abbiamo presentato affrontano e illustrano tutti questi punti, a partire dall’incompatibilità con il diritto di e all’informazione di cui agli artt. 21 Cost., 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La Corte di Strasburgo, infatti, nel ribadire l’importanza centrale della libertà di stampa nelle società democratiche, ha più volte ritenuto prevalente (finanche sulla privacy degli interessati e sul segreto istruttorio) il diritto dei giornalisti a fornire, e del pubblico a ricevere, notizie di cronaca giudiziaria". Mai parole fuorno più azzeccate, e di ciò deve tenere conto Napolitano, che ha l'obbligo morale di rinviare il testo al mittente con le dovute note di rammarico, almeno così il presidente della Repubblica non si assumerà la responsabilità morale di questo stupro al diritto e all'informazione, glielo chiede la Magistratura, la Forza Pubblica, L'ordine dei Giornalisti, e tutta la Società Civile! "Il provvedimento – prosegue Casson – non introduce soltanto misure lesive della libertà di stampa, ma prevede anche una significativa limitazione dei poteri investigativi della magistratura, con particolare riferimento al ricorso a mezzi di ricerca della prova fondamentali nella società della comunicazione. Tali limitazioni non solo privano di strumenti d’indagine preziosi gli organi inquirenti, ostacolando dunque l’attività di accertamento dei reati e così pregiudicando la tutela della sicurezza dei cittadini, ma rendono difficoltoso se non addirittura immobilizzano il lavoro della giustizia in Italia. Vi è poi – conclude Casson – la disciplina derogatoria per l’ammissibilità di intercettazioni su utenze riferibili a soggetti appartenenti ai servizi di informazione per la sicurezza. In questo modo si rischia di violare i principi di cui all’art. 101, comma secondo, e 112 della Costituzione, poiché subordinando l’acquisizione dei risultati delle suddette operazioni e la loro stessa prosecuzione, alla mancata opposizione del segreto di Stato, condiziona indebitamente l’esercizio dell’azione penale da parte dell’organo requirente".

Antonio Di Pietro è sulla stessa linea d'onda: dopo aver occupato il Senato, "l'IDV occuperà anche la Camera per tentare di bloccare un provvedimento antidemocratico, di regime fascista e piduista nel nostro paese. Ci appelliamo alla comunità tutta e al capo dello Stato – ha detto ancora Di Pietro – affinché si eviti la distruzione della nostra Costituzione. Informare i cittadini di quel che accade nelle segrete stanze del potere è un diritto dovere che alla stampa non dobbiamo togliere, altrimenti è bavaglio. E’ regime. Togliere ai magistrati gli strumenti per combattere la criminalità vuole dire favorire la criminalità. Vuole dire far vincere il più forte, il più spregiudicato". Antonio di Pietro ha definito l’azione dell’IDV contro il ddl sulle intercettazioni "un atto di resistenza estrema. Raccoglieremo firme per abrogare la legge, ai cittadini diciamo di non cadere più nel tranello mediatico di Silvio Berlusconi che si è fatto votare dicendo alla gente che avrebbe risolto i guai dei cittadini e invece era per risolvere i guai suoi e degli amici suoi". Quindi avremo un altro referendum, dopo quelli sul Nucleare, sull'Acqua Pubblica e sul Legittimo Impedimento: almeno qualcuno alle parole fa seguire i fatti!

La questione della costituzionalità del ddl è stata già sollevata da molti giornali, oggi listati a lutto come molti blog, come questo (primo far tutti, il Fatto Quotidiano di Padellaro), ma voglio richiamare le parole de La Stampa, che per bocca di Michele Ainis parla molto chiaro, dicendo che: "Il disegno di legge sulle intercettazioni è proprio di questo che ha bisogno: un esame urgente di costituzionalità. La libertà d’informazione: non a caso la Corte Costituzionale – in una celeberrima sentenza del 1969 – l’ha definita "pietra angolare della democrazia".

Beppe Grillo poi non si fa certo crescere l'erba sotto i piedi, e spara a zero anche tramite il consigliere regionale ‘grillino’ Giovanni Favia: "Non faremo passare questa aggressione vigliacca alla democrazia italiana. La nostra sarà vera disobbedienza. Berlusconi continua a provarci", afferma: "Lui promette il carcere ai cittadini che usano la videocamera o il registratore per inchiodare i criminali? Noi continueremo come abbiamo sempre fatto, a riprendere chi viola la legge o abusa del proprio potere e continueremo a denunciare e pubblicare e mettere in rete quello che scopriamo. All’oligarca della comunicazione e della politica italiana – aggiunge – promettiamo filmati, registrazioni e denunce fatte da noi. Dei tesserini da giornalista che legittimano le riprese ed evitano il carcere non ci importa. La giustizia, la denuncia civile non ha bisogno di certificazioni né di iscrizioni ad un Ordine: Non è questa legge farsa che ci fermerà".

Ma infine, e soprattutto, ecco l'Ordine dei Giornalisti, con un durissimo comunicato: "Il dovere della disobbedienza civile. L’Ordine risponderà in sintonia con gli altri enti di categoria a questa sfida che è un atto di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani". Per voce del segretario nazionale Enzo Iacopino, dice ancora: "Il tempo delle parole è purtroppo finito ed ha spazzato via la speranza alimentata in decine d’incontri da parlamentari i quali, singolarmente o anche davanti a più persone, avevano manifestato perplessità sul contenuto delle norme e garantito un impegno per modificarle in maniera radicale". L’Ordine spera che ci sia la possibilità che la Camera recuperi spazi che garantiscano ai cittadini il diritto di essere informati in maniera piena. Ma c’è la consapevolezza che la determinazione di alcuni in grado di decidere con un semplice gesto chi sarà parlamentare e chi no, in occasione di elezioni nelle quali deputati e senatori sono di fatto nominati da un gruppetto di persone, non consente di farsi illusioni di sorta. Pertanto sono queste le condizioni" conclude Iacopino, "per dare il via alle le proteste più estreme dei giornalisti, inevitabile risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C’è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte consapevoli".

Il mio pensiero adesso vola a tutte quelle persone che hanno votato Berlusconi... ad esse chiedo se hanno un briciolo di coscienza e di senso civico, ad esse chiedo se provano vergogna o sono d'accordo con questa estrema e ennesima spallata al nostro Ordinamento Giuridico. Bisogna passare all'azione, adesso, prima che sia troppo tardi!

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