venerdì 30 luglio 2010

Bossi ride: Berlusconi scarica Fini, PDL a pezzi

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Chi vince è la Lega. Riflessioni amare che partono da lontano su cosa accade ai piani alti.

Il senatur si è sempre mostrato lungimirante, e ha saputo da tempo intravedere chi erano i nemici da far fuori nel centro destra per arrivare ad acchiappare sempre più voti e quindi il potere al nord. Ha quindi da sempre osteggiato Fini e sviolinato Berlusconi, e ora che il primo viene messo alla porta, sul mirino entra il secondo: sono pronto a scommetterci qualunque cosa.


Bossi e Fini politicamente erano utili a Berlusconi (e viceversa): i loro partiti, la Lega e l'MSI, all'inizio degli anni 90' non contavano niente, non avevano i numeri per fare qualcosa in politica, però unendosi a Forza Italia creavano una massa di consensi che gli permetteva di raggiungere il potere, anche se in forma ridotta per via delle manie da Re Sole del Kaiser triste di Arcore.

La Lega, centrifuga al grido di "Roma ladrona", voleva spaccare l'Italia per controllare il ricco nord; l'MSI, il vecchio (o nuovo?) fascismo, centripeto politicamente per l'unità d'Italia, voleva tornare nelle stanze di potere. In comune non avevano niente, ma proprio niente. Il trait-d'union era Berlusconi, che creò il grande carrozzone del centro destra, raccogliendo esponenti della Loggia P2, della Massoneria, dell'Italia corrotta di Mani Pulite, dell'Italia indagata e condannata per rapporti con la Mafia (e poi la Camorra e la 'Ndrangheta), della frangia della DC che aveva la fedina penale sporca. In questo catino si forma il centro destra: un miscuglio di razzismo, delinquenza, corruzione, conflitti di interessi... con nessuno che considerasse la politica un servizio. Alla corte arriva pure Casini e il gioco è fatto: col potere di mamma TV si vincono le elezioni, e per l'Italia comincia la lunga discesa verso il baratro... un baratro economico (perché Berlusconi si cura solo dei suoi interessi e se ne frega del paese) e morale che portano in breve tempo il nostro paese a essere svillaneggiato in tutto il mondo.

Oggi questo castello di malaffare e feccia sparsa sta crollando. I primi segnali si ebbero con la fuoriuscita di Casini (che sta per tornare, anzi no, anzi sì... deve vedere cosa più gli conviene e gli viene dato), e ora passando per altre tappe il meccanismo si completa con la rottura fra Berlusconi e Fini.

Gianfranco Fini, l'uomo che appoggiò decine e decine di scempi al diritto civile e penale, assecondando le esigenze di Sua Emittenza (proprio come fecero Casini e Bossi) pur di avere un pochino di potere... Fini, dicevamo, oggi fa il moralista, forse stufo della delinquenza sempre più radicata nel PDL, forse mirante la Presidenza della Repubblica, e in tutto e per tutto si contrappone a Berlusconi. E allora diventa bersaglio primo di Belpietro e Feltri, di Fede e Minzolini, che hanno messo Di Pietro in secondo piano perché adesso il loro capo ha bisogno di prendersi i deputati e i senatori finiani ma soprattutto i voti degli elettori della frangia ex Alleanza Nazionale del PDL.

La strategia è sempre stata perfetta: controllando l'informazione si attacca a zero il nemico di turno, se ne distruggono la reputazione e il decoro, di modo che sempre più persone vedano col fumo negli occhi chi non piace al Kaiser... Prodi, Di Pietro, Napolitano, Fini... creare e mantenere il consenso, come un Regime.

Avranno fatto bene i conti Bossi e Berlusconi? Saranno risuciti a comprare qualche finiano? Il gioco è importante: dato che questo governo approva le leggi con la fiducia, i numeri servono, se no si va tutti a casa; il ricatto morale della fiducia è quello: nel PDL sempre più deputati e senatori hanno capito che il consenso della cittadinanza è in calo vertiginoso... se si andasse a votare oggi sarebbe una caporetto per il PDL, e in tanti andrebbero a casa con la coda fra le gambe, perciò gli conviene davvero far cadere il governo?

Oggi l'Italia è ai minimi storici di credibilità in politica estera e interna: sono stati fatti dimettere Scajola, Cosentino, Brancher, sacrificati da Berlusconi e schiacciati dal peso della Giustizia cui il governo contrappone continue spallate (e il tentativo di far passare il Bavaglio parla chiaro). Ormai non contiamo più niente, nessun paese ci considera partners affidabili, se non quelli che fanno affari con Berlusconi (Putin, Gheddafi e altri dittatori dell'est europeo). Non c'è più lavoro e il governo non fa niente per rimediare a questa situazione, anzi sostiene sempre più il precariato. La cultura sta morendo, distrutta ogni giorno da insulsi programmi TV e stuprata nel suo interno dallo scempio della Gelmini, marionetta al soldo di un Regime che ha bisogno di coltivare un popolo ignorante e quindi più facile da controllare nei desideri e nelle passioni.

Ma si spaccherà davvero il PDL? E se questo capiterà, che faranno dall'altra parte: gli daranno la mazzata definitiva o gli tenderanno la mano?

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1 commento:

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