mercoledì 11 agosto 2010

"Calici di Stelle" e soldi gettati al vento

.
Sorso è una cittadina dell'hinterland sassarese che conta appena meno di 15.000 abitanti ed è governata da un giunta di centro-destra capitanata dal sindaco Giuseppe Morghen. Da qualche anno nel mese di agosto organizza, per la notte di San Lorenzo, come accade in mezza Italia, una rassegna eno-gastronomica che si chiama "Calici di Stelle" (il sito QUI). L'idea è interessante: abbinare alla degustazione dei vini locali del cibo, col vino bianco il pesce, col rosso la carne, col moscato dei dolci e della frutta.

Il servizio, al costo di 9€, include un calice con sacchetta personalizzati e vari tickets per degustare Filetti di Pesce Azzurro alla Marina di Sorso, Cuggoni (pane con pomodori speziati a pezzetti), Polpi con Patate, Antipasto Misto di Terra, Fregula alla Sorsense, Porcettone a Cassola, Dolce e Frutta, "Il tutto accompagnato da 7 calici di ottimo vino di Sorso".

Ieri sera però diverse migliaia (e sottolineo migliaia) di persone giunte da tutto l'hinterland sassarese, fra cui anche molti turisti, hanno avuto un'amara sorpresa: il cibo abbinato ai vini è terminato ben presto. Cio' è successo non perchè ai primi arrivati è stato servito di tutto e di più, infatti il vassoio a scomparti era uguale per tutti, ma perchè la quantita di cibo distribuita in quelle cassole era di gran lunga minore rispetto al numero dei ticket venduti.


Racconto la nostra avventura, per far capire cosa è successo: l'inizio era segnato per le 20:00, un'orario ideale per diluire chi accedeva al servizio nel centro storico di Sorso in un tempo utile anche alla municipale e ai volontari del 118 (in modo da gestire il numero delle persone con tranquillità), e siamo arrivati prima delle 20:30. In due stand, uno al Palazzo Baronale e l'altro nella piazzetta adiacente, le due file per la vendita dei ticket e la consegna dei calici con sacchetta. Una cartina indicava il percorso da seguire fra i vari stand lungo le vie del centro storico. I primi due stand erano dedicati all'accoppiata pesce-vino bianco: subito ci siamo messi in fila, e dopo 40 minuti di passione siamo arrivati al gazebo, per sentirci dire che il cibo era terminato e che lì servivano solo da bere. Chi ha dato la notizia ha rischiato il linciaggio da parte di più di una persona, i più calmi hanno fatto osservare che era impossibile che nello stand il cibo fosse finito così presto, e la risposta è stata: "Non è colpa nostra, questo ci hanno dato e ci hanno detto di preparare", cui è seguito l'invito a provare ad andare all'altro stand del pesce, perchè loro da quel momento in avanti potevano solo dare da bere. Scontata la corsa di diverse centinaia di gruppi. Altri, come noi, fiutando l'aria, hanno scelto di mettere in campo una tattica diversa: chiedere all'altro stand prima di fare la fila se le quantità giustificavano un'altra estenuante fila per eventulamente andare oltre. Come previsto, al secondo stand del pesce una volta vista la fila ci hanno detto: "Mi sa che non basta per niente".

Al che siamo andati oltre, dopo averci fatto versare dal primo stand almeno il vino bianco (bevuto a stomaco vuoto), e siamo arrivati agli stand della carne (e vino rosso). Là la fila era il triplo di quella (già lunga) fatta per il pesce, e la gente era fuori dai gangheri perché fra gli ultimi arrivati più d'uno ha cercato di infilarsi nella lunga coda invece di mettersi ordinatamnte dietro. Abbiamo chiesto anche là e ci hanno detto: "Qui ce n'è di più di roba da mangiare, ma non so se basta", allora come tanti altri ci siamo diretti agli stand delle cantine sociali, e abbiamo bevuto il secondo calice, stavolta rosso, sempre a stomaco vuoto.

Ci siamo guardati in faccia, e in un secondo abbiamo deciso di scattare verso l'ultimo stand, quello dell'accoppiata moscato-uva-dolci, dove la fila ancora non era impossibile da gestire, e abbiamo trovato (e solo qui, non nelle altre file, dove c'era l'anarchia più assurda) dei ragazzi dell'organizzazione che disciplinavano la fila. Il moscato e il piattino con l'uva e i dolci sono apparsi magicamente nelle nostre mani: altro alcool stavolta con zuccheri aggiunti (l'uva e i dolci), e l'effetto mal di testa ha iniziato a farsi sentire per tutti.

In fondo alla via intanto i venditori ambulanti di pizzette, panini e patatine facevano affari d'oro, chissà perché...!

Ci siamo guardati attorno: migliaia di persone erano come noi: tutti coi ticket in mano e tanto vino in corpo, molti erano ubriachi fradici per aver bevuto senza moderarsi (come invece abbiamo fatto noi), e i pochi che nelle file erano riusciti (dopo più di un'ora di attesa) a prendere della carne, venivano guardati con invidia.

