mercoledì 30 giugno 2010

Terza bastonata dall'estero al ddl intercettazioni/bavaglio

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Oggi il Kaiser ha ordinato una accelerata per l'approvazione del bavaglio, dopo che la settimana scorsa toni più distensivi avevano accennato a dopo le vacanze estive. Perché? Sicuramente sta per saltare qualche altra polveriera, è chiaro. Credo che il pozzo nero delle malefatte di questa persona sia senza fondo.

Intanto il ddl della vergogna riceve la terza bastonata proveniente dall'estero. In un paese normale sarebbe bastata la prima (Dipartimento di Giustizia USA) a far cambiare idea a questi delinquenti che si credono Dio solo perchè hanno vinto le elezioni, o almeno la seconda (OCSE). Adesso è il GRECO (Gruppo di Stati contro la Corruzione) a far tuonare la prorpia voce, e parla chiaro per il tramite di un suo componente: in Italia si favorisce la corruzione e la Mafia.

Leggete questa intervista:


Il Consiglio d’Europa boccia la legge bavaglio: “Favorisce mafia e corruzione”
Terza bocciatura internazionazionale al ddl intercettazioni. Dopo gli Usa e l’Ocse, oggi è il Greco a dire "in Italia i politici, per ragioni personali, approvano leggi che favoriscono corruzione e mafie"

Mentre in Italia, a stretto giro di ruota dalla condanna per fatti di mafia di Marcello Dell’Utri, le polemiche sulla legge bavaglio riprendono furiosamente quota, dall’estero arriva la terza bocciatura al disegno di legge sulle intercettazioni. Dopo quella del Dipartimento di giustizia americano, e quella dell’Ocse, è il Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione) a prendere posizione. “Questa legge potrà creare gravi difficoltà alla lotta alla criminalità organizzata”, dice in un’intervista esclusiva a ilfattoquotidiano.it, Drago Kos, ex dirigente della polizia slovena, detto lo zar della guerra alle tangenti, dal 2002 Presidente di questo importante organo interno al Consiglio d’Europa, che ha il compito di sorvegliare le politiche nella lotta alla corruzione e identificare le lacune nelle norme, indicando i provvedimenti da prendere.

Il Greco comprende 46 paesi membri (45 Stati europei e gli Stati Uniti d’America). L’Italia ha aderito il 30 giugno 2007. E’ la seconda volta che il Greco esprime preoccupazione per una legge approvata in questa legislatura. L’allarme era già scattato per la prima versione del Lodo Alfano. Quella voluta da Silvio Berlusconi e riguardante la sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. Allora l’organizzazione internazionale aveva espresso il timore che la norma mettesse i bastoni tra le ruote alla lotta alla corruzione e violasse un principio elementare: quello di uguaglianza. Un timore fondato, tanto che il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale lo ha bocciato.

Signor Kos, qual è la situazione europea della lotta alla corruzione?

La lotta alla corruzione in Europa va a due velocità: da un parte le nuove democrazie che necessitano di norme specifiche e di un controllo sulla realizzazione delle pratiche anti corruzione, dall’altra parte le vecchie democrazie che si trovano a un livello migliore, tranne Spagna, Italia e Grecia. Negli ultimi anni la situazione della corruzione in Europa si è aggravata invece di migliorare. Molti Stati combattevano la corruzione solo per soddisfare le richieste europee e non per produrre un cambiamento interno anche di tipo sociale, inoltre la crisi è un terreno ideale per l’aumento della corruzione perché aumenta il livello di pressione sull’economia

E l’Italia a che punto è nella lotta alla corruzione?

La situazione da voi è molto particolare, primo perché il livello di corruzione e criminalità è molto alto, secondo perché la classe politica non vuole riconoscere la gravità del problema e terzo perché sempre la classe politica invece di incrementare la lotta alla corruzione, per ragioni personali, approva norme che la ostacolano.

Come il Lodo Alfano che voi avevate bocciato nella vostra ultima relazione?

La Corte ha fatto bene a dichiararlo incostituzionale e questa è semplicemente la prova che il tra i poteri dello Stato il ramo giudiziario è sano

E ora a che cosa si riferisce?

L’Italia oggi deve affrontare un’altra minaccia: la legge che ostacola le intercettazioni e le limita a una durata di 75 giorni e punisce i giornalisti che pubblicano le intercettazioni. Non si può seriamente combattere la corruzione né il crimine organizzato se il provvedimento che autorizza le intercettazioni può durare solo 75 giorni. In secondo luogo, la minaccia ai media di una sanzione in caso di pubblicazione delle intercettazioni non può essere una soluzione. Io non sono d’accordo con la pubblicazione dei verbali. Questa, però, è una responsabilità dei magistrati che devono evitare fughe di notizie. E’ chiaro. Qualsiasi giornalista al mondo, se riuscisse ad averle, scriverebbe le intercettazioni che si pubblicano da voi.

Nel nostro paese corruzione e mafia sono spesso sinonimi…

Proprio per questo la nuova legge potrà creare gravi difficoltà nella lotta alle mafie. Ufficialmente non è applicabile alle indagini sulla criminalità organizzata, ma non si può mai sapere quando si iniziano delle indagini se queste porteranno a casi che riguardano i clan.

Quindi condivide la posizione del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati?

Questo è quello che ci suggerisce la nostra esperienza: quando iniziano le investigazioni non si sa mai dove porteranno. Con il nuovo ddl si parte, invece, dal presupposto che potrai lavorare solo 75 giorni. E in 75 giorni spesso non è possibile nemmeno formulare una ipotesi d’imputazione. Mi spiace dirlo, ma saranno tempi duri per il sistema giudiziario italiano.

Ritiene che la legge sulle intercettazioni sia in contrasto con i principi del Greco? Ritiene che sia in contrasto con principi costituzionali?

La legge è certamente in contrasto con i principi di Greco. Non posso esprimere giudizi specifici sulla costituzionalità di una legge nel vostro ordinamento, ma si deve tenere conto di questo: ci sono principi fondamentali da bilanciare che sono diritti umani e quindi validi per tutti. Da un lato il diritto alla privacy, dall’altro lato il diritto fondamentale dei cittadini italiani a vivere in una realtà sicura e informati. Questi principi vanno bilanciati. Non si può proteggere un diritto fondamentale in modo tale da violare un altro diritto fondamentale a volte anche più importante, come la libertà di cronaca e di espressione. Sono certo che se la legge dovesse passare qualcuno in Italia solleverà questione di costituzionalità e i vostri giudici costituzionali avranno un compito molto duro da affrontare.

FONTE: Il Fatto Quotidiano.

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