lunedì 30 agosto 2010

I fantasmi di Schifani e del PDL. La Mafia dietro l'angolo

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Credo che oggigiorno non ci sia persona messa da Berlusconi in qualche sedia di comando che non abbia qualche scheletro nell'armadio: pregiudicati, condannati, indagati, corrotti, corruttori, massoni, piduisti, persone legate alla criminalità organizzata, persone dal passato nebuloso... tutti gli sgherri del Kaiser devono avere qualcosa da nascondere altrimenti non sono ricattabili se voltano gabbana, basta guardare quello che Belpietro e Feltri stanno facendo a Fini.

Ogni volta che un collaboratore di Giustizia parla, abbiamo un nome nuovo, o la conferma di un nome vecchio. La reazione dei diretti interessati è in perfetto stile berlusconiano: gridano al complotto, si fanno vittime di vere o presunte diffamazioni e subito telegiornali e giornali controllati dal Regime accorrono in loro aiuto, se già non lo fa il governo... Spatuzza da quando ha iniziato a fare nomi e raccontare storie puntualmente riscontrate (è considerato attendibile da tre procure che indagano su reati di Mafia) è stato punito dal governo, che gli ha tolto la scorta.

Il disegno è così chiaro che solo un imbecille non lo potrebbe capire, diciamo lo spettatore tipo del TG4 o il lettore tipo del Giornale, per fare i due esempi più limpidi, oppure è così chiaro che solo un delinquente lo può negare, perché sa, c'è in mezzo, e ha interesse a coprire tutto. Tanto poi ci sono gli squadristi delle testate giornalistiche controllate dal ducetto di bassa statura a colpire, affondare, cambiare e nascondere, senza coscienza e senza pietà.

La testa del cittadino è bombardata e inebetita, e la memoria delle cose svanisce. Poi quando guardi telegiornali come quello di Mentana di LA7 di stasera, con la chiara spiegazione dei veri motivi che stanno alla base dell'approvazione forzata dal governo del Processo Breve (salvare le chiappe di Berlusconi da condanne sicure), scopri dentro te qualcosa da definire.

L'Italia è stata cambiata così: educata a non preoccuparsi più, ma solo a divertirsi con niente in tasca se non le cazzate della TV. In un paese del genere non stupisce che la notizia delle rivelazioni di Spatuzza sulla seconda carica dello Stato, nella mani viscide di Schifani, non abbia fatto clamore. Solo l'Espresso (per primo) e il Fatto Quotidiano hanno sollevato il velo dagli occhi di tutti, ma nessuno si è indignato.

Renato Schifani e la Mafia. Anche il suo nome è stato fatto dal collaboratore di Giustizia che ha aiutato la Magistratura a fare giustizia su tante malefatte della Mafia. Prima di queste affermazioni di Spatuzza sappiamo che l'avvocato Schifani in passato aveva difeso davanti ai giudici il patrimonio accumulato da diversi boss mafiosi: una persona di coscienza non l'avrebbe fatto, io non l'avrei fatto, ma io non sono Schifani, per fortuna.

Spatuzza ha dichiarato che nei primi anni Novanta Schifani avrebbe avuto un ruolo importante nel mettere in contatto i mafiosi stragisti Giuseppe e Filippo Graviano con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi. Il verbale è stato trasmesso da Firenze a Palermo, e là sarà vagliato dai magistrati che indagano su quel non lontano e nefasto periodo della storia d'Italia.

La questione è molto importante perché su Schifani pende un'archiviazione - decisa dal gip di Palermo nel 2002 - per concorso esterno in associazione mafiosa: un procedimento che può essere riaperto solo con l'arrivo di nuovi elementi d'accusa. Le dichiarazioni di Spatuzza allora possono riaprire gli scenari dell'indagine e dilatarne i campi di analisi.

Altra novità è che un altro collaboratore di Giustizia ha fatto il nome di Schifani in relazione ad attività mafiose: Francesco Campanella, il pentito che ha ottenuto la falsa carta d’identità per favorire la latitanza di Bernardo Provenzano, torna ad accusare Renato Schifani. Il presidente del senato, 15 anni fa quando era solo un avvocato, secondo l’ex politico Udeur legato al clan Mandalà, avrebbe messo a disposizione del capofamiglia del mandamento Nino Mandalà (allora incensurato) la sua scienza giuridica. Nel suo ruolo di consulente del comune in materia urbanistica, secondo Campanella, Schifani avrebbe suggerito le soluzioni tecniche per modificare il piano regolatore in modo da aderire agli interessi immobiliari e imprenditoriali di Nino Mandalà. Schifani era stato scelto come consulente del comune nello studio di La Loggia alla presenza del sindaco Navetta e proprio di Mandalà. Il boss sosteneva di avere puntato su La Loggia e Schifani perché erano stati suoi soci e avevano partecipato al suo matrimonio.

Questo un sunto, ma leggete quei due articoli, se volete approfondire. Poi leggete anche questo. Io ogni giorno che passa sono sempre più convinto e sicuro che tanti, troppi politici al servizio di Sua Emittenza, e che Sua Emittenza stessa, abbiano nascosto una marea insormontabile di malefatte commesse con persone di dubbia onestà.

Due cose più di tutte ne danno la conferma inequivocabile: anzitutto la condanna in secondo grado (e quindi l'ultimo grado di merito) di Dell'Utri per conocorso esterno in associazione mafiosa; poi il fatto che questo governo sia al lavoro non per risolvere i problemi dell'Italia, ma i guai giudiziari del proprio capo e di buona parte dei suoi delinquenti al servizio.

Questo governo E' la criminalità organizzata, e di fronte a queste cose non si deve voltare la testa dall'altra parte.

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