domenica 8 agosto 2010

Cappellacci e la bomba ecologica in Sardegna

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Grazie Ugo. Lo sappiamo: noi sardi non siamo buoni a niente, tu mangia e fai mangiare aragoste, ridi di noi al telefono con gli amici della Cricca, scambia favori per le poltrone che contano.

Grazie Ugo. Ogni volta che c'è qualche articolo col tuo nome sopra, in noi susciti l'interesse di andare a vedere cosa c'è di nuovo: eolico, Verdini and friends, uccisione della legge Salva Coste, favori a Zuncheddu o a Berlusconi, indagini, processi.

Grazie Ugo. In Sardegna grazie a te c'è una bomba ecologica che sta per avvelenare tutto, e da governatore stai cercando di mettere qualche toppa coi soldi delle nostre tasse.

Ugo, non servi a niente... non hai fatto niente di utile e vantaggioso per noi sardi... perché non ti dimetti?

Amici lettori, guardate questo VIDEO, poi leggete questo articolo.


SARDEGNA AL CIANURO
di Paolo Biondani

Prima di lanciarsi in politica il governatore sardo Cappellacci è stato presidente di una società mineraria. Che ha cercato l'oro a Furtei triturando le rocce con aggressivi chimici. Poi è fallita senza bonificare i terreni. E ora si rischia il disastro ecologico.

L'oro di Cappellacci e il grano di Cappelli: l'industria che uccide e l'agricoltura che rinasce.
A Furtei, 45 chilometri a nord di Cagliari, c'è una gigantesca bomba ecologica che dovrebbe preoccupare Ugo Cappellacci più degli scandali giudiziari.

Poco prima di lanciarsi in politica l'attuale governatore è stato presidente, dal novembre 2001 al luglio 2003, della Sardinia Gold Mining. Finanziata dalla Regione con il 10 per cento del capitale, la società controllata da azionisti australiani aveva ottenuto negli anni '90 il permesso di estrarre l'oro bucando queste colline. La miniera di Santu Miali era in piena attività mentre Cappellacci guidava il cda: l'oro si ricavava triturando le rocce e scomponendole con bagni di aggressivi chimici. La corsa all'oro però è finita malissimo. Il 5 marzo 2009, dopo anni di crisi, la società è fallita. E la bonifica dei terreni è rimasta inattuata.

Nel bacino si è creato un lago di scorie velenose: cianuro, arsenico, mercurio, piombo. A sorvegliarle è un gruppo di ex operai che ogni giorno mettono in moto le pompe per sollevare l'acqua inquinata fino alla vasca di raccolta. In caso di alluvione o incidente (allarmi già scattati più volte), i veleni si rovescerebbero dai torrenti per centinaia di ettari di campagne. L'agenzia regionale per l'ambiente ha confermato il disastro, ma non pubblica i dati. E a pagare la bonifica sarà proprio la Regione di Cappellacci, che ha già anticipato 250 mila euro solo per tamponare l'emergenza.

Ora sulle stesse colline è in corso un miracolo agricolo: il grano duro intitolato a un politico d'altri tempi, il senatore Cappelli, sta arricchendo (40 euro al quintale) centinaia di contadini. Abbandonato dall'agro-industria perché cresceva fino a due metri, è saporitissimo, non ha bisogni di pesticidi, non provoca allergie ed è ricco di vitamine. Un tesoro naturale più prezioso dell'oro.
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Ugo, ma la Sardegna non doveva tornare a sorridere?

Te ne vai sì o sì?

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