sabato 26 giugno 2010

La fedeltà va premiata: Berlusconi e Brancher

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Nel gergo mafioso gli "uomini d'onore" sono quelli che non tradiscono, sono quelli che una volta pizzicati dalla Giustizia stanno zitti e se ne vanno in carcere, dove continua il loro silenzio, tanto ci sono gli avvocati o i politici della cosca a dargli una mano, poi col passare del tempo vengono premiati... perché all'interno delle cosche i boss non si dimenticano di niente: né di chi tradisce (e viene poi eliminato), né di chi rispetta il patto di sangue e provvede a cucirsi la bocca (là arrivano lauti premi).


Nella politica italiana oggi viviamo un qualcosa di molto reale (e non "irreale", come è stato detto) che si avvicina tantissimo a questo modo di ragionare: il caso Berlusconi-Brancher. Preciso a chiare lettere che non sto affatto dicendo che Sua Emittenza e il neo ministro leghista siano mafiosi, sia chiaro.

Brancher è uno dei più vecchi collaboratori di Berlusconi. Da giovane è stato un sacerdote paolino, poi nei primi anni 80' è diventato membro della grande famiglia Fininvest con la qualifica di Dirigente. All'epoca di Mani Pulite finì dentro senza passare dal via, spazzato via dall'onda di legalità che attraversava l'Italia, e Berlusconi stesso ha raccontato che con Confalonieri "giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui", forse per chiedergli di tapparsi la bocca, forse per fargli "ciao" con la manina, scegliete voi. Rimane il fatto che viene scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, e poi condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti, com'era di moda per chi era vicino al PSI di Bettino Craxi. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione, mentre il primo viene depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale Brancher stesso fa parte. In seguito viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni (fonti: Wikipedia, coi link agli articoli dei giornali).

Insomma: un pedigree perfetto per fare carriera all'interno del gruppo politico con più indagati e pregiudicati nella storia d'Italia. Ovviamente, nella pagina personale di Brancher del sito della Camera non si racconta niente di tutto questo.

La fedeltà di Brancher è importante per Sua Emittenza, che decide come sappiamo di salvargli le chiappe nominandolo "ministro per l'attuazione del federalismo". Apriti cielo! Il primo a lamentarsi è Bossi, che reclama come sua quella poltrona: il senatùr non ha gradito per niente, lui che sputa nel piatto in cui mangia in quanto eletto al Parlamento mentre urla "Roma ladrona" e va in giro con l'auto blu, riempiendosi le tasche dei nostri soldi che rimpolpano mese dopo mese il suo conto in banca.

Dopo Bossi si scatena un inferno: a tutti, ma proprio tutti, è apparso da subito chiaro che questa nomina ha il solo e unico scopo di consentire a Brancher l'utilizzo della legge truffa sul Legittimo Impedimento per evitare il processo (avrebbe bisogno di tempo "per organizzare il ministero"!!!). La cosa puzza, e lontano 2 miglia: se hanno fatto questo papocchio allora Brancher non lo si può certo definire estraneo ai fatti (nella vicenda Antonveneta, Brancher è imputato di concorso in appropriazione indebita e ricettazione per denaro - le mazzette - ricevuto da Gianpaolo Fiorani, un tempo a capo della Banca Popolare di Lodi), o no?

Lega, PD, IDV, parte abbondante del PDL (in testa Fini, come sempre) azzannano alla giugulare il Kaiser, che ha scelto di stare (quasi) zitto rimanendo rintanato a Toronto per il provvidenziale G20 (avrebbe detto soltanto: "Bossi e Fini mi hanno lasciato solo").

Il pm del processo, Eugenio Fusco, ha parlato chiaro: "Mi sento preso in giro, qui non c'è nessun legittimo impedimento, dalle carte della Presidenza del Consiglio non emerge quale deleghe abbia, insomma non si sa che ministro è". E questo è verissimo! Ma che razza di ministero è questo?

Fusco ha anche sottolineato l'incostituzionalità della legge-truffa in base agli art. 3 e 138 della Costituzione, ma ancora non ha chiesto al giudice di fare ricorso alla Consulta, ricorso però che è già stato fatto dal Tribunale di Milano che sta cercando di giudicare Berlusconi nella questione Mediatrade.

Il presidente della Repubblica Napolitano ha affermato in una nota che il neoministro per l'attuazione del federalismo non può ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale, in quanto un dicastero senza portafoglio non ha alcun bisogno di essere organizzato. Sarebbe anche giusto, condivido, però mi brucia che Napolitano sia intervenuto su tale questione e abbia invece in passato omesso di farlo in altre! Un giornalista, Daniele Martelli, nel suo blog parla molto chiaro: "La sceneggiata del Quirinale non regge perché non si capisce per quali motivi il famosissimo corruttore di giudici Silvio Berlusconi il legittimo impedimento possa camparlo. Avrebbe potuto presenziare in tribunale anziché andarsene in cerca di tenute presso Siena o alle sue ville delle Bahamas. Anche il ministro Fitto imputato di corruzione e peculato non si capisce perché abbia diritto al legittimo impedimento con l’omertoso silenzio del Quirinale. Anche il ministro Matteoli imputato di favoreggiamento a Livorno non si capisce perché debba avere diritto al legittimo impedimento. A questo punto lo si dia anche ad Aldo Brancher!" aggiunge con sarcasmo alla fine. E direi che ha pure ragione!

Brancher, nel silenzio di chi gli ha confezionato questo pacchetto-regalo, decidere di parlare, e si mangia da solo la coda: "Non penso a dimettermi. Sto scrivendo al Quirinale. Non voglio sottrarmi alla giustizia, la disponibilità ad anticipare l'interrogatorio è un segnale chiaro, devo capire chi c'è dietro": puro berlusconismo, sembra di sentir parlare Sua Emittenza: si rigira la cosa per cercare di apparire l'angioletto che si è appena svegliato dal suo pacifico sonno sulle soffici nuvolette!

Ma come: prima incarica l'avvocato di ricorrere al Legittimo Impedimento, e poi quando salta in aria la Santabarbara dice di voler collaborare anzi, anticipare l'interrogatorio? Ma siamo fessi? Ma andiamo!

Poi arriva la solita sparata berlusconiana di attacco: "Qui c'è qualcuno che sta manovrando il Quirinale contro di me. Devo capire cosa sta succedendo", e giù duro contro il nemico (che ovviamente non esiste: chi lavora per accertare i fatti e fare giustizia non è nemico di nessuno, il Nemico è chi commette reati, Brancher, ficcatelo in testa). Brancher, come il suo capo che lo ha premiato, non ha il senso dello Stato.

Bella porcheria il Legittimo Impedimento, vero? Anzitutto serve a Berlusconi, è nato per lui, ma è anche un bel pacchetto regalo che serve a premiare quanti mostrano fedeltà al Kaiser.

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