lunedì 21 giugno 2010

Di Pietro e Veltri, mondezza per i giornali

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Da quando anche il Corriere della Sera si è messo a sparare a zero su Antonio Di Pietro, a fianco a carta straccia come Libero o Il Giornale, Sua Emittenza sta godendo il doppio: è noto a tutti che gli avversari del Kaiser sono oggetto di quotidiani attacchi e diffamazioni da parte degli "squadristi della penna", e Di Pietro è uno dei bersagli preferiti di quella cartaccia, perché fa opposizione vera, invece di chinare il capo (leggi: Partito Democratico).


Una questione vecchia e già definita varie volte è ancora oggetto di spazzatura per quei "giornali" (ma sì, chiamiamoli così offendendo chi fa vero giornalismo), ed è quella che riguarda i rimborsi elettorali incassati dal suo partito, l'Italia Dei Valori. Di Pietro è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati, truffa e' il reato ipotizzato dall'aggiunto Alberto Caperna e dal pm Attilio Pisani dopo una denuncia presentata nelle scorse settimane da Elio Veltri, sei anni fa candidato in una lista collegata all'ex pm di Milano alle elezioni europee. Veltri non è nuovo ad esternazioni su Di Pietro, ha il dente avvelenato con lui, eppure con lui aveva fondato l'IDV, e non perde mai un'occasione per attaccarlo, come ha fatto tempo fa con le dichiarazioni rilasciate a Oliviero Beha e da lui riportate nel libro "Italiopoli", mai provate in sede giudiziaria, attenzione.

Libero e Il Giornale oggi cercano di analizzare la cosa, e parlano di false autocertificazioni presentate da Di Pietro in riferimento alla gestione dei rimborsi elettorali in oggetto. Strano che non aggiungano altro, e forse il motivo è che non c'è davvero niente dietro, e quindi temono la consueta condanna per Diffamazione a mezzo stampa, con i risarcimenti annessi previsti dalla Legge.

Sulla questione e la notizia, di oggi, è ovviamente intervenuto lo stesso Di Pietro, il quale in una nota ha precisato che: "Quella sui rimborsi elettorali è sempre la solita storia trita e ritrita su cui già, più volte, si sono espresse le varie procure della Repubblica, archiviando il caso. Per cui la Procura della Repubblica di Roma non poteva non procedere, anche questa volta, a seguito del solito esposto.
Noi porteremo, come abbiamo sempre fatto le carte per dimostrare che tutto è in regola, come per altro hanno accertato ormai da tempo non solo plurime autorità giudiziarie, ma anche, da ultimo, l’Agenzia delle Entrate e gli organi di controllo amministrativi e contabili. Ci vuole pazienza, ci sono persone che non si rassegnano alla propria sconfitta politica e continuano ad infangare gli altri". Aggiunge poi: "Evidentemente, c’è qualcuno che non vuol capire. Metterò sul mio blog, http://www.antoniodipietro.it, entro poche ore, tutta la ricostruzione della vicenda allegando tutti i circa cento documenti che provano la realtà dei fatti. Quando un politico viene chiamato a dare spiegazioni, le deve dare immediatamente, anche all’opinione pubblica. E’ importante che questa sappia che il denunciante, l’onorevole Veltri, è stato condannato a risarcire il danno di oltre 50 mila euro per aver sostenuto accuse infondate nei miei confronti. Somma che, per altro, non mi è stata pagata direttamente da Veltri, ma dalla casa editrice di Paolo Berlusconi, editrice de ‘Il Giornale”."

Il riferimento a Veltri è quindi diretto ed esplicito, e Veltri (o meglio la casa editrice di Paolo Berlusconi, un particolare davvero curioso, non trovate?) gli aveva già pagato i danni per le diffamazioni che lo riguardavano. Le autorità giudiziarie, l'Agenzia delle Entrate e gli organi amministrativi e contabili si erano già espressi sulla questione, ma a seguito di un esposto del genere rifare tutto da capo è un atto dovuto. Ma Veltri non ha altro da fare? Certo, da un ex socialista che ha cambiato più volte bandiera... che ci si può aspettare?

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