Ho incontrato un mio vecchio professore universitario della facoltà di Giurisprudenza, il quale mi ha detto di aver parlato negli stand con alcuni dello staff (quelli in maglietta rossa) e costoro gli hanno detto che il cibo preparato in totale era molto meno della quantità dei ticket venduti, mentre invece di vino ce n'era da buttare... qualcuno avrebbe anche sparato delle cifre: "Ci aspettavamo 3.000 persone, e ci hanno fatto preparare tutto per questa cifra, ma ci sono più di 10.000 persone qua in giro a cercare cibo coi biglietti!".

Morale della favola: per evitare guai, i ragazzi di diversi stand hanno iniziato a versare il vino nei calici senza chiedere i ticket, in modo da rabbonire la gente (a me è successo due volte).

A quel punto era uno spettacolo tutto da "gustare": la gente passava da uno stand all'altro cercando il modo di infilarsi nelle file, e spesso si accontentava, dove il cibo era finito, di acchiappare (chi di nascosto, chi no) pezzi di pane per mettere un po' di zavorra nello stomaco, perché mescolare vari vini a stomaco vuoto è deleterio. Credo che più della metà dei presenti abbia mangiato solo pane. Non si sentivano altro che lamentele ma la situazione non è mai degenerata.

Ma continuiamo: siamo passati nuovamente al secondo stand del pesce, e ci hanno detto: "Finito da più di un'ora, abbiamo solo vino"... meno male che non ci eravamo messi a fare la fila! Allo stand della carne c'era la ressa, e solo più tardi siamo riusciti a grattare via (letteralmente) un paio di vassoietti (tutto freddo), finendo anche noi nel mirino di quanti non c'erano riusciti. Vi giuro: c'è gente che ci ha guardato con bramosia, manco fossimo in Biafra!

Prima di quest'ultimo tentativo però ci siamo avvicinati a una delle due postazioni dove si acquistavano calici e tickets, e vi abbiamo trovato diverse persone che come noi si erano scocciate di quanto stava succedendo e chiedevano chi il rimborso totale, chi quello parziale. Quasi tutti erano con la maggior parte dei tickets inutilizzati (alcuni ce li avevano ancora tutti). Lì le scuse si sono sprecate: "ormai l'avete comprato", "eh no, tu hai il calice sporco non ti rendo niente", "il calice costa 3,50€, ti do' di meno", "non posso darti indietro soldi, ci rimetto di tasca mia" e altre stupidaggini. Ho assistito a queste scene con un pezzo di pane in mano, facendogli osservare che quello assieme ai dolci era l'unico cibo che ero riuscito a procurarmi: mi hanno sorriso dicendo: "E io che ci posso fare?". Altri sono stati trattati come dei pezzenti, perché si stavano sbattendo per 9€. Al che ho pensato: è vero: cosa sono 9€? Per una persona forse niente... ma 9€ a me, 9€ a te, 9€ a chissà quanti altri, e questo overbooking (chiamiamolo così) ha portato in tasca non sappiamo di chi un bel po' di soldi.

Alla fine chi ha alzato di più la voce sul tardi ha avuto indietro 5€, alla maggior parte di chi si è avvicinato invece non è stato reso un bel niente. Solo chi aveva perso la pazienza da subito si è visto rimettere in mano i 9€ spesi, ma non erano poi in tanti. Faccio notare che mentre montava la protesta sono stati venduti altri tickets, e l'ora era già tarda!

La cosa che mi ha fatto ridere (oltre che pietà e anche un pizzico di rabbia), è che non appena siamo usciti dallo stanzino dello stand presso cui abbiamo come tanti altri mosso le nostre legittime proteste, dopo due minuti hanno chiuso baracca e burattini e se ne sono andati: probabilmente l'aria che tirava non era un granché per loro...!

Io non so, per finirla qui, se è la giunta pidilellina o l'Organizzazione ad aver fatto questo grave errore (errore? chi lo sa...) di vendere una marea di tickets in più rispetto a quanto poteva offrire come cibo... certo che se un gruppo di persone si dovesse organizzare per far partire una specie di class action tesa al rimborso dei soldi, sono sicuro che fra Comune e Organizzazione ci sarebbe uno scaricabarili, di solito accade così in queste circostanze.

Io mi sento truffato, ma anche se si meriterebbero un gran bel macello perché quei 9€ sono una tipica "questione di principio", i miei 9€ (o meno, visto che qualcosina ho mangiato) glieli lascio: devono averne davvero bisogno...
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Aggiornamento 12 agosto:

Oggi nel sito del Comune di Sorso c'è un avviso per il rimborso parziale dei tickets. Questo non riguarda i tickets concernenti le degustazioni delle cantine sociali (e perché?) e purtroppo non potrà riguardare quanti fra i turisti sono partiti, giusto però che la verifica dei tickets venga fatta de visu. Quello che non c'èscritto è per quanto rimane aperto l'ufficio... probabile la stessa "tattica" dell'altra sera...

Meglio di niente, almeno si mettono a posto la coscienza.
Era comunque giusto segnalarlo.

.
.

Nessun commento:

Posta un commento