lunedì 9 agosto 2010

Divorzio, Omosessualità e Comunione

.
Evviva la comunione! Non è certo roba da tutti. Poi se ci sono delle regole precise dipende dalle comodità politiche e dal razzismo se darla oppure no.

E' bene raccogliere un po' di informazioni, perché spesso quando si parla con i forzidioti o i bigotti o anche con tanti membri del Clero, tutti costoro non sanno una cippa e si trincerano dietro affermazioni vuote e prive di buonsenso oltre che di basi giuridiche.

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che: "Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto" (can. 915). Ricordiamo anche questa norma: "Devono essere allontanati dal ricevere la Divina Eucaristia coloro che sono pubblicamente indegni" (can. 712).

Al riguardo, il Pontifico Consiglio per l'interpretazione autentica dei testi legislativi afferma: "In effetti, ricevere il corpo di Cristo essendo pubblicamente indegno costituisce un danno oggettivo per la comunione ecclesiale; è un comportamento che attenta ai diritti della Chiesa e di tutti i fedeli a vivere in coerenza con le esigenze di quella comunione. Nel caso concreto dell'ammissione alla sacra Comunione dei fedeli divorziati risposati, lo scandalo, inteso quale azione che muove gli altri verso il male, riguarda nel contempo il sacramento dell'Eucaristia e l'indissolubilità del matrimonio. Tale scandalo sussiste anche se, purtroppo, siffatto comportamento non destasse piú meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende piú necessaria nei Pastori un'azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli." A maggior ragione se c'è una "ostinata perseveranza" e il "carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale".

Ratzinger nel 1994 precisava: "la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione". E aggiunse: "l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio."

Facciamo quindi un esempio: ipotizziamo un uomo che è sposato, fà dei figli, poi divorzia dalla moglie, si risposa. Aggiungiamo che passa gran parte del suo tempo libero frequentando puttane che (dice) non paga personalmente (i denari li caccerebbero altri per lui...). Aggiungiamo che magari questa persona ha avuto seri problemi con la Giustizia, ed è stato salvato dal Parlamento. Ha simboli massonici nel giardino della casa al mare, è stato iscritto alla Loggia P2, ha tanti amici indagati e condannati per Mafia, Camorra, 'Ndrangheta e il suo nome è sempre nelle agnde dei pubblici ministeri. Questa persona non dovrebbe neppure metterci piede in Chiesa, magari la si dovrebbe pure scomunicare, viste le condotte oscene che mette in atto, giusto?

Eppure se questa persona fosse a capo della coalizione di governo che fa affari con la Chiesa, allora... beh, la Chiesa potrebbe dargli lo stesso la comunione: gli affari sono affari... una vecchia canzone recitava: "se tu dai qualcosa a me, io poi dò qualcos a te", ricordate?

Ma è ovvio che la Chiesa non va certo a violare queste regole della sua propria Legge, il Diritto Canonico: chiunque, nel Clero, le violasse dovrebbe essere allontanato, cacciato via, magari anche scomunicato... perché così avrebbe commesso un sacrilegio... infatti se non sono gli uomini di Chiesa i primi a rispettare il Diritto Canonico, che esempio avrebbero i fedeli?

Vediamo adesso la qualificazione data all'omosessualità: è bene ricordare che, in mancanza di una norma, sia nel Codex del 1983 che in quello precedente, che faccia espresso riferimento ad essa, è stata proprio la giurisprudenza a dover ricostruire il fenomeno. E ha fatto un gran pasticcio: "Il soggetto omosessuale, in altre parole, essendo irresistibilmente attratto verso il suo stesso sesso, solo nel rapporto omosessuale potrà trovare pieno appagamento, essendo radicalmente incapace a dar vita ad un consortium vitae heterosexuale perpetuum et exclusivum allo scopo di costituire quell'intima communitas vitae et amoris coniugalis a Creatore condita suisque instructa di cui parla il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes (Gaudium et spes n°48), non soltanto dal punto di vista della conservazione dell'obbligo della fedeltà, ma anche del perseguimento di una unione armonicamente finalizzata alla procreazione ed educazione della prole ed al bene dei coniugi.
L'incapacità del soggetto omosessuale di contrarre un valido vincolo matrimoniale non attiene tanto ad un difetto di intelligenza o di volontà, quanto piuttosto all'incapacità del soggetto di donarsi all'altra parte da un punto di vista psicologico, rigettando così del coniuge la sua femminilità o mascolinità ed il suo carattere di persona."

Quindi l'omosessuale per la Chiesa non è fedele per definizione e non sa educare la prole, il tutto con l'aggiunta che siccome due omosessuali non possono procreare allora non possono sposarsi.

Ma andiamo avanti: "Per fare degnamente la Santa Comunione si richiedono tre cose:

- Essere in stato di grazia e cioè senza peccato mortale
- Sapere e pensare Chi si va a ricevere
- Essere digiuni da almeno un’ora (eccezione fatta per l’acqua e le medicine). "

Morale: Il Diritto Canonico nega espressamente la comunione ai divorziati, ma non agli omosessuali.

Ma in soccorso dell'attuale razzismo del Clero viene la "normativa" del Catechismo:

"2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 2357 1Co 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8]. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati."

"2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana."

E allora parrebbe proprio che l'omosessualità sia un peccato mortale...(?)

Avete letto quante cretinate in queste parole? Quanto razzismo? Ma il messaggio di Gesù Cristo che fine ha fatto in questa Chiesa "moderna"?

Mettete che tanti omosessuali vanno a fare la comunione e non dicono al prete che sono omosessuali: questo per la Chiesa è un sacrilegio! Povero il prete che, non sapendo, consegna l'ostia all'omosessuale...!

Ma per carità...

Facciamo allora un altro esempio. Mettiamo di avere un politico onesto, ha un orecchino, è omosessuale, e c'è qualche prete che lo conosce bene e gli dà la comunione: questo è lecito per il Diritto Canonico, perché in difetto di un espersso divieto lo può fare. Ma mettiamo che questo politico onesto non fa parte, in quanto onesto, della coalizione che governa il paese, e guarda caso piace a tantissima gente, quindi può rischiare di sconfiggere la coalizione politica del malaffare tanto cara alla Chiesa.

Che fà allora l'alto Clero? Ovviamente lo fa a pezzi, lo insulta, cerca di rovinarne la reputazione presso i bigotti che sono sotto il controllo psicologico della Chiesa, e su consiglio di questa esprimono delle scelte di voto ben pilotate.

Ricapitoliamo: il Diritto Canonico vieta espressamente la comunione ai divorziati ma non agli omosessuali, e allora come si spiega tutto questo?:



E poi la Chiesa si lamenta della crescente anticlericalità che caratterizza la società odierna...!

Ma chiudiamo con queste parole:

«La predicazione della castità è istigazione pubblica alla contronatura.Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni contaminazione della medesima mediante la nozione d’impurità è vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita.» F.NIETZSCHE

«La teologia è la cloaca di tutte le superstizioni e di tutti gli errori.» NAPOLEONE BONAPARTE

Ciao a tutti!

.

Nessun commento:

Posta un commento