domenica 25 luglio 2010

Villa Certosa e i nuovi bungalow firmati Cappellacci

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C'era una volta la legge Salva Coste, approvata dalla giunta Soru. Un corpo normativo teso alla tutela delle coste sarde, grazie al vincolo di inedificabilità disposto dall'allora governatore. Questa legge fu contestata (a ragione) dai piccoli allevatori e agricoltori, che non potevano costruire stazzi, ovili, piccoli depositi per le loro attività, ma fu contestata aspramente (stavolta a torto) dai padroni del cemento, quelle persone che non si fanno scrupoli a gettare valanghe di cemento sul verde, sulle rocce, rovinando il panorama e distruggendo flora e fauna in nome del dio denaro.

A questa seconda categoria appartiene il proprietario di Videolina e l'Unione Sarda ("amico" di Berlusconi), che ci rimase davvero male, e infatti nei suoi tg e nel suo giornale non fu mai concessa un'intervista a Soru, mai fu data al governatore la possibilità di replicare alle notizie minzoliniane che i dipendenti del cementificatore sardo numero uno facevano girare su di lui e la sua attività politica. Questa vendetta raggiunse il suo culmine in campagna elettorale, quando la par condicio fu mandata a quel paese e divenne uno dei motivi per cui Cappellacci vinse le elezioni (l'altro motivo importante fu l'errore di Soru di aver messo alle politiche agricole e pastorali il responsabile di Arborea, col conflitto di interessi che quello ovviamente aveva).

Il prode Cappellacci appena eletto sapeva bene di avere una buona lista di favori da ricambiare, e subito si adoperò per eliminare del tutto (anche le parti buone, che erano la maggioranza) la legge Salva Coste. Fu gran festa per il proprietario di Videolina e l'Unione Sarda, e infatti i suoi organi di stampa si adoperarono per dare un'alone di correttezza a una scelta che più scellerata non poteva essere (come capita al TG4 o al TG1, per fare due esempi, con le malefatte del Kaiser).

Sotto il profilo edilizio però il compito di Ugo Cappellacci non era terminato, anzi era solo all'inizio, ed ecco allora che Ugo doveva ringraziare anche il suo datore di lavoro di Arcore, che tanti viaggi (con voli di Stato pagati da Noi) aveva fatto per sostenere la sua candidatura a governatore, anche con diffamazioni ed ingiurie su Soru (che presentò denuncia, ma c'era il Lodo Alfano a tappare tutto).

Ecco quindi che sbuca il famigerato "piano casa", che guarda caso continete delle norme ad personam esattamente corrispondenti alle esigenze di ampliamento a Villa Certosa del Kaiser che ha tanto sprezzo delle regole, di qualunque natura esse siano.

Da più parti si era subodorata la fregatura, anche e soprattutto dalla stampa nazionale (nel silenzio di parte di quella sarda, amica anzi alleata di Cappellacci). E pensare che il 7 marzo del 2009, in occasione della presentazione del Piano Casa, Berlusconi aveva rassicurato tutti dal pericolo di abusi edilizi. E aveva fatto un esempio preciso: "Il piano? Significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente" (notate bene, si parla di villa in particolare e non casa in generale).

Ricordiamo che Villa Certosa Berlusconi la acquistò da quel Carboni che è nelle cronache per la così detta Loggia P3, per l'eolico (in cui è indagato pure lo stesso Cappellacci) e quant'altro. Ebbene Cappellacci nel suo Piano Casa permette anche alle residenze e alle abitazioni costruite entro 300 metri dal mare di allargare le cubature del 10 per cento. Certo, Cappellacci sostiene che la sua idea non è un Piano casa vero e proprio. Lui lo ha ribattezzato "legge per il rilancio dell’edilizia", usando termini generalistici per un aspetto troppo particolareggiato e smaccatamente finalizzato a fare gli interessi di Sua Emittenza.

Ed ecco il via alla costruzione di "due corpi di fabbrica per complessivi 800 metri cubi" pari a cinque bungalow superaccessoriati, fra i 32 e i 45 metri quadrati ciascuno, rifiniti di tutto punto. Così si conviene a chi primeggia in galanterie ospitando il premier russo Putin e consorte, il presidente Medvedev e signora, qualche parvenu dell'Europa dell'Est patito di nudismo, o il colonnello Gheddafi che abbandona il solleone del deserto libico per oziare davanti al blu smeraldo del mare e ai graniti di Punta Lada.

L'Unità commenta con amaro sarcasmo: Silvio Berlusconi, a tempo di record, ha avuto dalla Regione Sardegna l'okay per l'ampliamento di una villa di 2.800 metri quadrati inserita in un parco sconfinato oggi di 50 ettari. Un ok siglato dalla commissione paesaggistica nominata dal governo di centrodestra a guida Cappellacci e dal suo assessore all'Urbanistica, Gabriele Asunis, uno dei personaggi finiti nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. Quell'Asunis che al telefono, parla amorevolmente col Flavio Carboni assolto per i suoi presunti rapporti con la banda della Magliana, ora in carcere per i traffici e lo “squallore” della P3. E non gli lesina l'uso di aggettivi del cuore, quelli che si usano per figli e mogli, nonni e zii, “caro e carissimo”, e al quale si manda ripetutamente via cavo “un forte abbraccio”. Il ligio assessore all'Urbanistica - nominato per cancellare le regole varate dal centrosinistra guidato da Renato Soru - poteva far dire di no a chi aveva acquistato Villa Certosa da Carboni, il “caro” signore che ostenta amicizie tanto potenti da poter far incontrare Cappellacci perfino “con i vertici dell'amministrazione americana”? Non è stato Carboni – riverito nei palazzi della Regione sdraiata a destra - a organizzare il convegno (18-19 settembre 2009) al Forte Village di Pula per parlare ufficialmente di federalismo fiscale ma - sospettano i giudici romani – per siglare il lerciume sull'eolico in Sardegna? E Cappellacci (anche lui – prima della scottatura e del pentimento - dà sempre del “caro” e “carissimo” a Carboni) poteva negare la compartecipazione della Regione? Spicciolo più, spicciolo meno, è stata di 134 mila e 372 euro la somma che Pasquale Lombardi, il geometra accreditato come giudice tributario, oggi in carcere con Carboni e soci, ha dichiarato di aver impiegato per il summit delle tresche. Chi ha pagato? 50mila euro li ha certamente messi Cappellacci, pardon, la Regione che snobba i disoccupati della Vinyls e dell'Eurallumina. Gli altri 75mila l’instancabile «Flavio», tessitore di affari col coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Così tutto torna. Fra amici ci si intende. E poiché gli amici crescono è bene ampliare Villa Certosa. Acquistata 25 anni fa (da Carboni) per un miliardo e mezzo di lire con 28 stanze e 12 bagni. Oggi il prezzo è schizzato a 35 milioni di euro. E poi dicono che chi ci governa non sa fare i conti. Quelli propri.

Esattamente come Berlusconi (che non si cura dell'Italia ma degli interessi propri e della Casta, quando ne ha voglia), anche Cappellacci non si cura della Sardegna, ma fa altri interessi.

Ugo, ma la Sardegna non doveva tornare a sorridere?

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1 commento:

  1. diqualcosaanchetuUgo Cappellacci avrebbe dovuto almeno chiamarlo il piano villa (Certosa) e non piano casa :-( ciao ragazzo

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