martedì 15 giugno 2010

L'OSCE contro il ddl intercettazioni/bavaglio

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L'Europa finalmente si muove, per ora almeno timidamente, e il ddl intercettazioni inizia a diventare un caso internazionale: l'OSCE, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (con sede a Vienna), chiede ufficialmente all'Italia (ma il riferimento a Berlusconi è più che sottinteso) di rinunciare al disegno di legge o almeno di modificarlo in sintonia con gli standard internazionali sulla libertà di espressione. A tutti infatti è parso da tempo stridente il profondo contrasto del ddl non solo con la nostra Costituzione Repubblicana (al punto che si sta ventilando da più parti l'opportunità di un giudizio della Suprema Corte), ma anche con la normativa della Unione Europea.

L'Europa non poteva continuare a stare zitta, di fronte all'ennesima spallata alle regole della Democrazia operata da questo governo, e finalmente ha deciso di intervenire. A parlare è Dunja Mijatovic, responsabile OSCE per la libertà dei media: "Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia" ha detto in un comunicato. "I giornalisti devono essere liberi di riferire su tutti i casi di pubblico interesse e devono poter scegliere come condurre una indagine responsabile. Per entrare in vigore, la legge deve ancora essere approvata dalla Camera e firmata dal capo dello Stato", precisa in chiusura il comunicato, indicando indirettamente le due vie per cui l'Italia (o meglio Berlusconi) può eliminare o modificare questo ddl criminogeno e liberticida.

Intanto il ddl sulle intercettazioni sarà al centro di un nuovo vertice del Pdl in programma domani, alle 14:00, a Palazzo Grazioli. Alla riunione con Silvio Berlusconi saranno presenti i coordinatori nazionali del partito, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i capigruppo di Camera e Senato e il deputato Niccolò Ghedini, legale del premier. Terranno conto del richiamo che proviene dall'Europa? Stanti le attuali premesse, ma soprattutto lo sprezzo di Berlusconi per gli organismi internazionali e le regole in generale, pare proprio di no. Si va quindi verso uno scontro a testa bassa?

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