martedì 15 giugno 2010

Crollo verticale del PDL in Sardegna. Cappellacci se la prende con gli elettori

.
Per un politico che lavora con buonsenso, una regola da seguire sempre consiste nel non pestare i piedi all'elettorato: non solo lavorando con dedizione per il bene della collettività, ma anche non accusando i propri elettori delle proprie sconfitte. In entrambi i casi i voti si perdono, ergo si perde la poltrona.


Il PDL in Sardegna è alla canna del gas. Nonostante la squillante vittoria di due anni fa alle elezioni regionali, figlia dell'aiuto de l'Unione Sarda e Videolina alla faccia della par condicio (gli interessi del loro proprietario, e cioé gettare cemento sulle coste, avevano portato a una scelta di schieramento che non doveva essere fatta), il governo di Cappellacci ha fallito, e lo ha fatto pesantemente. Aver cancellato la Legge Salva-Coste per consentire al cementificatore editore di mettersi tanti soldi in tasca non è piaciuto ai sardi. Aver creato una normativa edilizia che favorisce le mire espansionistiche di Berlusconi alla Certosa, con dovizia di disposizioni "ad hoc", non è piaciuto ai sardi. Non aver risolto i problemi degli allevatori, dei contadini, e aver guardato solo al turismo (a favore dei soli ricchi, però) non è piaciuto ai sardi. Come non è piaciuto ai sardi il silenzio e il menefreghismo rispetto allo scempio avviato dalla Gelmini sulla Scuola Pubblica e l'Università (la Sardegna è una regione a statuto speciale, qualcosa si poteva fare). O ancora il non aver risolto l'annoso problema della Sassari-Olbia. Il lavoro è assente, il tasso di disoccupazione è alle stelle. Sono stati tolti in larga parte i contributi agli invalidi... carne al fuoco ce n'è tanta. In ultimo poi si aggiungono le noie giudiziarie per la questione de La Maddalena ma soprattutto dell'Eolico. Ma sappiamo che per fare politica nel PDL occorre avere determinate medaglie sotto il profilo penalistico, e anche lì Cappellacci rischia, e grosso (staremo a vedere, la questione è appena aperta - giusto dirlo).

Tutto questo schifo che il PDL ha riversato sulla Sardegna, unito alle pessime notizie provenienti dal governo di Roma (che si occupa degli affari di Berlusconi e della Casta e si disinteressa dei problemi del paese), hanno portato i sardi allo scontento, cresciuto a dismisura per via di alcune pessime gestioni a livello locale negli enti. Si è quindi arrivati al ribaltone: in questo 2010 il Centro Sinistra ha stravinto, lasciando al PDL poche e insignificanti briciole.

I ballottaggi dello scorso weekend (7-0, un umiliante cappotto che annichilisce) hanno marcato ancora di più la scelta dei sardi. Una scelta netta, che parla chiaro: la Sardegna non vuole il PDL. E non inganni la vittoria in provincia di Olbia, perché quella è la zona col più alto tasso di "continentali" (mentre io premierei Oristano con una centrale nucleare, per dirla tutta). La Sardegna ha voluto punire il PDL e lo ha fatto soprattutto a Cagliari, dove ha scelto un indagato, Milia (scelto dal PD ed eletto senza il sostegno dell'IDV, che dopo la pessima scelta di De Luca in Campania ha imparato la lezione), pur di non avere qualcuno del PDL.

La coalizione di Centro Sinistra quindi conferma i presidenti nelle province di Cagliari, Nuoro e Ogliastra (come già Sassari, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano al primo turno) e i sindaci di Nuoro, Porto Torres, Iglesias e Sestu (idem per Sassari al primo turno, come anche in altri centri minori due settimane fa). Non credo che sia una questione (come alcuni, furbi, hanno detto) di: "Lai ha lavorato bene". Lai non ha fatto niente, anzi! Ha rischiato di perdere alcune province per la pessima scelta di alcuni candidati, il caso di cagliari, con la scelta dell'indagato Milia che ha portato alla giusta reazione dell'IDV parla chiaro: il PD sardo è in linea col PD nazionale, e si cura poco della questione morale. Lai ha raccolto da un campo che non ha fertilizzato, è stato fortunato. Mi piacerebbe vedere se Lai in futuro accetterà un Ganau (o magari di nuovo Soru) come candidato alla presidenza della Regione oppure ragionerà alla D'Alema, mettendo come candidato quindi se stesso o uno dei suoi (anche un incapace) piuttosto che uno valido. E' un ragionamento che bisogna fare, perché il PDL alla regione sta per crollare. Le scelte che ha fatto Lai da quando è il "leader" del PD in Sardegna parlano chiaro.

Ma torniamo a Cappellacci, lo sconfitto. La sua reazione è stata davvero stupida: ha accollato all'elettorato (come dicevamo) la responsabilità della sconfitta, senza capire che chi si è astenuto l'ha fatto per fargli capire che se ne deve andare. E non parli della "bella giornata di mare", perchè domenica (ma anche ieri, lunedì), giorno del ballottaggio, le nuvole, la pioggia e il fresco rappresentavano le condizioni ideali per andare ai seggi. Peccato che i suoi elettori lo abbiano punito.

Il PDL ora è spaccato. C'è già chi tuona contro il governatore, e un rimpasto si annuncia nelle prossime ore (voce da verificare). Chi lo sa...

Quello che so è che dalle nostre parti si inizia a respirare aria pulita: c'è un vento nuovo, e questo mi piace.

Ugo... ma la Sardegna non doveva tornare a sorridere?




.

Nessun commento:

Posta un commento