martedì 27 luglio 2010

Il silenzio e la Giustizia

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Poco tempo fa Marcello Dell'Utri, la cui condanna per concorso esterno in associazione mafiosa è stata confermata in appello, ha avuto modo di ribadire che Mangano, lo stalliere di Berlusconi pluricondannato per Mafia, era un "eroe"... e lo era perché era stato zitto, non aveva parlato. Io credo che il silenzio sia invece segno di omertà o forse ancora di più sia segno di appartenenza alla criminalità organizzata. Nella realtà mafiosa di tutti i giorni gli "uomini d'onore" sono quelli che non parlano, non tradiscono. Quindi Mangano era di sicuro considerato da Cosa Nostra un uomo d'onore, e siccome era uno di loro venne condannato varie volte.

E' ovvio che questo concetto di "onore" sia totalmente distorto e lontano dal significato della parola, ma i mafiosi, si sa, si girano le cose come vogliono.

Sempre poco tempo fa un leghista è passato agli onori della cronaca per la sua nomina a un ministero inesistente, che a lui serviva per avvalersi del legittimo impedimento. Meno male che poi una sollevazione di coscienze energica ha sistemato le cose. Ma questa persona, è giusto ricordarlo, ai tempi di Mani Pulite era stata zitta, e aveva sopportato il carcere pur di non tradire. Anche lui a modo suo un "uomo d'onore", premiato da chi ne beneficiò allora con la recente nomina (cui son seguite le dimissioni).

Ma si parlava di Dell'Utri, torniamo allora su questo condannato che ha esultato per la conferma della condanna in appello (ma sì, ricordiamolo: 7 anni di galera). Oggi Dell'Utri è comparso davanti agli inquirenti a Roma e ha scelto di non parlare più, avvalendosi della facoltà di non rispondere prevista dalla legge. Uscendo dal palazzo di Giustizia ha detto: "A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora. Sono un indagato provveduto, mi sono avvalso della facoltà di non rispondere che reputo una regola fondamentale dell'indagato provveduto. Consiglio a tutti gli altri di fare come me".

"Indagato provveduto" è un modo per cercare di nascondere una grande paura: quella di essere smentito dalle dichiarazioni di altri testimoni o indagati, quella di venire smentito dalle intercettazioni (e ce ne sono, in questa indagine), dai documenti acquisiti dalla Procura.

A Palermo Dell'Utri parlò per 17 ore e tantissime delle sue affermazioni furono smontate una dopo l'altra nel corso delle indagini e del processo che l'ha visto condannato in primo e secondo grado. Non è vero che a Palermo lui fu rinviato a giudizio in base a quanto disse, lo fu invece in base a quanto fu raccolto e verificato con precisione (anche la sua agenda personale coi suoi appunti degli appuntamenti con certe "persone") nel corso della procedura che lo riguardava.

Oggi, dopo che i magistrati hanno sentito Verdini, che non li ha convinti per niente alla luce di quanto già emerso a livello probatorio, Dell'Utri cerca di fare il furbo: sulla base delle sue dichiarazioni potrebbe essere nuovamente rinviato a giudizio, dice. Ma se parla così è ovvio che sa che c'è materiale probatorio contro di lui, e che altro ne verrà. In poche parole... abbiamo capito tutti!

Riflettiamo un attimo: Dell'Utri non confessò mai di aver "lavorato" con la Mafia, ma è stato condannato due volte per averlo fatto; è ovvio allora che se oggi dovesse parlare non confesserebbe neanche adesso, ma dovrebbe spararne di panzane, e lì sarebbe facile per gli inquirenti smontarle com'è accaduto per l'altro famoso processo. La sua tattica del silenzio è l'ultima cosa che gli rimane. E del resto: chiunque sa di essere innocente ha tutto l'interesse a parlare, a chiarire le cose, a spiegare, a facilitare il lavoro dei magistrati che devono decidere della sua libertà o del carcere. Chi non parla ha la coda di paglia.

Chissà se per Dell'Utri è così...

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1 commento:

  1. a proposito di scandalo eolico, "cricca Verdini", Lombardi, Flavio Carboni ed altro...ecco una nota ufficiale di MD.


    "Libero ha pubblicato il 24 luglio 2010 una notizia falsa e diffamatoria sulla partecipazione di esponenti di Magistratura Democratica ad un convegno organizzato da Pasquale Lombardi in Sardegna nel settembre del 2009. Alleghiamo la richiesta di rettifica che abbiamo inoltrato al direttore di Libero. Gettare fango su tutto e tutti, cercando di “sporcare” anche chi crede fermamente e nell’etica e nella centralità della questione morale, e coerentemente a questo credo si comporta, è il modo migliore per evitare un esame finalmente critico e realistico delle "cricche" e delle connivenze rispetto ad esse di singoli magistrati e purtroppo, di interi settori della magistratura. Noi a che si dica "sono tutti uguali" non ci stiamo, e non ci staremo mai. Semplicemente perchè non è vero. Rita Sanlorenzo e Claudio Castelli
    (presidente e segratario di MD).

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