mercoledì 21 luglio 2010

Neo laureati 96% disoccupati, Barbara Berlusconi no: grazie al Clero

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L'Italia non è il paese della meritocrazia. Ogni persona che ha fatto almeno un concorso pubblico sa che c'è sempre l'incozzato di turno, e che per entrare nelle aziende private occorre essere presentato da qualcuno per avere qualche chance di assunzione. La Laurea dovrebbe essere il viatico più decisivo all'occupazione, dovrebbe essere il fiore all'occhiello di un curriculum vitae ma nella realtà così non è. Se poi aggiungiamo che data la recessione economica il lavoro è in netto calo, allora la frittata è fatta.


Oggi solo il 4% dei neolaureati trova lavoro nei mesi immediatamente successivi al conseguimento del titolo. Molti sono poi i laureati che fanno un lavoro completamente diverso da quello che desideravano e per cui avevano studiato fra mille sacrifici delle loro famiglie. Questo significa che "laureato" nel 96% dei casi vuol dire "disoccupato". La situazione è davvero tragica perchè quanti fra i neolaureati hanno trovato subito lavoro percepiscono una media di 1000€ al mese, quando va bene. Il mese scorso ho letto un'intervista di un giovane ricercatore del settore chimico, diceva: "Io mi son laureato col massimo dei voti, e prendo un assegno di ricerca che è appena più della metà di quanto percepisce mio padre da pensionato, e mio padre ha la quinta elementare".

L'Italia sta cadendo a rotoli. Berlusconi aveva replicato a una giovane che gli chiedeva cosa fare per i mutui quando si è assunti a tempo determinato dicendo che si doveva sposare un "figlio di Berlusconi" e tutto si sarebbe risolto. Vale a dire: non me ne frega niente.

In questo grigiore generale, in questa povertà crescente però c'è una ragazza fortunata, e lo è non perchè ha sposato un "figlio di Berlusconi" bensì perché è essa stessa figlia di Berlusconi: Barbara (nella foto). La ragazzina si è appena laureata col massimo dei voti in Filosofia al San Raffaele con una tesi sull'economista Amartya Sen. Sua Emittenza ha assistito alla discussione e proclamazione e con sua grande gioia il rettore Don Luigi Verze' ha subito spalancato le porte alla ragazza prodigio e le ha chiesto se riteneva che potesse nascere una Facoltà di economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (appunto Amartya Sen), e l'ha invitata a diventare docente di questa Università.

Sono rimasto schifato davanti a questa notizia. Ma come: una laurea breve, quindi triennale, e la neolaureata diventa già docente di cattedra? E il concorso? La meritocrazia?

Avete capito dove siamo arrivati? Qui la Chiesa lecca il culo alla politica, o meglio al maggiore esponente del malaffare nella politica e manda a quel paese ogni norma, anche di buonsenso, nella gestione di una Università.

Una docente di quella facoltà, Roberta De Monticelli, ha scritto a Micromega esprimendo tutta la sua rabbia e frustrazione per questa porcheria con cui il rettore ha mancato di rispetto a docenti e studenti non solo di quella Università, ma di tutta Italia.

Leggete, io condivido ogni singola parola di questo sfogo:

Non in mio nome
di Roberta De Monticelli

"Insegno Filosofia della Persona alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che oggi (ieri, ndr) il nostro Rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolto alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva oggi a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una Facoltà di economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del Presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia.

Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il Rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira ad essere.

Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.

Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i membri della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata."

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1 commento:

  1. Cara Roberta De Monticelli,vi è andata bene,il vostro Rettore poteva chiedere,e ottenere una nuova facoltà sul pensiero unico del"Dono di Dio all'Italia".Nessun docente può essere degno di trattare questa materia;solo l'autore di questo pensiero può essere degno di farlo.

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